Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

Rapporto nazionale Passi 2011: sicurezza sul lavoro

 

A colpo d’occhio

  • Il sistema di sorveglianza Passi ha colto l’esigenza informativa espressa da alcune Regioni, prevedendo un modulo opzionale sulla Sicurezza sul lavoro (pdf 176 kb). Al modulo opzionale hanno aderito 17 Regioni/Provincie Autonome: nel 2010 Valle d’Aosta, Lombardia, P.A. di Trento, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Campania e Puglia, a cui si sono aggiunte, nel 2011, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna.
  • Il 14% dei lavoratori intervistati considera assente la possibilità di subire un infortunio, il 59% bassa, il 23% alta e il 4% molto alta.
  • La percezione del rischio di infortunio in ambito lavorativo è maggiore tra le Regioni del Sud (31%) rispetto a quelle del Nord (25%) e del Centro (26%).
  • Il 24% dei lavoratori intervistati considera assente la possibilità di contrarre una malattia legata al lavoro, il 56% bassa, il 18% alta e il 2% molto alta.
  • Oltre la metà (56%) dei lavoratori intervistati ha dichiarato di aver ricevuto informazioni negli ultimi 12 mesi sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro o delle malattie professionali (53% sugli infortuni e 40% sulle malattie professionali). Il 44% non ha ricevuto invece alcuna informazione.
  • Tra i lavoratori le cui mansioni richiedono l’uso di dispositivi di protezione individuale, il 71% li usa sempre quando necessario, il 15% quasi sempre e l’8% a volte.
  • La percentuale dichiarata dell’utilizzo costante dei dispositivi di protezione mostra un gradiente territoriale significativo sul piano statistico (74% Nord, 70% Centro e 66% Sud).

 

13 dicembre 2012 - La promozione della cultura della sicurezza in ambito lavorativo e la corretta percezione dei rischi sono fattori importanti nel processo di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, riconosciuti dagli ultimi Piani Sanitari Nazionali e dal Dpcm 17/12/2007, che recepisce il Patto Stato-Regioni per la tutela della salute e la prevenzione nei luoghi di lavoro.

Alcuni Piani regionali per la prevenzione, come quello della Regione Emilia-Romagna, hanno individuato alcuni settori, di seguito denominati “di interesse”, a cui dedicare maggiore impegno in termini di azioni di prevenzione e vigilanza, in quanto a più alto rischio di infortuni e/o malattie professionali: l’edilizia, la metalmeccanica, la lavorazione del legno, l’agricoltura, la sanità e i trasporti.

Il sistema di sorveglianza Passi ha colto l’esigenza informativa espressa da alcune Regioni, prevedendo un modulo opzionale sulla Sicurezza sul lavoro (pdf 176 kb), che si pone l’obiettivo di indagare con particolare riferimento ai settori a maggior rischio i seguenti aspetti:

  • percezione del rischio di infortunio o malattia in ambito lavorativo
  • prevalenza di interventi di informazione e formazione sui rischi lavorativi
  • diffusione dell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

Al modulo opzionale hanno aderito 17 Regioni/Provincie Autonome: nel 2010 Valle d’Aosta, Lombardia, P.A. di Trento, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Campania e Puglia, a cui si sono aggiunte, nel 2011, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna.

Il modulo è stato somministrato agli intervistati che hanno riferito di lavorare (64% del campione), di questi il 90% ha dichiarato di aver un lavoro continuativo e il 10% non continuativo.

Le analisi sono state fatte su 35.880 interviste (14.866 del 2010 e 21.014 del 2011).

 

In queste pagine del sito viene offerta una sintesi dei risultati ottenuti dalla sorveglianza. Leggi il capitolo completo sulla Sicurezza sul lavoro (pdf 176 kb).

 

Percezione del rischio di subire un infortunio sul lavoro

 

Percezione del rischio di subire un infortunio sul lavoro*

Prevalenze per gruppo di settore - Passi 2010-2011 (n=35.593)

 

 

* esclusi i "non so" (pari all’1% sia in tutti i settori sia nei settori di interesse).

 

Il 14% dei lavoratori intervistati considera assente la possibilità di subire un infortunio, il 59% bassa, il 23% alta e il 4% molto alta.

La percezione del rischio di subire un infortunio è più alta nei lavoratori occupati nei settori di interesse.

In particolare la percezione del rischio di subire un infortunio è più alta tra i lavoratori occupati nell’edilizia (57%), nei trasporti (48%) e nell’agricoltura (43%).

La percezione del rischio di subire un infortunio è più alta negli addetti alle seguenti mansioni: conducenti (74%), Forze dell’ordine e militari (65%), infermieri/tecnici sanitari (49%) e operatori socio-sanitari (45%).

 

Percezione del rischio di subire un infortunio sul lavoro alta/molto alta

Prevalenze per Regione di residenza - Passi 2010-2011

 

 

La percezione del rischio di infortunio in ambito lavorativo è maggiore tra le Regioni del Sud (31%) rispetto a quelle del Nord (25%) e del Centro (26%), differenza significativa sul piano statistico. Queste differenze territoriali si mantengono anche restringendo l’analisi ai soli settori di interesse.

 

La percezione del rischio di subire un infortunio è più alta tra i lavoratori:

  • 18-49enni
  • uomini
  • con una bassa istruzione
  • con molte difficoltà economiche
  • stranieri
  • occupati nei settori di interesse
  • con mansioni manuali
  • che hanno ricevuto informazioni sui rischi lavorativi
  • che hanno riferito un infortunio negli ultimi 12 mesi.

Analizzando le variabili considerate in un modello di regressione logistica, queste associazioni si confermano significative, esclusa quella con la cittadinanza.

Se si limita l’analisi ai lavoratori con una mansione manuale si confermano le associazioni con sesso, difficoltà economiche, settore, aver ricevuto informazioni e aver avuto un infortunio.

 

Percezione del rischio di contrarre una malattia legata al lavoro

 

Percezione del rischio di contrarre una malattia legata al lavoro*

Prevalenze per gruppo di settore - Passi 2010-2011 (n=35.367)

 

 

* esclusi i "non so" (pari all’1% in tutti i settori e al 2% nei settori di interesse).

 

Il 24% dei lavoratori intervistati considera assente la possibilità di contrarre una malattia legata al lavoro, il 56% bassa, il 18% alta e il 2% molto alta.

La percezione del rischio di contrarre una malattia legata al lavoro è più alta nei lavoratori occupati nei settori di interesse.

In particolare la percezione di contrarre una malattia legata al lavoro è più alta tra i lavoratori occupati nella sanità (42%) e nell’edilizia (30%).

La percezione del rischio di contrarre una malattia legata al lavoro è più alta tra le figure sanitarie (infermiere/tecnico sanitario 56% e medico 52%) o socio-sanitarie (50%).

 

Percezione del rischio di contrarre una malattia legata al lavoro alta/molto alta

Prevalenze per Regione di residenza - Passi 2010-2011

 

 

Questa percezione è maggiore tra le Regioni del Sud (22%) rispetto a quelle del Nord (19%) e del Centro (20%), differenza significativa sul piano statistico. Le differenze territoriali evidenziate si mantengono anche restringendo l’analisi ai soli settori di interesse.

La percezione del rischio di contrarre una malattia legata al lavoro è più alta tra i lavoratori:

  • 35-69enni
  • uomini
  • con una bassa istruzione
  • con molte difficoltà economiche
  • che lavorano nei settori di interesse
  • che svolgono una mansione manuale
  • che hanno ricevuto informazioni sui rischi lavorativi e la loro prevenzione
  • che hanno riferito una malattia legata al lavoro negli ultimi 12 mesi.

Analizzando le variabili considerate in un modello di regressione logistica, queste associazioni si confermano significative.

Se si limita l’analisi ai lavoratori con una mansione manuale, si confermano le associazioni con età più avanzata, difficoltà economiche, settore lavorativo, aver ricevuto informazione e aver riferito una malattia legata al lavoro.

 

Informazioni su come prevenire gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali

 

Aver ricevuto informazioni su come prevenire gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali*

Prevalenze per gruppo di settore - Passi 2010-2011(n=35.173)

 

 

* esclusi i "non so" (pari al 2% in tutti i settori e all’1% nei settori di interesse).

 

Oltre la metà (56%) dei lavoratori intervistati ha dichiarato di aver ricevuto informazioni negli ultimi 12 mesi sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro o delle malattie professionali (53% sugli infortuni e 40% sulle malattie professionali). Il 44% non ha ricevuto invece alcuna informazione. La percentuale di chi riferisce di aver ricevuto informazioni è più alta tra gli addetti occupati nei settori di interesse.

A dichiarare di aver ricevuto informazioni sono soprattutto i lavoratori occupati in metalmeccanica (75%), edilizia (71%) e lavorazione del legno e della carta (69%).

In particolare la percentuale di chi ha ricevuto informazioni è maggiore tra infermieri/tecnici sanitari (66%), dirigenti, Forze dell’ordine e i militari e operai (65/%), e conducenti (62%).

 

Aver ricevuto informazioni su come prevenire gli infortuni sul lavoro e/o le malattie professionali

Prevalenze per Regione di residenza - Passi 2010-2011

 

 

La percentuale di informazioni ricevute appare più alta nelle Regioni del Nord (58%) e del Centro (57%) rispetto a quelle del Sud (52%), differenza significativa sul piano statistico.

Le differenze territoriali si mantengono anche restringendo l’analisi ai soli settori di interesse (69% al Nord, 67% al Centro e 62% al Sud).

La percentuale di informazioni ricevute sulla prevenzione degli infortuni o delle malattie professionali è più alta tra i lavoratori:

  • 35-49enni
  • uomini
  • con un’istruzione medio-alta
  • senza molte difficoltà economiche
  • con cittadinanza italiana
  • occupati nei settori di interesse
  • con mansioni manuali.

Analizzando le variabili considerate in un modello di regressione logistica, queste associazioni si confermano significative.

 

Come e da chi sono state date le informazioni

Prevalenze per gruppo di settore - Passi 2010-2011

 

 

Le informazioni sono state fornite soprattutto mediante corsi di formazione e materiali informativi o opuscoli specifici.

 

Uso dei dispositivi di protezione individuale (Dpi)

 

Uso dei dispositivi di protezione individuale*

Prevalenze per gruppo di settore - Passi 2010-2011(n=21.529)

 

 

* esclusi gli intervistati che hanno riferito che il proprio lavoro non ne richiede l’uso e i "non so" (pari al 2% in tutti i settori e all’1% nei settori di interesse).

 

Tra i lavoratori le cui mansioni richiedono l’uso di dispositivi di protezione individuale, il 71% li usa sempre quando necessario, il 15% quasi sempre e l’8% a volte.

Il 6% ha dichiarato di non usarli mai: il 3% perché non gli sono stati forniti e l’altro 3% per altri motivi.

Nei settori di interesse la distribuzione della frequenza dell’uso dei dispositivi di protezione individuale non si differenzia rispetto a tutti i settori.

I dispositivi di protezione individuale sono usati in percentuali più alte tra i lavoratori nella metalmeccanica e nella sanità (78%).

 

I dispositivi di protezione individuale sono usati in percentuale più alta tra Forze dell’ordine e militari (80%), infermieri/tecnici sanitari e operatori socio-sanitari (79%).

 

Uso dei dispositivi di protezione individuale

Prevalenze per Regione di residenza - Passi 2010-2011

 

 

La percentuale dichiarata dell’utilizzo costante dei dispositivi di protezione mostra un gradiente territoriale significativo sul piano statistico (74% Nord, 70% Centro e 66% Sud).

Le differenze territoriali evidenziate si mantengono anche restringendo l’analisi ai soli settori di interesse (69% Nord, 67% Centro e 62% Sud).

 

L’uso costante dei dispositivi di protezione individuale è più alto nei lavoratori:

  • uomini
  • con un’istruzione medio-alta
  • senza difficoltà economiche
  • con cittadinanza italiana
  • occupati nei settori di interesse.

L’uso costante dei dispositivi è fortemente influenzato dall’aver ricevuto informazioni. Non appare, invece, essere associato alla percezione del rischio di subire un infortunio o di contrarre una malattia professionale e neppure all’aver avuto un infortunio o una malattia legata al lavoro.

 

Analizzando le variabili indicate nella nota** attraverso un’analisi multivariata (modello logistico), l’uso dei dispositivi è maggiore tra i 35-49enni, tra i lavoratori con cittadinanza italiana, tra quelli senza difficoltà economiche e tra chi ha ricevuto informazioni.

 

Nota**: Variabili inserite nel modello di regressione logistica: classe d’età, sesso, livello d’istruzione, difficoltà economiche riferite, cittadinanza, aver avuto informazioni su come prevenire gli infortuni o le malattie professionali, aver avuto un infortunio sul lavoro o una malattia professionale negli ultimi 12 mesi.