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Inquinamento chimico delle acque: la Direttiva UE 2026/805 e i metodi ecotossicologici innovativi basati sugli effetti



L’inquinamento chimico delle acque superficiali e sotterranee continua a rappresentare una minaccia per l’ecosistema acquatico. Per questo motivo, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea (UE) hanno adottato una nuova Direttiva (2026/805, del 30 marzo 2026) che amplia, tra l’altro, l’elenco di sostanze prioritarie (sostanze chimiche che possono dare un rischio per salute umana e per l’ambiente) includendo contaminanti emergenti quali i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), diversi farmaci, pesticidi e biocidi che hanno un impatto rilevante sulla biodiversità e sulla salute umana. La nuova Direttiva apporta modifiche a:

  • la direttiva 2000/60/CE, che istituiva un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque
  • la direttiva 2006/118/CE, sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento
  • la direttiva 2008/105/CE, relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque.

È noto che l’utilizzo delle analisi chimiche non è sufficiente a rilevare gli effetti di tutti i potenziali contaminanti presenti in un determinato corpo idrico e sono quindi necessari nuovi metodi ecotossicologici (Effect-Based Methods, EBMs) in vitro e in vivo che possano rilevare gli effetti sinergici di miscele di sostanze chimiche.

 

In questo contesto da diversi anni l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) coordina insieme al Joint Research Center (JRC) della Commissione Europea, nell’ambito della strategia di implementazione comune della Direttiva Quadro Acque, un gruppo di lavoro europeo che ha elaborato due report tecnici riguardanti l’utilizzo di EBMs per valutare lo stato di qualità chimico delle acque superficiali. Questi metodi ecotossicologici possono rilevare effetti collegati alla salute umana quali quelli genotossici, neurotossici, embriotossici e di interferenza endocrina. Tale attività è svolta in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) che coordina l’attuazione e l’implementazione delle citate Direttive.

 

Sulla base di questa attività, con la Direttiva 2026/805 sono stati inseriti i metodi “basati sugli effetti” con specifici obblighi giuridici di applicazione per gli Stati Membri dell’UE. In particolare, per un periodo di due anni gli Stati Membri dovranno monitorare la presenza di sostanze ad azione estrogenica nei corpi idrici, usando metodi di monitoraggio basati sugli effetti, in un certo numero di siti selezionati in cui i tre ormoni estrogeni [17-beta estradiolo (E2), estrone (E1) e 17-alfa-etinilestradiolo (EE2)] della Direttiva sono monitorati al fine di ottenere risultati comparabili.

 

Entro il 1 dicembre 2027, la Commissione europea (CE) adotterà inoltre un atto di esecuzione che stabilisce le specifiche tecniche per il monitoraggio delle sostanze ad azione estrogenica utilizzando metodi di monitoraggio basati sugli effetti. La CE pubblicherà una relazione in cui verranno confrontati i risultati ottenuti con i metodi di analisi convenzionali e quelli ottenuti con i metodi basati sugli effetti valutando la possibilità di usare una soglia di allerta (trigger value) basata sugli effetti per gli estrogeni con la finalità di screening a sostegno della valutazione dello stato chimico. Un altro aspetto rilevante è che nell’ambito dei futuri riesami, non appena i metodi basati sugli effetti saranno pronti per essere utilizzati anche per altre sostanze prioritarie (ad esempio quelle ad azione genotossica o neurotossica), la Commissione valuterà la possibilità di imporre agli Stati membri di utilizzare questi metodi, ove necessario, almeno inizialmente in parallelo ai metodi di analisi convenzionali e valuterà la possibilità di fissare le soglie di allerta corrispondenti.

 

In conclusione la pubblicazione della nuova Direttiva, con l’inserimento per la prima volta dei metodi di monitoraggio delle acque superficiali basati sugli effetti, tenendo conto quindi anche del rischio derivante dalle miscele potrà garantire una più efficiente e migliore protezione della salute umana e dell’ambiente. Questi metodi infatti potranno avere anche una importante funzione di screening e di sistema di allerta necessari per adottare le misure più adatte al fine di ridurre gli effetti dell’inquinamento chimico nei corpi idrici europei.

 

 

Data di pubblicazione della pagina: 3 settembre 2026

Testo scritto da: Mario Carere, Ines Lacchetti, Melissa. Barra, Walter. Cristiano, Kevin di Domenico, ValentinaPantano, Aurora Mancini - Dipartimento Ambiente e Salute, Unità Ecosistemi e Salute, ISS