Informazioni generali
La malattia da virus Ebola (EBOD) è una malattia grave e spesso fatale che raramente colpisce l’uomo.
È causata da virus appartenenti al genere Orthoebolavirus della famiglia dei Filoviridae. Ai filovirus appartiene un altro genere di virus patogeni per l’uomo: il genere Orthomarburgvirus.
Sono state identificate sei diverse specie di virus Ebola, tre delle quali associate a grandi epidemie in Africa:
- Ebola virus (EBOV) che causa la malattia da virus Ebola (EVD)
- Sudan virus (SUDV) che causa la malattia da virus Sudan (SVD)
- Bundibugyo virus (BDBV) che causa la malattia da virus Bundibugyo (BVD).
Trasmissione
L’uomo contrae l’infezione da virus Ebola attraverso il contatto con animali selvatici infetti sia vivi che morti (pipistrelli della frutta scimpanzé, gorilla, scimmie, antilopi della foresta o istrici ed altri mammiferi). Si ritiene che i pipistrelli della frutta della famiglia Pteropodidae siano gli ospiti naturali degli Orthoebolavirus.
La trasmissione interumana dell’infezione può avvenire sia attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei (es. saliva, urina, vomito) di individui infetti anche dopo il decesso, sia per contatto indiretto con superfici e materiali contaminati da tali fluidi.
Nella diffusione dell’epidemia il contagio avviene principalmente da uomo a uomo. L’infezione si trasmette tramite contatto stretto (droplet) e non per via aerea; per tale motivo, la trasmissione avviene soprattutto tra gli operatori sanitari quando le misure di controllo dell’infezione non vengono applicate rigorosamente, e tra familiari e conviventi che accudiscono i malati.
Dal momento che anche i pazienti deceduti sono in grado di trasmettere l’infezione, le cerimonie di sepoltura e il diretto contatto con il cadavere dei defunti potrebbero aver avuto un ruolo non trascurabile nella diffusione delle epidemie che si sono verificate nel corso degli anni in Africa.
Gli studi effettuati sino ad oggi indicano che le persone infette non sono in grado di trasmettere la malattia prima della comparsa dei sintomi, ed i pazienti affetti dalla malattia rimangono contagiosi finché il virus è presente nel sangue e nelle secrezioni biologiche, anche dopo il decesso.
È, inoltre, possibile contrarre l’infezione anche attraverso rapporti sessuali non protetti con individui guariti dalla malattia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda ai soggetti di sesso maschile, convalescenti da EBOD, di mantenere più elevati livelli di igiene e avere rapporti sessuali protetti (attraverso l’utilizzo di preservativi) nei 12 mesi successivi alla guarigione clinica della malattia o finché il liquido seminale non risulti per due volte di seguito negativo ai test specifici per virus Ebola.
Sintomi della malattia e decorso clinico
Il periodo di incubazione varia da 2 a 21 giorni ed è generalmente seguito da una malattia ad esordio acuto, improvviso, caratterizzato da sintomi aspecifici simili ad altre malattie infettive come febbre, astenia, malessere generale, dolori muscolari, cefalea e mal di gola.
Con il progredire della malattia possono manifestarsi nausea, vomito, diarrea (spesso con presenza di muco e sangue), dolore addominale, eruzioni cutanee (esantema maculo papuloso).
La malattia può evolvere con la comparsa di segni e sintomi ascrivibili a danni in diversi organi e apparati che possono portare anche alla morte. In particolare, possono essere presenti sintomi di alterazioni nella funzionalità epatica e renale, sintomi neurologici (confusione, irritabilità e aggressività), e segni di alterazione della permeabilità vascolare (iperemia congiuntivale/faringea).
Questi sintomi devono essere considerati un campanello di allarme per gli operatori sanitari per il rapido riconoscimento e controllo dell’infezione. I soggetti affetti da EBOD sono contagiosi fino a quando il virus è presente nel sangue e nelle secrezioni biologiche. Nei pazienti sopravvissuti la persistenza del virus Ebola nel liquido seminale è stata documentata fino a 15 mesi dopo la guarigione clinica.
Nonostante la convinzione diffusa che il sanguinamento sia un sintomo comune, questo si verifica meno frequentemente e può comparire nelle fasi più avanzate della malattia. Alcuni pazienti possono sviluppare emorragie interne ed esterne, incluse ematemesi, melena, petecchie, epistassi, ematuria, emorragie sottocongiuntivali e gengivali e meno-metrorragie. Possono inoltre verificarsi sanguinamenti nelle sedi di iniezione.
Alcuni pazienti presentano emorragie estese e coagulazione intravasale disseminata (CID). Nella fase terminale della EBOD il quadro clinico è caratterizzato da shock ipovolemico e sindrome da insufficienza multi-organo.
La letalità, a seconda delle epidemie e delle specie di virus coinvolte, varia dal 25% al 90%. I livelli delle attività assistenziali possono modificare sostanzialmente i tassi di letalità
Diagnosi
A causa della aspecificità dei sintomi iniziali, la diagnosi clinica è difficile nei primi giorni della malattia. Può essere facilitata dal contesto in cui si verifica il caso (area geografica di insorgenza o di contagio) e dal carattere epidemico della malattia. Comunque, anche in caso di semplice sospetto, è opportuno l’isolamento del paziente e la notifica alle autorità sanitarie.
La conferma diagnostica di un’infezione da Orthoebolavirus viene effettuata mediante i seguenti metodi diagnostici:
- test molecolare per la ricerca dell’RNA virale
- test sierologici per la ricerca degli anticorpi specifici
- test immunoenzimatici per la rilevazione dell'antigene
- isolamento del virus tramite coltura cellulare.
Per escludere altre patologie infettive è indispensabile eseguire contestualmente una diagnosi differenziale innanzitutto nei confronti della malaria, di altre febbri emorragiche virali, come la febbre di Lassa e la febbre di Marburg, e di altre patologie infettive tra cui, febbre tifoide, shigellosi e la meningite.
La manipolazione di campioni raccolti da pazienti infetti presenta un rischio biologico estremamente elevato; tutti i test di laboratorio su campioni non inattivati devono essere eseguiti in condizioni di elevato contenimento biologico. Anche il trasporto dei campioni, sia sul territorio nazionale che internazionale deve essere adeguato al rischio biologico, è necessario seguire le linee guida specifiche ed utilizzare la modalità del triplo imballaggio durante il trasporto. Per maggiori informazioni è possibile consultare le Linee guida dell’OMS sui test diagnostici per le malattie di Ebola e Marburg.
Trattamento
Non esistono trattamenti specifici per le malattie causate da tutte le specie di virus Ebola. L’unico trattamento specifico è disponibile solo per la malattia causata dal virus Ebola (EBOV) e prevede il trattamento con anticorpi monoclonali. Non esistono trattamenti specifici per la EBOD causata da virus Sudan (SUDV) e Bundibugyo (BDBV).
L’OMS ha sviluppato linee guida e programmi di formazione su come fornire la migliore assistenza possibile al paziente e aumentare la probabilità di sopravvivenza, indipendentemente dall’utilizzo o meno di trattamenti specifici. Questo approccio, chiamato “assistenza di supporto ottimizzata”, comprende gli esami diagnostici da eseguire, la gestione del dolore, della nutrizione e delle co-infezioni (come la malaria), oltre ad altri interventi volti a favorire il miglior percorso di guarigione per il paziente. Spesso i pazienti sono disidratati e hanno bisogno di liquidi per via endovenosa o di reidratazione orale con soluzioni contenenti elettroliti.
Come specificato, per la malattia da Ebola virus (EBOV) è fortemente raccomandato il trattamento con mAb114 (Ansuvimab™) oppure REGN-EB3 (Inmazeb™), entrambi anticorpi monoclonali.
Per altre specie di virus Ebola, (SDV e BDV), non esistono ancora terapie approvate ma sono in fase di sviluppo trattamenti sperimentali. A tale scopo l’OMS ha reso disponibile delle linee guida per il protocollo di studio, lo sviluppo e la valutazione di candidati vaccinali o terapeutici per le infezioni da filovirus (CORE)
Vaccini
Ad oggi sono stati approvati due vaccini specifici per la malattia causata dal virus Ebola (EBOV): Ervebo (Merck & Co.) e Zabdeno e Mvabea (Janssen Pharmaceutica). L’utilizzo del vaccino Ervebo, autorizzato sia dall'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) che dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense nel 2019, è raccomandato in caso di focolai epidemici causati da EBOV; Ervebo è attualmente l'unico vaccino disponibile nelle scorte mondiali.
Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare le Raccomandazioni del SAGE, il gruppo consultivo strategico di esperti sulle vaccinazioni, pubblicato a luglio 2024.
Diversi vaccini sperimentali contro le altre specie di virus Ebola (virus Sudan e virus Bundibugyo), si trovano in differenti in fasi di sviluppo e sperimentazione.
Prevenzione
Il coinvolgimento e la consapevolezza di tutta la popolazione sui fattori di rischio e le misure di protezione che possono essere adottate è fondamentale per controllare adeguatamente un focolaio epidemico.
Il controllo dell’epidemia si basa sull’impiego di una serie di interventi, come l’assistenza clinica dei pazienti, le attività del laboratorio, la prevenzione e il controllo della trasmissione dell’infezione negli ospedali, le sepolture sicure e dignitose, l’utilizzo di vaccini se disponibili, ed infine la sorveglianza e il tracciamento dei contatti che prevede il monitoraggio attivo del loro stato di salute per 21 giorni.
Le raccomandazioni generali per ridurre il rischio di trasmissione nella popolazione sono:
- evitare il contatto con sangue, fluidi corporei (urine, feci, saliva, sudore, vomito) e con oggetti (vestiti, biancheria da letto, aghi e attrezzature mediche) di persone affette dalla malattia
- evitare pratiche funebri o di sepoltura che comportano il contatto con il corpo dei pazienti deceduti per malattia da virus Ebola
- evitare, nei Paesi affetti da focolai epidemici, il contatto con animali selvatici (tra cui pipistrelli, scimmie, antilopi delle foreste, roditori) vivi o morti e il consumo di carne cruda.
- evitare rapporti sessuali non protetti con una persona guarita da malattia da virus Ebola, fino a quando i test diagnostici non mostrano in almeno due campioni che il virus non è più presente nel liquido seminale
In generale, i pazienti sospetti o con infezione confermata da Orthoebolavirus dovrebbero essere isolati in centri di trattamento dedicati per ricevere cure precoci ed evitare la trasmissione in ambito domestico raccomandando il mantenimento di una igiene adeguata e un ambiente pulito.
Gli operatori sanitari che assistono pazienti con infezione da virus Ebola, sospetta o confermata, devono sempre adottare misure di controllo delle infezioni per prevenire il contatto con il sangue e i fluidi corporei dei pazienti, nonché con superfici o materiali contaminati come indumenti e biancheria da letto.
E’ possibile consultare le Linee guida dell’OMS per la prevenzione e il controllo delle infezioni da virus Ebola e Marburg.
Anche il personale di laboratorio è a rischio. I campioni prelevati da esseri umani e animali per la diagnosi di infezione da Orthoebolavirus devono essere manipolati da personale qualificato e analizzati in laboratori adeguatamente attrezzati.
Sorveglianza epidemiologica
Nel sistema di sorveglianza delle malattie infettive, la malattia di Ebola (EBOD) è soggetta a notifica obbligatoria nell’ambito delle patologie di classe I: ossia, le malattie per le quali si richiede segnalazione immediata perché soggette al Regolamento sanitario internazionale – IHR (pdf 1,1 kb) o perché rivestono particolare interesse.
Il 16 maggio 2026, il Direttore generale dell’OMS ha dichiarato che l’epidemia di malattia da virus Ebola causata dal ceppo Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda costituisce un’emergenza di sanità pubblica di
rilevanza internazionale (Public Health Emergency of International Concern - PHEIC). A seguito di ciò il Ministero della Salute italiano ha emanato la Circolare del 18 maggio 2026 “Epidemia di Malattia da Virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda” riguardante le misure di sorveglianza sanitaria da adottare da parte del personale sanitario impiegato in attività di cooperazione e supporto sanitario o logistico in organizzazioni governative, non governative e cooperanti nelle zone del Paese interessate dal focolaio.
Il rischio per la popolazione generale in Italia resta basso, poiché la trasmissione richiede un contatto diretto con sangue o fluidi corporei di persone infette o con il loro decedute, e non avviene per via aerea. Tuttavia, il 29 maggio 2026 il Ministero della Salute ha emanato un'ordinanza che introduce l'obbligo di autosegnalazione per chiunque provenga, direttamente o indirettamente, dalla Repubblica Democratica del Congo o dall'Uganda, oppure sia stato in tali aree nei 21 giorni precedenti l'ingresso in Italia: tali soggetti devono compilare e inviare, entro 24 ore dall'arrivo, una dichiarazione al Dipartimento di Prevenzione della ASL di residenza o domicilio.
- le pagine dedicate a EBOD dell’OMS (in particolare le fact sheets) e dell’ECDC
- la news del focolaio epidemico sul sito dell’OMS
- le pagine dedicate a EBOD sul sito del Ministero della Salute
- la Circolare 18 maggio 2026 del Ministero della Salute.
