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rosolia

Informazioni generali

La rosolia è una malattia infettiva acuta esantematica, causata da un virus a Rna del genere Rubivirus, della famiglia dei Togaviridae. Si manifesta con un’eruzione cutanea simile a quelle del morbillo o della scarlattina, malattie da cui può essere clinicamente indistinguibile. Generalmente è una malattia lieve ma diventa pericolosa se contratta durante la gravidanza perché può portare ad aborto spontaneo, morte intrauterina del feto, o gravi anomalie congenite.

 

In Italia la rosolia è una malattia a notifica obbligatoria. Il medico che sospetta un caso di rosolia deve notificare il sospetto alla Asl di riferimento, via telefono, fax o email, entro 12 ore dal sospetto.

 

Modalità di trasmissione

La rosolia si trasmette per via aerea attraverso le goccioline respiratorie diffuse nell’aria dal malato, per esempio con colpi di tosse o starnuti, o il contatto diretto con le secrezioni nasofaringee. Le persone infette sono generalmente contagiose da 7 giorni prima a 7 giorni dopo la comparsa dell’esantema, ma il virus può essere presente nelle secrezioni del nasofaringe fino a 14 giorni dopo l’inizio dell’esantema. La massima contagiosità è da 1 a 5 giorni dopo l’esordio dell’esantema. Da ricordare tuttavia che dal 20% al 50% dei casi non sviluppa alcun sintomo per cui è possibile essere esposti all’infezione senza saperlo. Altra possibilità di trasmissione è quella verticale, se la donna contrae l’infezione durante la gravidanza o poco prima del concepimento e infetta la placenta. I neonati con la sindrome della rosolia congenita possono trasmettere l’infezione per diversi mesi, fino a un anno dopo la nascita.

 

Sintomi

Il periodo di incubazione della rosolia dura da 12 a 23 giorni, in media 18 giorni. I sintomi più comuni della rosolia sono febbre lieve (<39.0ºC), malessere, lieve congiuntivite (più comune negli adulti), esantema maculopapulare, ingrossamento dei linfonodi (spesso quelli auricolari posteriori o suboccipitali, ma possono essere coinvolti tutti gli altri). L’ingrossamento dei linfonodi tipicamente precede l’inizio dell’esantema di 5-10 giorni. L’esantema di solito parte dal viso e nell’arco di 24 ore si diffonde al resto del corpo, perdurando per circa 1-3 giorni. La rosolia può essere asintomatica (o paucisintomatica) nel 20-50% dei casi, un fatto pericoloso nel caso in cui la persona contagiosa venga a contatto con una donna gravida suscettibile all’infezione.

 

Diagnosi

Per confermare la diagnosi di rosolia è necessario il ricorso a esami di laboratorio. Generalmente la diagnosi si basa sugli esami sierologici (presenza di anticorpi IgM rosolia-specifici, comparsa ex novo o aumento significativo degli IgG specifici) o sull’identificazione virale in un campione clinico.

 

Complicanze

Le complicanze più comuni sono quelle articolari (poliartralgie, artrite) che possono interessare fino al 70% dei casi negli adulti, specialmente donne. Raramente la malattia porta a complicazioni gravi come encefaliti (1 caso su 6000) o porpora trombocitopenica (1 caso su 3000), che possono portare anche al decesso.

 

Rosolia e gravidanza: la sindrome congenita

Il virus della rosolia è in grado di superare la barriera placentare e provocare anomalie embrio-fetali. Pertanto, in caso di infezione di una donna durante la gravidanza, vi è il rischio di aborto spontaneo, morte intrauterina del feto o malformazioni gravi (sindrome della rosolia congenita - Src). Se l’infezione avviene poco prima del concepimento o nelle prime 8-10 settimane di gestazione, il rischio stimato di conseguenze al feto è fino al 90%. Se l’infezione è contratta dopo la ventesima settimana l’infezione provoca raramente malformazioni congenite.

 

Le più comuni e gravi manifestazioni della rosolia congenita sono difetti della vista, sordità, malformazioni cardiache, ritardo mentale, nonché danni epatici e splenici.

 

In Italia è attivo un sistema nazionale di sorveglianza della rosolia congenita e delle infezioni rubeoliche in gravidanza e dal 2005 la sindrome/infezione da rosolia congenita e la rosolia in gravidanza sono incluse tra le malattie infettive soggette a notifica obbligatoria di classe III.

 

Terapia

Non esiste una terapia farmacologica specifica per la rosolia, a parte l’uso di sintomatici per la febbre o i dolori articolari o antibiotici in caso di sovrapposizioni batteriche. Per quanto riguarda la rosolia congenita, nel periodo gennaio 2005 - febbraio 2018 in Italia sono stati segnalati 173 casi di rosolia in gravidanza e 88 casi di rosolia congenita.

 

Prevenzione

La rosolia è prevenibile attraverso la vaccinazione con il vaccino vivo attenuato Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR). Sono previste due dosi del vaccino, in Italia la prima dose è somministrata a 12-15 mesi di età, la seconda a 5-6 anni. Negli adolescenti e adulti mai vaccinati sono previste due dosi a distanza di almeno 4 settimane.

 

Tutte le donne in età fertile dovrebbero essere a conoscenza del proprio stato immunitario verso la rosolia. È possibile verificare la propria immunità alla rosolia dosando le IgG specifiche (rubeotest); questo test in Italia è gratuito per le donne, sia come esame preconcezionale che durante la gravidanza. Le donne suscettibili dovrebbero vaccinarsi almeno un mese prima di un’eventuale gravidanza.

 

L’eliminazione della rosolia e della sindrome da rosolia congenita nella Regione europea dell’Oms rappresenta uno degli obiettivi del “Piano d’Azione Europeo per le vaccinazioni 2015-2020 (European Vaccine Action Plan 2015– 2020, EVAP)”.

 

In Italia, nel 2003, è stato approvato il primo Piano di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEMoRc), in linea con le indicazioni della Regione europea dell’Oms. Gli obiettivi erano quelli di eliminare la trasmissione endemica del morbillo e di ridurre l’incidenza della rosolia congenita a <1 caso/100.000 nati vivi. Il secondo PNEMoRc (2010-2015) ha inserito tra i propri obiettivi anche l’interruzione della trasmissione endemica della rosolia. Dal 2013 è stato raggiunto l’obiettivo di riduzione dell’incidenza della rosolia congenita.

 

Risorse utili

Data di ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2019

Revisione a cura di: Antonietta Filia - Dipartimento Malattie infettive, Iss

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