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Terremoto de L’Aquila: la salute mentale della popolazione secondo i dati Cometes

Antonella Gigantesco – reparto Salute mentale, Cnesps-Iss

 

21 marzo 2013 - Man mano che migliora la ricerca sulle conseguenze dei disastri, appare sempre più evidente che, così come occorre tempo, risorse e molto lavoro per ricostruire abitazioni e infrastrutture, c’è bisogno di tempo, cura e molto lavoro per ristabilire lo stato di salute mentale delle persone colpite.

 

I problemi di salute mentale più comuni che si riscontrano dopo un disastro sono i disturbi depressivi e il disturbo da stress post-traumatico (Ptsd). È sempre più evidente che anche a distanza di tempo da un disastro la frequenza di questi disturbi resta elevata, perché per alcune persone è necessario più tempo per ritrovare un equilibrio. Non si conoscono bene però né le dimensioni di questi fenomeni né quali siano le persone a maggior rischio di disturbi depressivi e di Ptsd (perché portatori di particolari vulnerabilità), né quali siano invece i fattori protettivi.

 

A L’Aquila sono stati condotti diversi studi che hanno evidenziato la presenza di disturbi psicologici soprattutto tra i giovani. Con Cometes è stato possibile mettere in evidenza che, dopo 14-19 mesi dal terremoto, la prevalenza di Ptsd era pari al 4% (una percentuale dieci volte superiore a quella normalmente osservata nella popolazione generale italiana) e che più di un adulto su 20 è stato classificato come affetto da episodio depressivo maggiore attuale (una prevalenza di gran lunga superiore a quella stimata nella popolazione generale dell’intero Paese).

 

Si ritiene che la maggior parte dei disturbi psicologici possano “rientrare” all’incirca un anno dopo un disastro, ma l’eccesso a L’Aquila è stato osservato, dopo un periodo più lungo di un anno. Cometes è uno dei pochi studi di popolazione effettuati sui disturbi mentali, a distanza di 1-2 anni da un disastro naturale, che utilizza un campionamento probabilistico, un tipo di studio molto difficile in queste situazioni, a causa della delocalizzazione e di altre difficoltà logistiche. Lo studio è stato condotto tramite interviste telefoniche da personale sanitario addestrato, utilizzando due set di domande per classificare i rispondenti con metodi considerati validi per gli studi epidemiologici.

 

Quali sono i fattori di vulnerabilità e quelli protettivi, quali gli eventi stressanti?

Per quanto riguarda il disturbo da stress post-traumatico, le persone più vulnerabili sono state quelle in condizioni economiche e di salute più fragili, gli eventi stressanti sono stati l’aver subito un trauma o perdite economiche e affettive a seguito del sisma. Per quanto riguarda l’episodio depressivo maggiore, le persone più vulnerabili sono risultate essere le donne e le persone che dichiarano una situazione economica precaria o problemi di lavoro.

 

Questi risultati dovrebbero richiamare l’attenzione dei medici di famiglia e gli altri operatori sanitari e sociali che, anche a distanza di tempo da un terremoto, dovrebbero considerare la possibile presenza di questi disturbi nelle persone che si rivolgono a loro. D’altra parte, i responsabili dei servizi sanitari dovrebbero essere consapevoli che le strutture specialistiche e psichiatriche devono essere messe in grado di affrontare, con risorse adeguate, questi problemi. Infine, bisogna prendere atto che, dopo un disastro, è necessario effettuare studi di campo, che dovrebbero impegnare insieme gli operatori di sanità pubblica e i ricercatori.

 

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