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L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Rapporto sull’evento nascita in Italia (CeDAP) - anno 2019



In Italia, nel corso del 2019, prosegue il calo delle nascite che interessa tutte le aree del Paese. Il fenomeno legato principalmente al cambiamento della struttura per età della popolazione femminile dipende in parte anche dalla minore propensione ad avere figli. Anche le cittadine straniere, che hanno finora compensato questo squilibrio strutturale, hanno registrato negli ultimi anni una diminuzione della fecondità. Il tasso di natalità presenta una media nazionale di 7 nati per mille donne in età fertile, con differenze regionali comprese tra 5,4 della Sardegna e 9,9 della PA di Bolzano. Anche la fecondità mantiene l’andamento decrescente rilevato negli anni precedenti: nel 2019 il numero medio di figli per donna è sceso infatti a 1,22 (nel 2010 era 1,46). Il tasso di natimortalità si mantiene basso e pari a 2,60 nati morti ogni 1000 nati.

 

Sono alcuni dei dati riportati dal rapporto sull’evento nascita in Italia, pubblicato dall’Ufficio di Statistica del ministero della Salute a giugno 2021. Il documento riporta quanto rilevato dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP). La rilevazione, istituita nel 2001 dal Ministero della Salute, rappresenta la fonte più ricca e attendibile rispetto all’assistenza in gravidanza e al parto nel nostro Paese e di conseguenza è un fondamentale strumento per la programmazione sanitaria in ambito ostetrico e perinatale.

 

Il documento in breve

L’88,8% dei parti nel 2019 è avvenuto negli istituti di cura pubblici, l’11% nelle case di cura e lo 0,1% altrove (altra struttura di assistenza, domicilio, ecc).

 

L’età media delle madri al momento del parto continua a presentare differenze tra le donne italiane e le straniere: 33 anni le prime e 30,7 le seconde. L’età media al primo figlio per le donne italiane è superiore a 31 anni, con differenze sensibili tra le Regioni del Nord e quelle del Sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 28,7 anni.

 

Nel 2019, circa il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso nelle aree del Paese con maggiore presenza straniera e le aree geografiche di provenienza più rappresentate sono quella africana (27,6%) ed europea (22,1%).

 

Delle donne che hanno partorito nell’anno 2019:

  • il 42,9% ha una scolarità medio alta, il 25,9% medio bassa e il 31,2% ha conseguito la laurea; fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (43,8%)
  • il 55% delle madri lavora, il 28,6% sono casalinghe e il 14,2% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione; tra le straniere il 52,7% sono casalinghe.

Per quanto riguarda le gravidanze:

  • il ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA) risulta aumentato rispetto agli anni precedenti e pari a 3,06 gravidanze ogni 100 in media; la tecnica più utilizzata è stata la FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento di embrioni in utero), seguita dall’ICSI (fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma)
  • tra le donne italiane il 2,2% ha effettuato la prima visita oltre il primo trimestre di gravidanza, mentre tra le donne con titolo di studio elementare o senza nessun titolo sale all’11,5% e tra le straniere all’11%
  • nell’89,4% dei casi sono state effettuate più di quattro visite ostetriche in gravidanza
  • nel 71% dei casi le donne hanno eseguito più di 3 ecografie
  • sono state effettuate in media 3,9 amniocentesi ogni 100 parti.

Per quanto riguarda il parto si conferma il ricorso eccessivo alla chirurgia. In media, nel 31,8% dei casi è stato effettuato il taglio cesareo. I dati denotano una tendenza alla diminuzione ancora non sufficiente rispetto a quanto raccomandato dalle indicazioni delle “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”.

 

Lo 0,9% dei nati ha un peso inferiore a 1500 grammi, il 6,2% ha un peso compreso tra 1500 e 2499 grammi, l’87,6% ha un peso tra 2500 e 3999 e il 5,2% supera i 4000 grammi di peso alla nascita.

 

Risorse utili

 

Data di pubblicazione della pagina: 24 giugno 2021

Testo scritto da: Serena Donati - reparto Salute della donna e dell’età evolutiva, Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute, CNAPPS - ISS