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Istituto Superiore di Sanità
EpiCentro - L'epidemiologia per la sanità pubblica
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Indice: Boll Epidemiol Naz 2025;6(4)

Stima della prevalenza e co-occorrenza delle forme di violenza di genere: un’analisi dei dati relativi a donne accolte nei Centri antiviolenza del Lazio (2021-2023)

Marco Finocchietti, Chiara Badaloni, Simona Vecchi, Paola Michelozzi, Antonella Camposeragna

 

Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, Roma

 

 

Citare come segue: Finocchietti M, Badaloni C, Vecchi S, Michelozzi P, Camposeragna A. Stima della prevalenza e co-occorrenza delle forme di violenza di genere: un’analisi dei dati relativi a donne accolte nei Centri antiviolenza del Lazio (2021-2023). Boll Epidemiol Naz 2025;6(4):1-10.. DOI: https://doi.org/10.53225/BEN_116

 

Prevalence and co-occurrence of different forms of gender-based violence: an analysis of data among women from anti-violence centres in Lazio, Italy (2021-2023)

Introduction

Gender-based violence is a major human rights violation and public health issue, often involving multiple forms of abuse. In Italy, about 31.5 of women aged 16-70 have experienced physical or sexual violence lifetime. AntiViolence Centres (CAVs) provide support to women and collect data. This study describes the prevalence and co-occurrence of different types of abuse among women accessing CAVs in Lazio between 2021 and 2023 and examines the characteristics of women and perpetrators by type of abuse.

 

Materials and methods

Data from the Lazio Anti-Violence Network Information System were analysed. This system records sociodemographic information, details of abuse, characteristics of perpetrators, and outcomes for each support pathway. The prevalence of different types of abuse was estimated, and the characteristics of women and perpetrators were analysed according to the number of co-occurring abuse forms.

 

Results

A total of 3,159 support pathways were analysed. The analytical unit was the support pathway rather than the individual woman, meaning some women contributed to more than one pathway. The women had a mean age of 40.7 years (SD 12.7), were mostly Italian (79.2 ), and 57.8 were employed. The perpetrators were mainly partners or ex-partners (79.9 ). Psychological abuse was almost universal (94.5 ) and was often combined with threats, physical abuse, or economic abuse. Only 5.3 of women reported experiencing a single form of abuse, while 59.3 experienced four or more forms. Higher co-occurrence was observed in cases involving a longer duration of violence, more emergency visits, and a greater perceived risk to life, with statistically significant differences between groups. Perpetrators involved in multiple abuse pathways were more often partners or ex partners and had significantly higher rates of substance addiction, prior violent behaviour and previous police reports.

 

Discussion and conclusions

The findings highlight the frequent co-occurrence of abuse, as well as and the complex profiles of victims and perpetrators. In order to meet the multifaceted needs of women experiencing gender-based violence, it is essential to strengthen CAVs services and integrated interventions.

 

Key words: gender-based violence; intimate partner violence; multiple victimization

 

 

Introduzione

La violenza di genere rappresenta una grave violazione dei diritti umani e costituisce un problema di salute pubblica, con impatti significativi sulla salute fisica e mentale delle donne (1, 2). La violenza contro le donne è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come qualsiasi atto di violenza di genere che comporti danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, comprese minacce o coercizione (1). A livello globale, secondo l’OMS, circa un terzo delle donne ha subito violenza fisica o sessuale (1). Nel contesto dell’Unione Europea, la survey EU gender-based violence riporta che nei Paesi membri, nel 2024, il 18% delle donne ha subito violenza fisica o minacce o violenza sessuale da parte di un partner, mentre sale al 32% la quota delle donne che ha subito violenza psicologica nel corso della propria vita (3). La violenza domestica, spesso perpetrata da partner o ex partner, rappresenta la forma più diffusa a livello globale (1) ed europeo (3). In aggiunta, le diverse forme di abuso (fisico, sessuale, psicologico, ecc.) possono coesistere all’interno dello stesso evento, configurando situazioni di co-occorrenza di più forme di violenza (4-6).

 

In Italia, secondo l’indagine Istat sulla violenza contro le donne (2014), il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni (6,8 milioni) ha subito violenza fisica o sessuale nella vita. Di queste, il 13,6% (2,8 milioni) ha subito abusi da partner o ex partner. Inoltre, è pari al 26,4% la percentuale di donne che ha subito violenza psicologica o economica dal partner attuale e al 46,1% da parte di un ex partner (7).

 

In aggiunta, considerando i dati che Istat raccoglie nei Centri Antiviolenza (CAV), le diverse forme di violenza possono coesistere contemporaneamente. Molte donne dichiarano di aver subito forme multiple e concomitanti di abuso fisico, psicologico, sessuale ed economico (8).

 

I CAV sono strutture gratuite, definite dal Governo, dalle Regioni e dalle autonomie locali in sede di Conferenza Unificata, destinate ad accogliere donne vittime o esposte a violenza e i loro figli minorenni, garantendo servizi integrati di protezione, accoglienza e sostegno, secondo i requisiti minimi stabiliti nelle intese del 2014, 2022 e 2024 (9-11).

 

Nel Lazio, da gennaio 2021, è attivo il sistema informativo LARA, Lazio Rete Antiviolenza, che raccoglie sistematicamente i dati dei CAV regionali (12). Questo sistema consente di analizzare le caratteristiche delle donne, le forme di violenza subite, i profili degli autori e i percorsi di uscita attivati, nonché di poter confrontare i dati regionali con quelli nazionali e misurare fenomeni intraregionali.

 

Nonostante l’importanza dei CAV nel supporto alle donne vittime di violenza, le analisi sistematiche dei dati raccolti a livello regionale sono ancora limitate e risultano scarse le informazioni sulla distribuzione delle diverse forme di violenza tra le donne che accedono ai CAV, in particolare per quanto riguarda la presenza contemporanea di più forme di abuso.

 

Il presente studio descrive i dati raccolti nei CAV del Lazio tra il 2021 e il 2023, con particolare attenzione alla co-occorrenza di più forme di violenza all’interno dello stesso percorso di presa in carico e alle caratteristiche sociodemografiche delle donne e degli autori di violenza.

 

Materiali e metodi

Fonti dei dati

I dati analizzati provengono dal sistema informativo LARA (12), gestito dal Dipartimento di Epidemiologia del Sistema Sanitario Regionale (DEP), per conto della Regione Lazio - Area Pari Opportunità. Le informazioni registrate in LARA vengono trasmesse annualmente all’Istat, costituendo la fonte informativa della Regione che rende disponibile un quadro integrato e aggiornato sia dei dati provenienti dai CAV rispondenti in Italia (8, 13) che del fenomeno della violenza di genere in Italia (7). Al sistema informativo LARA contribuiscono i CAV presenti sul territorio regionale, che raccolgono e registrano i dati del questionario Istat. Le informazioni richieste riguardano le caratteristiche sociodemografiche delle donne che si rivolgono ai CAV, le forme di violenza subite, i bisogni espressi, i servizi erogati, le informazioni relative agli autori e gli esiti dei percorsi di uscita dalla violenza. La raccolta dei dati è continuativa, mentre l’aggregazione e la diffusione delle informazioni avvengono su base annuale e riguardano tutte le donne; nell’anno di riferimento, è attivo un percorso personalizzato di uscita dalla violenza.

 

Tutela della riservatezza

Tutte le informazioni sulle donne sono raccolte in forma completamente anonima, senza identificativi diretti. Ogni CAV attribuisce a ciascuna donna un codice univoco, mantenendo la corrispondenza in forma riservata su supporto cartaceo o informatico, garantendo anonimato nella trasmissione dei dati e consentendo aggiornamenti delle schede. L’unità di rilevazione è il singolo percorso di uscita avviato presso un CAV. È possibile identificare percorsi multipli legati alla stessa donna nello stesso CAV, ma non tra CAV diversi, poiché i codici identificativi non sono condivisi tra le strutture. Pertanto, l’unità di analisi dello studio è il percorso e non la persona. Per coerenza con la terminologia utilizzata da Istat nella descrizione dell’utenza dei CAV, nel testo si fa riferimento alle “donne”, pur riferendosi tecnicamente ai percorsi di presa in carico.

 

Periodo di osservazione

I dati analizzati si riferiscono ai percorsi nei CAV del Lazio nel periodo 1° gennaio 2021-31 dicembre 2023.

 

Analisi statistica

Le analisi sono state condotte sui percorsi attivati, considerando come unità di osservazione il singolo percorso. Sono stati esclusi i percorsi con dati mancanti rispetto ad alcune variabili sociodemografiche relative alla vittima e all’autore, al fine di garantire la coerenza delle analisi descrittive. Per descrivere le caratteristiche delle donne, delle violenze e degli autori, sono state calcolate distribuzioni di frequenza in percentuale per le variabili categoriali, mentre per le variabili continue sono stati riportati valori medi, deviazioni standard, valori mediani e intervalli interquartili.

 

La presenza di più forme di violenza nello stesso percorso è stata calcolata come somma aritmetica del numero di violenze riportate per ciascuna donna, seguendo la classificazione Istat (uno, due, tre, quattro o più forme di violenza) (8).

 

Le distribuzioni di frequenza delle caratteristiche delle donne e degli autori sono state, inoltre, stratificate in base al numero di violenze riportate in ciascun percorso, così come definite da Istat (14). Le differenze tra i gruppi sono state valutate mediante test statistici: per le variabili categoriali è stato utilizzato il test del c² o, in presenza di frequenze attese inferiori a 5, il test esatto di Fisher; per le variabili continue è stato utilizzato il test di Wilcoxon. I p-value sono stati riportati per il confronto tra i gruppi con 1 e ≥4 forme di violenza.

 

Tutte le analisi statistiche sono state condotte con il software R, versione 4.5.2, utilizzando anche l'insieme di pacchetti tidyverse (15,16).

 

Risultati

Nel periodo 2021-2023, nei CAV del Lazio sono stati avviati complessivamente 4.122 percorsi di assistenza. Poiché alcune donne potrebbero aver intrapreso percorsi in più centri, il conteggio della popolazione potrebbe risultare leggermente sovrastimato e pertanto riguardare un numero leggermente inferiore a 4.101 donne. Durante il processo di gestione dei dati sono stati esclusi i percorsi con informazioni mancanti (missing) nelle variabili utilizzate nelle analisi: nazionalità della donna (0,07%), età all’inizio del percorso (2,78%), titolo di studio (16,66%), condizione professionale (2,23%), stato civile (0,53%), durata della violenza (0,16%), accessi al pronto soccorso per violenza (0,34%), percezione del pericolo di vita per sé o per i figli (4,15%), richiesta di supporto prima dell’accesso al CAV (0,64%), nazionalità dell’autore (2,91%) e classe di età dell’autore (8,65%). Complessivamente sono stati esclusi 963 percorsi, ottenendo un dataset finale composto da 3.159 percorsi (76,6% del totale iniziale).

 

Le caratteristiche delle donne accolte nei CAV sono riportate in Tabella 1. La maggioranza era di nazionalità italiana (79,2%), mentre il 14,5% proveniva da altri Paesi ad alto o medio-alto reddito e il 6,3% da Paesi a basso o medio-basso, secondo la classificazione World Bank (17). L’età media era di 40,7 anni (deviazione standard 12,7), con mediana 41 anni (Q1-Q3: 31-50). Circa la metà aveva completato la scuola secondaria di secondo grado, il 22,3% la primaria di primo grado e il 28,0% aveva conseguito la laurea o altro titolo post universitario; il 57,8% risultava occupata. Lo stato civile più frequente era nubile (44,7%), seguito da coniugata o unita civilmente (31,1%) e separata o divorziata (22,3%). L’8,8% riportava difficoltà motorie, sensoriali, intellettive o di altra natura.

 

Per quanto riguarda la violenza, il 76,6% ha riportato una durata superiore a un anno. Il 23,7% aveva avuto accessi in pronto soccorso legati alla violenza, il 66% aveva risposto di aver percepito un pericolo di vita per sé o per figli e il 66,9% aveva richiesto supporto prima di accedere al CAV. Il 32,2% ha abbandonato il percorso, definito come classificazione “abbandono/sospensione” nella variabile “situazione del percorso” registrata nel sistema informativo LARA.

 

La violenza è stata principalmente esercitata da partner o ex partner (rispettivamente 40,6% e 39,3%), seguiti da parenti (9,9%) e altre figure (10,1%). La nazionalità degli autori era prevalentemente italiana (81,6%) e coincideva con quella della donna nell’82,5% dei casi. La classe di età degli autori più rappresentata era 30-49 anni (52,6%). Il 22,9% coabitava con la vittima, il 32,9% presentava forme di dipendenza da sostanze e/o alcol, il 9,2% era già noto per violenze verso altre donne, il 4,7% possedeva armi da fuoco e il 31,2% era già stato segnalato o denunciato.

 

In seguito, è stata calcolata la distribuzione di frequenza delle tipologie di violenze subite. Tra le forme di violenza riportate nei percorsi attivati, quella psicologica è risultata la più frequente (94,5%), con una presenza trasversale in quasi tutti i percorsi. Seguivano le minacce (73,7%), la violenza fisica (68,9%) e quella economica (46,3%) (Figura 1). Sono stati riportati anche episodi di stalking - incluso il cyber stalking - (29,9%) e maltrattamenti (27,3%).

 

Le violenze a carattere sessuale comprendevano lo stupro (14,1%) e altre forme quali molestie sessuali, molestie online, condivisione non consensuale di contenuti intimi, essere costrette a fare attività sessuali umilianti e/o degradanti (17,1%). Si sono rilevate, inoltre, forme di violenza in percentuali inferiori, ma non certo associate a minore gravità: matrimoni forzati (1,6%), aborto forzato (0,8%), donne vittime di tratta (0,5%), mutilazioni genitali (0,3%), sterilizzazione forzata (0,03%). Infine, il 12% delle donne riportava una violenza non specificata.

 

 

Le donne accolte nei CAV avevano subito quasi sempre più forme di violenza contemporaneamente: solo il 5,3% ha riportato una singola forma. La maggior parte è stata vittima di quattro o più forme di abuso (59,3%) (Figura 1).

 

Analizzando i dati della Figura 2, la violenza psicologica, già evidenziata come trasversale, era spesso presente in combinazione con altre forme di abuso. Le combinazioni più frequenti comprendevano la violenza psicologica insieme a minacce, violenza economica e fisica (247 percorsi, 7,8%) oppure a minacce e violenza fisica (238 percorsi, 7,5%). Inoltre, in 181 percorsi (5,7%) la violenza psicologica coesisteva con minacce, maltrattamenti e violenza fisica. In generale, sono state osservate più di 258 combinazioni di più forme di abuso.

 

 

Confrontando il sottogruppo di donne che aveva subito una forma di violenza con il sottogruppo delle donne vittime di quattro o più forme sono emerse differenze sia nelle caratteristiche delle donne sia in quelle degli autori (Tabella 2). Tra gli autori, le differenze più marcate hanno riguardato le forme di dipendenza e le segnalazioni o denunce precedenti al percorso di uscita dalla violenza da parte della donna. Le forme di dipendenza risultavano infatti molto più frequenti tra chi aveva commesso quattro o più forme di violenza (8,3% e 39,3%, variazione in punti percentuale (∆ pp ) +31%, p-value <0,001), così come la proporzione di autori già segnalati o denunciati (11,2% e 38%, ∆ pp +26,7%, p-value <0,001). Anche l’età degli autori mostrava differenze rilevanti: quelli di età compresa fra i 30 e i 49 anni erano la classe più prevalente in entrambi i gruppi, ma con una marcata differenza di percentuale, rispettivamente 39,6% e 57,6%, (+18%), con p-value <0,001. La proporzione di italiani era invece pari al 93,5% nel primo gruppo e al 70,6% (-17%, p-value <0,001) nel secondo. La nazionalità coincideva con quella della vittima in oltre l’80% dei casi (88,8% e 80,8%, -7,9%, pvalue = 0,015). Si è osservato un incremento evidente anche nella percentuale di autori che fossero partner o ex partner, che raggiungeva il 43,8% e il 42,5% nel gruppo delle donne vittime di quattro o più forme di violenza, rispetto al 27,2% e 26,6% (+16,6% e +15,8%) nel gruppo di chi aveva subito una sola forma, con p-value <0,001. Confrontando il gruppo di donne che aveva subito quattro o più forme di violenza con quello di chi ne aveva riportata una sola, si sono osservate differenze per gli autori in possesso di arma da fuoco (0,6% vs 5,9%, p = 0,006) e per quelli con precedenti episodi di violenza (7,1% vs 10,7%, p-value <0,001). Per gli autori che vivevano con la vittima (19,5% vs 23,4%, p = 0,294) e per la presenza di difficoltà motorie, sensoriali, intellettive o di altra natura (4,7% vs 6,5%, p = 0,471) non si sono invece evidenziati scostamenti rilevanti tra i gruppi. La durata degli episodi di violenza ha mostrato uno scarto marcato tra i due gruppi: gli eventi protratti per oltre un anno riguardavano il 41,4% delle donne che avevano subito una sola forma di violenza e l’83,8% di quelle che ne avevano subite quattro o più (+42,4%, p-value <0,001).

 

 

Tra le caratteristiche delle donne, le differenze più rilevanti sono emerse nello stato civile e nel titolo di studio. La quota di nubili si riduceva dal 63,3% al 41,5% (-21,9%), mentre aumentava quella di coniugate o unite civilmente (dal 21,9% al 33,5%, +11,7%) con un p-value <0,001. Anche il livello di istruzione ha mostrato variazioni consistenti: le donne con istruzione primaria di primo grado passavano dal 14,8% al 26,4% (+11,6%), mentre le laureate o con titolo superiore diminuivano dal 39,6% al 24,4% (-15,3%), con p-value <0,001. Differenze rilevanti si sono riscontrate, inoltre, negli accessi al pronto soccorso, che crescevano dall’11,8% al 30,1% (+18,2%, p-value <0,001) e nella richiesta di supporto prima dell’accesso al CAV, in aumento dal 56,8% al 69,9% (+13,1%, p-value <0,001). Scostamenti più contenuti hanno riguardato la provenienza da Paesi a basso o medio-basso reddito (dal 3,6% all’8,0%, p-value = 0,007), la quota di donne inoccupate o disoccupate (dal 21,3% al 25,9%, p-value <0,001) e l’età media, leggermente superiore nel gruppo con più forme di violenza (da 38,5 a 40,7 anni, con p-value = 0,031). Variazioni di minore entità si sono osservate, infine, nella presenza di difficoltà motorie, sensoriali, intellettive o altre (dal 7,7% al 10,3%, p-value = 0,343) e nella quota di donne che ha abbandonato il percorso di uscita (dal 34,9% al 30,5%, p-value = 0,271).

 

Discussione e conclusioni

Il presente studio rappresenta un primo tentativo di descrizione dei dati relativi alle donne accolte nei CAV del Lazio e mostra come le forme di violenza siano nella maggior parte dei casi presenti simultaneamente e perpetrate principalmente da partner o ex partner. I risultati di queste analisi sono coerenti con i dati rilevati negli stessi contesti a livello nazionale (8, 18): le donne avevano un’età media di 40 anni, erano prevalentemente italiane e risultavano per la maggior parte occupate. L’80% dei casi di violenza è stato perpetrato da partner o ex partner: tale risultato è in linea sia con le statistiche mondiali dell’OMS (1), sia con rilevazioni italiane sui percorsi nei CAV (8,18). L’analisi delle forme di violenza riportate ha evidenziato che la quasi totalità delle donne aveva subito più forme di violenza contemporaneamente, fenomeno osservato da diverse rilevazioni italiane (8) e internazionali (4-6). La violenza psicologica era la più prevalente, nonché frequentemente associata ad altre tipologie di abuso, quali violenza fisica, minacce e violenza economica (8, 18). La co-occorrenza di più forme di violenza è risultata molto eterogenea, a evidenziare la pluriformità e la complessità del fenomeno e delle singole condizioni. Gli autori erano prevalentemente italiani e, in larga parte (>80%), la loro nazionalità coincideva con quella delle vittime. Tra gli autori di più forme di abuso, si è osservata anche una maggiore presenza di dipendenze o abusi di sostanze (+31%), elemento già segnalato dalla letteratura come possibile fattore associato alla perpetrazione di più forme di violenza (19, 20).

 

Ciò non deve far apparire il fenomeno come riconducibile solo a caratteristiche eccezionali degli autori, oscurando le radici culturali e sociali della violenza di genere (21). Infatti, l’autore della violenza risultava essere il partner o l’ex partner nella maggior parte dei casi, sia per le donne che avevano subito una sola forma di violenza, sia per le vittime di più forme (+16,6% e +15,8% rispettivamente). Questa cornice relazionale trova conferma nelle caratteristiche delle donne: la quota di nubili risultava sensibilmente inferiore tra le vittime di quattro o più forme di violenza rispetto alla violenza singola (-21,9%), mentre aumentava quella di donne coniugate o unite civilmente (+11,7%). I dati suggeriscono come le violenze multiple si verifichino prevalentemente in contesti relazionali-affettivi stabili presenti o passati, evidenziando la centralità della cornice domestica e delle dinamiche di lungo periodo nella comprensione del fenomeno (22-24).

 

La durata superiore a un anno degli episodi (+42,4%), gli accessi al pronto soccorso (+18,2%), la richiesta di supporto prima di accedere al CAV (+13,1%), la precedente denuncia o segnalazione dell’autore (+26,7%) e la percezione del pericolo di vita per sé e/o per i figli (+60,9%) sono risultati fattori marcatamente più elevati tra le donne vittime di quattro o più forme di violenza rispetto a chi ne aveva subita una. L’alta prevalenza della percezione di pericolo di vita riflette la capacità delle donne di riconoscere la gravità della violenza subita e sottolinea la necessità di canali efficaci per segnalare situazioni di violenza, soprattutto quando questa viene perpetrata da tempo. Inoltre, gli accessi al pronto soccorso, le precedenti denunce o anche le altre richieste di supporto prima dell’accesso al CAV dimostrano l’esistenza di contatti con il sistema sanitario e con le forze dell’ordine. Si rende necessaria una presa in carico rapida e mirata in occasione di questi contatti, nell’ottica di contribuire a prevenire l’escalation verso violenze multiple (25, 26).

 

La percentuale di donne con istruzione primaria di primo grado era più alta tra le vittime di quattro o più violenze rispetto a violenza singola (+11,6%), mentre le laureate o con titolo superiore risultavano meno rappresentate (-15,3%). Questi dati suggeriscono che un maggiore capitale culturale ed educativo possa contribuire al riconoscimento precoce delle situazioni violente. La quota di donne occupate mostrava un lieve incremento tra le vittime di quattro o più forme (+4,6%), indicando che l’occupazione non necessariamente agisce come fattore comparabile al titolo di studio elevato. Inoltre, la percentuale di studentesse è risultata meno frequente tra le donne che avevano subito quattro o più forme di violenza (-16%), coerentemente con il fatto che le violenze multiple si riscontrano prevalentemente in contesti domestici di lunga durata, con partner o ex partner, situazioni in cui la giovane età risulta meno rappresentata.

 

Questo studio presenta alcuni limiti: in primo luogo va sottolineato che la violenza di genere costituisce un fenomeno sociale, culturale, stratificato e trasversale nella popolazione, e che le donne che accedono ai CAV rappresentano solo una minima parte delle vittime. Pertanto, nell’interpretazione dei risultati di questo studio occorre considerare che i dati disponibili riflettono solo una porzione limitata del fenomeno. Inoltre, la presenza di informazioni mancanti su alcune variabili - soprattutto relative agli autori - ha ridotto la possibilità di condurre analisi più approfondite. Infine, alcune donne potrebbero aver avviato più percorsi nei CAV, comportando una lieve sovrastima della popolazione osservata.

 

In conclusione, considerate le ripercussioni degli abusi sulla salute fisica e mentale delle donne, è essenziale affrontare la violenza di genere anche come un problema di sanità pubblica. Questo lavoro rappresenta un primo tentativo di analisi sistematica dei dati provenienti dai CAV a livello regionale. I dati indicano chiaramente che le diverse forme di violenza spesso coesistono e che le situazioni individuali presentano un elevato livello di complessità e specificità. Questi risultati evidenziano l’urgenza di sviluppare interventi mirati e servizi di protezione efficaci. Il rafforzamento dei CAV e l’implementazione di strategie integrate restano strumenti fondamentali per garantire risposte adeguate e tempestive ai bisogni delle vittime.

 

 

Conflitti di interesse dichiarati: nessuno.
Finanziamenti: nessuno.
Authorship: tutti gli autori hanno contribuito in modo significativo alla realizzazione di questo studio nella forma sottomessa.
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Data di pubblicazione: maggio 2026