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a cura dell'Istituto superiore di sanità

attività fisica

La promozione dell’attività fisica sul territorio in setting differenziati

Convegno “Movimento, sport e salute”: tavola rotonda

 

Barbara De Mei - Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps), Istituto superiore di sanità (Iss)

 

29 novembre 2018 - In linea con quanto emerso dagli interventi della mattina, la tavola rotonda del convegno “Movimento, sport e salute” (che si è svolto il 14 novembre 2018, presso l’Iss) ha ulteriormente sottolineato l’esigenza di rafforzare una logica di sistema per promuovere la cultura dell’active living (vivere in modo attivo). Focalizzato sulla tematica della promozione dell’attività fisica in setting differenziati il dibattito ha visto intervenire rappresentanti sia del contesto sanitario che non sanitario: Domenico Meleleo per la Federazione italiana medici pediatri, Elena Bozzola per la Società italiana di pediatria, Italo Guido Ricagni per la Federazione italiana medici di medicina generale, Giuseppe Pugliese (Health City Institute), Daniela Rossi (Unione italiana sport per tutti), Agostino Mattera (Senior Italia FederAnziani), Corrado Celata (Regione Lombardia), Antonino Di Liberto (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), Gilberto Stival (Anci Urban Health).

 

Gli interventi che si sono susseguiti hanno sottolineato la necessità di una governance autorevole che possa favorire lo sviluppo di un progetto unitario sul territorio in grado di garantire la salute come diritto di cittadinanza e quindi di contrastare le disuguaglianze, riconoscendo la centralità della persona. La governance, infatti, rappresenta un presupposto essenziale per sviluppare un linguaggio comune, per valorizzare e integrare il patrimonio culturale e l’esperienza di ognuno, per facilitare la sinergia e l’integrazione tra i diversi stakeholder e quindi attivare interventi multisettoriali, capillari, costanti e sostenibili che considerino la complessità dei determinanti di salute individuali, socio-economici, ambientali e culturali.

 

In sostanza, nei diversi interventi, i relatori della tavola rotonda hanno voluto mettere in evidenza come una regia autorevole del Sistema sanitario e una forte responsabilità di tutte le istituzioni, organizzazioni, associazioni, possano rafforzare la rete all’interno della quale ognuno può contribuire con interventi di promozione dell’attività fisica rivolti ai singoli o alla comunità.

 

I pediatri e i medici di famiglia hanno descritto il ruolo di “governance del processo assistenziale” da loro assunto nel rapporto con i propri assistiti, alimentato da una relazione di fiducia che può facilitare l’attivazione del processo motivazionale per l’adozione di stili di vita salutari in tutta la famiglia. Medici e pediatri, per la specificità del loro intervento, hanno la possibilità di fornire informazioni personalizzate sull’importanza della corretta alimentazione e dell’attività fisica e di rafforzarle nel corso del tempo. In particolare i pediatri, che incontrano i bambini e le loro famiglie periodicamente, possono utilizzare queste occasioni per descrivere i benefici dell’attività fisica e della pratica sportiva nell’età evolutiva, quali fattori protettivi per sovrappeso e obesità, ma anche quali fattori favorenti il percorso di crescita.

 

Alcuni interventi hanno evidenziato i rischi e le opportunità per la salute pubblica derivanti dalla configurazione attuale delle aree urbane, dove oggi vive più della metà della popolazione mondiale. La progressiva urbanizzazione ha modificato in maniera profonda lo stile di vita della popolazione e il contesto ambientale e sociale, riducendo spesso l’equità, generando tensioni sociali e minacce per la salute. A questo scopo è fondamentale rendere le città sostenibili, migliorando la pianificazione e la gestione urbana, la sinergia tra istituzioni, cittadini e professionisti in grado di migliorare le condizioni di vita e la salute della popolazione, quindi investire nel trasporto pubblico, creare spazi pubblici verdi, alloggi sicuri, strade ben collegate.

 

L’approccio intersettoriale rappresenta un elemento di successo anche per la rigenerazione urbana, ma va attivato fin dall’inizio del processo coinvolgendo tutti gli stakeholder, compresi i cittadini, nella progettazione e implementazione delle attività e nel monitoraggio al fine di identificare benefici e elementi di criticità.

 

Altri interventi hanno rappresentato, in linea con la strategia nazionale di prevenzione e promozione della salute, il ruolo determinante di setting di vita in cui promuovere l’attività fisica, primi fra tutti il contesto scolastico e quello del lavoro. È stato confermato il ruolo fondamentale della scuola come fonte primaria di salute che dovrebbe consentire ai ragazzi di avere accesso all’attività fisica secondo una “logica di sistema” e quindi garantire la pratica dell’attività fisica durante le ore curriculari fin dalla scuola primaria, valorizzando le valenze educative trasversali dell’attività fisica e il suo  ruolo primario per la promozione del benessere psico-fisico dei ragazzi.

 

Anche il contesto del lavoro è stato presentato come uno dei luoghi strategici per la promozione di stili di vita salutari e nello specifico dell’attività fisica in età adulta. Sul luogo di lavoro le persone trascorrono la maggior parte della loro giornata, possono così essere più facilmente raggiunte, coinvolte e sostenute nel migliorare il loro stile di vita. Il Programma “Luoghi di lavoro che Promuovono Salute – Rete WHP Lombardia”, al quale si è fatto riferimento nella tavola rotonda, si fonda sul modello promosso dall’Organizzaione mondiale della sanità (Oms) “Healthy workplaces: a model for action” (pdf 2,7 Mb) e ha come obiettivo prioritario quello di promuovere cambiamenti organizzativi dei luoghi di lavoro al fine di renderli ambienti favorevoli all’adozione consapevole e alla diffusione di stili di vita salutari, concorrendo alla prevenzione delle malattie croniche. L’idea centrale del modello Oms è che una azienda che promuove la salute si impegna a costruire, attraverso un processo partecipato un contesto che favorisce l’adozione di comportamenti e scelte positive per la salute, nel proprio interesse e nell’interesse dei lavoratori e della collettività. Il luogo di lavoro può avere, inoltre, un effetto “moltiplicatore” in quanto i lavoratori ricoprono anche altri ruoli nella quotidianità e quindi hanno la possibilità di trasferire alle famiglie e alla comunità le esperienze positive e gli interventi per il miglioramento della salute.

 

Pertanto, il luogo di lavoro, al pari di altri setting di vita, rappresenta un contesto per attivare un cambiamento a favore della salute attraverso una visione strategica di sistema che deve prevedere una regia, una partecipazione attiva di tutti i soggetti coinvolti fin dalla fase di progettazione, eventuali modifiche organizzative e la costruzione di reti e alleanze interne e sul territorio.

 

Per approfondire consulta la pagina di EpiCentro dedicata al convegno “Movimento, sport e salute” (14 novembre 2018).

 

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