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a cura del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute

La sorveglianza Passi

Depressione

Il Gruppo tecnico Passi ringrazia Antonella Gigantesco (reparto Salute mentale, Cnesps-Iss) per la collaborazione alla stesura di questo capitolo del rapporto nazionale.

 

 

Importanza per la salute

 

30 maggio 2013 - Il disturbo depressivo maggiore è un disturbo che si presenta con tono dell’umore particolarmente basso per un periodo lungo, sofferenza psicologica, fatica nel prendersi cura del proprio aspetto e della propria igiene, riduzione e peggioramento delle relazioni sociali, tendenza all’isolamento, difficoltà sul lavoro o a scuola, peggioramento del rendimento. I sintomi più frequenti sono: stato d’animo di tristezza, abbattimento; perdita di piacere e interesse; cambiamenti nell’appetito; disturbi del sonno; agitazione, irrequietezza o al contrario rallentamento; riduzione dell’energia, facile stanchezza e spossatezza; senso di valere poco, senso di colpa eccessivo; difficoltà di concentrazione, incapacità di pensare lucidamente; pensieri ricorrenti che non vale la pena di vivere o pensieri di morte e di suicidio.

 

Per quanto riguarda la diagnosi, elevati livelli di accuratezza e riproducibilità si ottengono con la somministrazione della Structured Clinical Interview – Axis I (SCID-I), un’intervista psichiatrica strutturata basata sui criteri descritti nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM-IV-TR, ma nell’ambito delle cure primarie, il sospetto diagnostico viene posto usando metodi semplici e rapidi.

 

Esistono trattamenti farmacologici e psicoterapici efficaci per la depressione e le persone affette da questo disturbo dovrebbero ricevere una diagnosi specialistica tempestiva e un trattamento appropriato, ma nel nostro ed in altri paesi il disturbo depressivo maggiore resta spesso non riconosciuto e non trattato.

 

La maggior parte dei casi di depressione è causata da una combinazione di fattori genetici, biologici, ambientali, sociali e psicologici. Il disturbo risulta associato ad altri problemi di salute mentale (come il disturbo d’ansia e quello da stress post traumatico), malattie (come le cardiovascolari, l’ictus, il morbo di Parkinson), a comportamenti nocivi (come la sedentarietà e l’abuso di alcol), a fattori socio-demografici (come la povertà, la mancanza di lavoro, il genere femminile), a fattori ambientali (come i disastri naturali o causati dall’uomo).

 

La frequenza di disturbo depressivo maggiore è in aumento e, secondo i dati Oms, esso affligge più di 350 milioni di persone in tutto il mondo, rappresentando uno dei principali responsabili del carico globale di malattia, la prima nei Paesi ad alto reddito. Secondo stime effettuate con dati 2010, dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme), la depressione ha provocato in Italia il 4,2% di anni di vita persi per disabilità e morte prematura, rappresentando così la quarta causa principale di Daly. (vedi tabella comparativa, pdf 68 kb)

 

A livello della popolazione, è necessario mettere sotto sorveglianza sia la prevalenza di disturbi depressivi, che può modificarsi a seguito di crisi economiche, disastri e aumento della disequità sociale, sia la percentuale di diagnosi tempestive e trattamenti appropriati. La sorveglianza infine dovrebbe consentire di monitorare i disturbi depressivi nei segmenti della popolazione più vulnerabili.

 

Il contesto internazionale e nazionale

In Europa, la prevalenza di depressione maggiore e distimia, a 12 mesi, nelle persone dai 18 anni in su è del 4,2%. In Europa, come in Italia i dati disponibili di prevalenza dei disturbi mentali comuni sono stati raccolti nell’ambito del progetto europeo Esemed (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders). I risultati dello studio mostrano che il 18% del campione di intervistati aveva avuto almeno un episodio di disturbo dell’umore (depressione maggiore o distimia) nel corso della vita. La prevalenza nella vita dei disturbi d’ansia è risultata essere del 13.6%. Le donne sono risultate essere più a rischio di soffrire di un disturbo d’ansia e dell’umore e gli uomini più a rischio di un disturbo da abuso di alcol.

 

In Italia, la stima della prevalenza di depressione maggiore, a 12 mesi, tra le persone da 18 anni in su è pari al 3% [1]. In I risultati dello studio Esemed, relativi al nostro Paese indicano che circa una persona su cinque ha soddisfatto i criteri diagnostici per almeno un disturbo mentale nel corso della vita. In particolare, la depressione maggiore, le fobie specifiche e la distimia sono risultati i disturbi più comuni, con percentuali di prevalenza nel corso della vita rispettivamente pari al 10,1%, al 5,7% e al 3,4%. Il disturbo post traumatico da stress, la fobia sociale e il disturbo d'ansia generalizzata sono invece stati riscontrati nel 2% circa dei soggetti intervistati. Le donne sono risultate molto più a rischio di soffrire di un disturbo mentale, con l’eccezione dei disturbi correlati all’uso di alcool. I dati Esemed confermano anche che l’essere disoccupati, casalinghe o disabili aumenta il rischio di soffrire di disturbi psichici.

 

Come Passi misura la depressione

Nelle indagini di popolazione, uno degli strumenti più utilizzati é il Patient Health Questionnaire che, nella versione completa (PHQ-9), è composto da nove domande con cui è possibile individuare la presenza di episodio depressivo maggiore con buona sensibilità e specificità > 90, una validità che si ottiene anche con una versione a 8 domande (PHQ-8).

 

Passi utilizza una versione ridotta, il PHQ-2, che include solo le prime due domande relative ai sintomi di umore depresso e perdita di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività.

 

La Persona con sintomi di depressione è una persona che, nelle due settimane prima dell’intervista, ha sperimentato questi due sintomi in modo duraturo.

 

Nella sorveglianza di popolazione, il PHQ-2 è più accettabile e sostenibile rispetto ad altri test e, sebbene sovrastimi la prevalenza di depressione, è in grado di apprezzare le differenze tra gruppi a maggior rischio, le differenze territoriali e i trend temporali.

 

Consulta la scheda indicatore.

 

Cosa dicono i dati Passi

La prevalenza di sintomi depressivi valutati con il PHQ-2 è attorno al 7%, e i segmenti della popolazione maggiormente colpiti da tali disturbi sono: le donne, le persone di età più avanzata, quelle con basso livello di istruzione, le persone con molte difficoltà economiche e quelle che non lavorano regolarmente, le persone affette da una o più malattie croniche ed infine coloro che vivono da soli.

 

Solo sei su 10 persone che riferiscono i sintomi del disturbo depressivo, si rivolgono a professionisti sanitari o a persone care per ricevere aiuto: tre di essi si rivolgono a un medico.

 

Le persone con sintomi di depressione riportano un sensibile peggioramento della qualità della vita e limitazioni nelle attività quotidiane.

 

Politiche di prevenzione della depressione

A livello internazionale, la depressione è riconosciuta quale una delle cinque aree prioritarie del Patto europeo per la salute e il benessere mentale, varato nel 2008 dalla Commissione europea.

 

Poiché, inoltre, affrontare il problema con qualcuno rappresenta ancora una difficoltà, qualora i servizi Asl per persone con sintomi di depressione siano presenti e accessibili è raccomandato che medici di famiglia e altri operatori sanitari ricerchino la presenza di sintomi depressivi, tanto più se l’assistito presenta malattie croniche o condizioni disagiate. In questo senso, sarebbe necessario promuovere e sostenere l’attenzione degli operatori e della comunità su questi temi perché chi è affetto da depressione possa giovare delle informazioni e del supporto utili a risolvere il problema.

 

Il recente Mental Health Action Plan 2013-20 dell’Oms auspica azioni più incisive per la prevenzione dei disturbi mentali e la promozione della salute mentale. Secondo il Piano è di vitale importanza che nell’ambito delle politiche sanitarie, programmi e interventi siano focalizzati non solo su come affrontare quelli considerati gravi (in particolare depressione maggiore, disturbi bipolari e schizofrenia) ma anche su come proteggere e promuovere il benessere mentale di tutti i cittadini. È particolarmente importante mettere in campo programmi di promozione della salute mentale rivolta alla popolazione giovanile considerato che circa il 50% dei disturbi mentali esordisce prima dei 14 anni.

 

Sempre secondo il Piano è molto importante inoltre disporre di informazioni aggiornate sulla prevalenza e sui fattori di rischio e protettivi dei disturbi mentali nella popolazione generale, sul numero di persone che non ricevono trattamenti e servizi appropriati, sugli esiti sfavorevoli (incluso suicidio e morte prematura) e sulle condizioni socio-economiche delle persone affette. I dati dovrebbero essere raccolti mediante indagini periodiche ad hoc oltre che attraverso i flussi informativi di routine.

 

Risorse utili

 

Indicatori Passi: sintomi di depressione

 

Definizioni operative

 

Persona con sintomi di depressione è una persona che nelle due settimane prima dell’intervista ha sperimentato sintomi di umore depresso e/o di anedonia (perdita di interesse nelle attività della vita di tutti i giorni) in modo duraturo.

In base alla durata, in giorni, dei sintomi, viene assegnato un punteggio. Quando la somma dei due punteggi è uguale o superiore a 3, la persona viene considerata affetta da sintomi depressivi.

 

Durata in giorni

Punteggio

Umore depresso

Anedonia

0 - 1

0

0

2 - 6

1

1

7 - 11

2

2

12 - 14

3

3

 

Consulta anche le informazioni generali con le caratteristiche degli indicatori Passi, e gli approfondimenti dedicati.

 

 

Scheda indicatore: prevalenza di persone con sintomi di depressione

 

Popolazione di riferimento

Persone in età 18-69 anni, residenti in un Comune della Asl e iscritte all’anagrafe assistiti della Asl.

Numeratore

Rispondenti, in età 18-69 anni, che riferiscono di aver sperimentato, nelle ultime due settimane, sintomi di umore depresso e/o anedonia in modo duraturo (per il significato di “duraturo” vedi tabella nella pagina sulla definizione).

Denominatore

Intervistati, in età 18-69 anni, che rispondono a entrambe le domande riguardanti i sintomi di umore depresso e anedonia, riferendo il numero di giorni in cui hanno eventualmente sperimentato questi sintomi. Chi risponde “non so” viene equiparato a chi risponde “nessuno”, mentre i valori mancanti sono esclusi dall'analisi.

Misure di frequenza

Prevalenza annuale, con intervalli di confidenza al 95%.

Intervallo temporale di riferimento per la definizione di caso

Due settimane precedenti l’intervista.

Significato per la salute pubblica

Adottando un'appropriata soglia di punteggio (≥3), il Phq-2, consente di individuare le persone con possibile disturbo depressivo, misurare la prevalenza di questa condizione, l’associazione con determinanti sociali, patologie croniche e rischi comportamentali, l’eventuale incremento a seguito di eventi imprevisti, come disastri naturali. Consente inoltre di valutare quanto è compromessa la qualità della vita legata alla salute, a causa dei sintomi fondamentali della depressione.

Limiti dell’indicatore

Rispetto ai test più complessi, compreso quello da cui è derivato (Phq-9), il Phq2 è semplice da somministrare, accettabile e ha una buona riproducibilità e capacità di cogliere i cambiamenti, tuttavia risulta meno affidabile. Esso non consente di fare diagnosi di depressione.

In contesti clinici è raccomandato come test di screening, nel caso sia accessibile, per le persone che risultano positive, un secondo livello diagnostico di approfondimento.

Validità dell’indicatore

Confrontato con la diagnosi di disturbo depressivo maggiore, il test mostra una sensibilità generalmente attorno a 80% ed una specificità attorno al 90%.

Poiché la depressione maggiore, nella popolazione generale, non ha una frequenza elevata, il numero di rispondenti falsi positivi è alto.

Di conseguenza, la prevalenza di sintomi depressivi stimata dal Passi risulta più elevata rispetto alla prevalenza di disturbo depressivo maggiore.

Tuttavia i trend, le differenze tra gruppi della popolazione, e quelle geografiche anche rilevate con il Phq2 poiché riguardano analisi comparative sono oltre che altamente informative anche sufficientemente solide.

 

Sorveglianza dei disturbi depressivi: come lavora il Passi

 

a cura dello staff centrale del Passi

 

29 luglio 2010 - Il modulo Passi sulla depressione è composto da tre domande. Le prime due sono basate sul Patient Health Questionnaire-2 [1], uno strumento di screening derivato dal Patient Health Questionnaire-9 [2] che, in vari contesti e anche in Italia, è stato validato attraverso il confronto con i risultati dell’intervista clinica strutturata del Dsm-IV asse I (Scid-I).

 

Che cos’è il Dsm-IV?

La quarta edizione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm-IV) viene utilizzata in campo psichiatrico perché esplicita i criteri diagnostici. Per esempio, per porre la diagnosi di episodio depressivo maggiore, la persona deve presentare almeno 5 di 9 sintomi ben definiti, per almeno due settimane. L’asse primo, quello dei disturbi clinici, include tutti i problemi di salute mentale, tranne i disturbi della personalità e il ritardo mentale.

 

Che cos’è la Scid-I?

La Scid-I è un’intervista strutturata che permette di fare diagnosi secondo i criteri Dsm-IV per i disturbi clinici. Consente anche di individuare un’eventuale compromissione del funzionamento psicosociale.

 

Che cos’è il Phq-9?

È un questionario composto da nove domande che permette di effettuare lo screening per la depressione e i disturbi depressivi.

 

Quali sono le domande del Phq-2 inserite in Passi?

  • Nelle ultime due settimane, per quanti giorni ha provato poco interesse o piacere nel fare le cose?
  • Nelle ultime due settimane, per quanti giorni si è sentito/a giù di morale, depresso/a o senza speranze?

In che modo si codificano le risposte al Phq-2, per dire che un rispondente ha sintomi depressivi?

Per ciascuna delle due domande:

 

giorni con sintomi depressivi

punteggio

significato

0-1

0

mai o quasi mai

2-6

1

diversi giorni

7-11

2

più della metà dei giorni

12-14

3

quasi tutti i giorni

 

I punteggi assegnati a ciascuna delle due risposte sono sommati e, se la somma è uguale o maggiore di 3, il rispondente è classificato come persona che presenta sintomi depressivi.

 

Quale valore hanno le domande del Phq-2?

Confrontato con la diagnosi di disturbo depressivo maggiore, in un campione con una prevalenza della condizione pari al 7%, la capacità del Phq-2 di individuare gli individui affetti dal disturbo va dall’83% al 27%. Quindi, all’aumentare del punteggio, il Phq-2 non riesce a individuare un’elevata quota di soggetti depressi, anche se diventa sempre più specifico. Cosicché quelli che classifica come depressi, molto probabilmente lo sono davvero. Il miglior compromesso tra sensibilità e specificità è la soglia di 3 punti.

 

somma dei punteggi Phq-2

sensibilità

specificità

valore predittivo positivo

3

83%

90%

38%

4

73%

93%

46%

5

54%

97%

56%

6

27%

99%

79%

 

 

Kurt Kroenke ha anche valutato l’accuratezza del Phq-2 per individuare qualsiasi disturbo depressivo, in un campione con una prevalenza della condizione pari al 18%.

 

somma dei punteggi Phq-2

sensibilità

specificità

valore predittivo positivo

3

62%

95%

75%

4

51%

98%

81%

5

31%

99%

85%

6

12%

100%

93%

 

 

A che cosa serve il Phq-2?

 

Nell’ambulatorio del medico

Secondo la U.S. Preventive Services Task Force, se esistono servizi specialistici in grado di garantire una diagnosi accurata, un trattamento efficace e il follow-up della depressione, il medico di famiglia dovrebbe effettuare il Phq-2 agli adulti, per poter indirizzare il paziente a questi servizi. In questo contesto si ritiene che il beneficio netto di una diagnosi tempestiva sia elevato o moderato. Se invece non esistono servizi specialistici cui poter indirizzare il paziente, i potenziali benefici si riducono e viene raccomandato di non effettuare il Phq-2. Clicca qui per approfondire.

 

Nella sorveglianza

Il Phq-2 consente di individuare le persone con probabile disturbo depressivo, misurare la prevalenza, l’associazione con determinanti, patologie croniche e rischi comportamentali. Consente inoltre di valutare quanto è compromessa la qualità della vita legata alla salute, a cause dei sintomi di depressione. Tutte informazioni che possono essere utilizzate da coloro che sono impegnati nell’advocacy a sostegno della salute mentale, dai pianificatori e dagli epidemiologi cui fornisce spunti per la ricerca. Clicca qui per approfondire.

 


Risorse

 

Note

[1]  Kroenke K, Spitzer RL, Williams JBW (2003) The Patient Health Questionnaire-2: validity of a two-item depression screener. Med Care 41:1284-1292

 

[2]  Mazzotti E, Fassone G, Picardi A, Sagoni E, Ramieri L, Lega I, Camaioni D, Abeni D, Pasquini P (2003) Il Patient Health Questionnaire (Phq) per lo screening dei disturbi psichiatrici: uno studio di validazione nei confronti dell’intervista clinica strutturata per il Dsm-IV asse I (Scid-I) [The Patient Health Questionnaire (PHQ) for the screening of psychiatric disorders: a validation study versus the Structured Clinical Interview for DSM-IV axis I (SCID-I)]. G Ital Psicopatol 9:235-242

Pubblicazioni locali

 

In questa pagina sono elencate le pubblicazioni locali dedicate esclusivamente alla depressione. Dati sul tema sono però disponibili anche all’interno dei report regionali e aziendali che riassumono i risultati annuali della sorveglianza.

 

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Aziendali

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