L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Aspetti epidemiologici

In Italia

L’infezione da Treponema pallidum (sifilide) è un’Infezione sessualmente trasmessa (IST) sottoposta a notifica obbligatoria in classe II. I dati, riportati nel rapporto ECDC “Syphilis - Annual Epidemiological Report for 2017” (pdf 1 Mb) pubblicato a luglio 2019, sono relativi alle notifiche obbligatorie di sifilide che giungono al ministero della Salute, e indicano che nel 2017, sono stati segnalati 1631 casi di sifilide pari a un’incidenza di 2,7 casi per 100.000 abitanti. Tra il 2013 e il 2015, i casi di sifilide sono diminuiti passando da 1170 casi del 2013 a 1060 casi del 2015, successivamente sono aumentati di circa il 35%, passando da 1060 casi segnalati nel 2015 a 1631 casi del 2017. Inoltre, in Italia sono attivi due Sistemi di sorveglianza sentinella delle IST, coordinati dal Centro Operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità (ISS) che hanno consentito negli anni di misurare la frequenza di numerose IST, anche di quelle sottoposte a notifica obbligatoria (come la sifilide), e di valutare i fattori di rischio associati (link a “aspetti epidemiologici in Italia”). I dati di questi Sistemi di sorveglianza sentinella, riportati nel Notiziario ISS “Le Infezioni sessualmente trasmesse: aggiornamento dei dati dei due Sistemi di sorveglianza sentinella attivi in Italia al 31 dicembre 2017” (volume 32, n. 6, giugno 2019) pubblicato a luglio 2019, indicano che i casi di sifilide primaria e secondaria (I-II) sono rimasti stabili tra il 2013 (392 casi) e il 2015 (345 casi). Nel 2017, si è osservato un aumento di circa il 60% dei casi di sifilide I-II rispetto al 2015, che sono passati da 345 casi segnalati nel 2015 a 537 casi del 2017. I casi di sifilide latente sono rimasti stabili tra il 2013 (367 casi) e il 2016 (349 casi) e nel 2017 sono lievemente diminuiti (301 casi).

 

I dati dei centri clinici

Sifilide primaria e secondaria

Dal 1991 al 2017, i centri clinici del Sistema di sorveglianza hanno segnalato 8019 nuovi casi di sifilide I-II, pari al 6,3% di tutte le IST segnalate. Il 33,1% dei casi di sifilide I-II è stato segnalato in uomini eterosessuali, il 57,5% in maschi che fanno sesso con maschi (Msm) e il 9,4% in donne. Le diagnosi di sifilide I-II sono state più frequenti nei soggetti di età uguale o maggiore a 45 anni (8,6%).

 

Relativamente all’andamento temporale, i casi di sifilide I-II sono rimasti relativamente stabili tra il 1991 e il 2000. Tra il 2000 e il 2005 i casi di sifilide I-II sono aumentati di circa cinque volte, passando da 102 casi del 2000 a 552 casi del 2005 e successivamente si sono ridotti fino al 2013. Tra il 2013 (392 casi) e il 2015 (345 casi) i casi di sifilide I-II sono rimasti sostanzialmente stabili. Nel 2017, si è osservato un aumento di circa il 60% dei casi di sifilide I-II rispetto al 2015, passando da 345 casi segnalati nel 2015 a 537 casi del 2017.

 

Per quanto riguarda l’infezione da HIV, degli 8019 soggetti con sifilide I-II segnalati dal 1991 al 2017, 6748 (84,2%) hanno effettuato un test anti-HIV al momento della diagnosi di sifilide I-II e 1239 (18,4%) sono risultati Hiv positivi. Nei soggetti con sifilide I-II si è osservato un aumento della prevalenza HIV dal 1991 (8,5%) al 1995 (30,0%) e un successivo decremento fino al 2008 (10,6%). Dal 2008 al 2015 la prevalenza di HIV in soggetti con sifilide I-I è aumentata da 10,6% al 28,6% e successivamente si è ridotta fino al 19,9% del 2017.

 

Sifilide latente

Dal 1991 al 2017, i centri clinici del Sistema di sorveglianza hanno segnalato 10.736 nuovi casi di sifilide latente, pari all’8,4% di tutte le IST segnalate. Il 39,9% dei casi di sifilide latente è stato segnalato in uomini eterosessuali, il 24,2% in maschi che fanno sesso con maschi (Msm) e il 35,9% in donne. Le diagnosi di sifilide latente sono state più frequenti nei soggetti di età uguale o maggiore a 45 anni (16,3%).

 

Relativamente all’andamento temporale, dopo il 1991 i casi di sifilide latente sono diminuiti passando da 503 casi del 1991 a 303 del 1996; successivamente sono rimasti stabili fino al 2004. Nel 2005 c’è stato un aumento di circa il 30% dei casi di sifilide latente rispetto al 2004 (515 casi) e una successiva stabilizzazione e riduzione fino al 2017 (301 casi).

 

Per quanto riguarda l’infezione da HIV, dei 10.736 soggetti con sifilide latente segnalati dal 1991 al 2017, 8192 (76,3%) hanno effettuato un test anti-HIV al momento della diagnosi di sifilide latente e 838 (10,2%) sono risultati HIV positivi. Nei soggetti con sifilide latente la prevalenza HIV è rimasta stabile tra il 1991 e il 2012, successivamente si è assistito a un incremento di circa due volte e mezzo della prevalenza HIV con un picco nel 2015 (26,6%) e una riduzione fino al 14,3% del 2017.

 

Sifilide congenita

In Europa e in Italia

I dati, riportati nel rapporto “Congenital syphilis - Annual Epidemiological Report for 2017” (pdf 760 kb) pubblicato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) a gennaio 2019, indicano per il 2017, 36 casi confermati di sifilide congenita, pari a un’incidenza di 1,1 casi per 100.000 nati vivi, con un trend stabile dei casi riportati dal 2015 al 2017. Dei 23 Stati membri dell’UE/SEE, segnalatori di casi di sifilide congenita, solo 10 hanno segnalato casi nel 2017. I più alti tassi di incidenza di sifilide congenita, nel 2017, sono stati osservati in Bulgaria (21,5 casi per 100.000 nati vivi). In Italia, gli ultimi dati risalgono al 2015, con 5 casi segnalati, pari a un’incidenza di 1 caso per 100.000 nati vivi.

 

L’incidenza di sifilide congenita è in diminuzione dal 2005 nei Paesi dell’UE/SEE e questo suggerisce che la maggior parte degli Stati membri ha messo in atto programmi efficaci di prevenzione ed eliminazione della sifilide congenita. Va però considerata una probabile sottostima dei valori di incidenza, poiché 7 Paesi dell’UE/SEE non hanno mai contribuito alla segnalazione dei casi di sifilide congenita, a questi si devono aggiungere Italia e Grecia i cui ultimi dati risalgono al 2015 (5 casi confermati per l’Italia, pari a un’incidenza di 1 casi per 100.000 nati vivi e 2 casi confermati per la Grecia pari a un’incidenza di 2,2 casi per 100.000 nati vivi).

 

Risorse utili

 

Data di ultimo aggiornamento: 7 maggio 2020

Revisione a cura di: Maria Cristina Salfa e Barbara Suligoi - Dipartimento malattie infettive, ISS.