ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Informazioni generali

Originariamente le infezioni associate al ricovero in ospedale venivano definite “Infezioni nosocomiali”, ma a partire dagli anni Novanta, con l’espandersi di luoghi di cura extra-ospedalieri, c’è stata la necessità di ampliare il concetto all’assistenza sanitaria e sociosanitaria.

 

Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) si definiscono come infezioni dovute a batteri, funghi, virus o altri agenti patogeni meno comuni, contratte durante l’assistenza sanitaria, che possono verificarsi in qualsiasi contesto assistenziale (ospedali, ambulatori di chirurgia, centri di dialisi, lungodegenze, assistenza domiciliare, strutture residenziali territoriali) e che al momento dell’ingresso nella struttura o prima dell’erogazione dell’assistenza non erano manifeste clinicamente, né erano in incubazione.

 

Nell’ultimo studio di prevalenza condotto negli ospedali per acuti (tutte le strutture ospedaliere che assistono i pazienti per periodi brevi) in Italia (2016) sono state osservate 1296 ICA in 1186 pazienti. Di queste, le infezioni maggiormente riscontrate sono state: respiratorie (22,8%), batteriemie (18,3%), urinarie (18%) e del sito chirurgico (14,4%). Per quanto riguarda i microrganismi coinvolti, su 67 tipologie di patogeni identificati, Escherichia coli (13%), Klebsiella pneumoniae (10,4%), Pseudomonas aeruginosa (8,1%), Staphylococcus aureus (8,9%) e Staphylococcus epidermidis (6,3%) rappresentano più del 45% di tutti gli isolamenti, spesso identificati come multi-resistenti.

 

Negli ultimi anni è stata posta una forte attenzione sulla prevenzione e controllo di queste infezioni a causa di un trend epidemiologico in costante crescita con forti ripercussioni sulla salute degli assistiti, oltre che sugli aspetti psicologici e finanziari che si traducono in: prolungamento della durata di degenza, disabilità a lungo termine, maggiore mortalità, diffusione dell’antibiotico resistenza, ecc.

 

L’espandersi delle ICA è influenzato da diversi fattori, tra cui ad esempio la diffusione di microrganismi resistenti agli antibiotici e la progressiva introduzione di nuove tecnologie sanitarie, che se da una parte garantiscono la sopravvivenza a pazienti in gravi condizioni, dall’altra consentono l’ingresso dei microrganismi anche in sedi corporee normalmente sterili.

 

Una revisione di letteratura condotta su dati 2005-2016 ha rilevato che circa il 35-55% delle ICA sono prevenibili attraverso interventi multidisciplinari.

 

Modalità di trasmissione

La trasmissione dell’infezione durante l’assistenza sanitaria richiede tre elementi: la fonte di microrganismi infettanti, un ospite suscettibile e un mezzo di trasmissione dal microrganismo all’ospite. L’infezione può essere endogena quando la fonte è rappresentata da patogeni presenti all’interno del corpo, ma più frequentemente esogena. In questo caso l’infezione è trasmessa dall’esterno attraverso le apparecchiature o i dispositivi medici, l’ambiente, il personale sanitario, i farmaci contaminati.

 

Come le altre infezioni, anche la trasmissione delle ICA dipende dal microrganismo interessato, e possono avvenire in diversi modi:

  • contatto diretto tra una persona sana e una infetta, soprattutto tramite le mani degli operatori
  • via droplet, contatto tramite le goccioline emesse con tosse e starnuti da una persona infetta
  • via aerea, attraverso microrganismi di piccole dimensioni che rimangono sospesi nell’aria per lunghi periodi di tempo
  • contatto indiretto attraverso un veicolo contaminato (per esempio endoscopi o strumenti chirurgici)
  • trasmissione dell’infezione a più persone attraverso un veicolo comune contaminato (cibo, liquidi di infusione, ecc).

Fattori di rischio

I soggetti a rischio di contrarre un’ICA sono soprattutto i pazienti e, con minore frequenza, il personale coinvolto nell’assistenza. I fattori che rendono questi soggetti, ma soprattutto i pazienti, a rischio di contrarre una ICA possono essere estrinseci, intrinseci o correlati a pratiche assistenziali predisponenti.

Fattori di rischio estrinseci:

  • durata della degenza (tenendo in considerazione il fatto che la reale incidenza delle ICA potrebbe essere sottostimata in quanto la degenza può essere più breve del periodo di incubazione del microrganismo infettante e i sintomi potrebbero manifestarsi anche giorni dopo la dimissione del paziente)
  • utilizzo di dispositivi invasivi (CVP, CVC, catetere vescicale, intubazione);
  • ricovero in terapia intensiva
  • interventi chirurgici.

Fattori di rischio intrinseci:

  • età (neonati, anziani)
  • genere (uomini)
  • altre infezioni o gravi patologie concomitanti (tumori, immunodeficienza, diabete, disabilità, obesità, problemi respiratori o gastrici, temperatura maggiore di 38°C al ricovero)
  • traumi, ustioni
  • alterazioni dello stato di coscienza.

Fattori di rischio correlati a pratiche/ambiti assistenziali o microrganismi:

  • infezioni del sito chirurgico (ISC)
  • polmonite correlata alla ventilazione meccanica (VAP) e polmonite nosocomiale (HAP)
  • infezioni delle vie urinarie correlata a catetere vescicale (CAUTI)
  • infezioni correlate a procedure endoscopiche (in particolare endoscopia gastrica)
  • infezioni correlate a inserimento e mantenimento di catetere vascolare periferico o centrale
  • infezioni correlate al ricovero in terapia intensiva
  • infezione da C. difficile correlata all’uso di antibiotici
  • infezione da MRSA (Staphylococcus aureus meticillino-resistente).

Tipologia delle infezioni

Nel 2011 le infezioni del tratto urinario avevano una prevalenza dell’1,5%, nel 2016 dell’1,6%. Negli ultimi anni le batteriemie hanno superato quelle del tratto urinario passando da 1,1% a 1,6%. L’aumento delle infezioni sistemiche è la conseguenza di un graduale aumento dei fattori di rischio specifici, in particolare l’uso abbondante di antibiotici e di cateterismi vascolari.

 

Prevenzione

Più della metà delle ICA sono prevenibili, soprattutto quelle associate a determinati comportamenti, attraverso la pianificazione di programmi di prevenzione e controllo della trasmissione di infezioni. Occorre però pianificare e attuare programmi di controllo a diversi livelli (nazionale, regionale, locale), per garantire la messa in opera di quelle misure che si sono dimostrate efficaci nel ridurre al minimo il rischio di complicanze infettive. Sebbene le ICA siano comunemente attribuibili alle variabili del paziente e alla qualità di assistenza fornita, è stato dimostrato che un assetto organizzativo dedicato contribuisce a prevenirle. A tal fine è stato istituito il Comitato per il contrasto delle infezioni ospedaliere (CIO).

 

Risorse utili
  • U.S Department of Health and Human Services. Health.gov. Health Care-Associated Infections
  • “Secondo studio di prevalenza italiano sulle infezioni correlate all’assistenza e sull’uso di antibiotici negli ospedali per acuti – Protocollo ECDC”. Dipartimento Scienze della Salute Pubblica e Pediatriche, Università di Torino. 2018
  • L’articolo “The preventable proportion of healthcare-associated infections 2005-2016: Systematic review and meta-analysis”, pubblicato su Infect Control Hosp Epidemiol. 2018 Nov;39(11):1277-1295
  • l’articolo “Risk factors for health care–associated infections: From better knowledge to better prevention”, pubblicato su American Journal of Infection Control, Volume 45, Issue 10, 2017, Pages e103-e107

 

Data di ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2021

Testo scritto da: Giulia Fadda, Adriano Grossi, Jessica Iera, Bandini Lorenzo, Fortunato "Paolo" D'Ancona - Dipartimento malattie infettive, ISS