Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

Rapporto nazionale Passi 2011: lo screening per il cancro del colon retto

 

A colpo d’occhio

  • Nel periodo di rilevazione 2010-11, il sistema di sorveglianza Passi, rileva che il 37,6% delle persone di 50-69 anni di età ha eseguito uno degli esami per la diagnosi precoce dei tumori colon-rettali a scopo preventivo, in accordo con le raccomandazioni (ricerca del sangue occulto fecale, negli ultimi due anni, oppure colonscopia/rettosigmoidoscopia, negli ultimi cinque anni).
  • L’adesione allo screening avviene nella quasi totalità dei casi nell’ambito di programmi organizzati e scarsamente su iniziativa personale.
  • L’offerta non è però ancora presente su tutto il territorio nazionale né tantomeno è omogenea. È quindi necessario estendere l’offerta dello screening e incrementare la copertura nella popolazione, in particolar modo nelle Regioni meridionali dove meno di una persona su 6 fa prevenzione del tumore del colon-retto.
  • L’effettuazione del test del sangue occulto nelle feci, a scopo preventivo e in accordo con  le linee guida, è più alta nelle persone 60-69enni, in quelle senza difficoltà economiche, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri.
  • La lettera di invito, in associazione al consiglio dell’operatore sanitario, si conferma lo strumento più efficace per favorire l’adesione della popolazione target.

Nota: Nel report nazionale Passi 2011 i dati vengono presentati secondo scelte metodologiche diverse rispetto al passato: le analisi relative alle sezioni indagate da Passi fanno riferimento al quadriennio 2008-2011, questo per fornire un dato maggiormente consolidato; in questa specifica sezione dello screening colorettale si farà riferimento al biennio 2010-2011 perché una modifica nel questionario del 2010 non rende direttamente confrontabili i dati sui 4 anni; nei commenti alle elaborazioni viene citato anche il dato relativo al 2011, per permettere, laddove le definizioni operative degli indicatori non siano cambiate, confronti con le stime puntuali degli anni precedenti; infine, l’elemento innovativo introdotto nel 2011 è quello dei trend temporali, attraverso l’analisi delle serie storiche, per il quadriennio 2008-2011, analizzato separatamente nei due bienni 2008-2009 e 2010-2011, costruiti sul pool omogeneo (pool di Asl che hanno partecipato continuativamente alla rilevazione nell’arco di tempo 2008-2011).

 

4 ottobre 2012 - Secondo le stime dell’Istituto superiore di sanità, basate sui dati raccolti dai Registri Tumori (pdf 86 kb) (consulta la Banca dati www.tumori.net), nel 2010, oltre 328.000 cittadini italiani (di 0-84 anni di età) vivono con una pregressa diagnosi di cancro colorettale, un tumore caratterizzato da un’elevata incidenza e una discreta sopravvivenza. Con circa 51.200 nuovi casi stimati nello stesso anno (30.900 uomini e 20.300 donne), il tumore del colon-retto rappresenta la seconda causa più frequente di decesso per neoplasie, seconda solo al tumore del polmone fra gli uomini e al tumore della mammella fra le donne (nel 2009 si registrano tassi di mortalità standardizzati per età pari a 3,7 e 2,2 per 10.000, rispettivamente per uomini e donne); abbastanza rara prima dei 40 anni, questa neoplasia colpisce più frequentemente dopo i 60 anni di età. Fortunatamente migliora la sopravvivenza dei pazienti che ne sono colpiti e a 5 anni dalla diagnosi la sopravvivenza stimata è pari al 64%, grazie ai miglioramenti terapeutici ma soprattutto alla diagnosi precoce.

 

I principali test di screening per la diagnosi precoce in pazienti asintomatici sono la ricerca di sangue occulto nelle feci (Sof) e la colonscopia; questi esami sono in grado di diagnosticare più del 50% di tumore negli stadi più precoci, quando maggiori sono le probabilità di guarigione. Per questa ragione, in Italia, il ministero della Salute raccomanda alle Asl (vedi il documento completo, pdf 1,6 Mb, e il vademecum, pdf 1,7 Mb) di organizzare programmi di screening di popolazione. Il Piano nazionale della prevenzione propone come strategia di screening per le neoplasie del colon-retto, nelle persone della fascia 50-69 anni, la ricerca del sangue occulto nelle feci con frequenza biennale o l’esecuzione della rettosigmoidoscopia/colonscopia. Per quest’ultimo esame, la cadenza consigliabile non è definibile in modo univoco: in alcune categorie a maggior rischio, l’intervallo minimo suggerito è di cinque anni. Attualmente, il programma di screening colorettale più diffuso sul territorio nazionale è quello a due stadi, costituito da ricerca di sangue occulto nelle feci e successiva colonscopia per i positivi; mentre in un numero limitato di Asl si utilizza la rettosigmoidoscopia eseguita a partire dai 58 anni, una volta nella vita.

 

L’Osservatorio nazionale screening, che ha il compito di monitorare l’andamento dei programmi di screening in Italia, stima che nel 2010 il 66% delle persone fra 50 e 69 anni di età vive in una area in cui sono attivi programmi di screening colorettali; l’estensione effettiva (ossia la proporzione della popolazione target che è stata invitata ad aderire al programma organizzato) è però del 51% e quasi la metà di loro aderisce all’invito. La copertura dei programmi organizzati è aumentata considerevolmente negli ultimi 5 anni, ma la variabilità territoriale è molto ampia, e nel 2010 il gradiente Nord-Sud è davvero rilevante (nell’Italia meridionale l’estensione effettiva arriva all’8%, mentre al Nord è pari al 78%).

 

Il sistema Passi rileva, richiedendolo direttamente alle persone di 50-69 anni, se e quando è stato effettuato un test di screening colorettale (Sof e/o colonscopia/rettosigmoidoscopia) e se è stato eseguito all’interno del programma di screening organizzato dalla Asl oppure su iniziativa personale. La stima della copertura al test di screening al di fuori o all’interno dei programmi organizzati viene effettuata mediante un indicatore proxy sull’aver sostenuto o meno il costo dell’esame. Quindi rientrano nel programma di screening organizzato tutte quelle persone di 50-69 anni che dichiarano di essersi sottoposte ai test di screening a scopo preventivo, ovvero in assenza di segni e sintomi, nei tempi raccomandati, con costo a totale carico della Asl, mentre le persone che hanno sostenuto l’intero costo o il costo del ticket, rientrano in programmi di prevenzione individuale.

 

Dal 2010 la sezione dedicata allo screening colorettale nel questionario Passi, è stata integrata con alcune domande, pertanto il confronto con gli anni precedenti potrebbe risentirne. Per questa ragione vengono fornite per i principali indicatori stime di biennio 2010-2011. Inoltre le Asl del Piemonte sono escluse dalle analisi del Pool nazionale poiché in questa Regione la popolazione target e i programmi di screening differiscono rispetto alle altre, non rendendo possibile il confronto con il resto del Paese.

 

La copertura

Nel periodo di rilevazione 2010-11, sulla base dei dati raccolti dal sistema di sorveglianza Passi, il 37,6% delle persone intervistate nella fascia 50-69 anni di età ha riferito di aver eseguito uno degli esami (ricerca del sangue occulto fecale, negli ultimi due anni, oppure colonscopia/rettosigmoidoscopia, negli ultimi cinque anni) per la diagnosi precoce dei tumori colon-rettali a scopo preventivo, in accordo con le raccomandazioni.

 

Ricerca del sangue occulto nelle feci

 

Ricerca del sangue occulto nelle feci, eseguita negli ultimi due anni – Persone 50-69enni

Prevalenze per macroarea geografica di residenza - Passi 2010-2011

 

 

N.B. Le Asl piemontesi sono escluse dalle stime relative al Pool e al Nord a causa della non confrontabilità dei programmi di screening adottati.

 

Nelle Asl che hanno partecipato al Passi nel periodo 2010-11, il 31% degli intervistati nella fascia di età 50-69 anni riferisce di aver effettuato una ricerca del Sof a scopo preventivo nei due anni precedenti l’intervista. Questa percentuale è più alta al Nord (52%) che si discosta significativamente dal Centro (32%), e più fortemente dal Sud (10%).

 

Facendo riferimento al dato di Pool del 2011, la stima della copertura non cambia rispetto alla media di biennio: ancora il 31% degli intervistati nella fascia di età 50-69 anni riferisce di aver effettuato una ricerca del Sof a scopo preventivo nei due anni precedenti l’intervista.

 

Confronti regionali

 

Ricerca del sangue occulto nelle feci, eseguita negli ultimi due anni - Persone 50-69enni

Prevalenze per Regione di residenza – Passi 2010-11*

Pool Asl: 30,9% (30,3-31,5%)

 

 

* In Lombardia, Sardegna, Basilicata e Calabria non tutte le Asl hanno partecipato alla rilevazione.

 

N.B. Le Asl piemontesi sono escluse dalle stime relative al Pool e al Nord a causa della non confrontabilità dei programmi di screening adottati.

 

Scarica la tabella (xls 24,5 kb) con i dati regionali del 2010-11 relativi alla copertura dello screening colo rettale.

 

Relativamente ai dati di biennio 2010-2011, significative risultano le differenze territoriali nella copertura dello screening colorettale, con un chiaro gradiente Nord-Sud a netto sfavore delle regioni meridionali. La Regione Emilia-Romagna presenta la percentuale significativamente più alta di persone 50-69enni che effettuano il Sof a scopo preventivo e nei tempi raccomandati (pari al 64%), mentre in Sicilia si registra la prevalenza significativamente più bassa (pari al 6% della popolazione target).

 

Confronti temporali

Considerando le Asl che hanno partecipato alla rilevazione continuativamente nel periodo 2010-2011 (pool omogeneo), ad esclusione di quelle del Piemonte, si può osservare come la prevalenza delle persone 50-69enni che a scopo preventivo effettuano un test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, nei tempi raccomandati, sia rimasta stabile nei due anni.

 

 

2010

2011

Ricerca del sangue occulto nelle feci eseguita negli ultimi due anni - intervistati 50-69enni

(% con IC95%)

31,3

(30,3-32,3)

32,1

(31,1-33,0)

 

Trend temporale: ricerca del sangue occulto nelle feci, eseguita negli ultimi due anni

 

 

N.B. Le Asl piemontesi sono escluse dalle stime relative al Pool e al Nord a causa della non confrontabilità dei programmi di screening adottati.

 

Osservando le prevalenze mensili nel periodo 2008-11, nel Pool di Asl omogeneo, si osserva come in coincidenza delle modifiche al questionario, nel 2010, ci sia un discordanza nelle stime. Pur non potendo, a rigore, valutare continuativamente il trend temporale sull’intero quadriennio è possibile valutare separatamente le tendenze registrate nei due bienni:

  • nel biennio 2008-09 si osserva un aumento significativo dell’estensione dello screening nelle regioni del Nord
  • nel biennio successivo, 2010-11, questo aumento diviene significativo anche a livello di Pool di Asl.

Sostanzialmente stabile e a livelli significativamente inferiori rispetto al resto del Paese resta, nelle regioni meridionali, la prevalenza di persone di 50-69 anni che effettua a scopo preventivo la ricerca del sangue occulto.

 

Fattori predittivi individuali di adesione al test di screening (Sof)

L’effettuazione del test del sangue occulto nelle feci, eseguito a scopo preventivo e secondo quanto raccomandato dalle linee guida, è più alta nelle persone 60-69enni (34%), in quelle senza difficoltà economiche riferite (40%) e con cittadinanza italiana (31%). L’analisi multivariata conferma queste associazioni.

 

Ricerca del sangue occulto nelle feci, eseguita negli ultimi due anni – Persone 50-69enni

Prevalenze per caratteristiche socio-demografiche – Passi 2010-11 (n=24.385)

Pool Asl: 30,9% (30,3-31,5%)

 

 

N.B. Le Asl piemontesi sono escluse dalle stime relative al Pool e al Nord a causa della non confrontabilità dei programmi di screening adottati.

 

La promozione e l’efficacia della ricerca del sangue occulto fecale

Nel 2010-2011, una persona di 50-69 anni su due dichiara di essere stata raggiunta da almeno un intervento di promozione dello screening sul sangue occulto. L’efficacia della promozione dello screening cresce all’aumentare del numero di input ricevuti (lettera della Asl, consiglio, campagna informativa) e le persone raggiunte da diversi interventi di promozione più frequentemente di altre si sottopongono a screening nei tempi raccomandati: il 74% delle persone 50-69enni che ha ricevuto la lettera di invito associata al consiglio di un operatore sanitario si è sottoposta allo screening con Sof, contro il 3% di quelle non raggiunte da alcun intervento. La combinazione di interventi più efficace sembra l’invito con lettera dalla Asl in associazione al consiglio del medico/operatore sanitario.

 

Efficacia degli interventi di promozione per l’esecuzione della ricerca del sangue occulto secondo le linee guida – Persone 50-69enni

Prevalenze per tipo di interventi di promozione – Passi 2010-11

 

N.B. Le Asl piemontesi sono escluse dalle stime relative al Pool e al Nord a causa della non confrontabilità dei programmi di screening adottati.

 

Nel biennio 2010-11, l’85% degli intervistati nella fascia di età 50-69 anni che ha eseguito un test per la ricerca del sangue occulto nei due anni precedenti l’intervista, ha riferito di non aver sostenuto alcun costo per l’effettuazione dell’esame, il 3% ha pagato solamente il ticket, mentre il 12% ha sostenuto l’intero costo dell’esame.

 

Pertanto l’adesione allo screening avviene nella quasi totalità dei casi nell’ambito di programmi organizzati e scarsamente su iniziativa personale.

 

Costi sostenuti per il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci - Persone 50-69enni

Distribuzione percentuale – Passi 2010-11 (n=9.523)

 

N.B. Le Asl piemontesi sono escluse dalle stime relative al Pool e al Nord a causa della non confrontabilità dei programmi di screening adottati.

 

Le motivazioni per la mancata esecuzione della ricerca del sangue occulto nelle feci

Nel periodo di rilevazione 2010-2011, nel Pool nazionale di Asl partecipanti, il 63% delle persone 50-69enni non ha praticato una prevenzione ottimale per quanto riguarda il cancro della colonretto o perché non ha mai eseguito il test preventivo (62%) o perché l’ha eseguito più di due anni prima (7%). Le principali motivazioni addotte da chi non ha mai effettuato un esame del sangue occulto nelle feci sono il pensare di non averne bisogno (40%) e il fatto di non aver ricevuto consigli in merito (28%). Questi motivi possono riflettere la mancanza di conoscenze sulla diagnosi precoce, la sottovalutazione del rischio di cancro colorettale e infine un’insufficiente opera di orientamento da parte degli operatori sanitari.

 

Motivazione della mancata esecuzione della ricerca del sangue occulto - Persone 50-69enni*

Distribuzione percentuale - Passi 2010-11 (n=16.989)

 

 

* Esclusi i non so/non ricordo.

 

N.B. Le Asl piemontesi sono escluse dalle stime relative al Pool e al Nord a causa della non confrontabilità dei programmi di screening adottati.

 

Effettuazione della colonscopia/rettosigmoidoscopia

La colonscopia/rettosigmoidoscopia è un esame secondario alla ricerca di sangue occulto nelle feci, ovvero un esame che completa la procedura diagnostica iniziata con la ricerca del sangue occulto, pertanto non costituisce di per sé un indicatore di adesione al programma di screening. Per questa ragione nei paragrafi seguenti vengono descritte solo alcune caratteristiche della diffusione di questo esame nella popolazione target.

 

Colonscopia/rettosigmoidoscopia, eseguita negli ultimi cinque anni – Persone 50-69enni

Prevalenze per macroarea geografica di residenza - Passi 2010-11

 

 

N.B. Le Asl piemontesi sono escluse dalle stime relative al Pool e al Nord a causa della non confrontabilità dei programmi di screening adottati.

 

Nelle Asl che hanno partecipato al Passi nel periodo 2010-11, il 12% degli intervistati nella fascia di età 50-69 anni riferisce di aver effettuato una colonscopia o rettosigmoidoscopia, nei cinque anni precedenti l’intervista, a scopo preventivo. Questa percentuale è più alta al Nord (15%) e al Centro (14%), mentre è significativamente più bassa al Sud (9%).

 

Facendo riferimento al solo dato 2011 e a tutte le Asl partecipanti, il 13% degli intervistati nella fascia di età 50-69 anni riferisce di aver effettuato una colonscopia o rettosigmoidoscopia a scopo preventivo, nei tempi raccomandati.

 

Fattori predittivi individuali di adesione al test di screening (colonscopia/rettosigmoidoscopia)

 

Colonscopia/rettosigmoidoscopia, eseguita negli ultimi cinque anni - Persone 50-69enni

Prevalenze per caratteristiche socio-demografiche – Passi 2010-11 (n=24.427)

Pool Asl: 12,4% (11,9-12,9%)

 

 

N.B. Le Asl Piemontesi sono escluse dalle stime relative al Pool e Nord causa la non confrontabilità dei programmi di screening adottati.

 

L’effettuazione della colonscopia, a scopo preventivo e secondo quanto raccomandato dalle linee guida, è più frequente nei 60-69enni, negli uomini, nelle persone con un più alto livello di istruzione, in quelli senza difficoltà economiche, tra i cittadini italiani. L’analisi multivariata conferma tutte le associazioni, ma per difficoltà economiche e istruzione restano significative solo le categorie estreme.

 

Nel 2010-11, quasi la metà delle persone (46%) che hanno eseguito una colonscopia/rettosigmoidoscopia, nei cinque anni precedenti l’intervista, ha riferito di non aver sostenuto alcun costo per l’effettuazione dell’esame, il 45% dichiara di aver pagato il ticket, mentre il 3% ha sostenuto l’intero costo dell’esame.

 

Costi della colonscopia/rettosigmoidoscopia - Persone 50-69enni

Distribuzione percentuale – Passi 2010-11 (n=3.507)

 

 

N.B. Le Asl piemontesi sono escluse dalle stime relative al Pool e al Nord a causa della non confrontabilità dei programmi di screening adottati.

 

Conclusioni

In pochi anni l'offerta dello screening del cancro del colon-retto è stata estesa fino al punto che più di un italiano su tre nella fascia target (50-69 anni) ha eseguito un esame per la diagnosi precoce nei tempi raccomandati. L’offerta non è però ancora presente su tutto il territorio nazionale né tantomeno omogenea. È quindi necessario estendere l’offerta dello screening e incrementare la copertura nella popolazione, in particolar modo nelle Regioni meridionali dove meno di una persona su 6 fa prevenzione del tumore del colon-retto. I dati di letteratura forniscono l’evidenza che offerte attive di prestazioni sanitarie migliorano l’accesso delle persone con svantaggi socioeconomici ai servizi di prevenzione. La lettera di invito, in associazione al consiglio dell’operatore sanitario, si conferma lo strumento più efficace per favorire l’adesione della popolazione target.

 

Risorse utili

  • Banca Dati www.tumori.net realizzata dalla S.C. Epidemiologia analitica e impatto sanitario dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, in collaborazione con il reparto di Epidemiologia dei tumori del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell'Istituto superiore di sanità (Iss)

  • Rapporto Airtum 2011 “La sopravvivenza dei pazienti oncologici in Italia” (pdf 1,7 Mb) E&P Anno 35 (5-6), settembre-dicembre
  • Rapporto Istisan, 2012, 12/15 “La mortalità in Italia nell’anno 2009
  • Osservatorio nazionale screening. IX rapporto 2011 (pdf 1,4 Mb). Epidemiol Prev 2011; 35 (5-6), settembre-dicembre
  • Osservatorio nazionale screening. Rapporto breve 2011 (pdf 1,3 Mb).