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Salute materno-infantile

L’evento nascita in Italia: il rapporto Cedap 2016

È online il rapporto “Certificato di assistenza al parto (Cedap) Analisi dell’evento nascita - anno 2016”. Si tratta della più ampia e articolata fonte informativa sull’evento nascita disponibile a livello nazionale che raccoglie informazioni di carattere sanitario, epidemiologico e socio-demografico per ogni donna che partorisce nel Paese. La completezza del flusso Cedap è confermata dal confronto con i parti registrati dalle Schede di dimissione ospedaliera (Sdo) e dai nati vivi registrati dalle anagrafi comunali. Anche grazie al costante miglioramento della qualità dei dati raccolti, il Cedap è uno strumento essenziale per la programmazione sanitaria a livello nazionale e regionale.

 

Il calo delle nascite nel Paese, legato alla modifica della struttura per età della popolazione femminile, alla diminuita propensione ad avere figli e alla diminuzione della fecondità delle cittadine straniere, continua anche nel 2016. Il tasso di natalità varia da 6,3 nati per mille in Liguria a 10,4 nella Provincia Autonoma di Bolzano rispetto a una media nazionale di 7,8 per mille. Nel 2016 il numero medio di figli per donna scende a 1,34 rispetto a 1,46 del 2010, confermando l’andamento decrescente della fecondità.

 

Il tasso nazionale di tagli cesarei (TC) nel 2016 è pari al 33,7%, con ampia variabilità tra Regioni (20% in Valle D’Aosta e il 56% in Campania). In confronto al 38% di TC registrato nel 2008, la riduzione attuale di 4 punti percentuali appare troppo contenuta rispetto all’atteso.

 

Dal 2013 il rapporto Cedap presenta i cesarei distinti in base alla classificazione di Robson che permette di suddividere in classi omogenee di rischio clinico le donne che effettuano un TC. Questa classificazione, raccomandata dall’Oms come standard globale, fornisce ai decisori e ai clinici informazioni affidabili per rilevare, monitorare nel tempo e valutare l’appropriatezza del ricorso al TC a livello locale, regionale e nazionale. Nel 2016, i parti classificabili secondo la classificazione di Robson sono stati complessivamente 450.400 (97% del totale). Dall’analisi dei dati emerge un’ampia variabilità regionale per tutte le classi di Robson. La 1° e la 3° classe, responsabili complessivamente del 54,2% dei TC, sono quelle maggiormente rappresentate e, pur comprendendo le donne teoricamente a minor rischio di cesareo, presentano anch’esse una forte variabilità tra Regioni. Gli interventi per il contenimento dei TC entro gli standard raccomandati per queste classi di Robson sono stati validati in numerosi punti nascita virtuosi del Paese; disponiamo quindi di ampi spazi di potenziale miglioramento che, anche attraverso auspicabili operazioni di benchmarking, possono promuovere una riduzione significativa dei TC inappropriati con l’obiettivo di garantire migliori esiti di salute per le madri e i neonati.

 

Alcuni numeri del rapporto

 

Alcuni dati sulle madri:

  • il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana, percentuale più elevata al Centro-Nord (oltre il 25%) e in particolare in Emilia-Romagna e Lombardia (32%). Africa e Unione europea sono le aree geografiche di provenienza più rappresentate (rispettivamente 25,9% e 25,4%), seguite da Asia (18,6%) e Sud America (7,6%)
  • l’età media della madre al momento del parto è 32,8 anni per le italiane e 30,2 anni per le cittadine straniere; l’età media al primo figlio è superiore a 31 anni per le donne italiane e 28,3 anni per le straniere
  • il 55,3% delle madri ha un’occupazione lavorativa e il 13,3% è disoccupata o in cerca di prima occupazione. Le casalinghe rappresentano il 29,3% delle italiane e il 51,7% delle straniere.

Alcuni dati sulla gravidanza:

  • si è ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita in 1,93 gravidanze ogni 100
  • durante la gravidanza l’85,3% delle donne si è sottoposta a più di quattro visite ostetriche e il 74,6% a più di 3 ecografie contro le 2 raccomandate dalla linea guida “gravidanza fisiologica” del Snlg-Iss
  • la percentuale di italiane che ha effettuato la prima visita oltre il primo trimestre di gravidanza è pari al 2,5%, percentuale che sale al 11,2% nelle donne straniere e all’11,7%; inoltre, sia la bassa età che la bassa scolarità risultano associate a una prima visita tardiva: la percentuale di prime visite tardive è dell’11,7% per le donne con bassa scolarità (contro il 2,6% di chi ha scolarità alta) e del 13,8% per le madri con meno di 20 anni.

Alcuni dati sul luogo e le modalità del parto:

  • l’89,2% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, il 10,4% in quelli privati accreditati e lo 0,1% nelle case di cura private
  • il 63,9% dei parti è avvenuto in strutture dove vengono assistiti almeno 1000 parti annui e il 5,8% in strutture che assistono meno di 500 parti annui
  • nel 33,7% dei parti è stato eseguito il taglio cesareo, con ampia variabilità tra Regioni (range 20-56%) e tra punti nascita pubblici (31,7%) e case di cura accreditate (50,9%)
  • il taglio cesareo è stato effettuato più frequentemente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere (rispettivamente 35,4% e 27,8%)

Alcuni dati sui neonati:

  • l’1% dei nati ha un peso inferiore a 1500 grammi e il 6,4% compreso tra 1500 e 2500 grammi
  • sono stati registrati 1320 nati morti (corrispondenti a un tasso di natimortalità di 2,78 nati morti ogni 1000 nati) e 4835 casi di malformazioni diagnosticate alla nascita.

Risorse utili

Data di creazione della pagina: 19 settembre 2019

Autrice: Serena Donati - reparto Salute della donna e dell’età evolutiva, Iss

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