Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi d'Argento

Rapporto nazionale Passi d'Argento 2012: autonomia nelle attività strumentali della vita quotidiana

 

A colpo d’occhio

 

L’autonomia nello svolgimento delle attività della vita quotidiana assume una particolare importanza per il benessere dell’individuo, anche in relazione alle necessità assistenziali che si accompagnano alla sua perdita. Il livello dell’autonomia dell’anziano viene individuato utilizzando la scala delle ADL (Activity of Daily Living - Katz TF. A.D.L. Activities of Daily Living. Jama 1963;185:914) e la scala delle IADL (Instrumental Activity of Daily Living - Lawton) che indagano rispettivamente la capacità dei soggetti anziani di compiere funzioni fondamentali della vita quotidiana (mangiare, vestirsi, lavarsi, spostarsi da una stanza all’altra, essere continenti, usare i servizi per fare i propri bisogni) e funzioni fisiche più complesse (per esempio, preparare i pasti, effettuare lavori domestici, assumere farmaci, andare in giro, gestirsi economicamente, utilizzare un telefono) o che consentono a una persona di vivere da sola in maniera autonoma.

 

La letteratura definisce disabili gli over 64enni che hanno difficoltà nello svolgere in maniera autonoma 1 o più ADL. Passi d’Argento (PDA), in maniera arbitraria, definisce non autonomi nelle attività strumentali della vita quotidiana gli anziani che hanno bisogno di aiuto per svolgere 2 o più IADL.

 

Dai dati di Passi d’Argento emerge che la condizione di disabilità è maggiormente diffusa tra le donne (19% vs 13% uomini), tra chi ha maggiori difficoltà economiche (14% tra chi dichiara di avere molte difficoltà economiche vs 8% tra chi ne dichiara qualche vs 4% tra chi arriva a fine mese senza difficoltà) e un basso livello di istruzione (20% vs 8% alto livello). La percentuali di disabilità inoltre crescono al crescere dell’età, con un significativo aumento dopo gli 85 anni (6% nella classe 65-74 anni vs 19% nella classe 75-84 vs 40% dopo gli 85 anni).

 

Lo stesso profilo con percentuali diverse si riscontra per l’autonomia nelle attività strumentali della vita quotidiana (IADL). La percentuali di chi ha problemi nello svolgere autonomamente 2 o più IADL cresce al crescere dell’età con un forte innalzamento dopo gli 85 anni (19% nella classe 65-74 anni vs 45% nella classe 75-84 vs 77% dopo gli 85 anni), è maggiore tra le donne (40% vs 32% uomini), tra chi ha maggiori difficoltà economiche (41% tra chi dichiara di avere molte difficoltà economiche vs 28% tra chi ne dichiara qualche vs 16% tra chi arriva a fine mese senza difficoltà) e un basso livello di istruzione (45% vs 23% alto livello).

 

La quasi totalità degli over 64enni con problemi nelle IADL o ADL (95%) riceve un aiuto per svolgere le attività in cui non è autonomo, di questi solo il 5% giudica l’aiuto ricevuto non sufficiente. L’aiuto proviene (percentuali non cumulabili) nel 90% dei casi da un familiare, nel 20% da una badante e nel 13% dei casi da amici o conoscenti; solo il 6% riceve aiuto da operatori del servizio pubblico come Asl o Comune e il 2% da volontari; meno dell’1% frequenta un centro diurno e il 12% riceve un contributo economico come ad esempio assegno economico e accompagnamento.

 

Nel mondo scientifico sono due essenzialmente i paradigmi che definiscono la fragilità:

  • il paradigma biomedico: Fried e Coll. (2004) hanno definito la fragilità come «una sindrome fisiologica caratterizzata dalla riduzione delle riserve funzionali e dalla diminuita resistenza agli “stressors” risultante dal declino cumulativo di sistemi fisiologici multipli che causano vulnerabilità e conseguenze avverse»
  • il paradigma bio-psico-sociale: Gobbens e Coll. (2010) definiscono la fragilità come «uno stato dinamico che colpisce un individuo che sperimenta perdite in uno o più domini funzionali (fisico, psichico, sociale), causate dall’influenza di più variabili che aumentano il rischio di risultati avversi per la salute».

La prevenzione efficace della fragilità nell’anziano richiede conoscenze sui fattori di rischio e la possibilità di poter quantificare e identificare il target di intervento che richiede attenzioni, preventive e assistenziali, e risorse che devono essere oggetto di programmazione sanitaria sia a livello centrale sia a quello locale.

 

Passi d’Argento definisce in maniera arbitraria un anziano fragile se è non autonomo in 2 o più IADL ma ha completa autonomia nello svolgimento delle attività principali della vita quotidiana - ADL.

 

Dai dati raccolti nel 2012 si stima che il 21% degli ultra 64enni italiani è fragile, tra questi il 75% ha almeno una patologia cronica (vs 62% tra i non fragili).

 

 

 

Fragilità

Prevalenze per caratteristiche socio-demografiche – PDA 2012

(n=24129)