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AIFA: online il Rapporto nazionale 2024 "L’uso degli antibiotici in Italia"

In Italia nel 2024 il consumo complessivo di antibiotici per uso sistemico e non sistemico, comprendente sia l’utilizzo a livello territoriale (pubblico e privato) sia in ambito ospedaliero, è stato pari a 49,1 dosi ogni mille abitanti die (DDD/1000 abitanti die). In particolare, il consumo di antibiotici per uso sistemico è stato di 21,6 DDD/1000 abitanti die, in diminuzione del 3,3% rispetto al 2023, mentre per gli antibiotici per uso non sistemico si è attestato a 27,5 DDD/1000 abitanti die in riduzione del 2,4%. Nonostante la contrazione dei consumi, l’Italia si conferma uno dei Paesi in Europa con il maggior ricorso a molecole ad ampio spettro, che hanno un impatto più elevato sulle resistenze agli antibiotici. Il rapporto tra il consumo di antibiotici ad ampio spettro e quelli a spettro ristretto nel 2024 è stato infatti pari a 12,3 rispetto a un valore medio europeo di 4,6. Persiste un’ampia variabilità regionale nei consumi, maggiori al Sud rispetto al Nord e al Centro. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto annuale “L’uso degli antibiotici in Italia - 2024”, pubblicato ad aprile 2026 e realizzato dall’OsMed (Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali) dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA). 

 

Il documento consente di monitorare l’andamento dei consumi e della spesa di antibiotici per uso umano in Italia e al contempo di identificare le aree di potenziale inappropriatezza d’uso, in accordo a quanto previsto dal Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico resistenza (PNCAR) 2022-2025.

 

Nella sezione dedicata all’uso di antibiotici in regime di assistenza convenzionata sono inclusi approfondimenti sulla prescrizione nella popolazione pediatrica, in quella geriatrica e sulla prescrizione di fluorochinoloni in sottogruppi specifici di popolazione.

 

Nell’analisi si prendono in esame anche l’uso degli antibiotici in ambito ospedaliero, l’acquisto privato di antibiotici classificati in fascia A, il consumo degli antibiotici non sistemici e i dati di consumo italiani rispetto a quelli degli altri Paesi europei.

 

Come previsto dal PNCAR 2022-2025, anche in questa edizione una sezione è dedicata al confronto tra l’utilizzo degli antibiotici in ambito veterinario e umano ed è stata condotta un’analisi per approfondire la comprensione dei fattori di rischio responsabili della diffusione dell’antibiotico-resistenza. Vengono inoltre analizzati i dati delle resistenze in relazione ai consumi, evidenziando che azioni di antimicrobial stewardship finalizzate all’uso prudente degli antibiotici, se sostenute nel tempo, permetterebbero di ridurre in maniera rilevante i livelli di resistenza nelle regioni italiane.

 

Infine, nel rapporto vengono monitorati sia gli obiettivi stabiliti dal PNCAR che dalla raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea (UE) del 26 aprile 2023. 

 

I dati in sintesi

Consumo e spesa

Nel 2024 il consumo complessivo per uso sistemico e non sistemico, comprendente sia l’utilizzo a livello territoriale (pubblico e privato) sia in ambito ospedaliero, è stato pari a 49,1 dosi ogni mille abitanti die (DDD/1000 abitanti die), per una spesa che ha raggiunto 1.501,4 milioni di euro (25,47 euro pro capite). Il consumo di antibiotici per uso sistemico è stato di 21,6 DDD/1000 abitanti die (44,0% del consumo totale), in diminuzione del 3,3% rispetto al 2023, rappresentando il 3,2% della spesa e l’1,4% dei consumi totali a carico del Servizio sanitario nazionale (SSN). Il consumo di antibiotici per uso non sistemico è stato pari a 27,5 DDD/1000 abitanti die (56,0%), con una diminuzione del 2,4% rispetto all’anno precedente. Il 78% delle dosi consumate (16,9 DDD/1000 abitanti die) di antibiotici sistemici nel 2024 è stato erogato dal SSN, con una diminuzione dell’1,3% rispetto al 2023, comprensivo sia degli antibiotici erogati in regime di assistenza convenzionata (dalle farmacie pubbliche e private) sia di quelli acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche, che rappresentano una parte minoritaria del consumo a carico del SSN (1,8 DDD/1000 abitanti die), sebbene il loro monitoraggio sia di grande importanza per il controllo dell’antibiotico-resistenza in ospedale. 

 

Distribuzione del consumo totale in base alla classificazione AWaRe

Secondo quanto raccomandato dall’OMS, la percentuale di antibiotici appartenenti al gruppo Access, cioè quelli di prima scelta in base alla classificazione AWaRe, dovrebbe essere maggiore del 60% dell’uso complessivo di antibiotici, mentre in base alla recente Raccomandazione del Consiglio della UE, che mira a potenziare le azioni della UE per il contrasto alle resistenze antimicrobiche in un’ottica One Health, il target da raggiungere entro il 2030 dovrebbe essere pari al 65%. In Italia solo il 54,8% delle prescrizioni a carico del SSN ha riguardato un antibiotico appartenente al gruppo Access.

 

Indicatori PNCAR e ESAC

L’Italia si conferma uno dei Paesi europei con il maggior ricorso a molecole ad ampio spettro, a maggior impatto sulle resistenze antibiotiche e, pertanto, considerate di seconda linea. L’analisi dei dati evidenzia delle criticità per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNCAR, sia dal punto di vista delle quantità prescritte sia dal punto di vista dell’appropriatezza prescrittiva. In ambito territoriale, sebbene nel periodo 2019‐2024 i consumi siano diminuiti, l’entità della variazione è inferiore al 10%. Una diminuzione, peraltro, non accompagnata da un miglioramento della qualità delle prescrizioni, con un incremento del rapporto tra il consumo di molecole ad ampio spettro rispetto a quello delle molecole a spettro ristretto. In ambito ospedaliero nessuno degli obiettivi del PNCAR è stato raggiunto, ad eccezione di quello relativo alla diminuzione del consumo dei fluorochinoloni. Inoltre, l’indicatore composito, che include sia indicatori di consumo sia di appropriatezza prescrittiva, relativi alla popolazione generale, a quella pediatrica e a quella anziana, mostrano una situazione mediamente più problematica delle regioni del Centro‐Sud rispetto a quelle del Nord. Per quanto riguarda l’indicatore ESAC (European surveillance of antimicrobial consumption) relativo al rapporto molecole ampio spettro/spettro ristretto, nel 2024 è stato nettamente superiore al valore medio europeo sia in ambito territoriale sia ospedaliero: 12,3 vs 4,6 (media europea) e 50,9 vs 39,6 (media europea) rispettivamente. L’area geografica con il maggior valore dell’indicatore ESAC a livello territoriale e ospedaliero è il Sud (17,4; 57,6), seguita dal Centro (11,1; 52,3) e dal Nord (9,8; 46,7).

 

Correlazione tra resistenze e uso di antibiotici

I risultati relativi ai dati del 2024 mostrano una correlazione positiva statisticamente significativa tra consumi e resistenze (le regioni che consumano più antibiotici hanno percentuali di resistenza più elevate). I dati confermano che azioni di antimicrobial stewardship finalizzate all’uso prudente degli antibiotici, se sostenute nel tempo, permetterebbero di ridurre in maniera rilevante i livelli di resistenza nelle regioni italiane.

 

Uso degli antibiotici in regime di assistenza convenzionata

Circa il 90% del consumo di antibiotici a carico dell’SSN (15,1 DDD/1000 abitanti die) viene erogato in regime di assistenza convenzionata, con quasi quattro cittadini su dieci che ricevono almeno una prescrizione di antibiotico nel corso del 2024, confermando che la maggior parte dell’utilizzo avviene a seguito delle prescrizioni del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta. Le penicilline in associazione agli inibitori delle beta-lattamasi si confermano la classe a maggior consumo (40% del totale), seguita dai macrolidi, dalle cefalosporine di terza generazione e dai fluorochinoloni. Rispetto al 2024, si osserva una lieve diminuzione dei consumi totali (-1,5%).

 

Trend temporale dei consumi

L’analisi dell’andamento temporale dei consumi mostra una leggera ma costante diminuzione tra il 2013 e il 2019 e un notevole decremento nel 2020 (per effetto delle misure di contenimento della pandemia da SARS-CoV-2) che si conferma, anche se in misura minore, nel 2021, mentre nel 2022 e nel 2023 vi è stato un aumento rispettivamente del 24,9% e del 6,3%. Nel 2024 si registra una lieve diminuzione, dell’1,5%, rispetto all’anno precedente, questi valori sono ancora lontani dal raggiungimento dell’obiettivo previsto dal PNCAR 2022-2025, cioè la diminuzione ≥10% del consumo di antibiotici sistemici in ambito territoriale nel 2025 rispetto al 2022.

 

Analisi per area geografica

Anche nel 2024 si conferma l’ampia variabilità regionale, caratterizzata da consumi più elevati al Sud (17,8 DDD/1000 abitanti die) rispetto al Nord (12,6 DDD/1000 abitanti die) e al Centro (16,5 DDD/1000 abitanti die), con andamenti eterogenei che vanno da un -5,8% delle regioni del Sud a un +1,5% e +1,3% di quelle del Nord e del Centro rispettivamente. 

 

Consumi per fasce di età e genere

Nel 2024 si conferma una maggiore prevalenza d’uso di antibiotici nelle fasce di età estreme, con un livello più elevato nei primi quattro anni di vita (47,8% per i maschi; 45,1% per le femmine) e nella popolazione con età uguale o superiore agli 85 anni (57,7% negli uomini; 53,9% nelle donne). Per gli uomini i maggiori livelli di uso sono riscontrabili nelle fasce più estreme, mentre per le donne vi è un più frequente utilizzo di antibiotici nelle fasce d’età intermedie.

 

Prescrizione nella popolazione pediatrica

Nel 2024 il 42,4% della popolazione italiana fino ai 13 anni di età ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici (nel 2023 era il 40,9%), con una media di 2,7 confezioni per ogni bambino trattato; entrambi gli indicatori risultano in crescita rispetto all’anno precedente. Il maggior livello di esposizione si rileva nella fascia compresa tra 2 e 5 anni, in cui circa sei bambini su dieci ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici. Nel 2024 c’è stato un miglioramento dell’indicatore “rapporto tra i consumi di antibiotici ad ampio spettro e i consumi di quelli a spettro ristretto”, con una diminuzione rispetto al 2023 (3,8 vs 4,7).

 

Prescrizione nella popolazione geriatrica

Nel 2024 il 46,7% degli over 65 ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici, un dato stabile rispetto al 2023. Il Sud e il Centro registrano i valori di esposizione maggiori (rispettivamente 58,9% e 51,2%) rispetto a quelli del Nord (36,4%). I livelli di consumo degli antibiotici sistemici aumentano progressivamente all’avanzare dell’età, con consumi più elevati negli uomini rispetto alle donne. Nel 2024 c’è stato un miglioramento dell’indicatore “rapporto tra i consumi di antibiotici ad ampio spettro e i consumi di quelli a spettro ristretto”, con una lieve diminuzione rispetto al 2023 (31,2 vs 32,0).

 

Acquisto privato di antibiotici di classe A

L’acquisto privato di antibiotici rimborsabili dal SSN (classe A) nel 2024 è stato pari a 4,8 DDD/1000 abitanti die, rappresentando circa un quarto (24,0%) dei consumi totali a livello territoriale, con una spesa pro capite di 2,61 euro. A livello nazionale sia i consumi sia la spesa pro capite risultano in diminuzione (-9,6%; -8,0%) rispetto al 2023. L’associazione amoxicillina/acido clavulanico si conferma l’antibiotico di classe A più acquistato, rappresentando oltre il 45% del consumo totale. Sei dei dieci principi attivi maggiormente acquistati appartengono al gruppo Watch della classificazione AWaRe dell’OMS e il primo tra questi è l’azitromicina che, registra una diminuzione anche nel 2024 (-8,9% rispetto al 2023).

 

Prescrizione di antibiotici per uso non sistemico

Nel 2024 il consumo di antibiotici per uso non sistemico è stato di 27,5 DDD/1000 abitanti die in lieve diminuzione (-2,4%) rispetto all’anno precedente, con una spesa complessiva di circa 535,2 milioni di euro. Oltre la metà (54%) dei consumi sono riferibili all’uso dermatologico (14,9 DDD/1000 abitanti die), mentre gli antibiotici per uso intestinale rappresentano quasi l’8% dei consumi in ambito non sistemico. A questo gruppo appartiene la rifaximina, uno degli antibiotici per uso non sistemico più prescritti, il cui utilizzo deve essere attentamente monitorato per il potenziale impatto sulla diffusione delle resistenze.

 

Uso degli antibiotici in regime di assistenza ospedaliera

Pur rappresentando una parte minoritaria dei consumi, l’uso degli antibiotici in regime di assistenza ospedaliera merita di essere attentamente monitorato per contrastare l’aumento delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria causate da germi multiresistenti. Nel 2024, a livello nazionale, il consumo ospedaliero di antibiotici è stato pari a 83,5 DDD/100 giornate di degenza, in lieve diminuzione (-2,2%) rispetto al 2023. Le categorie di antibiotici più utilizzate a livello ospedaliero sono le associazioni di penicilline (inclusi gli inibitori delle beta-lattamasi), seguite dalle cefalosporine di terza generazione, dai fluorochinoloni e dai macrolidi. Nel periodo 2019-2024 si è registrato un incremento dei consumi dell’8,2% a livello nazionale, in controtendenza rispetto a quanto indicato dal PNCAR 2022-2025 per l’ambito ospedaliero, cioè una diminuzione maggiore del 5% del consumo di antibiotici nel 2025 rispetto al 2022. Per i carbapenemi si registra un aumento dei consumi del 10,1% rispetto al 2023, con variazioni maggiori al Centro e al Sud che presentano consumi nettamente superiori al Nord (4,8; 4,9 e 2,8 DDD/100 giornate di degenza rispettivamente). Nel periodo 2019-2024 i consumi di questa categoria hanno registrato un aumento del 55,4%, valore molto lontano dall’obiettivo stabilito dal PNCAR, cioè una diminuzione maggiore o uguale al 10% del consumo nel 2025 rispetto al 2022. Questi dati suscitano preoccupazione, visto l’impatto dell’uso di questi antibiotici sull’ulteriore sviluppo e diffusione delle resistenze. Infine, il consumo di antibiotici ad ampio spettro e/o di ultima linea sul consumo totale di antibiotici sistemici a livello ospedaliero nel 2024 è stato del 50,9%, percentuale nettamente superiore alla media europea, pari al 39,6%.

 

Drug resistance index

Il Drug resistance index (DRI), che combina in un’unica misura il consumo di antibiotici e la resistenza ai farmaci, rappresenta un utile indicatore di sintesi per quantificare il problema dell’antibiotico-resistenza in uno specifico contesto assistenziale. Nel 2024 il valore del DRI per Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus ed Enterococcus faecium rimane stabile nella maggior parte delle regioni. Al contrario si riduce per Pseudomonas aeruginosaAcinetobacter species, Streptococcus pneumoniae ed Enterococcus faecalis. Per Acinetobacter species il DRI continua a essere particolarmente elevato (>60%), superando l’80% in molte regioni del Centro-Sud.

 

Confronto europeo dei dati di consumo degli antibiotici

I dati dell’ESAC mostrano che l’Italia si colloca al decimo posto tra i Paesi a maggior consumo di antibiotici a livello territoriale (in ambito pubblico e privato) e al settimo posto tra i Paesi a maggior consumo di antibiotici a livello ospedaliero, con valori superiori alla media europea. Inoltre, l’Italia è anche tra i Paesi europei con il consumo più basso di antibiotici del gruppo Access sia a livello territoriale (52,6%) sia ospedaliero (38%) e tra quelli a più elevato utilizzo di molecole Watch e Reserve, maggiormente impattanti sulla diffusione delle resistenze antibiotiche, insieme a Spagna, Romania, Bulgaria, Grecia e Cipro.

 

Uso degli antibiotici in ambito veterinario

Anche quest’anno, come previsto dal PNCAR 2022-2025, è stata introdotta un’analisi dei consumi in ambito veterinario. Nel 2024 sono state consumate 1052 tonnellate di antibiotici: 578,4 in ambito umano e 473,7 in ambito veterinario. Il consumo medio ponderato di antibiotici (J01) negli esseri umani è stato pari a 154,2 mg/kg, 79,9 mg/kg, negli animali destinati alla produzione alimentare e 30,7 mg/kg negli animali non destinati alla produzione di alimenti. Come atteso, vi è una notevole differenza tra i due setting anche nel ricorso alle varie classi di antibiotici. Infatti, sebbene le penicilline rappresentino la prima categoria per consumo sia in ambito veterinario sia umano, per le altre classi si osserva una notevole variabilità: in ambito umano le penicilline sono seguite da cefalosporine di III e IV generazione, macrolidi e altri antibatterici, mentre in ambito veterinario le stesse sono seguite da sulfonamidi, tetracicline e lincosamidi.

 

Risorse utili

 

Data di creazione della pagina: 16 aprile 2026

Testo scritto da: Roberto Da Cas e Ilaria Ippoliti - Centro nazionale per la ricerca e la valutazione preclinica e clinica dei farmaci, ISS