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IVG in Italia: i dati 2022

La Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sull’attuazione della legge 194/78, contenente i dati relativi alle Interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) effettuate nel 2022, conferma che il ricorso all’aborto volontario in Italia rimane tra i più bassi a livello internazionale. Sebbene rispetto al 2021 si registri un aumento del numero assoluto di IVG, del tasso e del rapporto di abortività, tale incremento non modifica il consolidato trend di lungo periodo di riduzione del fenomeno. Da segnalare il ricorso all’aborto farmacologico che, per la prima volta nel nostro Paese, rappresenta oltre la metà delle IVG effettuate.

 

Nel 2022 sono state notificate 65.661 IVG, con un incremento del 3,2% rispetto alle 63.653 registrate nel 2021. Il tasso di abortività, l’indicatore più accurato per valutare il ricorso all’IVG, è passato da 5,3 a 5,6 IVG ogni 1.000 donne di età compresa tra 15 e 49 anni e il rapporto di abortività è aumentato da 159,0 a 166,6 IVG ogni 1.000 nati vivi.

 

Il confronto con il 2019, ultimo anno precedente alla pandemia, conferma tuttavia lo storico trend decrescente del ricorso all’IVG. Tra il 2019 e il 2022 si osserva infatti una diminuzione di 7.546 casi (-10,3%). Anche il tasso e il rapporto di abortività risultano inferiori rispetto al periodo pre-pandemico (5,6 vs 5,8 per 1.000 donne e 166,6 vs 174,5 per 1.000 nati vivi, rispettivamente). Nel complesso, questi dati suggeriscono che l’aumento osservato nel 2022 rappresenti verosimilmente un recupero rispetto alla riduzione eccezionale registrata durante la pandemia di SARS-CoV-2, piuttosto che un’inversione della tendenza di lungo periodo. Nonostante tale incremento, il tasso di abortività del 2022 presenta una riduzione del 66,9% rispetto al 1983, anno in cui si è registrato il valore massimo (16,9 IVG ogni 1.000 donne in età feconda).

 

Il ricorso all’aborto farmacologico

La principale novità evidenziata dalla Relazione riguarda la diffusione dell’aborto farmacologico mediante mifepristone, da solo o in associazione con le prostaglandine. La quota di IVG farmacologiche è passata dal 47,2% nel 2021 al 50,9% nel 2022, superando per la prima volta il 50% del totale. Questo incremento riflette la progressiva applicazione della Circolare del Ministero della Salute dell’agosto del 2020 che, in linea con le raccomandazioni internazionali, ha esteso l’utilizzo della procedura fino a 90 giorni di gestazione e ne ha previsto la sua offerta anche in regime di day hospital e nei servizi ambulatoriali e consultoriali.

La maggiore diffusione della IVG farmacologica si accompagna a un aumento delle procedure effettuate senza anestesia (43%) e senza ricovero ordinario (90,2%). Parallelamente è aumentata la quota di IVG effettuate entro 8 settimane di gestazione, passata dal 41,8% nel 2012 al 62,3% nel 2022. L’esecuzione della procedura in epoche gestazionali più precoci è associata a una minore incidenza di complicanze rispetto alle procedure effettuate più tardivamente.

 

Analisi del percorso IVG

L’analisi dei dati evidenzia anche il miglioramento di alcuni indicatori organizzativi del percorso IVG. I consultori familiari si confermano il principale punto di accesso per il rilascio della certificazione necessaria all’intervento, con il 43,9% dei casi. Continuano inoltre a ridursi i tempi di attesa tra rilascio del documento/certificato e l’IVG: nel 77,7% dei casi l’IVG viene effettuata entro 14 giorni, pur permanendo forti differenze tra e all’interno delle Regioni. Prosegue anche la diminuzione della quota di IVG ripetute che nel 2022 si attesta al 23,3%, uno dei valori più bassi a livello internazionale.

 

La Relazione conferma l’importanza del monitoraggio dell’organizzazione dei servizi attraverso un insieme di indicatori che consentono di valutarne accessibilità, appropriatezza ed equità territoriale. Nel 2022 erano disponibili, a livello nazionale, 2,9 punti IVG ogni 100.000 donne in età fertile e il carico medio di lavoro dei ginecologi non obiettori era pari a 0,9 IVG settimanali, un valore in costante diminuzione negli ultimi anni, dovuta soprattutto alla progressiva riduzione del numero di IVG a fronte di una sostanziale stabilità della proporzione di ginecologi obiettori. La Sorveglianza monitora inoltre il numero di punti IVG per 100.000 donne in età 15-49 anni, la quota di donne che effettua la procedura nella propria provincia di residenza, il numero massimo di IVG settimanali per ginecologo non obiettore e per struttura nonché la diffusione dell’IVG farmacologica. L’analisi congiunta di questi indicatori consente di individuare e monitorare nel tempo eventuali criticità organizzative che possono favorire la mobilità sanitaria. Nel 2022, in cinque Regioni (Marche, Campania, Basilicata, Abruzzo e Molise) la quota di donne che ha dovuto spostarsi all’interno della propria Regione o verso un’altra Regione per effettuare l’IVG è risultata compresa tra il 30% e il 45%, evidenziando persistenti disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi.

 

 

Data di creazione della pagina: 30 luglio 2026

Testo scritto da: Paola D’Aloja e Serena Donati, Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute, ISS