Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura dell'Istituto superiore di sanità

Novembre 2018

Vaccinazione antinfluenzale in gravidanza: uno studio pilota nelle Marche

Sara Galmozzi1, Gemma Zocco1, Antonella D’Alleva1, Vanessa Carli2, Stefania Rasori3 Pamela Barbadoro4, Marcello Mario D’Errico1

1 Dipartimento di Scienze Biomediche e Sanità Pubblica, Sezione di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, Università Politecnica delle Marche, Ancona;

2 Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche, Università Politecnica delle Marche, Ancona;

3 Professioni Sanitarie, Azienda Sanitaria Unica Regionale, Area Vasta 1, Pesaro;

4 SOD Igiene Ospedaliera, Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti, Ancona

 

 

SUMMARY (Influenza vaccination in pregnant women: a pilot study in the Marche Region) - Pregnant women are at increased risk for serious complications from influenza virus infection, but despite its clinical importance, influenza vaccination coverage is extremely low. The aim of this study was to estimate the adhesion of pregnant women to influenza vaccination, the reasons related to their choice and their attitude toward child immunization. Pregnant women attending obstetrics and gynecology departments from August to October 2016 filled in an ad hoc questionnaire. Sociodemographic characteristics, knowledge about flu disease and flu vaccination and attitude toward child immunization were explored. Factors associated to child immunization were tested with univariate analysis. Despite a discrete consciousness about the severity of the disease, knowledge about immunization was scarce and none of the 123 responding women were vaccinated against influenza: most frequent reason given for refusing vaccine was the fear of side effects (45%). Regarding to mother’s attitudes towards child immunization, factors associated with vaccine acceptance (p <0,05) were: being married/cohabiting, having contracted influenza in the past and getting information from scientific sources. This study confirms low influenza vaccine coverage in pregnant women and their lack of correct information. Health care providers should work to increase women’s knowledge about vaccination benefits during pregnancy.

Key words: vaccination; pregnancy;

influenza musa@univpm.it

 

 

Introduzione

L’influenza stagionale costituisce un importante problema di sanità pubblica sia a causa dell’elevato tasso di incidenza nella popolazione (1) (8% in media ogni anno) che degli elevati costi sanitari, legati principalmente alla mancata produttività lavorativa e al trattamento delle forme complicate di malattia.

 

Tra le categorie a rischio di complicanze legate all’influenza sono annoverate le donne in gravidanza; studi precedenti hanno infatti dimostrato un’associazione tra influenza e un maggior numero di ricoveri per aborto spontaneo, morte fetale e neonatale, parto pretermine e ridotto peso alla nascita; le gestanti presentano, inoltre, maggiori tassi di ospedalizzazione per malattia complicata rispetto alle donne non in stato di gravidanza (2).

 

La vaccinazione antinfluenzale rappresenta il modo più sicuro ed efficace per prevenire il contagio, proteggendo non solo le gravide e i nascituri, ma anche i neonati fino ai sei mesi di età.

 

Per queste motivazioni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente ribadito quanto affermato nel proprio position paper del 2005, confermando l’importanza di introdurre la vaccinazione per le gestanti nei programmi vaccinali nazionali, con l’obiettivo raccomandato di una copertura di almeno il 75% (3). In accordo alle raccomandazioni dell’OMS, in Italia, la vaccinazione antinfluenzale viene raccomandata e offerta gratuitamente a tutte le donne che si trovano nel secondo o terzo trimestre di gravidanza all’inizio della stagione epidemica, ma nonostante le indicazioni ministeriali e la gravità delle complicazioni, le coperture vaccinali nella popolazione generale risultano essere lontane dagli obiettivi prefissati (4). La scarsa aderenza è particolarmente rilevante nelle gravide e alcuni autori hanno stimato una copertura del 2% (5). L’obiettivo di questo studio è stato, pertanto, quello di misurare la copertura per la vaccinazione antinfluenzale in un campione di donne in gravidanza nella regione Marche, le motivazioni della scelta vaccinale, l’attitudine in tema di immunizzazione dei figli e le variabili sociodemografiche e culturali associate alla scelta vaccinale.

 

Materiali e metodi

Lo studio pilota è stato condotto somministrando un questionario alle donne gravide afferenti a 2 consultori familiari e ad un ambulatorio ostetrico-ginecologico ospedaliero situati nell’area nord delle Marche, da agosto ad ottobre 2016.

 

Lo strumento, costruito e validato ad hoc, è stato distribuito da personale addestrato che informava le gestanti sugli obiettivi dello studio, raccogliendo contestualmente il consenso alla partecipazione; il questionario anonimo è stato auto compilato dalle partecipanti e per per ovviare ad eventuali barriere linguistiche una copia in inglese è stata fornita alle donne di cittadinanza non italiana.

 

Le domande proposte, con opzioni di risposta a scelta multipla, indagavano: caratteristiche sociodemografiche (età, nazionalità, stato civile, livello d’istruzione, livello occupazionale, uso di medicine non convenzionali), dati ginecologici (trimestre di gestazione, prima gravidanza, aborti), conoscenze sulla malattia influenzale e relativa vaccinazione (stagione di comparsa dell’influenza, gravità dell’influenza in gravidanza, gratuità della vaccinazione antinfluenzale per le gestanti, vaccinazione eseguita o intenzione a vaccinarsi per la stagione imminente) ed infine conoscenze e attitudini sulle vaccinazioni in età pediatrica (vaccinazioni eseguite nell’ultimo nato, modalità di reperimento di informazioni sulle vaccinazioni pediatriche).

 

In riferimento alle modalità di reperimento delle informazioni, sono state considerate fonti scientificamente autorevoli i medici di fiducia e gli operatori sanitari.

 

È stata, infine, condotta un’analisi statistica nel sottogruppo di donne già mamme per valutare la presenza di eventuali associazioni tra i fattori sociodemografici (nazionalità, titolo di studio, professione e stato civile) e culturali (conoscenze sull’influenza, modalità di reperimento delle informazioni e utilizzo di medicine non convenzionali) e l’attitudine delle mamme alla vaccinazione dell’ultimo nato.

 

Le analisi sono state condotte mediante l’utilizzo del software statistico STATA 15 (Stata-Corp, TX USA), utilizzando il test esatto di Fisher dopo aver posto come condizione il livello di significatività α=0,05. L’associazione tra i fattori sociodemografici e l’outcome (vaccinazione nell’ultimo nato eseguita) è stata valutata tramite odds ratio (OR).

 

Risultati

Le donne che hanno completato il questionario sono state 123, con un’età compresa tra i 22 e i 41 anni (media di 33, DS ± 0,4); il 92,4% era di nazionalità italiana, il 93,5% era sposata/convivente, il 63,4% aveva conseguito una laurea di primo o secondo livello, il 33,3% una licenza media superiore/inferiore, il 3,3% una licenza elementare. La maggior parte (96,7%) aveva un’occupazione.

 

Il 94,3% delle rispondenti si trovava nel terzo trimestre di gestazione e il 75,6% affrontava la gravidanza per la prima volta. Tra le donne che avevano già dei figli (24,4% del totale), l’83,3% aveva avuto una sola gravidanza; gli ultimi nati avevano un’età compresa tra i 13 mesi e i 10 anni. L’82,9% delle intervistate sosteneva di non fare uso di pratiche mediche non convenzionali (omeopatia, fitoterapia).

 

Nella Tabella 1 sono illustrate le principali caratteristiche sociodemografiche relative alla gravidanza nel campione. Delle 123 gestanti, il 73% (n. 90) era eleggibile di vaccinazione antinfluenzale al momento dell’intervista, mentre la percentua le restante ha risposto al questionario nei mesi precedenti l’avvio della campagna antinfluenzale. Per quanto concerne le conoscenze relative all’influenza, il 96,7% era a conoscenza che si trattasse di una malattia contagiosa, il 57,7% riteneva che fosse una patologia esclusivamente invernale, l’82,9% era consapevole che potesse portare a complicanze per le quali è necessario il ricovero ospedaliero.

 

Il 69,9% delle donne aveva contratto la malattia almeno una volta negli ultimi 5 anni. Il 22,7% delle donne era a conoscenza che la vaccinazione fosse raccomandata e offerta gratuitamente alle gestanti e l’82,9% non sapeva dire se il vaccino fosse pericoloso in gravidanza e il 95,9% riferiva di non avere ricevuto alcuna informazione sui rischi relativi all’influenza o sui benefici della vaccinazione antinfluenzale dagli operatori sanitari degli ambulatori ostetrico-ginecologici frequentati. Dall’analisi è emerso che nessuna delle donne partecipanti allo studio si era vaccinata contro l’influenza stagionale, né dichiarava l’intenzione di vaccinarsi per la stagione imminente. La preoccupazione per gli eventi avversi è stata la principale causa della mancata vaccinazione (45% delle intervistate), seguita dalla scarsa percezione della pericolosità della malattia (21%). Il 17% delle donne non sapeva dare una motivazione specifica al non essersi vaccinata. Nessuna delle donne ha riferito come motivazione alla mancata vaccinazione il non sapere dove reperire il vaccino (Figura).

 

 

L’ultima parte del questionario ha indagato le attitudini alla vaccinazione negli ultimi nati. Dall’analisi è emerso che delle 30 donne già con figli, l’80% (n. 24) ha riferito di avere vaccinato il proprio ultimo nato per almeno una delle vaccinazioni proposte nel calendario vaccinale vigente all’epoca; il 10% (n. 3) ha dichiarato di non aver vaccinato l’ultimo nato e l’altro 10% (n. 3) delle donne si è astenuto dal rispondere alle domande. È stato inoltre calcolato che il 46% (n. 11) delle madri cha ha vaccinato l’ultimo nato ha sottoposto il figlio a tutte le vaccinazioni allora obbligatorie. Nessuna delle madri intervistate aveva mai vaccinato il proprio figlio per l’influenza. La percentuale di adesione per singolo vaccino è riportata nella Tabella 2. Per quanto riguarda le fonti informative utilizzate dalle donne, il medico di fiducia rappresenta il 26% delle risposte date dalle intervistate, seguito da internet (23% delle risposte), passaparola (18%), televisione (13%), operatori dei centri vaccinali (10%), convegni (8%) e associazioni anti-vaccini (2%). Dall’analisi, è risultato che lo stato civile (coniugata o convivente), l’informarsi attraverso fonti scientifiche (medici di medicina generale, operatori sanitari) e il non aver avuto l’influenza in passato sono variabili significativamente associate alla vaccinazione dell’ultimo figlio; tuttavia non è stato possibile ottenere degli OR a causa della scarsa numerosità campionaria (Tabella 3).

 

 

 

Discussione

Come è stato possibile constatare dall’indagine svolta, nessuna delle donne gravide partecipanti allo studio si è vaccinata contro l’influenza o ha dichiarato l’intenzione di vaccinarsi, nonostante il 73% fosse eleggibile per la vaccinazione al momento dell’intervista. Questo dato si allinea a quelli riscontrati in esperienze analoghe: sia Maurici (6) che Napolitano (7) hanno infatti rilevato coperture vaccinali antinfluenzali rispettivamente nulle e inferiori al 10%.

 

Le conoscenze delle donne sulla malattia influenzale e sulla relativa vaccinazione rappresentano un interessante spunto di riflessione. Dai dati raccolti appare evidente che le conoscenze sulla malattia fossero discrete, essendo la maggioranza delle gestanti consapevoli della contagiosità, della stagionalità e delle eventuali complicanze. Altrettanto non si può dire della relativa vaccinazione, sulla quale grava una lacuna informativa: solo il 22,7% delle interessate era a conoscenza che il vaccino fosse raccomandato in gravidanza e la maggioranza non sapeva se fosse sicuro in gestazione. Infine il 95,9% delle donne ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna informazione sulla vaccinazione e sui suoi benefici dagli operatori sanitari con cui aveva interagito negli ambulatori o nei consultori familiari.

 

La mancanza di un appropriato counselling vaccinale da parte degli operatori sanitari è un dato preoccupante e potrebbe essere all’origine anche delle motivazioni addotte per il rifiuto della vaccinazione o la non intenzione a vaccinarsi (8). Rilevanti anche i dati emersi indagando le fonti informative: il medico di fiducia e gli operatori dei centri vaccinali sono le fonti informative, rispettivamente 26% e 10%, per le partecipanti, ma fonti non altrettanto affidabili come internet, il passaparola, la televisione e altri mezzi di non garantita validità scientifica sono ampiamente considerati dalle rispondenti come una fonte di informazione (9).

 

Anche i risultati dell’analisi nelle gestanti con figli sottolineano l’importanza della corretta informazione scientifica, il quanto il 100% delle donne che ha riportato come fonte informativa medici o altri operatori sanitari aveva vaccinato l’ultimo nato.

In conclusione, medici ed operatori sanitari hanno un ruolo fondamentale nel promuovere la cultura vaccinale, rappresentando la fonte privilegiata di informazioni per molte donne, come appurato precedentemente in altri studi (8-10). Certamente l’argomento in studio è vasto e di complessa trattazione. Ulteriori analisi, preferibilmente condotte su larga scala, sarebbero auspicabili per approfondire le considerazioni attuali; tuttavia risulta chiaro dai dati elaborati che i medici e gli operatori sanitari che lavorano nel settore materno-infantile e che assistono le donne durante la gestazione debbano aumentare i propri sforzi nel divulgare corrette informazioni e promuovere le vaccinazioni. Compito delle istituzioni e delle società scientifiche è quello di sostenere e fornire al personale gli strumenti necessari per ottenere questi miglioramenti.

 

Dichiarazione sui conflitti di interesse

Gli autori dichiarano che non esiste alcun potenziale conflitto di interesse o alcuna relazione di natura finanziaria o personale con persone o con organizzazioni che possano influenzare in modo inappropriato lo svolgimento e i risultati di questo lavoro.

 

Riferimenti bibliografici

1. www.epicentro.iss.it/influenza

2. Phadke VK, Omer SB. Maternal vaccination for the prevention of influenza: current status and hopes for the future. Expert Rev Vaccines 2016;15:1255-80.

3. World Health Organization. Vaccines against influenza WHO position paper - November 2012. Wkly Epidemiol Rec 2012;87:461-76.

4. www.salute.gov.it/portale/influenza/

5. Fabiani M, Bella A, Rota MC. A/H1N1 pandemic influenza vaccination: A retrospective evaluation of adverse maternal, fetal and neonatal outcomes in a cohort of pregnant women in Italy. Vaccine 2015;33:2240-7.

6. Maurici M, Dugo V, Zaratti L, et al. Knowledge and attitude of pregnant women toward flu vaccination: a cross-sectional survey. J Matern Fetal Neonatal Med 2016;29:3147-50.

7. Napolitano F, Napolitano P, Angelillo F. Seasonal influenza vaccination in pregnanant women: knowledge, attitudes and behaviors in Italy. BMC Infect dis 2017;17(1):48.

8. Meharry PM, Colson ER, Grizas AP, et al. Reasons why women accept or reject the trivalent inactivated influenza vaccine (TIV) during pregnancy. Matern Child Health J. 2013;17:156-64.

9. Succi RCM. Vaccine refusal - what we need to know. J Pediatr 2018;94(6):574-81.

10. Lu AA, Halim AA, Dendle C, et al. Influenza vaccination uptake amongst pregnant women and maternal care providers is suboptimal. Vaccine 2012;30(27):4055-9.

 

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