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L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Febbre bottonosa del Mediterraneo: i dati 2001-2015 per l’Italia

Maria Fenicia Vescio¹, Diana Gomez-Barroso², Alessandra Ciervo¹, Antonino Bella¹, Luca Busani¹, Caterina Rizzo¹, Giovanni Rezza¹, Patrizio Pezzotti¹

¹Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ²Consorzio per la Ricerca biomedica in epidemiologia e sanità pubblica (Ciberesp), Centro nazionale di epidemiologia, Istituto di sanità Carlo III di Madrid, Spagna

 

4 ottobre 2018 - La febbre bottonosa del Mediterraneo (Msf, Mediterranean spotted fever) continua ad essere un rilevante problema di salute pubblica in Italia, soprattutto nelle Regioni meridionali e insulari, nonostante negli ultimi decenni la sua incidenza risulti in calo. Questi, in estrema sintesi, i risultati di uno studio retrospettivo condotto da ricercatori del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e del Consorzio per la Ricerca biomedica in epidemiologia e sanità pubblica (Ciberesp), Centro nazionale di epidemiologia, Istituto di sanità Carlo III di Madrid, che hanno indagato l’impatto della malattia sulla popolazione italiana in termini di ricoveri ospedalieri, analizzando in un ampio arco temporale, le caratteristiche dei pazienti, la loro distribuzione geografica e l’andamento stagionale.

 

La febbre bottonosa mediterranea è una malattia infettiva tramessa dal morso della zecca e causata da batteri del genere rickettsia. Il principale agente eziologico è rappresentato da Rickettsia conorii e da altre rickettsie strettamente correlate. Il vettore principale è la zecca dura Rhipicephalus sanguineus, parassita abituale del cane e di altri animali domestici e selvatici. La malattia può presentarsi con sintomi di tipo simil-influenzale ed avere vari gradi di severità con una durata compresa tra i pochi giorni e le due settimane. Durante la prima settimana può comparire un esantema maculo-papuloso a sviluppo centripeto, come manifestazione della vasculite provocata dall’infezione e talvolta può anche essere distintamente visibile un’area ulcero-necrotica (“tache noire”) in corrispondenza del morso della zecca. I sintomi sono generalmente lievi, ma possono essere gravi o addirittura letali, in soggetti con diabete, alcolismo, cirrosi epatica, deficit di glucosio-6-fosfato, trattamento antibiotico inadeguato, ritardo nel trattamento o età avanzata.

 

La sorveglianza e l’identificazione dei ricoveri ospedalieri

Anche se in Italia le rickettsiosi, inclusa la MSF, sono malattie infettive soggette a notifica obbligatoria (classe II della classificazione del Sistema informativo delle malattie infettive, Simi, fatta eccezione per il tifo esantematico, trasmessa da Rickettsia prowazekii, che appartiene alla classe I), le stime di incidenza verosimilmente risentono di una considerevole sottonotifica, riconducibile solo in parte alla mancata diagnosi dei casi clinici apparentemente con sintomi lievi e/o aspecifici.

 

Per lo studio in oggetto – i cui risultati sono stati pubblicati a settembre 2018 sulla rivista Ticks and Tick-borne Diseases – sono stati utilizzati le Schede nazionali di dimissione ospedaliera (Sdo) e i dati di sorveglianza Simi relativi al periodo 2001-2015.

 

I risultati

Nel corso dei 15 anni del periodo di osservazione sono stati notificati 5989 casi corrispondenti a un’incidenza media annuale di 0,88 casi per 100 mila abitanti (in riduzione da 1,3 casi per 100 mila abitanti del 2001 a 0,34 per 100 mila abitanti del 2015).

 

I ricoveri ospedalieri sono stati invece 12.032 (età da 1 a 87 anni, mediana 53 anni). Il tasso medio annuale di ospedalizzazione, standardizzato (Shr, Standardized Hospitalization Ratio) per età e sesso, è risultato pari a 1,36 casi per 100 mila anni persona. In poco meno di un terzo del territorio italiano (29% dei Comuni) si osservano tassi superiori a 1 e nel 14% sopra 20.

 

I ricoveri si concentrano nelle fasce di età sopra i 24 anni. Il rischio di ricovero è risultato significativamente maggiore per i maschi che per le femmine (rischio relativo 1,64). La mortalità è segnalata pari allo 0,36%. I ricoveri ospedalieri per febbre bottonosa confermano la stagionalità, il calo progressivo negli anni e la distribuzione geografica con l’interessamento delle aree della costa tirrenica meridionale e delle isole (vedi Figura 1), già osservati sui dati del sistema di notifica.

 

Figura 1. Tasso medio standardizzato di ospedalizzazione (Shr) (n. di casi ospedalizzati/100.000) per rickettsiosi non tifoidea dal 2001 al 2015 nei Comuni italiani

 

 

Conferme e novità

Il tasso di ospedalizzazione per febbre bottonosa osservato in questo studio è in linea con i risultati di uno studio del ministero della Salute, ma è di 3 volte superiore a quello riportato dal sistema di sorveglianza italiano, confermando la cospicua sottonotifica.

 

La diminuzione dell’incidenza, così come l’andamento stagionale, è in accordo con l’andamento dell’intera l’area mediterranea, ma restano da spiegare le ragioni. Sono possibili varie ipotesi: dal miglioramento dell’organizzazione sanitaria e degli interventi farmacologici, a un miglior controllo degli ospiti domestici, fino alla maggior consapevolezza e attenzione alla puntura di zecca. Questo studio fornisce per la prima volta una mappatura molto precisa della distribuzione geografica della malattia.

 

 

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