Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza aviaria

Domande e risposte frequenti sull’influenza aviaria

(a cura del reparto di Epidemiologia delle malattie infettive del Cnesps-Iss) 

 

Cos'è l'influenza aviaria, e che sintomi causa nei polli?

Quali virus causano nei polli l’influenza aviaria ad alta patogenicità?

Quale virus sta causando nei polli l’attuale epidemia?

Quali Paesi sono stati finora colpiti dall’epidemia di influenza aviaria H5N1?

Che ruolo hanno gli uccelli migratori nella diffusione dei virus dell’influenza aviaria?

Quali sono i rischi per l’uomo?

Dove si sono verificati le infezioni da virus H5N1 nell’uomo?

Come si infettano gli uomini?

Il virus H5N1 passa facilmente dai volatili agli uomini?

Il virus H5N1 si trasmette da persona a persona?

Vi sono alcune categorie di persone che presentano rischi particolari?

È necessario che la popolazione generale adotti precauzioni particolari per evitare l’influenza aviaria?

Cos’è la pandemia influenzale e perché si verifica?

Quali cambiamenti devono avvenire perché H5N1 diventi un virus pandemico?

Quanto è elevato l’attuale rischio pandemico?

Perché si teme così tanto una possibile pandemia?

È disponibile un vaccino contro la pandemia?

Sono disponibili dei farmaci?

Quali sono le possibili misure di prevenzione di una eventuale pandemia?

 

 

Cos'è l'influenza aviaria, e che sintomi causa nei polli?
L'influenza aviaria, o influenza dei polli, è una malattia contagiosa degli animali causata da alcuni virus dell’influenza che di solito infettano solo i volatili. Nel pollame domestico, i virus dell'influenza aviaria provocano due forme principali di malattia, distinte in base alla gravità. La cosiddetta forma a bassa patogenicità normalmente causa sintomi lievi (piume arruffate, calo della produzione di uova) e non è difficile che passi inosservata. La forma ad alta patogenicità provoca invece una malattia grave, con una mortalità che può avvicinarsi al 100% entro 48 ore.

 

Quali virus causano nei polli l’influenza aviaria ad alta patogenicità?

I virus dell’influenza sono distinti in tre gruppi, definiti A, B e C. A loro volta, i virus dell'influenza A sono divisi in 16 sottotipi H e 9 sottotipi N. Solo alcuni virus A dei sottotipi H5 e H7 possono causare nei volatili forme ad alta patogenicità.

Allo stato attuale delle conoscenze, si ritiene che i virus H5 e H7 vengano introdotti negli allevamenti di pollame in una forma a bassa patogenicità. Circolando all’interno della popolazione di uccelli, i virus possono mutare, solitamente nell'arco di pochi mesi, in forme ad alta patogenicità. Ecco perché la presenza di un virus H5 o H7 in un pollaio è sempre causa di preoccupazione, anche quando i sintomi dell'infezione sono lievi.

Quale virus sta causando nei polli l’attuale epidemia?

L'attuale epidemia di influenza aviaria è causata dal virus H5N1, che è ha iniziato a causare epidemie ad alta patogenicità nei polli nel 1997, in estremo oriente. A partire dal 2003, l’epidemia si è estesa a numerose nazioni asiatiche, dove si stima che abbia causato la morte o l’abbattimento di circa 150 milioni di volatili.

 

Quali Paesi sono stati finora colpiti dall’epidemia di influenza aviaria H5N1?
Da metà dicembre 2003, epidemie nei volatili causate dal virus H5N1 sono state registrate nei seguenti Paesi, elencati in ordine di tempo: Corea, Vietnam, Giappone, Tailandia, Cambogia, Laos, Indonesia, Cina, Malesia, Russia, Kazakistan, Mongolia, Turchia e Romania. Attualmente, Giappone, Corea e Malesia hanno annunciato di essere riuscite a controllare le epidemie nei loro allevamenti e sono al momento considerate libere dalla malattia. Il virus H5N1 è invece tuttora endemico in molte parti di Indonesia, Vietnam, Cambogia, Cina, Tailandia e probabilmente anche nel Laos.

 

Che ruolo hanno gli uccelli migratori nella diffusione dei virus dell’influenza aviaria?
Il ruolo delle uccelli migratori nella diffusione dei virus altamente patogeni non è completamente chiaro.

Le anatre selvatiche sono considerate bacino naturale di tutti i virus dell'influenza A, e solitamente trasportano virus H5 o H7 nella forma a bassa patogenicità. Questi virus possono essere trasmessi dagli uccelli migratori agli allevamenti di pollame, dove possono poi cambiare nella forma altamente patogena.
L’infezione di uccelli migratori con virus ad alta patogenicità è invece un evento più raro: in passato sono state registrate solo due consistenti morìe provocate da virus altamente patogeni: in Sudafrica nel 1961 (H5N3) e ad Hong Kong nell’inverno 2002-03 (H5N1).

Nella primavera del 2005, in Cina, il virus H5N1 ha causato la morte di oltre 6000 uccelli migratori. E’ quindi probabile che gli uccelli migratori possano trasmettere direttamente il virus H5N1 anche nella sua forma altamente patogena, ed è possibile la sua diffusione ulteriore verso altre aree.

Infatti, gli uccelli infetti eliminano il virus con gli escrementi e quindi contaminare aree in cui altri uccelli sostano. Gli escrementi essiccati possono rimanere nell’ambiente per un tempo sufficiente a infettare altri volatili.
 
Quali sono i rischi per l’uomo?
La presenza nei polli del virus H5N1 pone due rischi principali per la salute umana.

Il primo è il rischio di infezione diretta, se il virus passa dal pollo all’uomo. In qualche rara occasione, infatti, i virus dell’influenza aviaria sono riusciti ad infettare uomini che però erano stati esposti ad elevate quantità di virus. Dei pochi virus di influenza aviaria che hanno causato malattia nell’uomo, il virus H5N1 è finora quello che ha causato il maggior numero di ammalati (circa 120). Inoltre, molti di questi casi sono gravi, perché diversamente dalla normale influenza stagionale, dove l’infezione causa nella maggior parte della popolazione solo moderati sintomi respiratori, la malattia causata da H5N1 sembra avere un quadro clinico particolarmente aggressivo, con rapido deterioramento e alto tasso di mortalità e più di metà delle persone con infezione documentata da H5N1 sono morte.

Un secondo rischio, che causa preoccupazione ancora maggiore, è che il virus - in condizioni adeguate – possa mutare in un virus nuovo che abbia la capacità di trasmettersi con facilità da persona a persona. Per divenire veramente pericolosi per la popolazione umana però i virus degli uccelli devono acquisire la capacità di trasmettersi facilmente da uomo a uomo, ossia effettuare il cosiddetto “salto di specie” che finora non si è verificato. La comparsa di un nuovo virus potrebbe causare una epidemia di influenza diffusa a livello mondiale (pandemia).

Dove si sono verificati le infezioni da virus H5N1 nell’uomo?
Infezioni nell’uomo da H5N1 confermate da analisi di laboratorio sono state registrate in cinque nazioni (Hong Kong, Cambogia, Indonesia, Tailandia, Vietnam), nell’arco di tre diversi periodi di tempo:

1) nel 1997 ad Hong Kong, con 18 persone malate, di cui 6 decedute

2) all’inizio del 2003, di nuovo ad Hong Kong, con due persone malate di cui una deceduta. I due malati facevano parte della stessa famiglia ed avevano da poco viaggiato nel sud della Cina

3) dal dicembre fino al 20 ottobre 2005, in Cambogia, Indonesia, Tailandia e Vietnam, per un totale di 118 casi, di cui 61 mortali.

Come si infettano gli uomini?

La trasmissione del virus H5N1 dai polli all’uomo richiede un contatto molto stretto; le principali modalità di infezione sono il contatto diretto con pollame infetto o con superfici e oggetti contaminati dalle feci del pollame.

Ad oggi, la maggior parte dei casi umani si sono verificati nelle zone rurali o nelle periferie urbane dove molte abitazioni ospitano piccoli pollai, spesso con polli ruspanti, che talvolta entrano nelle case o condividono le zone esterne dove giocano i bambini. Siccome gli uccelli infetti diffondono grandi quantità di virus attraverso le feci, le occasioni di contatto con feci infette o con ambienti contaminati da esse sono piuttosto comuni in simili condizioni.
Inoltre, siccome molte famiglie asiatiche dipendono dal pollame sia sul piano economico che della propria alimentazione, molte famiglie vendono o uccidono i polli per consumarli quando i sintomi della malattia compaiono nel pollaio o nell’allevamento, e si è visto che è difficile modificare questa pratica. L’esposizione avviene molto più probabilmente durante l’uccisione del pollo, la fase di spiumamento, macellazione e preparazione del pollame per la cottura.

Il virus viene ucciso dal calore; non ci sono evidenze che la carne di pollo infetto o uova da polii infetti cucinate correttamente possano essere fonte di infezione.

Il virus H5N1 passa facilmente dai volatili agli uomini?
No. Anche se più di 100 persone si sono infettate nella presente epidemia animale, si tratta comunque di un piccolo numero al confronto con l’enorme numero di volatili colpiti e le frequenti possibilità di esposizione per l’uomo, specialmente nelle zone dove la presenza di polli da cortile è molto diffusa. Al momento non è chiaro perché alcune persone, e non altre, si siano infettate a causa di questo tipo di esposizione.

Il virus H5N1 si trasmette da persona a persona?
Sia il virus H5N1 che altri virus dell’influenza aviaria hanno causato alcuni casi di infezione tra membri di una stessa famiglia. In queste situazioni, è molto difficile stabilire con certezza se si è verificata la trasmissione da uomo a uomo, visto che i membri della stessa famiglia sono sia in contatto tra di loro che esposti alle stesse fonti ambientali ed animali di infezione. In nessun caso, comunque, il virus H5N1 si è trasmesso oltre una prima generazione di contatti stretti o ha causato malattia nella comunità estesa. Questi dati suggeriscono come l’eventuale trasmissione abbia richiesto un contatto molto stretto con la persona malata. Non vi sono invece evidenze di una possibile trasmissione del virus H5N1 per via aerea, come si verifica per l’influenza dell’uomo.

Vi sono alcune categorie di persone che presentano rischi particolari?
Chi alleva o macella pollame può trovarsi a contatto con animali malati. Anche le persone che trasportano pollame vivo e i veterinari sono potenzialmente a rischio. Le misure precauzionali raccomandate per queste categorie professionali sono:
Lavarsi le mani con acqua e sapone dopo il contatto con il pollame o con superfici contaminate da escrementi di animali.
Vaccinarsi annualmente contro l’influenza umana. La vaccinazione annuale contro l’influenza non protegge dal virus H5N1, ma ha lo scopo di ridurre il rischio di una possibile infezione contemporanea da virus dell’influenza aviaria e virus dell’influenza umana. La co-infezione è una possibilità remota, che però potrebbe portare ad una ricombinazione dei virus con creazione di un nuovo virus influenzale che si può trasmettere da uomo a uomo. Ulteriori raccomandazioni, come l’uso di misure di protezione individuale, si applicano solo ai lavoratori in aree in cui è stato isolato il virus H5N1 (o altri virus aviari ad alta patogenicità) nella popolazione aviaria.

È necessario che la popolazione generale adotti precauzioni particolari per evitare l’influenza aviaria?

Il rischio per la popolazione generale è al momento inesistente. Le uniche precauzioni da adottare sono evitare di toccare volatili trovati morti, e di introdurre in modo non controllato uccelli da aree infette. La cottura di carni e uova e il lavaggio delle mani dopo la manipolazione a crudo di carni e uova sono precauzioni di igiene generale da rispettare sempre per evitare altre malattie infettive, come le salmonellosi.

 

Cos’è la pandemia influenzale e perché si verifica?
La pandemia è la diffusione nell’uomo di un nuovo virus influenzale, che causa un elevato numero di malati: > 25% della popolazione, rispetto al 5-10% di persone che si ammalano ogni anno di influenza.

Perché si verifichi una pandemia devono verificarsi le tre seguenti condizioni: 1) la comparsa di un nuovo sottotipo di virus influenzale; 2) l’infezione negli uomini con questo nuovo sottotipo; 3) la capacità del virus di diffondersi persistentemente da un malato ad un’altra persona.

Il virus aviario H5N1 soddisfa le prime due condizioni, ma non la terza. Infatti, è un nuovo virus per gli esseri umani (gli H5N1 non hanno mai circolato nella popolazione umana), ed ha infettato alcune persone.
Tutti i prerequisiti per l’avvio della pandemia sono quindi soddisfatti tranne uno: il fatto che il virus si trasmetta in modo stabile ed efficiente da uomo a uomo. Il rischio che H5N1 acquisisca questa capacità rimarrà fintanto che ci saranno occasioni di infezione per l’uomo. Al tempo stesso, queste occasioni di contagio permarranno finché il virus continua a circolare tra i polli e gli uccelli, e questa situazione potrebbe durare anche per alcuni anni.

Quali cambiamenti devono avvenire perché H5N1 diventi un virus pandemico?
Questo virus può migliorare la propria capacità di trasmissione tra gli esseri umani attraverso due meccanismi principali. Il primo è uno scambio di materiale genetico tra virus dell’influenza umana e virus dell’influenza aviaria, se entrambi infettano contemporaneamente una persona o un maiale. In questo caso, potrebbe crearsi un nuovo virus capace di trasmettersi da persona a persona in modo efficiente, e quindi pandemico, che darebbe improvvisamente un numero elevato di infezioni nell’uomo, con diffusione molto rapida.
Il secondo meccanismo è un processo più graduale di mutazione del virus aviario, dove la capacità del virus di infettare l’uomo aumenta nel corso di successive infezioni. Questa mutazione potrebbe causare inizialmente un ridotto numero di casi nell’uomo.

Quanto è elevato l’attuale rischio pandemico?

La diffusione di virus dell’influenza “nuovi” per il genere umano è costante e le pandemie si verificano nella storia dell’uomo ad intervalli abbastanza regolari. Fin dal 2000 l’OMS aveva messo in guardia tutte le nazioni indicando come molto probabile a breve l’insorgenza di un virus pandemico. Per questo già nel 2002 anche l’Italia aveva redatto un piano di controllo della pandemia che in questo periodo è in aggiornamento. Quindi il rischio di pandemia esiste, ma non siamo in grado di prevedere né quando ci sarà la prossima pandemia né quanto sarà grave. Dato che il virus H5N1 è presente in ampie regioni asiatiche e sta circolando anche in altre aree del mondo, esiste il rischio che la prossima preannunciata pandemia per l’uomo derivi da questo virus trasformato. Ogni caso di infezione in più che si verifica negli uomini costituisce per il virus un’occasione per migliorare la propria capacità di trasmettersi tra gli esseri umani, e quindi di diventare un virus pandemico. Per questo, è indispensabile che le persone a contatto con animali infetti o potenzialmente tali adottino appropriate precauzioni, che includono sia l’uso di misure di protezione individuale, che la vaccinazione contro l’influenza stagionale.

 

Perché si teme così tanto una possibile pandemia?
Le pandemie sono eventi gravi, che in teoria possono coinvolgere in breve tempo tutto il mondo. Una volta innescato il contagio, è praticamente impossibile arrestarlo: il virus dell’influenza si diffonde infatti con estrema facilità attraverso contatto diretto, colpi di tosse e starnuti. Ad aumentare il rischio c’è poi la possibilità di trasmissione della malattia da persone infette che, non avendo ancora sviluppato i sintomi dell’influenza, continuano a spostarsi e viaggiare.
La gravità e il tasso di mortalità dell’influenza in corso di pandemia sono variabili e, soprattutto, non possono essere stabiliti a priori. Basandosi sui dati della pandemia del 1957, si stima che si potrebbero avere da 2 a 7,4 milioni di morti in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.
La pandemia può provocare anche un’ondata di richieste di cure mediche e di ricoveri, che possono, sia pur temporaneamente, sovraccaricare e mandare in tilt i servizi sanitari. Alti livelli di assenteismo dal lavoro possono interrompere anche altri servizi essenziali, come i trasporti, le comunicazioni o il sistema giudiziario e di polizia.
Dal momento che tutti i Paesi potrebbero trovarsi a dover fronteggiare l’emergenza, le occasioni di assistenza ed aiuto internazionale, tipiche in caso di disastri naturali, potrebbero essere ridotte al minimo. I singoli governi sarebbero infatti costretti a concentrarsi esclusivamente sulla protezione e la cura della propria comunità, ed anche questo costituisce un problema soprattutto per i paesi in via di sviluppo.

È disponibile un vaccino contro la pandemia?

Al momento, non esiste un virus influenzale pandemico, e quindi non esiste neanche il relativo vaccino. Molto probabilmente il vaccino contro un virus pandemico dovrà avere caratteristiche diverse dai vaccini per l’influenza stagionale e tutte le case farmaceutiche stanno lavorando alla costruzione di “prototipi” di vaccini in cui poi inserire gli antigeni necessari. L’Agenzia Europa per i medicinali (EMEA) ha già dato indicazioni di preparazione dei “prototipi” e della documentazione richiesta alla loro registrazione.
La produzione per l’utilizzo del vaccino pandemico inizierà solo se e quando verrà identificato un nuovo virus, e l’Oms dichiarerà ufficialmente la pandemia ed indicherà il ceppo virale da usare per la produzione.

Il vaccino contro l’influenza disponibile ogni anno, invece, viene preparato per la prevenzione dell’influenza di stagione ed anche questo viene prodotto in base alle indicazioni dell’OMS e dell’EMEA. Questo vaccino non protegge contro un’eventuale pandemia.

 

Sono disponibili dei farmaci?

Due farmaci appartenenti alla classe degli inibitori della neuroaminidasi (oseltamivir e zanamivir) possono ridurre la gravità e la durata dell’influenza. La loro efficacia dipende però in modo cruciale dai tempi di somministrazione, entro 48 ore dall’esordio dei sintomi. Per i casi di infezione umana da virus aviario H5N1, questi principi attivi possono aumentare le possibilità di sopravvivenza solo se somministrati molto presto. I dati clinici sono però ancora molto limitati.

Per gli inibitori della neuroaminidasi, i problemi più importanti riguardano le limitate capacità di produzione e i costi, proibitivi per molti Paesi. Con le attuali capacità produttive, che sono recentemente quadruplicate, ci vogliono dieci anni per produrre una quantità di oseltamivir sufficiente per curare il 20% della popolazione mondiale. Il processo di produzione, oltre a essere infatti molto complesso e dispendioso in termini di tempo, non è trasferibile con facilità in nuove strutture.


Quali sono le possibili misure di prevenzione di una eventuale pandemia?

Nessuno lo sa con certezza. Il modo più sicuro per prevenire una pandemia sarebbe eliminare il virus aviario nei volatili, ma si tratta di un obiettivo difficilmente raggiungibile nel prossimo futuro. Recenti studi, basati su modelli matematici e simulazioni, indicano che i farmaci antivirali potrebbero essere utilizzati in via profilattica all’inizio della pandemia. L’obiettivo sarebbe ridurre il rischio che possa emergere un virus facilmente trasmissibile da uomo a uomo o, almeno, ridurne la diffusione internazionale, guadagnando così tempo utile per la produzione e la distribuzione di vaccino.

Il successo di questa strategia, che non è mai stata testata, dipende però da diverse ipotesi sul comportamento iniziale di un virus pandemico, che in realtà non può essere totalmente previsto in anticipo.

Il successo di una strategia di controllo della pandemia dipende inoltre soprattutto dalla capacità di identificare e confermare i primi casi, migliorando la sorveglianza.


 

trova dati