ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Archivio per anni

 

In memoria di Eva Buiatti: i pensieri di amici e colleghi

Avrei dovuto dare un messaggio di saluto alla cerimonia funebre, ma non sempre si è disposti a parlare in pubblico. Lo faccio ora per via elettronica, certamente più inpersonale, ma credo ugualmente sentita. La nostra famiglia è stata a lungo in contatto con te, prima con il matrimonio con mio fratello e i figli in comune. Poi, dopo un intervallo di tempo, per motivi professionali all'Agenzia regionale della salute. Non aggiungerò molto a quanto ti hanno scritto e ricordato. Posso confermare le tue doti di donna sensibile, intelligente e disponibile. È stato un grande rammarico averti perduta prematuramente. Insieme alla mia famiglia, ti ricordiamo e ti ricordereremo sempre con grande affetto.

 

Alberto Dolara

 


 

Anche per me Eva rappresenta un tassello importante della mia vita professionale, della mia vita.

È stata con noi in Emilia-Romagna alcuni anni nei quali ha affrontato tutto il tema della sorveglianza nei programmi di screening, delle priorità in campo oncologico, le problematiche legate alla fine vita e alle cure palliative.

Ma non voglio e non riesco a parlare di tutti i lavori svolti insieme. Voglio solo ricordare Eva come una delle migliori persone e professionisti con cui ho avuto il piacere di lavorare, che mi ha insegnato tanto con passione, umiltà, serietà e rigore. Non solo, ha sempre saputo insegnare, parlare e spiegare a tutti con semplicità, non tralasciando mai di affrontare i problemi e di segnalarci, con tanto garbo e con il sorriso, gli errori.

Già il suo ritorno professionale a Firenze mi era dispiaciuto perché sentivo il bisogno di crescere con lei e di far crescere un gruppo più forte in Emilia-Romagna; ora che anche lei ci ha lasciato si acuisce il vuoto ma anche la coscienza di quanto ci ha dato, e di quanto faremo tesoro dei suoi insegnamenti.

Grazie di tutto, con tanto affetto. 

 

Alba Carola Finarelli

Servizio Sanità Pubblica - Assessorato politiche per la salute - Regione Emilia-Romagna

 


 

Leggo su Epicentro, per puro caso, che Eva ci ha lasciati. Anche se questo è nella natura delle cose, non riesco a rendermene conto. In effetti, sono molto disorientato, come a volte mi è già successo in occasione di eventi estremi, belli e brutti che fossero. Ma anche se il mio stato d’animo è questo, voglio scrivere qualcosa in ricordo di Eva.

In genere, quando qualcuno se ne va, tutti si trovano a parlarne bene; alcune volte si raggiunge quasi il ridicolo, rendendo un pessimo servizio a chi non c’è più che, probabilmente, si sentirà tradito da questi ‘falsi’ ricordi esposti in sua memoria che travolgono lo stato reale delle cose. È un bias quasi inevitabile, che ci prende la mano: ma il mondo va così, e lo sappiamo tutti.

Però, nel caso di Eva (per quanto cerchi di sforzarmi al fine di tirar fuori ricordi ‘fedeli’, non edulcorati) non trovo nulla che possa far sì che nel parlare di lei pregi e difetti risultino equilibrati. Nei fatti, non ho mai conosciuto una persona così gentile come Eva; umana in ogni momento; preparata e attiva nel suo lavoro come pochi; e, soprattutto (cerchiamo davvero di farne tesoro) modesta. C’era sempre un sorriso sul volto di Eva, anche quando stava affrontando serissimi problemi di salute; né ho avuto mai occasione di vederla nervosa, anche quando forse la situazione lo avrebbe richiesto.

Con Eva se ne va un pezzo importante dell’epidemiologia italiana, un ricercatore cui dobbiamo tutti molto, non solo per quello che ha fatto, ma anche per come lo ha fatto. Eh, sì, perché insieme alle sue inconsuete capacità e all’eccezionale preparazione (e, se mi si permette, alla grinta con cui affrontava i problemi), Eva aveva di suo un grande stile, uno stile fatto di cortesia e gentilezza. E questo fa la differenza.

Anche se ci vedevamo raramente, c’era tra noi simpatia e stima. Mi mancherà, come mancherà a tanti. Ma se la persona viene a mancare, restano comunque le sue opere: e una persona come lei di cose ne lascia tante, ancora attuali e utili per stimolare soprattutto i giovani, verso i quali la sua simpatia era massima.

Ciao, Eva.

Il tuo amico

Franco

 

Franco Taggi

Istituto superiore di sanità

 


 

Anche se negli ultimi anni ci eravamo perse di vista, mi ricordo sempre Eva come una collega di grande umanità, dedizione professionale e serietà scientifica. L'ho conosciuta nel lontano 1975, quando è venuta a Perugia a trovarmi per un progetto di salute materno-infantile. Poi ci siamo viste a Firenze in varie occasioni, e me la ricordo sempre disponibile e dolce. La notizia della sua scomparsa mi ha molto intristito.

 

Irene Figà-Talamanca

Dip. di biologia animale e dell'uomo Università di Roma "La Sapienza"

 


 

Ho incontrato Eva molti anni fa a Lione, credo fosse il 1980. Lorenzo Tomatis aveva messo in cantiere una delle sue monografie sui rischi cancerogeni (Wood, Leather and Some Associated Industries) e mi aveva invitato, tramite Franco Carnevale, a predisporre una relazione sui rischi correlati alla concia delle pelli. Il rapporto doveva essere dibattuto con i rappresentanti dell’industria conciaria internazionale e io ero notevolmente preoccupato dato il livello del mio inglese e quello dei miei antagonisti che si presentavano particolarmente ostili alle nostre valutazione di rischio. Fortunatamente Eva era la coordinatrice del mio gruppo di lavoro ed è stato tramite la sua conduzione che il venticinquesimo volume della serie arancio è venuto alla luce mantenendo l’impostazione originale della monografia contro i tentativi di demolizione dei rappresentanti inglesi dell’industri conciaria; pensavamo di essere riusciti a fare una piccola cosa importante per la salute dei lavoratori.

Da allora ci siamo frequentati sempre di più e abbiamo allargato il campo di intervento e di amicizie comuni sempre sperando (anche se con decrescente fiducia) che fosse possibile fare qualche piccola cosa positiva e togliere qualche pesante cosa negativa.

Non so proprio se ci siamo riusciti; ci abbiamo provato.

 

Massimo Valsecchi 

 


 

Quando nei primi anni ’80 partivamo con i primi colleghi epidemiologi da Napoli in cerca di insegnamenti e di sostegno, oltre all’Istituto superiore di sanità, la prima meta fu il Cspo, dove abbiamo conosciuto questa signora che ci affascinò per la sua competenza e gentilezza, per il suo rigore e per la sua passione. Erano gli anni in cui i migranti di cui si studiava la salute erano le generazioni di meridionali trasferitesi al nord. Eva era coinvolta in questi studi e in altri in cui la ricerca della verità sempre si collegava all’impegno civile. Nel tempo la sua bellezza e il suo impegno sono rimasti ai miei occhi immutati e mi resta nel cuore il sorriso con cui ha sempre accolto le mie domande, prezioso perché sapevo che non avrebbe avuto incertezze nell’indicarmi gli errori.

 

Marco Petrella

Dipartimento di prevenzione, Servizio epidemiologia, Perugia

 


 

Dopo Piero, anche Eva lascia un vuoto incolmabile nell’epidemiologia italiana.

L’avevo conosciuta a un corso comune di specializzazione in medicina del lavoro a Verona negli anni ’70 e poi di nuovo, nello stesso decennio, a una bellissima iniziativa a Savignano sul Rubicone dedicata ai Servizi di medicina del lavoro dei Consorzi socio-sanitari della Romagna.

Poi molti altri incontri professionali e per ultimo un impegno comune nel campo della Ebp insieme ad Alberto Baldasseroni.

Di lei resta il grande piglio metodologico, il rigore scientifico ma soprattutto l’umanità e la disponibilità raffinata ma appassionata per le grandi cause civili, dalla parte dei più deboli. Ciao Eva! Sono certo che stai continuando le tue ricerche nel nuovo mondo ove ti trovi.

 

Aligi Gardini

 


 

È con profondo dolore che ho appreso la notizia. Mi sento onorato di averla conosciuta personalmente e, anche se in modo marginale, aver collaborato ad alcuni suoi lavori. Non posso fare a meno di sottolineare che Eva è stata, è, e sarà sempre un esempio luminoso, un modello a cui far riferimento per chi lavora in sanità pubblica.

Cara Eva senza di te ci sentiamo un po’ orfani, ma grazie per ciò che hai fatto nella tua vita perché hai sempre lavorato tenendo come fine imprescindibile il bene comune, grazie perché la via che hai tracciato è la strada che tutti vorremmo percorrere.

 

Grazie Antonio Mastromattei

A.O. Medicina primaria e continuità assistenziale - Laziosanità Asp

 


 

Ricordo con commozione Eva, grande donna e grande scienziata, sempre disponibile ad aiutare quanti si rivolgevano a lei per un parere o per un consiglio e sempre impegnata sulle frontiere della ricerca e dell’epidemiologia, come su quelle dell’impegno sociale.

 

Aldo Fedi