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L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Aborto farmacologico: cosa cambia

Con la circolare di aggiornamento delle “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”, pubblicata dal ministero della Salute il 12 agosto 2020, sono cambiate le modalità di esecuzione dell’aborto farmacologico in Italia. Adesso può essere effettuato fino a 63 giorni pari a 9 settimane compiute di età gestazionale (prima erano 7), in day hospital (prima era prevista un’ospedalizzazione di tre giorni) e anche presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale e autorizzate dalle Regioni, nonché consultori.

 

Parallelamente l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha emanato la Determina n. 865 "Modifica delle modalità di impiego del Medicinale Mifegyne a base di mifepristone (RU486)” che consente l’uso del Mifegyne, in associazione sequenziale con un analogo delle prostaglandine, fino al 63mo giorno di età gestazionale e rimuove il vincolo che imponeva il ricovero “dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento”.

Pertanto, la modalità di somministrazione del mifepristone è diventata la seguente:

  • fino al 49° giorno di amenorrea il mifepristone è assunto in un’unica dose orale seguita, a 36-48 ore di distanza, dalla somministrazione dell’analogo delle prostaglandine: misoprostolo per via orale, oppure gemeprost per via vaginale
  • tra il 50° e il 63° giorno di amenorrea il mifepristone è assunto in un’unica dose orale seguita, a 36-48 ore di distanza, dalla somministrazione dell’analogo delle prostaglandine gemeprost per via vaginale.

Come si accede

Per accedere all’aborto farmacologico è necessario andare in un consultorio familiare o dal proprio medico di famiglia o ginecologo privato o presso una struttura che effettua l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Qui le donne, dopo un colloquio che attesti la loro decisione di interrompere la gravidanza e una visita ginecologica, ricevono le informazioni sul farmaco, sul suo funzionamento e su come comportarsi dopo averlo assunto e sulle metodiche alternative disponibili (aborto chirurgico). Sulla base di ciò verrà redatto un documento/certificato che attesti la richiesta della donna di interrompere la gravidanza. Se la donna decide di abortire con trattamento farmacologico, valutata l’assenza di controindicazioni, il primo farmaco (mifepristone) può essere somministrato in consultorio o ambulatorio (in alternativa viene dato presso la struttura ospedaliera). Il 3° giorno la donna deve ritornare alla struttura per la somministrazione del secondo farmaco (prostaglandine) con cui l’intervento si conclude. Dopo due settimane è prevista una visita di controllo, durante la quale viene anche offerta una consulenza per la contraccezione.

 

Alcuni dati sull’Italia

Negli anni si è osservato un aumento dell’uso dell’aborto farmacologico. Secondo quanto riportato nella Relazione del Ministro della Salute al Parlamento, nel 2018 il mifepristone, con successiva somministrazione di prostaglandine, è stato usato nel 20,8% dei casi, rispetto al 17,8% del 2017 e al 12,9% del 2014. Attraverso i dati ISTAT e del Sistema di Sorveglianza sull’IVG è possibile valutare la frequenza delle complicanze in caso di utilizzo del Mifepristone più prostaglandine. Nel 2018, nel 96,5% dei casi non sono state riportate complicanze immediate (percentuale simile a quella del 2010-11), e solo nel 2,4% dei casi è stato necessario ricorrere all’isterosuzione o alla revisione della cavità uterina per completare l’intervento (dati in forte miglioramento rispetto all’analisi del 2010). Il Ministero raccomanda il monitoraggio dell’IVG con utilizzo di farmaci tramite il Sistema di Sorveglianza.

 

Data di creazione della pagina: 3 settembre 2020

Testo scritto da: Angela Spinelli e Serena Donati - Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute, ISS