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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

La salute nei luoghi di lavoro: dalla prevenzione alla promozione, passando per la sorveglianza

20 giugno 2013 - Crescono le di prove di efficacia a favore della Whp (Workplace Health Promotion) che prevede interventi di prevenzione e promozione della salute sul luogo di lavoro. Le azioni si possono distinguere in tre grandi categorie che si influenzano reciprocamente: la prevenzione dei rischi occupazionali, il miglioramento dell’organizzazione aziendale e l’adozione di stili di vita salutari. Nella filosofia Whp si allarga e si completa l’attività del medico competente, al centro di un approccio multicomponente e partecipativo tra lavoratore, datore di lavoro, parti sociali, istituzioni.

 

«L’allargamento dell’attività del medico competente dagli interventi di prevenzione a quelli di promozione della salute – non circoscritta al luogo di lavoro – è già prevista nel decreto legislativo 81/08. Da una parte si supera l’approccio orientato al semplice adempimento di obblighi e normative relativi alla sicurezza del lavoratore sul luogo di lavoro dall’altra parte si richiama la responsabilità sociale dell’azienda», racconta Adriana Giannini, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Azienda Unità sanitaria locale di Modena. Seguendo questa “filosofia” e facendo riferimento al concetto di salute espresso dall’Oms (intesa come stato di completo benessere fisico psichico e sociale e come aspetto fondamentale delle qualità della vita e bene essenziale per lo sviluppo individuale, sociale ed economico), l’Ausl Modena ha organizzato nel mese di maggio 2013 il seminario “La promozione della salute nei luoghi di lavoro - Il ruolo del medico competente”, una delle prime iniziative in Italia a offrire una visione d’insieme di questi nuovi aspetti della medicina del lavoro che si è avviata a diventare una medicina sul lavoro.

 

«In questo contesto il medico competente assume un ruolo cruciale di riferimento e di orientamento dei lavoratori verso scelte e comportamenti positivi per la propria salute, da gestire secondo un approccio integrato nei confronti di più determinanti di salute. Si è iniziato ad affrontare la promozione della salute rispetto al fumo e al’alcol che richiedono comportamenti corretti di astensione e ci si sta progressivamente impegnando su progetti che promuovano scelte consapevoli e salutari rispetto all’alimentazione salutare e all’attività fisica», continua Adriana Giannini.

 

L’ambiente di lavoro si presta in modo particolare perché consente di raggiungere con interventi di promozione della salute l’adulto sano, che può “sfuggire” al medico di medicina generale sia per una errata presunzione di salute a priori sia per un’intrinseca resistenza ai messaggi di prevenzione e promozione. Intercettare questo sottogruppo di “non pazienti” è cruciale per migliorare l’efficacia di qualsiasi azione di prevenzione e promozione della salute. «Non bisogna poi trascurare che il profilo del lavoratore dell’azienda manifatturiera italiana si caratterizza per una situazione di svantaggio su cui pesano in senso sfavorevole multipli determinanti del rischio» puntualizza la Giannini.

 

Non a caso, il Piano regionale della prevenzione 2010-2013 dell’Emilia-Romagna dedica particolare attenzione al tema delle disuguaglianze nella salute, quale priorità a tutela di una maggiore equità ed è orientato a interventi a valenza collettiva, finalizzati a migliorare il contesto di vita e di lavoro.

 

Alcuni progetti sono stati già attuati nei luoghi lavoro, con la collaborazione diretta dei medici competenti (prevenzione del tabagismo e dell’abuso di alcol e di stupefacenti); altri (alimentazione, attività fisica, prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari con riferimento alla carta del rischio cardiovascolare) sono in fase di attuazione. Il tutto nella cornice del programma nazionale Guadagnare Salute.

 

In questo contesto si inseriscono il ruolo del medico competente e lo sforzo organizzativo dell’Ausl di Modena: «Il medico competente è per sua formazione già sensibile a un’attività di prevenzione a livello di singolo individuo e di gruppo. Il seminario ha visto la partecipazione di numerosi esperti in materia e la presentazione di dati e casi utili a guidare la progettazione di azioni concrete in questo ambito. Vuole essere l’occasione per creare un gruppo lavoro partecipato e condiviso e avviare un progetto operativo. I tempi non sono ancora maturi per descrivere dettagli o risultati, ma già si intravedono due direttrici. La prima riguarda i possibili interventi del medico competente nell’incontro periodico con il lavoratore, spesso uno dei pochi momenti di valutazione clinica, di prevenzione e di promozione per la salute e quasi certamente l’unico ripetibile e ripetuto con una sufficiente cadenza. Una delle ipotesi di lavoro è un programma di sensibilizzazione agli screening oncologici. La seconda linea tracciata riguarda le possibilità del medico competente di interazione con la struttura aziendale per costruire alcuni percorsi migliorativi di promozione della salute contestuali alla realtà aziendale. Alcuni esempi realistici e prevedibilmente di grande impatto per la salute sono l’impostazione di una ristorazione attenta ai principi salutari e di azioni di promozione dell’attività fisica anche tramite opportunità offerte dalle aziende. Anche se il cammino è appena iniziato, la risposta è stata buona e abbiamo raccolto l’adesione di alcuni medici competenti a partecipare alla fase di progettazione partecipata del percorso, come proposto a conclusione del seminario.»

 

Esistono poi già casi esemplari, presentati nel corso del seminario, di aziende che si caratterizzano per dimensioni adeguate ma soprattutto per una sensibilità avanzata. In queste realtà si sperimentano e si attuano interventi di prevenzione e prevenzione della salute secondo un approccio partecipativo e attivo da parte del lavoratore attraverso una varietà di strumenti e soluzioni, alcune delle quali messe in atto anche come risposta alla fase critica del terremoto: informazione e formazione sulla cultura della salute, questionari di soddisfazione dei dipendenti, focus group, piani di tutela della salute, benefit anche a favore dell’intero nucleo familiare.

 

Un’altro passaggio importante e innovativo è l’opportunità di un’attività di sorveglianza di popolazione, cioè una raccolta di informazioni non fine a se stessa ma per orientare la programmazione e le decisioni sugli interventi di salute. Per la sorveglianza, il luogo di lavoro è un punto di osservazione privilegiato per la popolazione adulta, assimilabile alla scuola per la popolazione di età pediatrica. Non a caso il Passi ha introdotto a partire dal 2010 un modulo opzionale sulla sicurezza sul lavoro, (pdf 223 kb) adottato subito dall’Emilia-Romagna e attualmente implementato da 17 Regioni.

 

«Ancora una volta, per il medico competente non è inusuale la raccolta sistematica e standardizzata di dati sulla salute del lavoratore. Il passaggio dalla sorveglianza per il rischio occupazionale a quella per i determinanti di salute non è quindi un triplo salto mortale». Anche perché sono sempre meno le malattie professionali (alcune sono fortunatamente scomparse) e sempre più le malattie lavoro-correlate, dai disturbi muscolo-scheletrici alle situazioni di stress con molti punti di contatto e di sovrapposizione a certi aspetti di promozione della salute nella sua accezione più ampia. Conclude la Giannini: «Senza dimenticare che il tempo trascorso sul luogo di lavoro è sempre maggiore. Una ragione in più per un approccio sinergico di promozione della salute».

 

 

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