Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura dell'Istituto superiore di sanità

Fumo

Le strategie per ridurre i danni del fumo

Seminario Ccm – Roma, 13 luglio 2005

 

Il fumo di tabacco rappresenta oggi uno dei maggiori fattori di rischio nello sviluppo di patologie croniche e invalidanti, che influiscono negativamente sul benessere della società e sull’economia del nostro Paese. In Italia, dove fuma il 23,8% della popolazione, ogni anno il tabacco è responsabile della morte di più di 80 mila persone, senza calcolare i danni provocati dall’esposizione a fumo passivo.

Il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute ha quindi stabilito una strategia globale di intervento, con l’obiettivo di promuovere la salute della popolazione e di ridurre i danni del fumo.

 

Questa strategia prevede di:

  • prevenire l’iniziazione al fumo dei giovani;

  • aiutare i fumatori a smettere;

  • ridurre l’esposizione al fumo passivo.

Gli strumenti a disposizione per raggiungere questi obiettivi sono:

  • imposizione di divieti e limitazioni nei luoghi di lavoro e nei luoghi pubblici;

  • aumento dei prezzi dei prodotti del tabacco;

  • restrizioni all’accesso ai consumi per gli adolescenti;

  • riduzione delle spese sostenute dai pazienti che vogliono smettere e ricorrere a cure antifumo efficaci;

  • promozione di campagne di educazione e informazione.

Le attività e le iniziative delle Regioni e delle autorità sanitarie locali sono fondamentali per raggiungere questi obiettivi. In particolare, sono due le Regioni capofila nella programmazione dei progetti sul fumo: l’Emilia Romagna e il Veneto.

 

L’Emilia Romagna propone un piano nazionale di formazione rivolto ai pianificatori regionali e agli operatori pubblici. L’obiettivo è fornire una metodologia condivisa per offrire un addestramento adeguato ed efficace alle figure chiave che agiscono sul territorio.

 

Il progetto ha l’obiettivo di:

  • conoscere le caratteristiche del fenomeno tabagismo;

  • conoscere il ruolo delle specifiche istituzioni coinvolte;

  • mettere a punto un metodo specifico rivolto a coloro che sono impegnati in prima linea (insegnanti, educatori sportivi, medici di famiglia, pediatri, ginecologi ecc).

Il progetto presentato dal Veneto si articola invece in due parti. Da una parte, vuole riproporre il monitoraggio sulla normativa antifumo (realizzato dal Cnesps, nell’ambito delle attività del gruppo Profea), estendendolo anche ai luoghi di lavoro pubblici e privati. L’obiettivo è valutare l’osservanza della legge a lungo termine, a un anno dall’entrata in vigore. Dall’altra parte, vuole realizzare un censimento di tutte le attività e le iniziative di prevenzione sparse sul territorio.

 

Per migliorare l’efficacia degli interventi, per identificare le aree di priorità di intervento, per dare un utile feedback ai soggetti coinvolti, per offrire uno strumento di formazione per gli operatori e anche per garantire la continuità dei finanziamenti, i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta (Cdc) attuano da anni programmi di valutazione delle iniziative di prevenzione. Dedicando a questa attività una quota finanziaria considerevole, pari a circa il 10% del totale dei fondi a disposizione. Negli Stati Uniti, del resto, la legge impone alle istituzioni scientifiche e sanitarie di presentare ogni anno un rapporto sugli esiti di tutti i programmi effettuati.

In ogni processo di valutazione è fondamentale esplicitare le strategie di formazione di tutti gli attori coinvolti, descrivere gli obiettivi, il target, gli strumenti e la metodologia utilizzata. Una volta raccolte le informazioni e i dati necessari per realizzare il progetto (per esempio, attraverso sondaggi, interviste o questionari), deve essere costituito un comitato ad hoc per la validazione scientifica del programma. Infine, di cruciale importanza è la comunicazione della valutazione, che deve essere chiara e comprensibile non solo ai tecnici ma anche e soprattutto al grande pubblico. Nel caso del fumo, per esempio, i programmi di prevenzione scolastici risulteranno efficaci solo se saranno integrati in un contesto complessivo che vede coinvolti anche i medici, gli insegnanti, le famiglie, i mezzi di comunicazione ecc. Qualsiasi campagna antifumo che viene effettuata in un ambiente scolastico deve sempre prevedere il coinvolgimento e la formazione del personale che tutti i giorni è a contatto con i ragazzi.

 

 

Guarda le presentazioni:

 

Strategia per la riduzione dei danni del fumo – Daniela Galeone, ministero della Salute

 

Piano nazionale di formazione sul tabagismo rivolto a pianificatori regionali e operatori pubblici e del privato sociale – Sandra Bosi, Regione Emilia Romagna

 

Programma di prevenzione delle aziende sanitarie locali a sostegno della legge 3/2003 – Federica Michieletto, Regione Veneto

 

Evaluation Planning – Stephen Babb, Cdc Office on Smoking and Health

 

 

Consulta su EpiCentro anche le altre iniziative regionali.

TOP