Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

Sigarette, difficile dire addio: i dati del sistema di sorveglianza Passi

Più di un fumatore su tre nell’ultimo anno ha provato a smettere. Ma in oltre l’80% dei casi il tentativo è fallito. Buoni propositi e difficoltà emergono dai nuovi dati del sistema di sorveglianza Passi sullo stato di salute della popolazione italiana

 

 

Cresce tra i fumatori la voglia di dire addio alle “bionde”. Sono tanti, più di uno su tre, quelli che nell’ultimo anno hanno tentato di liberarsi una volta per tutte dal vizio delle sigarette. Con esiti, purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, negativi. Infatti, più dell’80% tra chi ha provato a smettere, dopo qualche tempo, ha ceduto di nuovo alla tentazione ed è tornato dal tabaccaio. Il forte desiderio da un lato, e la effettiva difficoltà dall’altro, di rinunciare alla nicotina nella popolazione fumatrice emergono con chiarezza dai dati sul fumo resi disponibili dal sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia). Passi è un’iniziativa promossa nel 2006 dal ministero della Salute e coordinata dal Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto superiore di sanità, allo scopo di tenere sotto osservazione l’evoluzione dei fattori di rischio per la salute della popolazione italiana. L’indagine è condotta sul territorio direttamente dalle aziende sanitarie, che effettuano migliaia di interviste telefoniche ai cittadini.

 

Al Sud si fuma di più

Secondo le rilevazioni delle Asl che partecipano al Passi, i fumatori italiani sono il 29%, più uomini che donne, e consumano in media quasi un pacchetto al giorno (14 sigarette). Non ha mai fumato il 51% della popolazione, mentre il restante 20% è riuscito a smettere. La situazione non è omogenea dal punto di vista geografico. Facendo un confronto tra Regioni, per esempio, in Campania si concentra la prevalenza più alta di fumatori (34%), contro il 31% dell’Emilia-Romagna e il 24% del Trentino. Specularmente, in Campania c’è la prevalenza più bassa di chi è riuscito a smettere di fumare (13%), contro il 22% dell’Emilia-Romagna e il 24% del Trentino.

 

Tentativi e difficoltà

Al Nord è anche più sentita la voglia di smettere. Mentre il 51% dei fumatori trentini dichiara di aver tentato di smettere nell’ultimo anno, questa percentuale scende al 41% nei fumatori emiliani e al 35% in quelli campani. Spesso, l’iniziativa è favorita dal consiglio dato dal medico. D’altra parte, per molti fumatori smettere dovrebbe essere ancora più importante: infatti, in queste tre Regioni, tra il 35% e il 40% dei fumatori presenta almeno un altro fattore (come diabete, pressione alta e ipercolesterolemia) che accentua il rischio cardiovascolare. Ma smettere non è facile. Quasi senza distinzioni geografiche, infatti, il tentativo fallisce molto spesso: in quasi 9 casi su 10 in Campania, Emilia-Romagna e Trentino, i fumatori non sono riusciti ad abbandonare le “bionde”.

 

Legge anti-fumo: non abbassare la guardia

Un aiuto per tentare di vincere la dipendenza dalla nicotina è indubbiamente il divieto di fumo nei locali pubblici imposto nel 2005. Un divieto rispettato in percentuali molto elevate nei luoghi di lavoro, e osservato in misura leggermente inferiore nei posti pubblici. Tuttavia, non è un segnale positivo che in Campania quasi il 30% di chi ha frequentato luoghi pubblici almeno una volta nell’ultimo mese riporti che il divieto di fumo non viene rispettato. È una spia che indica come sia necessario, a più di tre anni dall’entrata in vigore della legge Sirchia, non abbassare la guardia e continuare a vigilare su una normativa che molti Paesi d’Europa, dopo l’Italia, hanno preso a modello.

 

Scarica la scheda fronte-retro per gli operatori (pdf 75 kb).