Ecoansia e salute nelle città
Il termine “ecoansia” indica una forma di preoccupazione costante legata ai cambiamenti climatici, al degrado degli ecosistemi e alle possibili ripercussioni sul futuro del pianeta. Il concetto si afferma tra gli anni ’90 e 2000 come adattamento del termine inglese eco‑anxiety. Questa condizione duratura si manifesta attraverso sentimenti di impotenza e timore per il destino dell’ambiente e delle società umane, in un periodo caratterizzato da forte instabilità globale.
L’ecoansia tende inoltre ad aggiungersi e a peggiorare disturbi già diffusi tra la popolazione come l’ansia e la depressione, fino a essere considerato un problema rilevante per la salute pubblica. Le generazioni più giovani risultano particolarmente vulnerabili a questo problema, soprattutto durante l’adolescenza e l’inizio dell’età adulta, fasi cruciali in cui immaginare il proprio futuro è fondamentale per costruire identità e progetti di vita.
Uno dei fattori principali che alimentano l’ecoansia è la scomparsa progressiva della natura e il deterioramento degli ecosistemi. Questo fenomeno riduce i cosiddetti servizi ecosistemici, cioè i benefici forniti dagli ambienti naturali, come la regolazione del clima locale, la capacità di filtrare gli inquinanti ma anche il supporto implicito al benessere psicologico delle persone. Quando questi servizi diminuiscono, peggiora la qualità della vita nelle aree urbane e la popolazione diventa più vulnerabile agli stress ambientali. In città, la riduzione e la scarsa qualità degli spazi verdi e degli ecosistemi assume particolare importanza, poiché il contesto urbano è caratterizzato da un intreccio complesso di fattori ambientali, sociali e infrastrutturali che incidono in modo significativo sulla salute e sul benessere collettivo.
Il legame tra ecoansia e salute urbana si inserisce in un quadro più ampio che riconosce l’ambiente come un elemento determinante per la salute umana. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenzia come il benessere fisico e mentale sia influenzato anche da aspetti quali la qualità dell’aria, la disponibilità di aree verdi, le condizioni abitative e l’accesso ai servizi. In particolare, l’ambiente urbano influisce sui livelli di stress, sulla capacità di recupero psicologico e sulla percezione di sicurezza. La “diminuzione della natura” nelle città si manifesta attraverso la contrazione degli spazi verdi accessibili, la frammentazione degli habitat e la perdita di biodiversità, spesso dovute a modelli di urbanizzazione non sostenibili. Le ricerche mostrano che avere facile accesso al verde urbano comporta numerosi benefici mentali: riduzione dello stress e del cortisolo, miglioramento dell’umore e maggiore concentrazione. Al contrario, una scarsa esposizione alla natura è associata a livelli elevati di stress cronico, maggiore incidenza di disturbi d’ansia e depressione, oltre alla perdita di altri benefici ambientali come la riduzione dell’inquinamento atmosferico e dell’effetto “isola di calore”, che provoca temperature più elevate in città rispetto alle aree circostanti per via della forte presenza di materiali artificiali.
In Italia, come in altri Paesi fortemente urbanizzati, questi fattori risultano particolarmente problematici a causa dell’elevata densità abitativa, del consumo del suolo e della crescente antropizzazione del territorio. I dati disponibili mostrano un aumento del disagio psicologico legato alla crisi ambientale, in particolare tra i giovani. Questi dati sono ancora più significativi se confrontati con le evidenze epidemiologiche [1] relative a 31 Paesi europei che indicano che anche in Italia i disturbi emotivi comuni, quali gli stati ansiosi e depressivi e i disturbi da uso di sostanze, costituiscono una parte rilevante del carico di malattia nella fascia di età 10-24. In questo contesto, l’ecoansia può essere considerata un fattore che aggrava una situazione già caratterizzata da fragilità psicologica e rappresenta un importante segnale di sofferenza che riflette un disagio più ampio e sistemico. Affrontarlo richiede interventi integrati che comprendano prevenzione, educazione, politiche ambientali e iniziative a sostegno della salute mentale.
Il lavoro dell’ISS
In quest’ambito, l’intervento dell’ISS si è concretizzato negli ultimi anni in varie esperienze, come il Coordinamento Scientifico da parte del Reparto Ecosistemi e Salute del Dipartimento Ambiente e Salute di alcuni programmi nell’ambito del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari (PNC).
Tra questi, il progetto VeBs “Il buon uso degli spazi verdi e blu per la promozione della salute e del benessere”, che ha lo scopo di promuovere iniziative di studio, ricerca, formazione e comunicazione per implementare le politiche per la pianificazione, manutenzione, gestione delle aree verdi e blu urbane. Promuovendo la conoscenza degli effetti associati alla salute e sensibilizzando all’uso corretto, consapevole e partecipato di tali zone, il progetto ha l’obiettivo di supportare lo sviluppo di aree verdi e blu sul territorio nazionale al fine di amplificare gli aspetti positivi legati all’impatto dell’ambiente sulla salute del cittadino.
Il programma “Cobenefici di salute ed equità a supporto dei piani di risposta ai cambiamenti climatici in Italia” è invece volto a implementare gli studi su adattamento urbano, co-benefici per la salute, mobilità sostenibile e stili di vita, un’opportunità per fare il punto sullo stato dell’arte della ricerca, condividere buone pratiche e promuovere un dialogo costruttivo tra scienza, istituzioni e società civile, al fine di condividere strumenti fondamentali per affrontare le sfide del cambiamento climatico e tutelare la salute dei cittadini.
Inoltre, il Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’ISS si occupa da anni degli effetti sul benessere psicologico del cosiddetto “deficit di natura” e degli effetti protettivi per la salute mentale dell’esposizione a contesti naturali. Gli studi hanno incluso:
- l’avvio di sperimentazioni sull’impiego dell’agricoltura sociale negli adulti con disabilità psicofisica [2]
- l’analisi epidemiologica in corso sugli effetti protettivi della prossimità del luogo di residenza alle aree verdi sullo sviluppo neuropsicologico dei bambini di diverse città italiane (coorte di nascita PiccoliPiù) [3]
- la valutazione degli effetti negativi della riduzione dell’esposizione agli spazi verdi sperimentata durante la pandemia in un’ampia coorte di gemelli reclutati attraverso il Registro Nazionale Gemelli [4]
- un’indagine sulla percezione dei rischi ambientali per il nascituro nelle donne in gravidanza.
- le pagine dell’UNICEF dedicate all’eco ansia
- il sito del progetto VeBs
- il sito del progetto “Ambiente e primi 1000 giorni – Conoscere per agire”
Riferimenti
- “Mental health in young people in Europe: Global Burden of Disease Study 1990-2019”, The Lancet Regional Health Europe, Volume 16, May 2022, 100341, Castelpietra G et al.
- Borgi M, Collacchi B, Correale C. et al. Social farming as an innovative approach to promote mental health, social inclusion and community engagement. Ann Ist Super Sanità 2020; 56(2): 206-14.
- Aguiar-Lacasana et al Environment International, Volume 188, June 2024, 108684
- Borgi M Collacchi B, Cirulli F. et al. Reduction in the use of green spaces during the COVID-19 pandemic and its impact in mental health. Health Place 2023; 83:103093.
