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ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Napoli, 24-25 settembre 2009

Sessione 1 plenaria - La prevenzione delle malattie croniche: un obiettivo possibile!...
 

24 settembre 2009

 

Ore 14.00 - 15.00

 

In Italia, le malattie croniche (patologie cardiovascolari, tumori, diabete mellito, malattie respiratorie croniche, problemi di salute mentale e disturbi muscolo scheletrici) provocano il 75% delle morti e delle condizioni di grave disabilità. Si tratta di malattie che hanno in comune fattori di rischio modificabili. Sette di questi sono responsabili, da soli, del 60% della perdita di anni in buona salute in Italia, come in Europa: tabagismo, ipertensione arteriosa, alcol, eccesso di colesterolo, sovrappeso, scarso consumo di frutta e verdura e inattività fisica. Nel nostro Paese, questi fattori si distribuiscono in maniera molto diversa tra la popolazione e sono molto più diffusi tra le persone delle classi socio-economiche più basse. E le cause risiedono solo in parte su scelte individuali, in quanto l’ambiente fisico e sociale esercita una forte pressione e facilita l’adozione di stili di vita nocivi per la salute.

 

Nel 2006, l’Italia ha approvato la strategia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili Gaining Health, che si basa sull’idea che, per ridurre il carico di malattie croniche, è necessario ridurre i principali rischi e i loro determinanti. In linea con gli orientamenti dell’Oms, il Ministero della Salute ha inoltre promosso il programma “Guadagnare Salute - rendere facili le scelte salutari”, poi approvato con il Dpcm del 4 maggio 2007. La salute e il benessere devono così diventare un valore presente in tutte le politiche (Health in All Policies): chi ha responsabilità collettive, dai governi nazionali e locali fino ai manager delle aziende, può fare qualcosa per rendere più facili le scelte salutari.

 

Da parte loro, i professionisti della salute, le Aziende sanitarie, gli Assessorati alla Sanità delle Regioni e il Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali possono operare come “avvocati della salute”, fornendo un indirizzo alla popolazione ed esercitando pressioni sui diversi responsabili delle politiche che influiscono sulla salute, a livello nazionale e locale. 

 

 

Moderatori: Fabrizio Oleari, Walter Ricciardi, Emanuela Balocchini

Commento

Le malattie croniche rappresentano il peso maggiore per il sistema sanitario, l’economia e la società e sono una priorità per la sanità pubblica. Se si eliminassero i maggiori fattori di rischio si potrebbero infatti evitare: l’80% dei casi di malattie ischemiche del cuore, ictus cerebrale e diabete tipo 2, e oltre il 40% dei tumori. Una sfida possibile?

 

Per contrastare le malattie croniche è necessaria una strategia di lungo periodo: ridurre in modo sistematico i fattori di rischio e adattare il sistema sanitario alle malattie non trasmissibili.

Prevenire le malattie croniche è dunque una sfida possibile: i fattori di rischio sono noti, esistono strategie preventive efficaci, un approccio intersettoriale è pensabile. Il “sistema salute” deve però guidare il processo verso una nuova cultura della salute.

 

Un obiettivo condiviso a livello internazionale con un quadro di riferimento comune per l’azione e un approccio integrato basato su:

  • promozione della salute rivolta alla popolazione sana
  • programmi mirati agli individui ad alto rischio
  • miglioramento di copertura e qualità dell’assistenza sanitaria
  • trasformazione dei servizi sanitari per un migliore adattamento alle esigenze che impongono le politiche sulla cronicità
  • riduzione sistematica delle disuguaglianze.

La strategia di intervento da rendere parte integrante di Guadagnare Salute è l’idea che afferma “la salute in tutte le politiche” (Health in All Policies) poiché:

  • le cause di malattia e disabilità sono spesso al di fuori dell’area salute
  • la soluzione non può essere demandata esclusivamente al sistema sanitario
  • sono necessari interventi trasversali e intersettoriali con il coinvolgimento delle istituzioni centrali e locali e di settori diversi da quello sanitario (produzione, ambiente, trasporti, associazionismo, volontariato).

In questo nuovo approccio alla salute, gli interventi devono essere finalizzati a un cambiamento socio-culturale, i programmi di azione devono coinvolgere tutti i soggetti della società civile e gli organi preposti alla sanità pubblica devono agire come promotori per la prevenzione in tutti i settori della collettività. Fondamentale è mettere le persone al centro dell’agire, in modo che i cittadini diventino partner attivi della promozione della salute.

 

Dalla sessione è emerso che, nell’ottica delle politiche intersettoriali, è importante promuovere comportamenti salutari (per esempio con azioni per sostenere l’allattamento al seno, per promuovere la prima colazione, favorire il consumo di frutta e verdura, l’attività motoria), sostenere prodotti sani per scelte sane migliorando la composizione degli alimenti e sviluppando politiche agricole adeguate. Altrettanto importante è promuovere i consumi salutari attraverso l’educazione dei giovani al consumo consapevole, la formazione degli insegnanti e la sensibilizzazione e l’informazione delle famiglie. È, inoltre, fondamentale tutelare i minori attraverso interventi sulla pubblicità ed etichette più chiare e leggibili, promuovere interventi nella ristorazione scolastica, ospedaliera e assistenziale, in quanto la sana alimentazione passa anche attraverso la ristorazione collettiva. Non ultimo è necessario: favorire l’attività fisica nell’ambiente urbano e domestico, promuovere interventi volti a favorire il contenimento della quantità di alcol nelle bevande alcoliche, promuovere interventi volti a ridurre la disponibilità delle bevande alcoliche negli ambienti di vita, di lavoro e lungo le principali arterie stradali, proteggere i minori dal danno alcolcorrelato, e informare correttamente i consumatori (regolamentazione dei messaggi pubblicitari e adeguamento dell’etichettatura), promuovere interventi volti a prevenire l’iniziazione al fumo dei giovani e a proteggere dal fumo passivo, aiutare i fumatori a smettere.

 

Il programma si sviluppa su due livelli:

  • nazionale, con interventi di grande portata e complessità (Protocolli d’intesa, accordi, azioni regolatorie)
  • locale, con un approccio innovativo alla prevenzione e promozione della salute che preveda il passaggio graduale da un approccio verticale (interventi centrati su singoli fattori di rischio) a un approccio trasversale e intersettoriale.

Tra i punti di forza emersi durante la sessione: l’avvio del cambiamento culturale (la salute in tutte politiche), il ruolo e il sostegno delle Regioni, l’effetto domino delle azioni, la risposta del privato, il miglioramento dell’informazione per l’azione.

 

La necessità di maggiore coordinamento a livello centrale, locale e fra centro e territorio, la complessità e le contraddizioni nel rapporto con il mondo della produzione, la difficoltà per il “sistema salute” di guidare il processo, l’approccio della comunicazione tra informazione e modifica degli stili di vita, la necessità di azioni regolatorie e la carenza di valutazione complessiva del processo, sono tra le criticità emerse dal programma.

 

Per il futuro, appare importante consolidare ed estendere le azioni in corso (come per esempio le sorveglianze), favorire il sistema di sinergie a livello centrale e locale, rafforzare il ruolo e la partecipazione delle Regioni, sviluppare la comunicazione, raccordare tutte le attività intersettoriali, sviluppate a livello regionale e coordinarle con le iniziative avviate a livello centrale, sviluppare e garantire la valutazione del processo e dei risultati.

 

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