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a cura dell'Istituto superiore di sanità

Fumo

Rapporto Oms sul fumo 2009

Il fumo è la principale causa prevenibile di morte e uccide ogni anno più di 5 milioni di persone. La maggior parte dei decessi causati dal fumo avviene nei Paesi a basso e medio reddito e, senza gli opportuni interventi, nei prossimi decenni la differenza di impatto del fumo tra le regioni più ricche e quelle più povere aumenterà. Se gli attuali trend non saranno invertiti entro il 2030 il fumo ucciderà più di 8 milioni di persone all’anno e l’80% delle morti premature causate dal tabacco avverrà nei Paesi in via di sviluppo. Alla fine del secolo il fumo potrebbe uccidere circa un miliardo di persone. Sono questi i dati che emergono dal rapporto Oms “Who report on the global tobacco epidemic, 2009. Implementing smoke-free environments” sull’epidemia globale di fumo del 2009 (pdf 16 Mb).

 

Le leggi antifumo

Grazie all’introduzione di leggi antifumo, nel 2008 circa 154 milioni di persone (5,4% della popolazione mondiale) non sono stati esposti al fumo di sigaretta nei luoghi di lavoro, nei ristoranti, nei bar e in altri ambienti pubblici. Con l’adozione di nuove norme in Colombia, Gibuti, Guatemala, Mauritius, Panama, Turchia e Zambia, il numero di Paesi che ha introdotto il divieto del fumo nei luoghi pubblici è passato da dieci nel 2007 a diciassette nel 2008. Si tratta senza dubbio di un miglioramento, ma il 94% della popolazione mondiale rimane non protetta da leggi contro il fumo.

 

Il fumo passivo

Tema centrale del Rapporto Oms 2009 è la protezione dall’esposizione al fumo del tabacco, esposta nell’articolo 8 della Convezione quadro Oms sul controllo del fumo del 2005, ratificata da 170 Paesi. Il fumo passivo è causa di circa 600 mila morti premature all’anno, di molte malattie croniche e di una perdita economica di dieci miliardi di dollari all’anno. Non esiste un livello sicuro di esposizione al fumo passivo e, per questo, è necessario che i governi facciano di più per proteggere i cittadini dei loro Paesi.

 

Le azioni

Il rapporto 2009 fornisce anche una descrizione degli sforzi necessari per la lotta al fumo attraverso un pacchetto di controllo chiamato Mpower. Si tratta di un insieme di linee guida che l’Oms ha introdotto nel 2008 per aiutare i Paesi a implementare le misure per la riduzione del fumo richieste dalla Convenzione del 2005:

  • monitorare il consumo di tabacco e le politiche per prevenirlo
  • proteggere le persone dal fumo
  • offrire aiuto per consentire ai cittadini di smettere
  • mettere in guardia a proposito dei pericoli del fumo
  • rafforzare i divieti sulle inserzioni, le pubblicità e la promozione del fumo e aumentare le tasse sulle sigarette.

La percentuale di popolazione tutelata da una qualunque di queste misure è inferiore al 10%.

 

La situazione in Italia

Il rapporto illustra, Paese per Paese, i dati sul consumo e sulla promozione del fumo, sullo stato delle norme introdotte per contrastarlo e sul supporto ai trattamenti contro la dipendenza, fornendo così agli stakeholder le informazioni necessarie per la lotta al fumo.

 

In Italia, la prevalenza di italiani che fuma tutti i giorni si aggira intorno al 28,6% tra gli uomini e al 16,3% tra le donne. È vietato fumare in tutti i luoghi pubblici, come le strutture sanitarie, le scuole e le università, gli uffici, le strutture governative, i ristoranti, i bar e i trasporti pubblici. La legge italiana è tra le più attente alle norme antifumo, ma potrebbe ulteriormente essere migliorata attraverso: l’istituzione di fondi destinati al rafforzamento della lotta al fumo, il potenziamento dei trattamenti offerti per chi vuole smettere di fumare, l’introduzione di immagini sui pacchetti di sigarette che rendano consapevole il fumatore dei rischi cui va incontro, il divieto della sponsorizzazione del fumo sui giornali internazionali, l’aumento delle tasse sul tabacco, la creazione di un’agenzia nazionale o di un’unità tecnica per il controllo del fumo.

 

Risorse utili

 

Data di creazione della pagina: 24 dicembre 2009

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