ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Le esperienze delle donne in gravidanza e in allattamento durante l’emergenza terremoto in Abruzzo: risultati di uno studio qualitativo descrittivo

Angela Giusti1, Eleonora Brillo2, Francesca Zambri2, Elide Pro3 e Sofia Colaceci1

1Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma;

2Scuola Dottorale in Scienze Infermieristiche e Sanità Pubblica, Università degli Studi di Roma Tor Vergata;

3Croce Rossa Italiana

 

 

SUMMARY (Women’s experience of pregnancy and breastfeeding during the earthquake emergency in Abruzzo: results of a descriptive qualitative study) - Every year, emergencies involve hundreds of thousands of people all over the world. In our Country, the natural disasters mainly concern seismic and hydrogeological events. Infants, children <2 years and pregnant women have specific needs that require immediate and appropriate answers. The present qualitative descriptive study was carried out after the earthquake that struck L’Aquila and the surrounding areas, with the aim of collecting the experiences of women and analyzing them in the light of the best practices recommended for mother and child health care and infant feeding practice. Six women who were pregnant at the time of the earthquake on 6 April 2009 were interviewed 8-9 months after the seism. Regarding the moment of the earthquake, all women reported the traumatic experience and the main concern for the safety of the fetus. The separation from the partner has been described as the greatest difficulty encountered. Widely documented was the preventive distribution to pregnant women and new mothers, during their period of stay in tents, of breast milk substitutes, baby bottles and teats, even in the absence of specific clinical indications. Where the general culture and the healthcare practices protect, promote and support breastfeeding under normal conditions, this positively reflects in the management of emergencies.

Key words: breast feeding; emergencies; earthquakes

angela.giusti@iss.it

 

 

Introduzione

Le emergenze coinvolgono ogni anno centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Sono eventi gravi che possono avere origine naturale (terremoti, inondazioni, uragani, catastrofi naturali, pandemie) o essere provocate dall’uomo (conflitti, migrazioni, disastri nucleari). Nel nostro Paese le emergenze di origine naturale riguardano soprattutto eventi sismici e idrogeologici. I bambini, le donne in gravidanza, gli anziani e le persone affette da patologie sono particolarmente vulnerabili e su di loro si concentra il carico di malattie associato alle emergenze. Oltre all’urgenza di soddisfare i bisogni essenziali come la sicurezza, l’accesso a un riparo, a cibo e acqua potabile, i lattanti (0-12 mesi), i bambini sotto i 2 anni di età e le gestanti presentano bisogni specifici ai quali è necessario rispondere con immediatezza e in modo adeguato.

 

Le buone pratiche di assistenza al percorso nascita nell’ordinario sono l’elemento chiave della preparedness e, in generale, laddove il sistema promuove la salutogenesi nella nascita, continuerà a farlo anche in situazione di emergenza. Esistono però alcuni elementi specifici negli interventi destinati alle donne, alle coppie e ai bambini nelle emergenze che devono essere tenuti in considerazione da parte dei professionisti della salute e del primo soccorso. La Guida Operativa per l’Alimentazione Infantile Nelle Emergenze (GO-AINE) (1), sintetizza tali elementi, con un focus specifico sui bisogni delle donne in gravidanza e dei lattanti 0-2 anni, allattati e non allattati (cfr. p. 3-5). Secondo le raccomandazioni nazionali e internazionali (2-4) esistono alcune azioni prioritarie da intraprendere per quanto riguarda l’AINE, azioni che salvano la vita dei più piccoli o ne garantiscono i migliori esiti di salute a breve e a lungo termine. Il presente studio è stato realizzato nel 2009, in occasione del terremoto che ha colpito L’Aquila e le zone circostanti, con l’obiettivo di raccogliere le esperienze delle donne e analizzarle alla luce delle buone pratiche raccomandate per la presa in carico del percorso nascita e dell’alimentazione infantile durante le emergenze.

 

Materiali e metodi

Lo studio è stato di tipo qualitativo descrittivo. Ha coinvolto donne che al momento del sisma erano in gravidanza e si trovavano sul territorio interessato. Alle eventuali partecipanti, contattate attraverso la rete dell’assistenza, è stata chiesta l’adesione volontaria all’indagine, previa descrizione di obiettivi e metodi dello studio, nonché rilascio del consenso informato. L’intervista è stata condotta presso il domicilio delle donne partecipanti, su loro invito. L’intervista semi-strutturata, impiegata come strumento di raccolta dati, prevedeva un’iniziale domanda generale sull’esperienza di gravidanza, parto, allattamento e alimentazione infantile. Quando non affrontati spontaneamente dall’intervistata, sono stati stimolati approfondimenti sulle difficoltà incontrate, sulla percezione dell’assistenza ricevuta rispetto alla situazione di emergenza, sugli aspetti rivelatisi d’aiuto in quelle circostanze, sui bisogni attuali e sui suggerimenti ritenuti utili per gravide e bambini piccoli nelle medesime condizioni di emergenza. Le interviste sono state audio registrate e trascritte integralmente. L’analisi, condotta attraverso il software NVivo, ha previsto la codifica dei testi, l’attribuzione a categorie deduttive e induttive, la classificazione e l’analisi dei temi emergenti. Partendo dalle esperienze delle intervistate, le diverse parti sono state classificate sulla base del tipo di esperienza percepita (positiva o negativa) e sull’aderenza dell’offerta di servizi agli standard raccomandati per i servizi psicosociali (5) e l’AINE, scegliendo il riferimento internazionale disponibile all’epoca del terremoto (6).

 

Risultati

Sei donne che erano in gravidanza al momento del sisma del 6 aprile 2009 sono state contattate a gennaio 2010, a 8-9 mesi dall’evento. Tutte hanno accettato di partecipare all’intervista, che ha avuto una durata variabile da 30 a 60 minuti. L’età media delle intervistate era di 33,6 anni (28-46).

 

Rispetto all’esperienza diretta del sisma e alla risposta ai bisogni essenziali, le intervistate hanno riportato l’esperienza traumatica della preoccupazione per l’incolumità del bambino. Il ricordo del personale di primo soccorso è stato riferito con emozione e riconoscenza generalizzata. Nell’immediatezza dell’evento, l’auto si è trasformata nell’alloggio di fortuna per ogni partecipante e i propri familiari. Destino comune è stato il successivo trasferimento all’interno delle tende, dopodiché l’alloggio si è diversificato, perlopiù a seconda delle disponibilità offerte dalle reti familiari di ciascuna donna. Durante il post emergenza, secondo le intervistate che sono state dislocate, è mancata la possibilità di trovare una collocazione vicina ai propri cari che consentisse la gestione del neonato e degli eventuali altri bambini. La separazione dal partner, dovuta alla necessità del compagno di riprendere il lavoro, spesso sul luogo del sisma, e l’allontanamento della donna e dei bambini per ragioni di sicurezza, è stata riportata come la maggiore difficoltà incontrata sia durante la gravidanza che dopo la stessa. La presenza nei luoghi del sisma di personale specializzato, sanitario e psicosociale, è emerso come fattore rilevante per il benessere psicologico delle madri, così come la presenza di servizi a supporto delle famiglie (campus per i bambini). I punti di incontro per mamme e bambini sono stati riferiti come utili, tuttavia non sempre erano presenti e in alcuni casi sono stati interrotti durante il post emergenza, sia per il turnover del personale dedicato sia per la dispersione della popolazione sul territorio. È stata altresì riportata la mancanza di servizi di sostegno alle madri nella gestione della quotidianità. Le intervistate hanno riferito la propria percezione di essere avvertite come un peso per i Comuni impegnati nella gestione dell’emergenza, essendo gestanti o madri di bambini piccoli e avendo pertanto esigenze specifiche.

 

L’assistenza al percorso nascita ha rispecchiato le pratiche pre emergenza. In assenza di precise strategie per protezione, promozione e sostegno all’allattamento (ad esempio, ospedali e comunità amiche dei bambini) sono prevalsi la separazione madre-bambino alla nascita e durante la degenza, l’allattamento a orari e la prescrizione di formule sostitutive per lattanti fin dai primi giorni di vita. Il sostegno dopo la dimissione è risultato variabile tra i diversi servizi e operatori; sempre rilevante è stato il sostegno della famiglia ed è emersa la relazione con il bambino come elemento di benessere. L’assistenza sanitaria standard, fornita da pediatri di libera scelta e medici di medicina generale, è stata percepita come presente ed efficiente.

 

Ampiamente documentata è stata la pratica della distribuzione attiva alle gestanti e alle neomadri, durante il loro periodo di permanenza nelle tende, di sostituti del latte materno di tipo 1, ciucci, biberon, tettarelle, anche in assenza di specifiche indicazioni cliniche. Di contro, una donna ha riportato le difficoltà incontrate per l’approvvigionamento di una formula sostitutiva liquida prescritta al proprio bambino dopo il parto, al momento della dimissione ospedaliera. Il riallattamento è risultato del tutto sconosciuto alle donne intervistate e non è stato proposto a nessuna delle tre donne che avevano interrotto o mai avviato l’allattamento al seno, nonostante si tratti di una pratica raccomandata per le ricadute positive sulle madri e sui bambini.

 

Discussione e conclusioni

Dall’indagine emerge una capacità di risposta nell’emergenza che corrisponde in larga misura ai bisogni delle madri e dei bambini piccoli. Laddove le pratiche assistenziali e di protezione, la promozione e il sostegno all’allattamento sono adeguate in condizioni di normalità, l’appropriatezza si ripercuote nella gestione dell’emergenza. Dove però prevalgono pratiche obsolete o non supportate da evidenza scientifica, questi aspetti possono peggiorare la gestione della quotidianità e il recupero dall’emergenza.

 

Tra i punti chiave emerge il bisogno di proteggere le relazioni sociali significative, con sistemi che consentano ai nuclei genitoriali di rimanere uniti attraverso l’offerta di servizi che favoriscano l’incontro di mamme e bambini in gruppi di pari, e la continuità dell’offerta di servizi per la promozione del benessere psico-sociale. Rispetto all’AINE, emergono diverse inappropriatezze, per eccesso e per difetto, nella distribuzione di sostituti del latte materno (SLM) e di ausili per l’alimentazione artificiale, soprattutto da parte del personale incaricato della gestione dell’emergenza. Le raccomandazioni prevedono che gli SLM siano distribuiti solo ai lattanti che ne hanno bisogno, come stabilito dalla valutazione di un operatore sanitario qualificato, con specifica formazione in tema di allattamento e alimentazione infantile (1,6). È previsto inoltre che, qualora gli SLM siano necessari, il sistema ne garantisca l’approvvigionamento per tutta la durata dell’emergenza. Sono necessari interventi di comunicazione e di formazione per promuovere pratiche appropriate e una cultura della fisiologia, secondo quanto previsto dalle raccomandazioni più recenti.

 

Tra i limiti dello studio va citata la mancata saturazione dei contenuti; infatti, negli studi qualitativi la rappresentatività ricercata non è di popolazione, bensì d fenomeno. Non è stato possibile aggiungere ulteriori interviste a causa dell’esiguo numero di donne con lattanti rimaste sul luogo del sisma. Nonostante ciò, i risultati forniscono importanti informazioni su un ambito poco studiato e su cui sarà possibile sviluppare ulteriori temi di ricerca.

 

 

Dichiarazione sui conflitti di interesse

Gli autori dichiarano che non esiste alcun potenziale conflitto di interesse o alcuna relazione di natura finanziaria o personale con persone o con organizzazioni che possano influenzare in modo inappropriato lo svolgimento e i risultati di questo lavoro.

 

Riferimenti bibliografici

1. Infant Feeding in Emergency Core Group. Infant and Young Child Feeding in Emergencies. Operational Guidance for Emergency Relief Staff and Programme Managers. V3.0; 2017.

2. Ministero della Salute - Tavolo Tecnico Allattamento (TAS). Allattamento nelle Emergenze. Roma; 2018. [in stampa].

3. World Health Assembly. Infant and young child feeding - Resolution 71.9. Geneva; 2018.

4. World Health Assembly. Infant and young child nutrition - Resolution 63.23. Geneva; 2010.

5. Inter-Agency Standing Committee. IASC Guidelines on Mental Health and Psychosocial support in Emergency settings; 2007.

6. Infant Feeding in Emergency Core Group. Infant and young child feeding in emergencies. Operational guidance for emergency relief staff and programme managers. V2.1; 2007.