ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Consumo di sale nei bambini: i dati di Okkio alla Salute

Il consumo di sale è notevolmente cambiato nel corso della storia umana e oggi supera i valori massimi consigliati dalle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali. Infatti, se l’alimentazione dell’uomo preistorico non conteneva più di 230 mg di sodio al giorno, pari a circa 0,6 g di sale, oggi, in Italia, questo valore è 9,5 g/die per i maschi e 7,2 g/die per le femmine. Questo quadro, emerso dall’indagine svolta nell’ambito dei progetti CCM “Minisal-GIRCSI” e “Meno sale più salute”, evidenzia un consumo doppio rispetto a quanto indicato dall’OMS e dai LARN per la popolazione adulta italiana.

 

Perché Meno sale più salute

È ormai unanime il consenso del modo scientifico sulle conseguenze dell’abuso di sale: ipertensione, rischio di infarto del miocardio e ictus cerebrale, ma anche maggiori probabilità che insorgano malattie come il cancro dello stomaco, l’osteoporosi, la calcolosi e l’insufficienza renale. Una dieta a elevato consumo di sodio è spesso associata a un maggiore consumo di bevande zuccherate e grassi saturi, e aumenta il rischio di sovrappeso e obesità. Cinque grammi (un cucchiaino di caffè) in meno di sale al giorno riducono del 23% il rischio di avere un ictus e del 17% il rischio di avere una malattia cardiaca.

 

Il tema è così rilevante che l’OMS ha fissato per i Paesi europei la raccomandazione di ridurre entro al 2025 gli apporti medi di sale del 30%; il problema concreto resta l’acquisizione della piena consapevolezza di questi rischi da parte dell’intera popolazione e la messa in opera delle molte misure possibili per diminuire il consumo eccessivo di sale fin dall’età infantile, promuovendo al tempo stesso la preferenza per il sale iodato per la protezione dal gozzo e da altre disfunzioni tiroidee migliorando lo stato di nutrizione per lo iodio.

 

Le azioni per ridurre il sale

L’OMS ha pubblicato numerosi documenti sulle politiche nutrizionali per la riduzione del consumo di sale nei Paesi europei (ad es la riformulazione dei prodotti alimentari; la comunicazione e l’educazione dei consumatori sui rischi del sale, la realizzazione di ambienti favorevoli per aumentare l’accessibilità e l’identificazione tramite l’etichetta nutrizionale di alimenti salutari). Nell’ambito del programma nazionale “Guadagnare Salute” promosso dal Ministero della Salute, sono state realizzate diverse azioni mirate alla diffusione di una corretta informazione e, soprattutto, alla riduzione del contenuto di sale negli alimenti. Tra le iniziative in atto, gli accordi con i panificatori artigianali e industriali per la riduzione progressiva del contenuto di sale fino al 15% e con i produttori di alimenti conservati.

 

La riduzione del consumo eccessivo di sale ha rappresentato uno degli obiettivi centrali del Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) 2014-2018, prorogato al 2019. Tutte le Regioni hanno lavorato per il suo raggiungimento attraverso numerose azioni, quali, ad esempio, la stipula di accordi intersettoriali con le Associazioni locali dei panificatori per la produzione di pane a ridotto contenuto di sale, iniziative di sensibilizzazione rivolte alla popolazione generale e, nell’ambito di attività scolastiche di promozione della salute, interventi di formazione rivolte a operatori connessi al settore alimentare.

 

Anche il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025, approvato con Intesa Stato-Regioni del 6 agosto 2020, prevede una linea strategica di intervento per la riduzione del consumo di sale, confermando l’importanza dell’obiettivo nel contesto della promozione di una sana alimentazione per la prevenzione delle malattie croniche.

 

OKkio al sale nella dieta

Un pizzico di sale in meno, da utilizzare in combinazione con altri aromi e ingredienti delle culture locali: questa è la ricetta dei nutrizionisti per mantenere il gusto e il piacere della buona tavola. È possibile infatti, riducendo gradualmente e progressivamente il consumo di sale ai pasti, migliorare la sensibilità gustativa e apprezzare cibi poco salati. Se da un lato la maggior parte delle persone riconosce l’importanza di consumare poco sale, altri comportamenti sono ancora poco diffusi (come l’utilizzo delle informazioni contenute nelle etichette nutrizionali oil consumo di sale iodato). È noto, infatti, che la maggior parte del sale che assumiamo (il 64%) proviene dai prodotti alimentari presenti sul mercato.

 

Anche il sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla Salute, tra i comportamenti abituali nella dieta dei bambini della terza classe della scuola primaria, riferiti dai genitori, indaga il consumo di sale in casa; nello specifico dai dati raccolti nel 2019 risulta che quasi una famiglia su due (46%) ha ridotto il sale usato durante la preparazione dei pasti, mentre l’abitudine di non aggiungere sale a tavola si riscontra solo in un terzo delle famiglie esaminate (32%); tre famiglie su cinque riferiscono una diminuzione del consumo di alimenti in scatola (58%), anche se solo nel 33% dei casi viene letta attentamente l’etichetta nutrizionale. Una famiglia su due ha limitato il consumo di snack salati, aspetto rilevante in quanto il consumo di tali prodotti si associa al consumo di bevande gassate e zuccherate, di cui è raccomandata una riduzione durante l’età evolutiva. Il pane poco salato viene acquistato solo dal 10% delle famiglie.

 

L’utilizzo esclusivo (sia per condire che per cucinare) del sale iodato interessa 3 famiglie su 5 (57%), ma aumenta a 4 famiglie su 5 (83%) considerando anche l’uso sporadico di sale iodato, purtroppo però 1 famiglia su 5 non lo utilizza mai. Rispetto alla precedente rilevazione di OKkio alla Salute (svoltasi nel 2016), è in aumento la percentuale delle famiglie che riferiscono di ridurre il sale durante la preparazione dei pasti (42% vs 46%), il consumo di snack salati (44% vs 51%) e l’acquisto di sale iodato (53% vs 57%), mentre gli altri comportamenti sono stabili.

 

Le Campagne di Comunicazione e le Linee Guida per una sana alimentazione in Italia

In Italia, dal 2009 la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) realizza campagne informative dirette alla popolazione generale. Il tema viene scelto ogni tanto sulla base di quello suggerito dal WASH, nell’ambito dell’iniziativa Salt Awareness Week. Lo scopo è diffondere una cultura alimentare basata sulla riduzione del consumo abituale di sale fin dall’età infantile, promuovendo al tempo stesso la preferenza per il sale iodato per la protezione dal gozzo e da altre disfunzioni tiroidee. I materiali sviluppati contengono indicazioni pratiche riguardo alcuni semplici cambiamenti nella preparazione dei pasti limitando l’uso del sale in cucina ed eliminando il sale dalla tavola, sostituendolo con aromi e spezie e nell’acquisto di alimenti, prestando maggiore attenzione alle etichette che riportano il contenuto in sale dei prodotti alimentari confezionati. Anche il recente documento delle Linee Guida per una sana alimentazione del CREA – NUT dedica una linea guida al sale e raccoglie consigli e indicazioni alimentari elaborati da un’apposita commissione scientifica.

 

Bibliografia di riferimento

 

Data di creazione della pagina: 17 dicembre 2019

Testo scritto da: Giulia Cairella (ASL RM 2), Daniela Galeone (ministero della Salute), Paola Nardone e Angela Spinelli (ISS)