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AIFA: on line il Rapporto nazionale 2021 "L’Uso degli antibiotici in Italia"

Nel 2021 il consumo complessivo di antibiotici in Italia è stato pari a 17,1 dosi ogni mille abitanti die (DDD), in riduzione del 3,3% rispetto al 2020, sebbene i consumi si mantengano ancora superiori a quelli di molti Paesi europei. Inoltre, l’Italia si conferma uno dei Paesi in Europa con il maggior ricorso a molecole ad ampio spettro, che hanno un impatto più elevato sulle resistenze agli antibiotici. Il rapporto tra il consumo di antibiotici ad ampio spettro e quelli a spettro ristretto nel 2021 è infatti pari a 13,2, rispetto a un valore medio europeo di 3,7. Persiste un’ampia variabilità regionale nei consumi, maggiori al Sud (15,3 DDD) rispetto al Nord (8,7 DDD) e al Centro (12,0 DDD). Sono alcuni dei principali dati che emergono dal Rapporto annuale “L’uso degli antibiotici in Italia - 2021”, pubblicato ad aprile 2023 e realizzato dall’OsMed (Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali) dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

 

Il documento, dedicato agli antibiotici a uso umano, consente di monitorare l’andamento dei consumi e della spesa in Italia e al contempo di identificare le aree di potenziale inappropriatezza d’uso.

La nuova edizione presenta anche una sezione sulla rete dei laboratori di microbiologia e, in accordo a quanto previsto dal Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico Resistenza (PNCAR) 2022-2025, una sezione sull’utilizzo degli antibiotici in ambito veterinario.

 

Nell’analisi sull’uso degli antibiotici in regime di assistenza convenzionata sono inclusi approfondimenti sulla prescrizione nella popolazione pediatrica e in quella geriatrica, sulla prescrizione di fluorochinoloni in sottogruppi specifici di popolazione e sull’uso degli antibiotici nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

 

Il Rapporto prende inoltre in esame l’uso degli antibiotici in ambito ospedaliero, l’acquisto privato di antibiotici di fascia A, il consumo degli antibiotici non sistemici e alcuni indicatori di appropriatezza prescrittiva nell’ambito della Medicina Generale.

 

Infine, il Rapporto fornisce una valutazione dell’impatto della pandemia di COVID-19 sul consumo di antibiotici nell’ambito dell’assistenza farmaceutica convenzionata e degli acquisti da parte delle strutture sanitarie pubbliche. 

 

I dati in sintesi

Consumo e spesa

Nel 2021 il consumo complessivo, pubblico e privato, di antibiotici in Italia è stato pari a 17,1 DDD, in riduzione del 3,3% rispetto al 2020, per una spesa complessiva (pubblica e privata) pari a 787 milioni di euro, corrispondenti a 13,29 euro pro capite, in riduzione del 2,4% rispetto al 2020. Il 76% delle dosi (13,0 DDD) consumate nel 2021 è stato erogato dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), in riduzione del 6,1% rispetto all’anno precedente, con una spesa complessiva pari a 653 milioni di euro, rappresentando il 2,9% della spesa e l’1,0% dei consumi totali a carico dell’SSN. In generale, nel 2021 il consumo territoriale in Italia si è mantenuto superiore alla media europea (15,01 DDD), nonostante una riduzione del 3,1% rispetto all’anno precedente, mentre il consumo ospedaliero si è ridotto, allineandosi alla media europea.

 

Uso degli antibiotici in regime di assistenza convenzionata

Quasi il 90% del consumo di antibiotici a carico dell’SSN (11,5 DDD) viene erogato in regime di assistenza convenzionata a seguito di prescrizioni del Medico di Medicina Generale o del Pediatra di Libera Scelta. Le penicilline in associazione agli inibitori delle beta-lattamasi si confermano la classe a maggior consumo, seguita dai macrolidi e dai fluorochinoloni.

 

Analisi per area geografica

Nonostante le riduzioni registrate nel 2021 rispetto al 2020, permane un’ampia variabilità regionale, con un consumo maggiore al Sud (15,3 DDD) rispetto al Nord (8,7 DDD) e al Centro (12,0 DDD). Nelle Regioni del Nord (-6,1%) si registrano inoltre le riduzioni maggiori, mentre al Sud sono più contenute (-2,2%).

 

Consumi per fasce di età e genere

Nel 2021 circa 3 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, con una prevalenza che aumenta all’avanzare dell’età, raggiungendo il 50% nella popolazione over 85. Per gli uomini i maggiori livelli di uso sono riscontrabili nelle fasce più estreme, mentre per le donne vi è un più frequente utilizzo di antibiotici tra i 20 e i 69 anni di età.

 

Consumi di antibiotici in ambito territoriale: analisi sulla base di alcuni indicatori ESAC (European Surveillance of Antimicrobial Consumption)

L’Italia si conferma uno dei Paesi europei con il maggior ricorso a molecole ad ampio spettro, a maggior impatto sulle resistenze antibiotiche e, pertanto, considerate di seconda linea. Il rapporto tra il consumo di antibiotici ad ampio spettro e quelli a spettro ristretto nel 2021 è infatti pari a 13,2, rispetto a un valore medio europeo di 3,7, a conferma di un trend in peggioramento (11,0 nel 2019 e 12,3 nel 2020). Nelle Regioni del Sud vi è un maggior utilizzo di categorie di seconda scelta e, pertanto, con ampi margini di miglioramento della qualità prescrittiva.

 

Prescrizione nella popolazione pediatrica

Nel 2021 il 23,7% della popolazione italiana fino ai 13 anni di età ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici (nel 2020 era il 26,2%). Il maggior livello di esposizione si rileva nella fascia compresa tra 2 e 5 anni, in cui circa 4 bambini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici.

 

Prescrizione nella popolazione geriatrica

Nel 2021 quasi il 42% degli over 65 ha utilizzato antibiotici sistemici, con il Sud che registra i valori di esposizione maggiori (54,7%), seguito dal Centro (44,6%) e dal Nord (31,5%). I livelli di consumo degli antibiotici sistemici aumentano progressivamente all’avanzare dell’età.

 

Uso degli antibiotici in regime di assistenza ospedaliera

Nel 2021, a livello nazionale, il consumo ospedaliero di antibiotici è stato pari a 70,6 DDD/100 giornate di degenza, in riduzione del 23,3% rispetto al 2020, assistendo a un ritorno dei consumi allo stesso livello del periodo pre-pandemia. Le categorie di antibiotici più utilizzate a livello ospedaliero sono le associazioni di penicilline (inclusi gli inibitori delle beta-lattamasi), seguite, in ordine decrescente, dalle cefalosporine di terza generazione, dai fluorochinoloni e dai macrolidi. Per i carbapenemi, mentre al Nord si registra una riduzione, al Centro e al Sud si osservano notevoli incrementi. In considerazione del loro impatto sullo sviluppo delle resistenze è stata inclusa tra gli obiettivi del nuovo PNCAR la riduzione di almeno il 10% dei consumi dei carbapenemi. L’utilizzo dei principi attivi rilevanti per la terapia di infezioni causate da microrganismi multiresistenti è passato dalle 12,7 DDD/100 giornate di degenza del 2016 alle 20,3 DDD del 2021 (+60%), rappresentando quasi il 29% (nel 2016 era il 18,7%) del consumo ospedaliero.

 

Appropriatezza prescrittiva nella Medicina Generale

Dall’analisi dei dati della Medicina Generale sulle prescrizioni ambulatoriali di antibiotici per specifiche patologie infettive è emersa una prevalenza di uso inappropriato che supera il 24% per quasi tutte le condizioni cliniche studiate (influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringite e tonsillite, cistite non complicata). Nel 2021 le stime osservate sono tutte in aumento rispetto all’anno precedente, in modo più evidente per le infezioni delle prime vie respiratorie.

 

Distribuzione del consumo SSN in base alla classificazione AWaRe

Secondo quanto raccomandato dall’OMS, la percentuale di antibiotici appartenenti al gruppo Access, cioè quelli di prima scelta in base alla classificazione AWaRe, dovrebbe essere maggiore del 60% dell’uso complessivo di antibiotici, valore ben al di sopra di quello registrato in Italia nel 2021. Infatti, il 53% delle prescrizioni a carico dell’SSN ha riguardato un antibiotico appartenente al gruppo Access, collocando l’Italia tra i Paesi europei con il consumo più basso di questi antibiotici.

 

L’uso dell’azitromicina durante la pandemia da SARS-CoV-2

Nell’ambito dell’assistenza convenzionata l’azitromicina (insieme a fosfomicina, cefixima e ciprofloxacina) è tra gli antibiotici per i quali i consumi complessivi nel 2021 (1,3 DDD/1000 abitanti die) non sono diminuiti rispetto all’anno precedente. Tuttavia nel primo semestre 2022 i consumi di azitromicina hanno registrato una tendenza in aumento rispetto allo stesso periodo del 2021 (+65,5%).

 

Uso degli antibiotici in ambito veterinario

Per la prima volta, come previsto dal PNCAR 2022-2025, è stata introdotta un’analisi dei consumi in ambito veterinario. Tra gli antibiotici destinati all’utilizzo negli animali da compagnia, i principi attivi più venduti nel 2021 sono stati le penicilline, le cefalosporine di prima generazione e i macrolidi.

 

Risorse utili

 

Data di creazione della pagina: 6 aprile 2023

Testo scritto da: Roberto Da Cas, Paola Ruggeri e Ilaria Ippoliti - Centro nazionale per la ricerca e la valutazione preclinica e clinica dei farmaci, ISS