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La sorveglianza Passi
Sovrappeso e obesità

Importanza per la salute

 

Definizioni

9 ottobre 2014 - Nella sorveglianza di popolazione le caratteristiche ponderali sono definite in relazione al loro valore di indice di massa corporea (Imc oppure Body Mass Index - Bmi), calcolato dividendo il peso (in kg) per la statura (in m) al quadrato.

Il Bmi è rappresentato in 4 categorie:

  • sottopeso (Bmi < 18,5)
  • normopeso (Bmi 18,5-24,9)
  • sovrappeso (Bmi 25-29,9)
  • obeso (Bmi ≥ 30)

Nell’ambito del sistema di sorveglianza Passi le prevalenze di sovrappeso e obesità vengono calcolati in base ai dati riferiti dagli intervistati su peso ed altezza. Il carattere autoriferito dei dati implica la possibilità di una sottostima del fenomeno a causa di un possibile bias di desiderabilità sociale.

 

Effetti sulla salute dell’obesità

La situazione nutrizionale e le abitudini alimentari hanno un impatto considerevole sulla salute di una popolazione. Un’alimentazione ipercalorica e sbilanciata e il conseguente eccesso di peso favoriscono l’insorgenza di numerose patologie e aggravano le patologie preesistenti, riducendo la durata della vita e peggiorandone la qualità.

L’Oms stima[i] che a livello globale circa 3,4 milioni di adulti muoiono all’anno per cause correlate all’eccesso ponderale (sovrappeso e obesità). Si stima che il 44% dei casi di diabete, il 23% delle malattie ischemiche del cuore e tra il 7% e il 41% di alcune forme di cancro sono attribuibili all’eccesso ponderale.

Per quanto riguarda i tumori il World Cancer Research Fund International (Wcri) documenta[ii] la relazione causale tra eccesso ponderale e 7 forme di cancro: esofago, pancreas, colecisti, colon-retto, mammella (post-menopausa), endometrio e rene.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha stimato[iii] che una persona gravemente obesa perde in media 8-10 anni di vita, quanto un fumatore. Ogni 15 kg di peso in eccesso il rischio di morte prematura aumenta del 30%. Bambini con almeno un genitore obeso hanno una probabilità 3-4 volte maggiore di essere obesi: la causa è in parte genetica (rendendo gli individui ancora più vulnerabili in un contesto obesogenico) e in gran parte è dovuta al fatto che i bambini acquisiscono gli stili di vita dei genitori (dieta poco salutare e vita sedentaria).

In Italia l’eccesso ponderale è il quarto fattore più importante per la morte prematura e gli anni vissuti in disabilità[iv].

 

Cause dell’eccesso ponderale

L’eccesso ponderale di una persona può avere cause genetiche ed individuali, tuttavia, dal punto di vista della sanità pubblica, i fattori di gran lungo più importanti alla base dell’aumento della prevalenza del problema negli ultimi anni sono di natura sociale ed economica. Secondo gli esperti del centro Oms per la prevenzione dell’obesità “l’obesità risulta dalla reazione normale delle persone agli stimoli derivanti all’ambiente obesogenico nel quale si trovano a vivere”. Ambiente obesogenico che risulta dalla “fornitura progressivamente crescente di alimenti gustosi, ipercalorici e a basso costo; sistemi di distribuzione commerciale efficienti che rendono questi alimenti più accessibili e metodi di marketing convincenti e sempre più pervasivi”[v].

 

Interventi di contrasto

Per contrastare il fenomeno risulta quindi fondamentale non solo continuare a monitorare il fenomeno e condurre interventi finalizzati alla modifica dei comportamenti individuali, ma anche considerare le strategie di marketing aziendali come una parte dei determinanti sociali della salute da affrontare con interventi specifici.

Efficaci e costo-efficaci in questo ambito risultano[vi] interventi come l’introduzione di tasse su cibi e bevande insalubri, le etichette a semaforo da applicare sulle confezioni dei prodotti alimentari, la riduzione della pubblicità di cibi e bevande spazzatura rivolta ai bambini, programmi scolastici finalizzati alla riduzione del consumo di bevande zuccherate, il bando di distributori automatici di cibi e bevande spazzatura dai luoghi pubblici (a cominciare dalle strutture sanitarie).

 

Raccomandazioni per una sana alimentazione

Le regole di una sana alimentazione sono poche e semplici: non mangiare troppo, mangiare soprattutto frutta e verdura (almeno 5 porzioni al giorno), poi pasta, riso e pane (meglio se integrali) o altri cereali e tuberi (tra cui le patate) o i legumi. La carne va bene solo in quantità molto moderate (non più di 2 volte alla settimana), da evitare o ridurre al minimo è la quantità di carni conservate (salame, speck, scatolame ecc). Il pesce è consigliato 2 volte alla settimana. Formaggi ed uova sono da mangiare al posto della carne e non in aggiunta ad essa. Il consumo di dolci (molto meglio se fatti in casa) dovrebbe essere contenuto e riservato ai pranzi speciali. Condire con olio di oliva e poco sale. Da evitare completamente sono i cibi spazzatura (prodotti industriali con molte calorie e pochi nutrienti) e le bevande zuccherate.

 

Per il mantenimento del peso è raccomandato associare alla sana alimentazione una regolare attività fisica (almeno 30 minuti di attività moderata per almeno 5 giorni oppure almeno 20 minuti di attività intensa per almeno 3 giorni alla settimana – vedi scheda su attività fisica). È tuttavia importante essere consapevoli che l’eccesso ponderale è innanzitutto un problema di alimentazione. La quantità di calorie consumate grazie ai livelli di attività fisica raccomandati non sono sufficienti a controbilanciare una dieta ipercalorica (in 30 minuti di cammino si consumano circa 150 kcal; una lattina di bevanda zuccherata tipo Cocacola contiene circa 140 kcal, 100 gr di alcune barrette snack contengono fino a 500 kcal).

 

Risorse utili

Riferimenti:

[i]Who, Obesity and overweight, Fact sheet N°311, Updated August 2014 http://www.who.int/...

[ii] World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research (Wcrf/Aicr). Food, Nutrition, and Physical Activity and the Prevention of Cancer: A global Perspective. Washington DC. 2007. http://discovery.ucl.ac.uk/...

[iii] Oecd, Obesity and the Economics of Prevention, http://www.oecd.org/...

[iv] Institute of Health Metrics and Evaluation, Global burden of disease database, http://vizhub.healthdata.org/...

[v] Boyd A Swinburn et al., “The global obesity pandemic: shaped by global drivers and local environments”, The Lancet, Vol 378, Augus 27, 2011

[vi] Steven L Gortmaker et al., Changing the future of obesity: science, policy, and action, The Lancet 2011; 378: 838–47

 

Indicatori Passi: sovrappeso e obesità

 

 

Definizioni operative

  1. Persona sovrappeso: è una persona con un Indice di massa corporea (Imc)* compreso tra 25,0 e 29,9 kg/m² calcolato dai valori autoriferiti di peso e altezza.
  2. Persona obesa: è una persona con un Indice di massa corporea (Imc) maggiore o uguale a 30.0 kg/m² calcolato dai valori autoriferiti di peso e altezza.

(*) L’indice di massa corporea è uguale a [Peso, in Kg] / [Altezza, in metri]2.

 

Consulta anche le informazioni generali con le caratteristiche degli indicatori Passi, e gli approfondimenti dedicati.

 

Scheda indicatore: prevalenza di persone in sovrappeso

 

Popolazione di riferimento

Residenti in un Comune della Asl e iscritti all’anagrafe assistiti della Asl, in età 18-69 anni.

Numeratore

Persone di età 18–69 anni che hanno un Indice di massa corporea (Imc) compreso tra 25,0 e 29,9 kg/m² calcolato dai valori autoriferiti di peso e altezza.

Denominatore

Intervistati per i quali può essere calcolato l’Indice di massa corporea dai valori autoriferiti di peso e altezza (esclusi quelli mancanti); il denominatore corrisponde in pratica all’intero campione.

Misure di frequenza

Prevalenza annuale (sulla popolazione di 18-69 anni), con intervalli di confidenza al 95%.

Intervallo temporale di riferimento per la definizione di caso

L’indicatore fa riferimento alla condizione presente al momento dell’intervista.

Significato per la salute pubblica

Essere in sovrappeso o, ancor più, obesi aumenta il rischio di molteplici patologie croniche, tra cui l’infarto del miocardio, l’ictus, l’ipertensione, il diabete mellito, l’osteoartrosi, e alcune tipologie di tumori. Un’adeguata attività fisica per quantità, intensità e durata e un basso apporto calorico possono ridurre l’Imc.

Limiti dell’indicatore

I rispondenti tendono spesso a sovrastimare la propria altezza e a fornire una sottostima del loro peso, determinando un Imc personale in genere inferiore rispetto a quello reale.

Validità dell’indicatore

La prevalenza del sovrappeso, basata su dati riferiti, è sottostimata rispetto a quella calcolata su dati misurati, ma può essere considerata idonea per valutare i trend temporali e le differenze territoriali.

Nell’esaminare la prevalenza in sottogruppi della popolazione, bisogna tener conto che la sottostima è maggiore tra le donne. Le associazioni, basate sui dati riferiti, tra sovrappeso/obesità e varie patologie devono essere interpretate con cautela.

 

Scheda indicatore: prevalenza di persone obese

 

Popolazione di riferimento

Residenti in un Comune della Asl e iscritti all’anagrafe assistiti della Asl, in età 18-69 anni.

Numeratore

Persone di età 18–69 anni che hanno un Indice di massa corporea (Imc) uguale o maggiore di 30,0 kg/m² calcolato dai valori autoriferiti di peso e altezza.

Denominatore

Intervistati per i quali può essere calcolato l’Indice di massa corporea dai valori autoriferiti di peso e altezza (esclusi quelli mancanti); il denominatore corrisponde in pratica all’intero campione.

Misure di frequenza

Prevalenza annuale (sulla popolazione di 18-69 anni), con intervalli di confidenza al 95%.

Intervallo temporale di riferimento per la definizione di caso

L’indicatore fa riferimento alla condizione presente al momento dell’intervista.

Significato per la salute pubblica

Essere in sovrappeso/obesi aumenta il rischio di molteplici patologie croniche, tra cui l’infarto del miocardio, l’ictus, l’ipertensione, il diabete mellito, l’osteoartrosi, e alcune tipologie di tumori. Un’adeguata attività fisica per quantità, intensità e durata e un basso apporto calorico possono ridurre l’Imc.

Limiti dell’indicatore

I rispondenti tendono a sovrastimare la propria altezza e a fornire una sottostima del loro peso, determinando un Imc personale inferiore rispetto a quello reale.

Validità dell’indicatore

La prevalenza dell’obesità basata su dati riferiti è sottostimata rispetto a quella calcolata su dati misurati, ma può essere considerata idonea per valutare i trend temporali e le differenze territoriali.

Nell’esaminare la prevalenza in sottogruppi della popolazione, bisogna tener conto che la sottostima è maggiore tra le donne. Le associazioni, basate sui dati riferiti, tra obesità e varie patologie devono essere interpretate con cautela.

*Vedi anche: Behavioral Risk Factor Surveillance System (Brfss).

 

Approfondimenti tecnici

 

Staff redazionale Passi

 

L’obesità può essere definita come una condizione di accumulo di grasso in eccesso nel tessuto adiposo, i n quantità tale da poter danneggiare lo stato di salute. Tuttavia stimare la quantità di tessuto adiposo e determinare quanto esso influenzi lo stato di salute non è facile.

 

In genere il grasso in eccesso si riflette nell’eccesso di peso, ma non sempre un peso eccessivo è dovuto esclusivamente al grasso, ad esempio anche l’aumento di massa muscolare fa aumentare il peso. Quindi, per diagnosticare una condizione di obesità occorre valutare se l’eccedenza di peso è attribuibile al grasso e stimare la proporzione del grasso che può rappresentare un rischio per la salute.

 

In età infantile determinare il grado di adiposità è ancora più problematico e difficile che nell’adulto. La definizione dell’obesità in età evolutiva è infatti complicata e controversa: durante la crescita non solo aumenta la statura, ma anche la composizione corporea cambia in funzione soprattutto dell’età, del genere, dello stadio dello sviluppo puberale e del gruppo etnico. Con l’avanzare dell’età, la quantità di massa grassa tende ad aumentare e la sua proporzione rispetto al peso corporeo varia in maniera diversa tra i due sessi, rendendo ancora più complicata la definizione dell’eccesso di grasso.

 

Misure e valori soglia

Per definire l’obesità sono necessari: un’idonea misura del grasso e un valore soglia appropriato. Una misura ideale dell’adiposità dovrebbe: fornire una stima accurata e precisa del grasso, essere fattibile, cioè semplice e poco costosa, accettabile e ben documentata, con valori di riferimento accettati da tutti. Tuttavia non esistono metodi di misura del grasso che soddisfino tutti questi criteri.

 

In base alla definizione di obesità, una diagnosi appropriata dovrebbe essere formulata a seguito di una valutazione del grasso corporeo. Esistono diversi modi per valutare indirettamente la massa grassa e determinarne la distribuzione.

 

I metodi attualmente ritenuti più accurati sono il Dexa (dual energy x-ray absorptiometry), che quantifica il grasso totale e nelle varie regioni corporee mediante due fasci di raggi X, i metodi basati sull’idrodensitometria (pesata idrostatica), la diluizione del deuterio, l’impedenza bioelettrica (Bia), la pletismografia ad aria (Bod– Pod). Sono metodi complessi e  costosi che sono usati prevalentemente nella ricerca.

 

Per valutare l’adiposità in clinica e nella sorveglianza, si usano misure antropometriche: la plicometria, la circonferenza della vita e gli indici staturo-ponderali.

 

Nella sorveglianza epidemiologica il metodo comunemente usato si fonda sul calcolo dell’Indice di massa corporea, definito dal peso in chilogrammi diviso l’altezza (in metri) elevata al quadrato.

 

Sebbene, come nel caso di altre misure biologiche continue a cui sono associati rischi di malattie non esista un vero e proprio limite al di sotto del quale il rischio è assente, il valore soglia dell’Indice di massa corporea che definisce l’obesità, è stato posto a 30 (Kg/m2). Un valore, individuato attraverso studi di morbidità effettuati su larga scala. Analogamente sono stati individuati i valori soglia per il sovrappeso, per il sottopeso e di conseguenza per il normopeso. Per calcolare l’indice di massa corporea nella sorveglianza di popolazione, si utilizzano i dati di peso e altezza riferiti, che hanno il vantaggio della semplicità, economicità e rapidità della rilevazione, tuttavia bisogna conoscerne bene i limiti per maneggiarli bene.

 

Il valore dell’indice di massa corporea calcolato con i dati Passi

Molti studi hanno valutato la validità dell’Imc riferito, dimostrando una accuratezza accettabile (1,2) e una elevata correlazione tra peso misurato e peso riferito, così come tra altezza misurata e altezza riferita. (3,4,5)

 

In un’indagine di grandi dimensioni in cui, per ciascun partecipante sono stati rilevati: (a) peso e altezza riferiti, (b) peso e altezza misurati, (c) misure impedenziometriche dell’adiposità, è stato possibile valutare la validità dei dati riferiti nella stima dell’obesità e anche nell’associazione con la glicemia ed altri biomarker. È stato così verificato che i dati autoriferiti consentivano di ricavare valori di indici di massa corporea che fornivano una sottostima della prevalenza di obesità e una correlazione con i valori dei biomarker (glicemia, colesterolo Hdl, pressione sistolica, trigliceridi e leptine), sovrapponibile a quella calcolata con dati misurati. (6)

 

Tuttavia, la maggior parte degli studi, su campioni di popolazione, ha mostrato errori sistematici nella direzione delle dimensioni del corpo “preferite”: gli uomini tendono a riferire un’altezza maggiore di quella misurata (3), le donne un peso inferiore di quello vero (4,5).

 

le persone sovrappeso tendono a riferire un peso inferiore a quello vero più spesso delle persone che non sono in sovrappeso (3-5). Anche se questa differenza non è stata confermata in tutti i contesti culturali (8) gli anziani tendono a sovrastimare la propria altezza più dei giovani (1,3,4,7,8).

 

Per questi motivi, la prevalenza è sottostimata e le associazioni tra obesità e morbidità potrebbero essere alterate. Le conseguenze possono essere sostanziali sia nel sottostimare le dimensioni del fenomeno obesità, sia nel confondere la nostra comprensione della relazione tra obesità e malattie correlate.

 

Confrontando, nel periodo 1988-2002, i trend delle prevalenze di obesità del National Health Examination Survey, che utilizza dati misurati, con quelle del Brfss che utilizza dati dichiarati in interviste telefoniche, come fa Passi, si è visto che la stima di obesità dei dati riferiti è sempre inferiore a quella ottenuta con dati misurati, con una differenza maggiore per le donne, ma i trend temporali e quelli spaziali si conservano, per cui negli Stati Uniti, con i dati riferiti, è stato possibile riconoscere cambiamenti della frequenza di obesità, nel tempo e nello spazio. (9)

 

Se, negli Stati Uniti la sottostima della prevalenza di obesità, calcolata da dati autoriferiti, appare sostanzialmente stabile nel tempo, con una differenza attorno a circa -4%, non è detto che ciò debba essere vero dappertutto. Per esempio si è visto che, in Canada, la sottostima era pari a -4% negli anni ’90 del secolo scorso ed è diventata -8% nel 2003-2005 e ciò soprattutto a causa dell’aumento dell’errore nelle persone di 65 anni e più. (10)

 

Infine bisogna segnalare che i vari studi seri che hanno confrontato il Bmi riferito con quello misurato, pur pervenendo a risultati tra loro coerenti, mostrano un divario di entità variabile; suggerendo che il contesto socio culturale ha grande influenza. (11)

 

Conclusioni

La prevalenza dell’obesità basata su dati riferiti è sottostimata rispetto a quella calcolata su dati misurati, ma è valida per valutare i trend temporali e le differenze territoriali.

 

Nell’esaminare la prevalenza in sottogruppi della popolazione, bisogna tener conto che la sottostima è maggiore tra le donne e aumenta considerevolmente sopra i 65 anni.

 

Le associazioni tra obesità e patologie, basate sui dati riferiti devono essere interpretate con cautela.

Infine, l’entità della sottostima dovrebbe essere valutata nel contesto dello specifico paese, anche con confronti su campioni di dimensioni limitate (11).

 

Riferimenti

1. Nyholm M, Gullberg B, Merlo J, Lundqvist-Persson C, Råstam L, Lindblad U. The validity of obesity based on self-reported weight and height: Implications for population studies. Obesity (Silver Spring). 2007;15:197–208.

2. Kuczmarski MF, Kuczmarski RJ, Najjar M. Effects of age on validity of self-reported height, weight, and body mass index: findings from the Third National Health and Nutrition Examination Survey, 1988–1994. J Am Diet Assoc. 2001;101:28–34.

3. Spencer EA, Appleby PN, Davey GK, Key TJ. Validity of selfreported height and weight in 4808 EPIC-Oxford participants. Public Health Nutr. 2002;5:561–5.

4. Rowland ML. Self-reported weight and height. Am J Clin Nutr. 1990;52:1125–33.

5. Niedhammer I, Bugel I, Bonenfant S, Goldberg M, Leclerc A. Validity of self-reported weight and height in the French GAZEL cohort. Int J Obes Relat Metab Disord. 2000;24:1111-17.

6. McAdams MA, Van Dam RM, Hu FB. Comparison of Self-reported and Measured BMI as Correlates of Disease Markers in U.S. Adults. Obesity 2007; 15 (1):189-196.

7. Villanueva EV. The validity of self-reported weight in US adults: a population based cross-sectional study. BMC Public Health. 2001;1:11.

8. Lee DH, Shin A, Kim J, Yoo KY, Sung J. Validity of self-reported height and weight in a Korean population J Epidemiol 2011; 21(1):30-6.

9. Ezzati M, Martin H, Skjold S, Vander Hoorn S, Murray CJL. Trends in national and state-level obesity in the USA after correction for self-report bias: analysis of health surveys. J R Soc Med 2006;99:250–257.

10. Gober SC, Tremblay MS. The bias in self-reported obesity from 1976 to 2005: a Canada-US comparison. Obesity (Silver Spring). 2010;18(2):354-61.

11. Gorber SC, Tremblay M, Moher D, Gorber B. A comparison of direct vs. self-report measures for assessing height, weight and body mass index: a systematic review. Obesity Reviews. 2007; 8 (4): 307-326.

 

Pubblicazioni nazionali

 

Report nazionale

Prodotti di comunicazione: schede fronte-retro e report tematici

Riviste nazionali

 

Pubblicazioni locali

 

In questa pagina sono elencate le pubblicazioni locali dedicate esclusivamente su sovrappeso e obesità. Dati sul tema sono però disponibili anche all’interno dei report regionali e aziendali che riassumono i risultati annuali della sorveglianza.

 

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Ultimo aggiornamento lunedi 6 giugno 2016
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