Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza aviaria

Notiziario - 13 aprile 2006

Oms, le fact sheet aggiornate

L'Oms aggiorna la scheda sulla malattia, con informazioni utili su: la malattia nei volatili, il ruolo degli uccelli migratori, i Paesi colpiti da epidemie nei volatili, storia ed epidemiologia, la valutazione di possibili casi, le caratteristiche cliniche e i Paesi colpiti da casi umani di influenza aviaria.

Leggi le fact sheet dell'Oms (in italiano).

 

Fao: primi progressi, ma occorrono sforzi ulteriori

Nonostante la presenza del virus dell’influenza aviaria H5N1 sia stata ora confermata in 45 Paesi di 3 continenti diversi, minacciando vite umane e comprimendo i prezzi del pollame in numerose regioni, gli sforzi messi in atto negli allevamenti di pollame per combattere il virus stanno lentamente dando i loro frutti su diversi fronti.

Finora il virus ha provocato la morte di più di 100 persone. Più di 200 milioni di uccelli sono morti a causa del virus o in seguito all’abbattimento messo in atto nel tentativo di rallentare la sua diffusione. Tuttavia – stando alle dichiarazioni di Joseph Domenech, direttore del servizio veterinario della Fao – la ferma risposta alle epidemie, soprattutto in Tailandia, Vietnam e Cina, sembra abbia ridotto la trasmissione del virus dal pollame all’uomo.

Le campagne di vaccinazione negli animali, come quella condotta in Vietnam, hanno a loro volta giocato un ruolo fondamentale nel contenere la diffusione del virus. Infatti, non hanno soltanto aiutato ad alleviare le difficoltà economiche, ma hanno anche incoraggiato la tempestiva comunicazione di nuovi focolai.

La Fao, in stretta collaborazione con l’Organizzazione mondiale per la salute animale (Oie), esorta i governi affinché concentrino gli sforzi di contenimento negli allevamenti ed enfatizza il ruolo delle attività commerciali, che sono di fatto i maggiori propagatori del virus ma sono anche i settori che possono essere ispezionati, tenuti sotto controllo e bonificati.

Nel caso degli uccelli selvatici, è sì difficile intervenire per controllare gli spostamenti dei volatili, ma quel poco che è possibile fare è bene venga fatto per ridurre il rischio e impedire che entrino in contatto con uccelli domestici. “L’importanza di tenere gli uccelli domestici lontani da quelli selvatici è stata ormai ampiamente riconosciuta e ovunque ci si è sforzati di agire in questa direzione”, ha detto Domenech.

La Fao e l’Oie stanno lavorando per rafforzare i servizi veterinari nei Paesi in via di sviluppo perché lottino contro l’influenza aviaria e facciano fronte a un gran numero di malattie veterinarie transfrontaliere che minacciano la vita dell’uomo e addirittura le economie nazionali. La comunità internazionale si è impegnata per un totale di 1,9 miliardi di dollari a sostegno di programmi regionali, nazionali e mondiali per combattere l’influenza aviaria. Nell’attuale situazione, stando alle dichiarazioni della Fao, sono necessari 36 milioni di dollari da spendersi nei prossimi tre anni per il coordinamento regionale e globale della lotta all’influenza aviaria. La Fao offre anche assistenza diretta ai Paesi colpiti, ai Paesi a rischio e a quelli colpiti di recente e questo naturalmente implica ulteriore supporto. Finora la Fao ha ricevuto 40 milioni di dollari e ha sottoscritto un accordo con i donatori per ulteriori 20 milioni di dollari che dovrebbero giungere a breve.

Regno Unito: caso sospetto di H5 in un cigno

Le autorità inglesi hanno riferito alla Commissione europea che i test preliminari hanno rilevato la presenza di un virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità di tipo H5 in un campione prelevato da un cigno selvatico ritrovato morto a Cellardyke, Fife, in Scozia. I campioni verranno inviati al laboratorio di riferimento per l'influenza aviaria di Weybridge per ulteriori analisi, in modo da determinare se si tratti o meno del ceppo di H5N1 riscontrato in Asia.

Le autorità inglesi hanno riferito alla Commissione che applicheranno immediatamente le misure precauzionali stabilite nella Decisione della Commissione 2006/115 riguardo alle misure di protezione da attuare in caso di influenza viaria fra uccelli selvatici all’interno dell’Ue. Le misure consistono nella costituzione di una zona di protezione di 3 km attorno alla zona dell’epidemia e una zona di sorveglianza circostante di 10 km. All'interno della zona di protezione, il pollame non può razzolare all'aperto, può uscire solo nel tragitto che conduce al macello e le carni di questi polli non potranno fuoriuscire dalla zona di protezione, ad eccezione di quelle sottoposte ai controlli previsti dalla legislazione comunitaria sui generi alimentari (carni provenienti da animali sani cresciuti in allevamenti registrati, soggetti a controlli ante e post mortem da veterinari presenti nei macelli). Le misure di biosicurezza negli allevamenti devono essere rafforzate sia nella zona di protezione che nella zona di sorveglianza, mentre la caccia agli uccelli deve essere messa al bando. Inoltre, va accresciuta la consapevolezza dei proprietari di pollame e dei loro familiari in merito ai rischi di questa patologia.

Se le analisi dovessero confermare che si tratta di H5N1, il Regno Unito diventerebbe il tredicesimo Stato europeo a riportare un caso di influenza aviaria da H5N1 fra uccelli selvatici.

 

Egitto: sono 11 i casi nell’uomo

Il ministro della salute egiziano ha dato notizia dell’undicesimo caso umano di influenza aviaria da virus H5N1 e del terzo decesso nel Paese. La vittima è una diciottenne del governatorato di Minufiyah, a nord del Cairo. Ha sviluppato i sintomi il 29 marzo scorso, è stata ricoverata ed è morta il 6 aprile. Le analisi effettuate dal laboratorio locale hanno confermato l’infezione da virus H5N1. Proprio come osservato altrove, tutti i casi riguardano bambini e giovani adulti e tutti hanno avuto una storia di stretto contatto con pollame infetto o con carcasse di pollame infetto.

Per quanto riguarda gli ultimi tre casi, l’ottavo riguarda un 31enne egiziano che lavora in Giordania. L’uomo era recentemente rientrato in visita nella propria città natale, nel governatorato di Fayoum, a sud del Cairo, dove, durante le ultime settimane di febbraio, era stata confermata un’epidemia da virus H5N1 nel pollame. Dopo due giorni di navigazione aveva fatto rientro in Giordania il 29 marzo. Il 30 marzo è stato ospedalizzato in Giordania con sintomi respiratori, dove è rimasto in condizioni stabili. Stando alla sua storia di esposizione e a quanto si conosce in merito al periodo di incubazione di questa patologia, sia le autorità giordane che le autorità egiziane hanno concluso che quasi certamente l’uomo ha contratto l’infezione durante il suo soggiorno in Egitto.

Il nono caso, reso noto il 5 aprile, riguarda una bambina di 16 mesi originaria del governatorato meridionale di Sohaj. L’infezione è stata individuata il 4 aprile. La bambina si trova attualmente in ospedale in condizioni stabili.

Il decimo caso si riferisce a un bambino di 8 anni del governatorato di Qaliubiya, nei pressi del Cairo. Il bambino è attualmente ricoverato e le sue condizioni sono stabili.

 

Cambogia: sei decessi dall’inizio dell’anno

Il ministero della Salute della Cambogia ha confermato il sesto caso umano di influenza aviaria da H5N1 del Paese. Si tratta di un ragazzo di 12 anni della provincia sud-orientale di Prey Veng, al confine con il Vietnam.

Il ragazzo ha sviluppato febbre e mal di testa il 29 marzo. Inizialmente è stato curato in una clinica privata, poi è stato ricoverato in ospedale a Phnom Penh il 4 aprile, dove è morto il giorno successivo. Campioni prelevati al ragazzo sono risultati positivi ad H5N1 presso l’Istituto Pasteur della Cambogia.

Un team composto da rappresentanti del ministero della Salute, dell’Oms e dell’Istituto Pasteur ha ispezionato ieri il villaggio dove viveva il ragazzo. Nelle ultime settimane sono stati notati numerosi polli e oche morti nelle vicinanze. Secondo alcune dicerie, il ragazzo aveva raccolto dei polli morti per distribuirle alle famiglie del villaggio perché li mangiassero.

Il gruppo di indagine ha identificato 25 persone che sono venute a stretto contatto con il ragazzo. Nessuna di queste persone mostra al momento segni di malattia. Intanto continua la sorveglianza casa per casa alla ricerca di sindromi simil-influenzali.

Questo è il sesto caso in Cambogia, il secondo di quest’anno. Tutti e sei i casi sono risultati fatali.

 

Un altro caso di aviaria in Indonesia

Il ministero della Salute dell’Indonesia ha confermato il trentunesimo caso umano di influenza aviaria da H5N1 del Paese. Si tratta di un ragazzo di 23 anni che lavorava come allevatore di polli nella parte occidentale di Java. Il ragazzo ha sviluppato i sintomi il 20 marzo e da quel giorno è ricoverato in ospedale. Nelle due settimane precedenti la sua visita a un allevamento erano morti diversi polli. In Indonesia, dei 31 casi confermati in laboratorio 23 sono risultati mortali.

 


 

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