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Terremoto a Giava: c’è bisogno di cure mediche, acqua potabile e vaccini

(traduzione e adattamento a cura della redazione di EpiCentro)

 

Alle 5:54 (ora locale) di sabato 27 maggio 2006, un terremoto di magnitudo 6.2 scuote l’isola di Giava, 25 Km a sudovest di Giacarta. Il governo indonesiano dichiara lo stato di disastro nazionale, e la fase di emergenza ci si aspetta che duri sette giorni a partire da sabato.

 

Le squadre di soccorso ancora trovano persone che hanno bisogno di cure mediche. I dati più recenti e attendibili stimano essere 5.000 i morti, molte migliaia i feriti di cui 1.500 molto gravi in attesa di cure e trasferimento medico (c’è necessità di ambulanze). Circa 200.000 persone sono state fatte evacuare dalle proprie case. Il distretto di Bantul, a sud di Giacarta, con una popolazione di 790.000 persone, risulta essere la zona più colpita con la maggioranza di case distrutte (circa 4.000, l’80%).

 

Uno dei sei ospedali del distretto è distrutto e gli altri sono sovraffollati. Molte persone dello staff dell’Oms stanno collaborando con il ministero della Salute nelle aree colpite.

 

Staff nazionali e internazionali sono in attesa a Giacarta. L’Oms ha spedito veicoli pieni di medicinali ed equipaggiamento per la comunicazione. Non mancano kit di emergenza sanitaria contenenti farmaci e rifornimenti medici per 50.000 persone per tre mesi e kit chirurgici per 600 interventi.

 

L’Organizzazione mondiale della sanità sovrintenderà alla istituzione di un sistema di sorveglianza per monitorare e controllare focolai di malattie contagiose, comprese quelle diarroiche. Un sistema di questo tipo è stato utile nel controllare le malattie nella provincia di Aceh, in seguito allo tsunami del 2004.

 

L’Oms ha intenzione di avviare, inoltre, l’organizzazione di una campagna di vaccinazione contro il morbillo (nel giro di pochi giorni), malattia che può essere pericolosa e di rapida diffusione in aree sovraffollate.

 

Dal punto di vista degli aiuti internazionali, il governo indonesiano ha dichiarato di non aver bisogno di volontari ma ha chiesto e accolto l’invio di medicine e rifornimenti. Il ministero della Sanità sta mobilitando i suoi team sanitari e medici e schierando più di 200 dottori e personale infermieristico nelle zone colpite per assistere i feriti e per dare il cambio allo staff che lavora senza sosta dal momento del disastro.

 

Anche prima del terremoto 29.000 persone erano state fatte evacuare dalle loro comunità come misura preventiva contro la possibile eruzione del vulcano Derapi. C’è necessità di un rapido rifornimento di acqua potabile, misure igieniche e rimozione dei rifiuti. In particolare ciò è fondamentale tra le persone evacuate, per prevenire la diffusione di malattie legate alla contaminazione dell’acqua.

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