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IVG in Italia: i dati 2023

I dati della Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sull'attuazione della legge 194/78 relativi al 2023 confermano che il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia si mantiene tra i più bassi a livello internazionale, con una sostanziale stabilità del ricorso all'IVG eunl consolidamento dell'evoluzione delle modalità assistenziali. Rispetto al 2022, il numero assoluto delle IVG e il tasso di abortività risultano sostanzialmente stabili, confermando che il lieve incremento osservato nel 2022 non si è consolidato in un ulteriore aumento.

 

Nel 2023 sono state notificate 65.746 IVG, 85 in più rispetto alle 65.661 del 2022 (+0,1%). Il tasso di abortività, l'indicatore più accurato per valutare il ricorso all'IVG, è rimasto invariato a 5,6 IVG ogni 1.000 donne di età compresa tra 15 e 49 anni, mentre il rapporto di abortività è aumentato da 166,6 a 172,6 IVG ogni 1.000 nati vivi, riflettendo il calo della natalità. Rispetto al 1983, quando il tasso di abortività aveva raggiunto il valore più elevato (16,9 IVG ogni 1.000 donne di 15-49 anni), nel 2023 il ricorso all'IVG si è ridotto di circa due terzi, con un tasso pari a 5,6 per 1.000 donne.

 

Continua l'evoluzione dell'assistenza

Nel 2023 prosegue il miglioramento dell'assistenza, con un incremento ulteriore del ricorso alle procedure farmacologiche e una riduzione delle tecniche chirurgiche più invasive. L'aborto farmacologico mediante mifepristone da solo e in associazione con le prostaglandine continua a crescere, passando dal 50,9% delle IVG entro i 90 giorni di gestazione nel 2022 al 58,5% nel 2023. Parallelamente, il raschiamento scende dal 7,2% al 6,3% degli interventi, mentre l'isterosuzione rimane la tecnica chirurgica più utilizzata (33,6%).

 

Prosegue anche la tendenza verso un accesso più precoce ai servizi. Nel 65,4% dei casi l’IVG è stata effettuata entro le 8 settimane di gestazione, rispetto al 62,2% osservato nel 2022. Si riducono inoltre i tempi di attesa tra il rilascio della certificazione e l’intervento: l’80,4% delle IVG è stato eseguito entro 14 giorni (77,7% nel 2022), mentre la quota di interventi effettuati dopo oltre 21 giorni è diminuita dall’8,4% al 7,0%.

 

Nel 2023 si conferma il ruolo centrale dei consultori familiari, che hanno rilasciato il 45,6% delle certificazioni necessarie per l'accesso all'IVG, seguiti dai servizi ostetrico-ginecologici ospedalieri (33,0%) e dal proprio medico di fiducia (19,1%). Nel 2023, l’88,4% delle IVG è stato eseguito negli Istituti di cura pubblici, il 3,0% nelle cliniche convenzionate autorizzate, il 7,9% negli ambulatori pubblici e lo 0,7% nei consultori familiari. Toscana, Emilia-Romagna e Lazio sono le uniche Regioni ad aver attivato l'offerta dell'IVG farmacologica in regime ambulatoriale, come previsto dalla circolare del Ministero della Salute del 2020.

 

Offerta del servizio e monitoraggio

La Relazione conferma il monitoraggio dell'offerta dei servizi previsto dalla legge 194/78. Nel 2023, si contano 349 punti IVG, pari a 3,0 servizi ogni 100.000 donne in età 15-49 anni. La quota di ginecologi obiettori di coscienza risulta pari al 57,1% (60,5% nel 2022), con notevoli differenze tra Regioni. Parallelamente, continua a diminuire il carico di lavoro medio dei ginecologi non obiettori, passato da 0,9 IVG settimanali per professionista nel 2022 a 0,8 nel 2023. Il monitoraggio di questi indicatori facilita l’individuazione delle disomogeneità organizzative e orienta interventi finalizzati a garantire un accesso equo ai servizi sul territorio.

 

 

Data di creazione della pagina: 30 luglio 2026

Testo scritto da: Paola D’Aloja e Serena Donati, Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute, ISS