Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

per il piacere di leggerli

Dove investire in tempo di crisi? Nella poliomielite

Anna Pellizzone - redazione EpiCentro

 

(traduzione, sintesi e adattamento da:

articolo “So near, yet so far”, 22 gennaio 2009, economist.com e

articolo “The first epistle of St Bill”, 23 gennaio 2009, economist.com)

 

12 marzo 2009 - La salute come un investimento in borsa. È il nuovo approccio alla prevenzione sanitaria adottato dalla Gates Foundation, la fondazione filantropica istituita dal padre della Microsoft, Bill Gates. Per il mondo della sanità pubblica, spesso deluso e oppresso dalla troppa burocrazia, si tratta di una rivoluzione: la disponibilità di fondi e la visione economica delle questioni sanitarie stanno infatti dando la possibilità a campagne come quella per la lotta alla poliomielite di essere riattivate e portate avanti.

 

Anche il linguaggio utilizzato dai responsabili dei progetti sanitari è ormai prettamente economico, tanto che Bruce Alyward, direttore del programma dell’Oms per l’eradicazione della polio afferma che “l’eradicazione è il venture-capital della salute pubblica” e che gli enormi rischi ai quali ci si espone, valgono senza dubbio i “potenziali profitti” ottenibili.

 

Finanziare l’ultima battaglia

Non deve quindi sorprendere che la lotta alla polio sia stata finanziata con 600 milioni di dollari in più rispetto al passato, cifra raggiunta soprattutto grazie ai contributi di Inghilterra e Germania, Rotary Club International e Gates Foundation (255 milioni dollari). Nonostante il crollo dei nuovi casi di contagio, passati dai 350 mila del 1988 ai 2 mila di oggi (diagnosticati perlopiù in Nigeria, India, Pakistan e Afghanistan), l’ultimo sforzo indirizzato a debellare definitivamente la poliomielite è proprio quello più impegnativo.

 

La difficoltà di diagnosi (solo un caso su 200 viene diagnosticato precocemente) e l’elevata trasmissibilità della poliomielite rendono la vittoria finale sulla malattia un’impresa particolarmente difficile. E non sempre gli strumenti utilizzati nelle campagne di eradicazione sono stati adeguati alle necessità: la mancata efficacia delle vaccinazioni nelle zone molto popolose dell’India centrale, per esempio, ha spinto i ricercatori a tentare di mettere a punto un vaccino più adatto alla condizione di alta densità di popolazione. È un problema a cui i ricercatori stanno cercando di porre rimedio con l’introduzione di un nuovo vaccino “inattivato” che, tuttavia, deve ancora essere reso economicamente sostenibile.

 

Aiutare le popolazioni più svantaggiate

Ma il destino delle campagne per la salute pubblica non dipende esclusivamente da questioni medico-scientifiche ed economiche: nella lotta alle epidemie l’instabilità politica e i pregiudizi culturali giocano un ruolo fondamentale. In Afghanistan e Pakistan i programmi di vaccinazione sono stati bloccati dalla guerra e dalle tensioni interne, mentre in Nigeria la diffidenza verso i medici occidentali ha impedito il successo della campagna e ha favorito il rafforzamento e la diffusione del virus, che ora rischia di diffondersi anche nei Paesi limitrofi.

 

Eppure Bill Gates è ottimista e spera che in vent’anni si dimezzi il numero di decessi infantili annui, venga annientata la poliomielite e diminuiscano del 50% entro il 2015 le morti per malaria. Diventa sempre più urgente fare in modo che i farmaci sviluppati per i Paesi più poveri siano effettivamente utilizzati da questi ultimi e che i più ricchi si assumano la responsabilità di investire nella lotta alle disuguaglianze. La fondazione, che per il 2009 ha aumentato il budget delle sue donazioni a 3,8 miliardi di dollari (la cifra più alta mai raggiunta da una fondazione umanitaria) è infatti impegnata a garantire ai più poveri, oltre che una buona salute, anche un reddito e un lavoro per condurre una vita dignitosa.

 


 

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