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Istituto Superiore di Sanità
EpiCentro - L'epidemiologia per la sanità pubblica
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Indice: Boll Epidemiol Naz 2025;6(3)

L'intervento
Determinanti commerciali della salute: siamo in presenza di una "epidemia industriale"?

Alice Fabbri

 

 

Department for Health, University of Bath, Regno Unito

 

 

Citare come segue: Fabbri A. L'intervento. Determinanti commerciali della salute: siamo in presenza di una "epidemia industriale"? Boll Epidemiol Naz 2025;6(3):21-23. DOI: https://doi.org/10.53225/BEN_115

 

 

Commercial determinants of health: are we facing an “industrial epidemic”?

There is increasing evidence that the products and practices of major transnational corporations (e.g., tobacco, ultra-processed food, fossil fuels) play a major role in preventable diseases and environmental harm. The concept of the commercial determinants of health has emerged to describe the systems and practices through which corporate actors affect population and planetary health. Understanding the commercial determinants of health is essential for designing effective public health interventions. Current strategies remain overly focused on downstream approaches, such as individual behaviour change, while upstream actions - such as regulating harmful commercial practices - are urgently needed.

 

Key words: commercial determinants of health; transnational corporations; commercial practices

 

 

Introduzione

Ogni volta che entriamo in un supermercato, siamo realmente liberi di scegliere quali prodotti mettere nel nostro carrello? La libertà di scelta che pensiamo di avere è in realtà fortemente influenzata da logiche commerciali tramite varie strategie: dalle pubblicità a cui siamo esposti (1), agli sconti e promozioni “3 x 2” che spesso interessano prodotti ricchi di grassi, sale o zuccheri (2), alla collocazione strategica degli alimenti all’interno dei punti vendita (ad esempio, snack e dolci disposti vicino alle casse). Questi piccoli esempi mostrano come i fattori commerciali siano in realtà un elemento centrale per comprendere i pattern dietetici attuali e per sviluppare politiche efficaci di tutela della salute pubblica.

 

Tradizionalmente la salute pubblica ha definito le condizioni in cui viviamo e che influenzano la nostra salute come “determinanti sociali di salute" (3). Tuttavia, negli anni più recenti l'emergere di nuove sfide sanitarie globali - come l’epidemia di malattie croniche non trasmissibili - ha portato all'attenzione anche la crescente influenza di fattori commerciali sulla salute della popolazione. È stato stimato come i prodotti di quattro industrie (tabacco, cibi ultra-processati, combustibili fossili e alcol) siano responsabili, ogni anno, di almeno un terzo dei decessi globali (4). Per analizzare come gli attori commerciali, e in particolare le grandi multinazionali, influenzano negativamente la salute umana è stato coniato il termine “determinanti commerciali di salute” che sono stati definiti come “i sistemi, le pratiche e i percorsi attraverso cui gli attori commerciali influenzano la salute e l’equità” (4).

 

Vi sono due principali vie attraverso cui le multinazionali possono influenzare la salute. La prima è rappresentata dai prodotti nocivi che alcune di queste multinazionali producono e commercializzano (ad esempio, tabacco o cibi ultra-processati). La seconda, forse meno immediata da cogliere, è rappresentata dalle pratiche commerciali utilizzate, raggruppate in sette categorie che si rafforzano reciprocamente: pratiche politiche, scientifiche, finanziarie, di marketing, occupazionali, di gestione della reputazione, della catena di approvvigionamento e di gestione dei rifiuti (4). Di seguito due esempi illustrativi. Con pratiche politiche si intendono le attività volte a prevenire, influenzare o eludere policy e regolamentazioni in modo da tutelare gli interessi industriali (5). Questo avviene attraverso un ampio spettro di strategie che sono state documentate in vari contesti: da azioni di lobbying, a finanziamenti per campagne elettorali, a minacce di azioni legali (5). Ad esempio, in Colombia, nel 2018, è stato discusso un disegno di legge che prevedeva un nuovo sistema di etichettatura nutrizionale (front-of-pack nutrition labelling, FOPL) con etichette di avvertenza. La proposta prevedeva, tra le altre cose, il divieto di marketing rivolto ai bambini e la restrizione della vendita nelle scuole degli alimenti che presentavano queste etichette di avvertenza (6). Un simile disegno di legge rappresentava chiaramente una minaccia per gli interessi dell’industria alimentare. Un politico colombiano intervistato nell’ambito di uno studio volto a identificare le strategie utilizzate dall'industria alimentare durante la discussione di tale disegno di legge ha affermato: “[Nella discussione sulla FOPL], non avevo mai visto così tanti lobbisti. C'erano più di 60 persone tra le aziende di lobbying e l'industria alimentare fuori dalla sala ellittica del Congresso, alla ricerca di alleati per affossare il disegno di legge, o per far perdere la sua essenza al disegno di legge” (6).

 

Un’altra pratica utilizzata dalle multinazionali è quella di cercare di influenzare il processo scientifico, dalla produzione delle evidenze, alla loro diffusione e utilizzo (7, 8). La pubblicazione di documenti interni dell'industria del tabacco in seguito ad azioni legali ha rivelato il coinvolgimento dell’industria nella manipolazione della ricerca sui rischi per la salute dei propri prodotti attraverso varie strategie: dal finanziamento di ricerche che supportano la propria posizione, alla soppressione di evidenze contrarie ai propri interessi (9). L’obiettivo dell’industria del tabacco era quello di generare controversie sui rischi per la salute del proprio prodotto, come esplicitato in un documento che nel 1969 l’azienda statunitense Brown and Williamson preparò per aiutare i suoi dipendenti a rispondere alle nuove ricerche che all’epoca stavano emergendo sugli effetti negativi del tabacco. In questo documento si leggeva: “Il dubbio è il nostro prodotto poiché è il mezzo migliore per competere con il ‘corpus di fatti’ che esiste nella mente del pubblico generale. È anche il mezzo per creare una controversia” (9).

 

Questi due esempi evidenziano come un’analisi delle pratiche commerciali sia fondamentale per comprendere appieno l’impatto dei determinanti commerciali di salute e per pianificare successive azioni.

 

Gli interventi di salute pubblica sono ancora troppo spesso concentrati “a valle” (trattamento delle malattie, cambiamento dei comportamenti individuali), ma per raggiungere reali progressi nella lotta all’attuale epidemia di malattie croniche non trasmissibili, è fondamentale iniziare ad agire anche “a monte”, regolamentando le pratiche commerciali dannose per la salute (4). Ad esempio, per quanto riguarda la scienza, sarebbero necessarie soluzioni che riducano la possibilità delle multinazionali di influenzare la ricerca. A questo proposito, alcuni anni fa l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) istituì un programma per supportare la ricerca indipendente sui farmaci richiedendo alle industrie farmaceutiche di contribuire con il 5% della loro spesa annuale in marketing (10). Simili modelli potrebbero essere implementati anche in altri settori per consentire una ricerca indipendente su sostanze chimiche, alcol e altri prodotti tramite una tassazione delle multinazionali che li producono (8).

 

In conclusione, il cambiamento dello status quo è urgentemente richiesto. Tuttavia, la regolamentazione dei determinanti commerciali di salute richiede una forte volontà politica, spesso ostacolata da interessi consolidati e da azioni di lobbying da parte delle multinazionali. Le esperienze di alcuni Paesi che hanno introdotto regolamentazioni efficaci mostrano come per contrastare l’inerzia politica sia stato fondamentale creare coalizioni che includano organizzazioni della società civile, professionisti della salute, accademici, legali e giornalisti (11). Le attività strategiche che tali coalizioni hanno intrapreso includono:

  • advocacy: si tratta di un ampio spettro di azioni volte a generare pressione politica e sociale per promuovere l’adozione di regolamentazioni (dal dialogo con decisori politici alle analisi legali);
  • comunicazione: attraverso l’organizzazione di campagne per sensibilizzare e mobilitare i cittadini e un uso efficace dei media per contrastare la narrativa promossa dall’industria;
  • ricerca: è fondamentale continuare a produrre evidenze scientifiche sull’impatto dei determinanti commerciali per supportare le sopra citate azioni di advocacy e informare interventi di sanità pubblica. La ricerca è, inoltre, importante anche per valutare i risultati delle azioni implementate (11).

Come affermano Friel e colleghi, “la questione fondamentale per la salute pubblica non è se il mondo disponga delle risorse o della volontà per intraprendere tali azioni, ma se l’umanità potrà sopravvivere se la società non compie questo sforzo” (12). In altre parole, ciò che conta davvero è la necessità vitale di agire perché il non agire avrà un prezzo altissimo per la salute pubblica e l’equità sociale.

 

Ringraziamenti

Si ringrazia Pirous Fateh-Moghadam per suggerimenti e indicazioni forniti durante la stesura dell’articolo.

 

 

Conflitti di interesse dichiarati: attualmente presso Unità Operativa Igiene degli Alimenti e Nutrizione, Dipartimento di Prevenzione, Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino, Trento.
Finanziamenti: nessuno.
Authorship: tutti gli autori hanno contribuito in modo significativo alla realizzazione di questo studio nella forma sottomessa.
Riferimenti bibliografici
  1. Sadeghirad B, Duhaney T, Motaghipisheh S, Campbell NR, Johnston BC. Influence of unhealthy food and beverage marketing on children's dietary intake and preference: a systematic review and meta-analysis of randomized trials. Obes Rev 2016;17(10):945-59. doi: 10.1111/obr.12445
  2. Crepaldi G. Le promozioni dei supermercati ci spingono a comprare più cibo spazzatura. Il Fatto Alimentare, 23 Maggio 2025. ilfattoalimentare.it...; ultimo accesso 8/1/2026.
  3. World Health Organization. Social Determinants of Health. www.who.int/...; ultimo accesso 8/1/2026.
  4. Gilmore AB, Fabbri A, Baum F, Bertscher A, Bondy K, Chang HJ, et al. Defining and conceptualising the commercial determinants of health. Lancet 2023;401(10383):1194-213. doi: 10.1016/S0140- 6736(23)00013-2
  5. Ulucanlar S, Lauber K, Fabbri A, Hawkins B, Mialon M, Hancock L, et al. Corporate Political Activity: Taxonomies and Model of Corporate Influence on Public Policy. Int J Health Policy Manag 2023;12:7292. doi: 10.34172/ ijhpm.2023.7292
  6. Mialon M, Gaitan Charry DA, Cediel G, Crosbie E, Scagliusi FB, Perez Tamayo EM. 'I had never seen so many lobbyists': food industry political practices during the development of a new nutrition frontof- pack labelling system in Colombia. Public Health Nutr 2021;24(9):2737-45. doi: 10.1017/ S1368980020002268
  7. Legg T, Hatchard J, Gilmore AB. The Science for Profit Model-How and why corporations influence science and the use of science in policy and practice. PLoS One 2021;16(6):e0253272. doi: 10.1371/journal.pone.0253272
  8. Fabbri A, Gilmore, AB. Industry influence on science: what is happening and what can be done. In: Maani N, Petticrew M, Galea S (Ed.). The Commercial Determinants of Health. Oxford: Oxford University Press; 2022.
  9. Bero LA. Tobacco industry manipulation of research. Public Health Rep 2005;120(2):200-8. doi: 10.1177/003335490512000215
  10. Agenzia Italiana del Farmaco. Ricerca Clinica Indipendente. www.aifa.gov.it...; ultimo accesso 3/3/2026.
  11. Baker P, Slater S, White M, Wood B, Contreras A, Corvalán C, et al. Towards unified global action on ultra-processed foods: understanding commercial determinants, countering corporate power, and mobilising a public health response. Lancet 2025;406(10520):2703-26.18:S0140-6736(25)01567-3. doi: 10.1016/S0140-6736(25)01567-3
  12. Friel S, Collin J, Daube M, Depoux A, Freudenberg N, Gilmore AB, et al. Commercial determinants of health: future directions. Lancet 2023;401(10383):1229-1240. doi: 10.1016/S0140- 6736(23)00011-9

 

Data di pubblicazione: marzo 2026