ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Indice: Boll Epidemiol Naz 2020;1(2)

Rubrica EpiEuropa

 

IRLANDA

2019-2020: aumenta la percentuale di operatori sanitari che scelgono di vaccinarsi contro l’influenza stagionale

Un elevato tasso di vaccinazione antinfluenzale tra gli operatori sanitari è fondamentale per ridurre la trasmissione dell’influenza tra pazienti e personale sanitario.

 

Dal 2013, in Irlanda, vengono attuati piani d'azione nazionali e locali per migliorare la copertura vaccinale antinfluenzale, fissando il raggiungimento di una specifica percentuale di adesione che per la stagione 2019-2020 prevedeva l’obiettivo del 75%.

 

Secondo i dati del report sull’adesione alla campagna vaccinale 2019-2020, la percentuale di vaccinati tra gli operatori delle strutture di degenza ospedaliera per acuti è stata in media del 58,9% e tra gli operatori sanitari delle strutture di lungodegenza e delle residenze sanitarie assistenziali del 45,5%.

 

Entrambe le percentuali risultano in aumento rispetto agli anni precedenti, denotando una maggiore consapevolezza del personale sanitario riguardo all’importanza della vaccinazione antinfluenzale.

 

Per la stagione 2020-2021, a causa della pandemia di COVID-19, sono necessari ulteriori sforzi per favorire maggiormente l’accesso al vaccino antinfluenzale da parte del personale sanitario.

 

Fonte: EPI INSIGHT

 

SLOVENIA

Ridurre gli effetti alcol-correlati

L’Istituto Nazionale per la Sanità Pubblica e il Ministero della Salute della Slovenia, in collaborazione con la rete MOSA (Mobilitare la Società per atteggiamenti più responsabili nei confronti dell’alcol), hanno presentato il report “Alcohol Policy in Slovenia - opportunities for reducing harm, costs and health inequalities in population” relativo ai dati 2018.

 

In Slovenia l’abuso di alcol è un grave problema di salute pubblica e i costi, sia dal punto di vista sanitario che sociale, sono onerosi. Il 43% degli adulti (25-64 anni) assume importanti quantità di alcol con conseguenze nocive per se stessi e per gli altri. In media, ogni cittadino sloveno di 15 e più anni consuma annualmente 93 l di birra, 38 l di vino e 3 l di superalcolici. Questi dati non tengono conto di tutta la produzione domestica e di quanto viene acquistato negli spostamenti transfrontalieri.

 

Ogni anno, in media, 927 persone muoiono a causa degli effetti alcol-correlati e negli incidenti stradali causati da conducenti in stato di ebbrezza.

 

La Slovenia è il Paese con le politiche più avanzate nella lotta all’abuso di alcol, in special modo per quanto riguarda la guida in stato di ebbrezza, l’identificazione precoce e il trattamento delle dipendenze. Tuttavia, sulla base dei dati riportati, è necessarioincrementare politiche per limitare la commercializzazione e la pubblicità delle bevande alcoliche, per azzerare la produzione di alcol di contrabbando e per aumentare il prezzo delle bevande alcoliche, riducendone in tal modo disponibilità e diffusione.

 

Fonte: National institute of Public Health

 

REPUBBLICHE CECA E SLOVACCA

Vaccinazione contro l’HPV: indagine tra le studentesse delle facoltà di medicina

I ricercatori di quattro ospedali delle Repubbliche Ceca e Slovacca hanno condotto un’indagine trasversale presso tutte le facoltà di medicina delle due repubbliche, con lo scopo di identificare le differenze nell’adozione della vaccinazione contro l’HPV (Human Papilloma Virus) tra le studentesse e indagarne le possibili cause.

 

Dall’analisi di 1.406 questionari (630 della Repubblica Ceca e 776 della Repubblica Slovacca) risulta che nella Repubblica Ceca il 65,4% delle studentesse di medicina è stato sottoposto a vaccinazione, contro il 21,1% della Repubblica Slovacca.

 

Nella Repubblica Ceca, residenza e religione delle studentesse non hanno influenzato il tasso di vaccinazione, mentre nella Repubblica Slovacca il fatto di risiedere in villaggi con meno di 5.000 abitanti ha ridotto la probabilità di essere vaccinate (OR = 0,56 IC 95%: 0,38-0,84) come l’appartenenza alla chiesa cattolica (OR=0,40 IC95%:0,28-0,57).

 

Differenze sostanziali tra le due nazioni sono state rilevate anche nel ruolo dei pediatri: il 55,7% delle studentesse ceche è stato informato circa la possibilità di usufruire della vaccinazione, contro il 26,8% di quelle slovacche. Anche lo screening oncologico regolare della cervice vede le studentesse ceche raggiungere il 75,6%, contro il 57,7% delle colleghe slovacche.

 

Da questi dati emerge quindi come la prevenzione del tumore del collo dell’utero parta dai pediatri con la sollecitazione della vaccinazione HPV e prosegua con opportuni programmi di prevenzione oncologica.

 

Fonte: Central European Journal of Public Health

Data di creazione della pagina: 26 gennaio 2021