Apd 2006: i numeri e le dimensioni del problema

Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

alcol

Apd 2006: i numeri e le dimensioni del problema[1]

Dopo circa vent’anni di diminuzione costante e continua, il consumo di alcol in Italia negli ultimi quattro anni si è stabilizzato. Nel 2003 la media pro-capite annuale è stata di 7,4 litri di alcol assoluto (World Drink Trend).

 

Secondo l’Health for All Database dell’Oms, la media di consumo pro-capite per la popolazione con più di 15 anni in Italia è più alta rispetto alle stime di produzione del World Drink Trend, pari a un valore medio di 10,5 litri pro-capite nel 2003. Un tasso in calo nel lungo periodo, ma in crescita rispetto al 2002 (9,2 litri) e agli anni immediatamente precedenti. L’Oms ha posto da anni come target prioritario il raggiungimento entro il 2010 di un consumo pro-capite pari a 6 litri l’anno e a zero litri per la popolazione inferiore ai 15 anni.

 

Alcol e giovani

L’ultima indagine Espad (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs) condotta nel 2003 mostra che il 13% dei 15-16enni italiani beve alcolici finalizzando il bere all’ubriacatura (binge drinking), con prevalenze del 19% tra i maschi e dell’8% tra le ragazze. La tendenza è in diminuzione tra i maschi e sostanzialmente stabile tra le teenager.

 

L’indagine Oms Health Behaviours in Schoolaged Children (Hbsc, 2001-2002) registra tra i giovani 11-15enni italiani una prevalenza di episodi ripetuti di ubriachezza che cresce con il crescere dell’età: a 11 anni il 5,1% e l’1% rispettivamente per maschi e femmine; a 13 anni il 7,4% e il 5,2%; a 15 anni il 22,8% e il 16,8%. Le prevalenze registrate per i ragazzi undicenni sono al di sopra della media europea Hbsc sia per i maschi che per le femmine (media rispettivamente del 4,3% e 1,5%), e costituiscono il fenomeno di maggiore preoccupazione rispetto ai dati registrati negli altri Paesi.

 

Secondo i risultati dell’indagine Eurobarometro 2002 promossa dalla Commissione europea, il numero di italiani che dichiara di non ritenere pericoloso il consumo di alcol è del 66%, quota leggermente superiore alla media europea (62%). Gli italiani hanno fatto registrare il primato europeo della precocità, dichiarando un’età media di avvio al consumo alcolico di circa 2 anni e mezzo inferiore rispetto alla media europea: 12,2 anni rispetto ai 14,6 dell’Unione europea.

 

Il Centro collaboratore dell’Oms per la ricerca sull’alcol e l’Osservatorio nazionale alcol (Cnesps, OssFad - Istituto superiore di sanità) stimano in circa 770.000 i giovani 14-16enni al di sotto dell’età legale che hanno dichiarato nel 2003 di consumare bevande alcoliche.

 

Consumi in aumento

La tendenza al consumo fuori pasto è in costante aumento e non interessa solo i giovani ma anche le fasce adulte della popolazione, più propense all’adozione di modelli di consumo alternativi (e meno salutari) rispetto al tradizionale stile mediterraneo.

 

Per quanto riguarda la distribuzione del consumo e l’identificazione della popolazione a maggior rischio, i dati indicano quote significativamente elevate di eccedenza nei consumi, con prevalenze massime tra gli anziani degli individui che non si attengono alle linee guida per una sana alimentazione: 20 grammi di alcol al giorno per le donne, pari a 1-2 unità alcoliche di 12 grammi; 40 grammi al giorno per gli uomini, pari a 2-3 unità alcoliche di una qualsiasi bevanda alcolica (dati da: rapporto OsservaSalute 2004 e 2005, Vita e Pensiero editore).

 

Le prevalenze più elevate si registrano nelle classi di età 45-64 e 65-74 anni per entrambi i sessi. Il 10% circa dei consumatori di bevande alcoliche e il 2% circa delle consumatrici sono considerabili heavy drinkers (bevitori problematici, secondo la definizione dell’Oms).

 

Dai dati elaborati dall’Osservatorio nazionale alcol dell’Iss emerge una forte correlazione tra il modello di consumo adottato nell’ambito familiare dal capofamiglia e quello dei componenti il nucleo familiare; nelle famiglie in cui il capofamiglia è astemio si registra la più bassa prevalenza di componenti del nucleo familiare a rischio. Al contrario, la proporzione più elevata di componenti che abusano dell’alcol si riscontra nei nuclei familiari in cui il capofamiglia eccede. L’influenza del modello del bere del capofamiglia risulta particolarmente evidente tra i figli rispetto al coniuge o convivente.

 

Ricoveri e malattie alcol-correlate

Secondo i dati presentati al Parlamento nella relazione annuale del ministro della salute sull’implementazione delle azioni connesse alla Legge 125/2001 (pdf 1,7 Mb), il tasso nazionale di ospedalizzazione per diagnosi totalmente attribuibili all’alcol è di 167,2 (valore per 100.000 abitanti) nel 2003, in lieve diminuzione rispetto al 171,1 del 2002.

 

Il numero delle dimissioni ospedaliere per le diagnosi totalmente attribuibili all’alcol è risultata pari a 96.262 unità nel 2003, rispetto alle 99.321 unità rilevate nel 2000. Nel 2003 il numero delle diagnosi ospedaliere per patologie totalmente attribuibili all’alcol è risultato pari a 108.294, rispetto alle 113.651 diagnosi registrate nel 2002. Il 78,5 % delle diagnosi totalmente attribuibili all’alcol sono relative a individui di sesso maschile (84.963 complessivamente), il 21,5% a pazienti di sesso femminile (23.331) di tutte le età. Un lieve incremento è stato registrato tra i maschi rispetto al 2002.

 

Il 12,2% delle diagnosi ospedaliere totalmente alcol-attribuibili si registra nelle fasce di età più giovani (15-35 anni), con incidenza prevalente per la diagnosi di abuso di alcol ed effetti tossici dell’alcol. L’intossicazione alcolica è stata oggetto di diagnosi anche per la fascia di individui con età fino a 14 anni. Lo 0,2% di tutte le diagnosi effettuate fanno riferimento pressoché esclusivo agli effetti tossici dell’alcol.

 

Fra il 2000 e il 2003 la distribuzione percentuale delle diverse diagnosi totalmente alcol-correlate presenta una tendenza sostanzialmente stabile nel tempo, fatta eccezione per la diagnosi di cirrosi epatica alcolica, per la quale è stato registrato un incremento del 14,1% (dal 26,3% al 30%).

 

Nel 2004, 53.914 soggetti alcoldipendenti (41.829 uomini e 12.085 donne) risultano in carico presso i servizi territoriali per le alcoldipendenze. Nel corso degli ultimi sette anni, a partire dal 1996, risulta costante e progressivo l’aumento del numero di alcolisti afferenti alle strutture sanitarie pubbliche, con un numero più che raddoppiato degli alcoldipendenti in trattamento, con forti variazioni geografiche e un gradiente nord-sud. Risulta in incremento tra il 2003 e il 2004 il numero di alcoldipendenti di sesso femminile appartenenti alle fasce di età giovanili sino ai 49 anni e per 20-29enni e gli ultrasessantenni di sesso maschile.

 

Alcol e incidenti stradali

Nel 2004, lo stato di ebbrezza alcolica ha costituito il 72% del totale delle cause di incidenti stradali collegati ad alterazioni dello stato psicofisico del conducente, con 4.140 casi rilevati (rispetto ai 3.548 del 2003).

 

Rispetto agli anni precedenti, nel 2004 si è registrato un incremento del numero di incidenti stradali: nelle notti tra venerdì e sabato risulta confermata la più marcata correlazione tra incidente stradale e abuso di sostanze, alcol compreso. Nel 2004 sono stati rilevati dall’Istat 224.553 incidenti stradali (contro i 231.740 del 2003), che hanno provocato 5.625 morti (contro i 6.065 del 2003). L’indice di mortalità è sostanzialmente invariato rispetto agli anni precedenti.

 

L’incidente stradale continua a rappresentare per i maschi 15-24enni la causa principale di mortalità, con il 46,2% sul totale dei decessi rilevati nel 2002, in aumento rispetto al 44,1% del 2000. Sul totale delle cause accertate o presunte di incidente stradale, quelle correlate a stato di ebbrezza rappresentano nel 2004 l’1,5% del totale, in aumento dello 0,3% rispetto al dato del 2003 (1,2%), e vengono accertate per la maggior parte nelle strade urbane.

 

[1] La rassegna è stata effettuata sulla base dell’esame delle più recenti fonti di dati disponibili tra cui:
World Drink Trend Annual report; World Health Organization Health for All Database; Who Global Status Report on Alcohol; Relazione al Parlamento del ministro della salute ai sensi della Legge 125/2001; Espad; Who Hbsc; Eurobarometer; Indagini Multiscopo Istat “Stili di vita e condizioni di salute” ; Linee guida per una sana alimentazione degli italiani, Inran; Report dell’Osservatorio Nazionale Alcol Cnesps-OssFad dell’Iss; Indagine Istat-Aci su incidenti stradali.


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