ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Informazioni generali

Aedes albopictus, conosciuta anche come zanzara tigre, è oggi considerata uno dei principali insetti invasivi. Negli ultimi decenni questa specie si è diffusa a livello globale con il trasporto accidentale delle sue uova, attraverso il commercio di prodotti, quali pneumatici usati e piante ornamentali, con radici all’interno di substrati inumiditi (ad esempio i tronchetti della fortuna).

L’aspetto di questa zanzara è caratteristico: il corpo è nero a bande trasversali bianche, sia sull’addome che sulle zampe, mentre sul dorso è presente una tipica striscia bianca. Questa colorazione potrebbe però essere confusa dai non esperti con quella di altre due specie di zanzare esotiche invasive che sono state accidentalmente importate nel nord est dell’Italia a partire dal 2011, Aedes koreicus e Aedes japonicus, nelle quali però la colorazione del dorso è leggermente differente.

 

Presente in Italia ormai da 30 anni, la diffusione della zanzara tigre è da ricondursi alla spiccata plasticità ecologica di questa specie, che consiste nella capacità di deporre uova resistenti all’essiccamento e al freddo, nel poter compiere il ciclo di sviluppo larvale in piccoli contenitori con poca acqua stagnante e nella sua attitudine a pungere un’ampia varietà di ospiti, fra i quali l’essere umano.

 

Di seguito vengono affrontati questi aspetti nel dettaglio.

 

Distribuzione geografica

Aedes albopictus è stata segnalata in:

  • Europa: Albania, Austria (finora non stabilizzata), Belgio (finora non accertato), Bosnia & Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca (finora non stabilizzata), Francia (inclusa la Corsica), Georgia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia (incluse Sardegna, Sicilia, Lampedusa, e altre isole minori), Inghilterra (finora solo segnalata), Malta, Monaco, Montenegro, Olanda (finora non stabilizzata), Romania, Russia, San Marino, Serbia (finora non stabilizzata), Slovacchia (finora non stabilizzata), Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia e Città del Vaticano
  • Medio Oriente: Israele, Libano, Arabia Saudita (da confermare), Siria, Yemen (da confermare)
  • Asia e Australia: Australia (stabilizzata solo nello Stretto di Torres, che separa l’Australia da Papua Nuova Guinea), Giappone, Nuova Zelanda (non stabilizzata), numerose isole dell’Oceano Pacifico e dell’Oceano Indiano, Asia meridionale
  • America Settentrionale e Centrale & Caraibi: Barbados (non stabilizzata), Belize, Isole Cayman, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Trinidad (non stabilizzata), USA
  • Sud America: Argentina, Bolivia (non confermato), Brasile, Colombia, Paraguay, Uruguay, Venezuela
  • Africa: Algeria, Cameroon, Repubblica Centro Africana, Guinea Equatoriale, Gabon, Madagascar, Nigeria, Repubblica del Congo, Sud Africa (non stabilizzata)

L’attuale presenza di Ae. albopictus in Europa è mostrata nella mappa seguente (aggiornata a maggio 2020).

Ciclo biologico

L’intero ciclo di sviluppo di questa specie può durare da tre a otto settimane, a seconda della temperatura. Le uova possono schiudere dopo 1-2 giorni, ma anche dopo molte settimane, essendo in grado di resistere alla siccità e al freddo. In ambienti urbani le femmine depongono le uova su substrati umidi, poco al di sopra della superficie dell’acqua, come le pareti di tombini e di piccoli contenitori di varia natura, se contenenti acqua. Durante la stagione favorevole, i tempi di sviluppo degli stadi acquatici (larva di I, II, III stadio e pupa) possono essere molto rapidi e questa fase può completarsi in pochi giorni. Subito dopo lo sfarfallamento, nei pressi del focolaio di sviluppo, si formano sciami di zanzare, all’interno dei quali avvengono gli accoppiamenti. I maschi e le femmine normalmente si nutrono di succhi zuccherini prodotti dalle piante, ma come avviene per altri insetti ematofaghi, pochi giorni dopo lo sfarfallamento e la fecondazione, la femmina ha necessità di effettuare un “pasto di sangue”, cioè di pungere un ospite vertebrato, per poter maturare le proprie uova. Gli adulti sopravvivono in media per 3-4 settimane; le femmine quindi possono pungere più volte nell’arco della loro vita.

 

Attività stagionale

Le popolazioni di Ae. albopictus di origine tropicale e subtropicale sono attive durante tutto il corso dell’anno, senza una fase di diapausa (una sorta di quiescenza che permette agli insetti di superare stagioni sfavorevoli), tipica invece delle popolazioni distribuite nei climi temperati.

 

La presenza stagionale della zanzara tigre in una determinata area geografica dipende da vari fattori, quali la temperatura, il numero di ore di luce (o fotoperiodo), la disponibilità di acqua, la presenza di vegetazione e di microambiente.

 

Una temperatura elevata accelera lo sviluppo vitale in tutti gli invertebrati, per cui nei mesi più caldi, quando le temperature medie sono intorno ai 25°C, la zanzara può completare il suo ciclo di sviluppo in poco più di una settimana. In questo periodo dell’anno le popolazioni di zanzara tigre raggiungono le densità più alte. Uno studio condotto in alcune Regioni dell’Italia settentrionale ha mostrato un aumento delle femmine adulte nel periodo compreso tra maggio e settembre, con un picco alla fine di luglio; nelle Regioni centrali di solito i picchi di abbondanza si rilevano in giugno-luglio e in settembre-ottobre. Recentemente è stato dimostrato che nel nostro Paese la specie si sta acclimatando al freddo, rimanendo attiva perfino durante i mesi invernali, in certe aree.

 

La deposizione delle uova di Ae. albopictus avviene orientativamente da aprile a ottobre, talvolta fino a dicembre nelle Regioni più calde. Un significativo aumento delle uova deposte si può riscontrare in presenza di condizioni climatiche temperate e piovose.

 

Alle nostre latitudini, tra fine estate e inizio autunno, la diminuzione del numero di ore di luce induce la produzione di una certa quantità di uova resistenti, che poi si schiuderanno in primavera, in presenza di condizioni ambientali idonee (precipitazioni, temperatura e ore di luce adeguate). In Europa è stato dimostrato che queste uova diapausanti possono sopravvivere fino a temperature di -10°C.

 

Habitat

La zanzara tigre si riproduce in piccole raccolte d’acqua, sia naturali che artificiali. Queste ultime sono rappresentate da semplici contenitori, come secchi, annaffiatoi, sottovasi, lattine, caditoie dei tombini per le raccolte delle acque reflue e così via. Gli habitat naturali consistono in buchi nei tronchi degli alberi e cavità delle piante o in pozze rocciose, in cui può raccogliersi l’acqua. Gli pneumatici usati lasciati all’aperto sono comunque gli oggetti che si sono rivelati più adatti alla deposizione delle uova e al loro trasporto accidentale tra continenti. Anche in Europa, come altrove, questa specie preferisce gli habitat urbani e suburbani.

 

Comportamento

Aedes albopictus può volare attivamente per circa 200 metri, tuttavia la specie può essere introdotta in nuove aree attraverso il trasporto passivo e accidentale delle sue uova, ad es. negli pneumatici, o di adulti all’interno di mezzi di trasporto. Le femmine di questa specie sono aggressive e pungono generalmente nelle ore diurne, preferibilmente all’aperto; tuttavia è stato segnalato che questa zanzara punge anche all’interno delle abitazioni, e talvolta anche dopo il tramonto, in presenza di luce artificiale. È una specie generalista nella scelta dell’ospite, cioè può effettuare il pasto di sangue sia sugli esseri umani che sugli animali, mostrando tuttavia una netta preferenza per i primi. Va però considerato che i pasti di sangue umano sono più frequenti in ambiente urbano, rispetto alle aree rurali e naturali, suggerendo che la disponibilità e la quantità degli ospiti abbia un impatto diretto sulle abitudini alimentari di questa zanzara.

 

Rischio sanitario

Sebbene in Italia, così come in tutti i Paesi in cui è presente, la zanzara tigre sia considerata una grave fonte di fastidio a causa delle punture, l’attività ematofaga della femmina, cioè la sua attitudine a pungere, può rappresentare un serio problema sanitario per l’uomo. Questa specie risulta molto abile, come vettore biologico, nel trasmettere diverse infezioni virali, tra le quali alcune molto gravi, come i virus dengue (DENV), chikungunya (CHIKV) e febbre gialla (YFV).

 

Le alte densità di questa zanzara in certi territori costituiscono ormai una reale minaccia sanitaria per la salute umana. Infatti per la prima volta in Europa, Ae. albopictus è stata responsabile di un’epidemia di chikungunya in Emilia Romagna nel 2007, durante la quale sono state contagiate circa 250 persone e di trasmissioni localizzate di DENV in Francia meridionale e in Croazia nel 2010 e successivamente nel 2014, sempre in Francia meridionale. Nel 2017 si sono poi verificati altri due focolai di CHIKV, uno in Francia meridionale, con 4 casi autoctoni, e uno molto più consistente in Italia, tra Anzio e Roma (e un altro focolaio epidemico in una piccola località ionica della Calabria, derivato da quello di Anzio), che ha determinato 298 casi autoctoni accertati. Inoltre, a fine agosto 2020, questa specie è stata implicata per la prima volta in Italia, in un focolaio epidemico di DENV in Veneto, con 11 casi autoctoni.

 

Prevenzione

Come esposto nel Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi (PNA) 2020-2025, un’azione di contrasto della diffusione della zanzara tigre, che risulti efficace e a basso impatto ambientale, deve essere di natura preventiva, volta a limitare tutte quelle situazioni e comportamenti che possano facilitare la riproduzione della specie. Innanzitutto, deve consistere nell’individuazione e rimozione dei focolai larvali, cioè delle piccole raccolte d’acqua dove possono svilupparsi le larve della zanzara tigre. In ambito privato, dove più facilmente questa specie prospera ad alte densità e dove è più difficile intervenire, risulta essenziale la collaborazione della cittadinanza, che per questo motivo deve essere coinvolta e sensibilizzata sulle corrette pratiche di igiene ambientale, attraverso un’informazione mirata.

 

Un altro aspetto fondamentale rimane la sorveglianza e il monitoraggio dell’abbondanza e della diffusione dell’insetto, che permette alle Aziende Sanitarie Locali (ASL) e ai Comuni di controllare i livelli di infestazione, attivare interventi mirati e valutarne l’efficacia. 

 

La diffusione della zanzara tigre è tipicamente urbana, proprio per la sua propensione a deporre le uova in piccole raccolte d’acqua. Per questo, è necessario monitorare tutte quelle situazioni che favoriscono il ristagno di acqua, come i sottovasi di piante e fiori, le aiuole, le vasche e le fontane ornamentali, le grondaie e qualsiasi contenitore lasciato all’aperto.

 

Oltre a un monitoraggio sistematico, effettuato per esempio con l’impiego di ovitrappole o trappole per adulti, le istituzioni locali dovrebbero provvedere a:

  • mantenere puliti e attivi i tombini
  • effettuare trattamenti larvicidi, perlomeno con cadenza quindicinale, nei tombini e in tutte le zone di scolo e ristagno poste in aree pubbliche
  • effettuare interventi mirati e locali di disinfestazione in occasione di eventi particolari o in certe aree, quali quelle ospedaliere o scolastiche, in cui l’infestazione delle zanzare risulti particolarmente intensa. Questi interventi possono essere realizzati con insetticidi di sintesi mirati per gli adulti della zanzara o attraverso prodotti di origine biologica specifici per le larve.

I cittadini possono efficacemente contribuire alla lotta cercando di:

  • evitare l’abbandono e l’accumulo all’aperto di materiali che possano raccogliere l’acqua piovana
  • eliminare l’acqua dai sottovasi, dagli annaffiatoi, dai bidoni, dai copertoni; innaffiare direttamente con le pompe gli orti e i giardini, senza mantenere riserve di acqua a cielo aperto
  • cercare di tenere adeguatamente coperti e provvisti di zanzariera eventuali recipienti per la raccolta dell’acqua, qualora indispensabili
  • introdurre pesci rossi, predatori delle larve di zanzara, nelle vasche e nelle fontane dei giardini
  • trattare ogni 7-10 giorni con prodotti larvicidi, a uso domestico, i tombini e tutti i recipienti inamovibili, posti all’esterno, dove si raccoglie acqua piovana
  • utilizzare i repellenti di sintesi efficaci contro la zanzara tigre (a base di principi attivi tra i quali deet e icaridina) in forma di crema o spray, ma con la massima cautela e comunque secondo quanto indicato in etichetta.

Data di ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2021

Revisione a cura di: Marco Di Luca, Francesco Severini, Luciano Toma - Dipartimento malattie infettive, ISS