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migranti e salute

Le radici ellenistiche e arabe della cultura scientifica

Lectio magistralis di apertura del ciclo di seminari “Scienza senza frontiere” (21 dicembre 2017)

 

Pietro Greco - Giornalista scientifico

 

La storia della scienza degli ultimi tre millenni ci ha insegnato che la scienza non ha confini e che, al contrario, più i confini si abbattono, più la scienza progredisce.

 

Intanto però volevo dirvi molto brevemente: “che cos’è la scienza?”. La scienza si può definire in molti modi, ma un modo che a me piace molto è stato proposto da un fisico che si chiama John Ziman che ha cercato di spiegare come evolve il lavoro degli scienziati. La scienza, dice Ziman, è un’attività sociale nella quale le persone cercano di raggiungere un consenso razionale di opinione, la più vasta possibile, su una serie di fatti. Ciò significa che chi fa scienza lo fa perché si convince e cerca di convincere i suoi pari di una serie di cose mettendo insieme ipotesi teoriche e fatti sperimentali.

 

Mettendo dunque insieme quelle che il nostro Galileo Galilei chiamava “le certe dimostrazioni”, che erano quelle spesso che si servivano della matematica, con le “sensate esperienze”, ossia le esperienze che si fanno attraverso i sensi, noi accresciamo le nostre conoscenze intorno alla natura e a noi stessi.

 

Quindi questa è la scienza, un’attività sociale che serve a raggiungere un consenso razionale di opinioni nel quale le persone cercano di mettersi d’accordo su fatti teorici e fatti sperimentali. E il consenso nella scienza, come la si conosce dal Seicento in poi, lo si cerca anche in alcuni valori, molto importanti, definiti dal sociologo americano Robert Merton e che rappresentano i cinque grandi valori che ci aiutano a capire come effettivamente la scienza sia un’attività universale.

 

Il primo valore è quello che Merton chiamava comunitarismo, per il quale tutto deve essere comunicato a tutti e l’informazione scientifica deve essere perciò libera, gratuita, accessibile, trasparente in modo che tutti la possano acquisire e tutti possano analizzare, criticare, fare proprie o rigettare le proposte scientifiche.

 

Il secondo grande valore è l’universalismo, in base al quale tutti, se aderiamo a quel modello di costruire un consenso razionale di opinioni intorno ai fatti, possiamo fare scienza senza distinzione di sesso, provenienza geografica, culturale o religiosa, poiché più persone fanno scienza più la conoscenza si accresce velocemente.

 

L’altro elemento molto importante su cui bisognerebbe discutere è il disinteresse degli scienziati che operano nelle strutture pubbliche come l’Istituto Superiore di Sanità. Disinteresse rispetto a benefici economici e di potere. L’unico l’interesse legittimo delle persone che vi lavorano è poter dire di essere stati i primi a scoprire qualcosa, a intuire il valore di un fenomeno, a elaborare una teoria su di esso”.

 

Poi c’è il valore dell’originalità: la scienza deve produrre nuova conoscenza, cioè conoscenza su fatti che ancora non sono conosciuti e ciò significa che, essendo le cose sconosciute ancora infinite, ci sarà in futuro tanto lavoro per gli scienziati.

 

L’ultimo valore davvero molto importante è lo scetticismo sistematico. La scienza ci insegna che non dobbiamo mai credere sulla parola a nessuno, dobbiamo solo verificare che le certe dimostrazioni, la logica, le teorie che stanno dietro una proposta scientifica siano conseguenti e che i fatti a cui essa si riferisce siano fatti sperimentabili e osservabili da tutti. Gli esperimenti scientifici devono poter essere ripetibili, tutto ciò che è stato sperimentato in tutta la storia della scienza deve poter essere riproducibile e se c’è un esperimento che non si riesce di ripetere deve necessariamente esserci un problema o in coloro che lo hanno proposto, e quindi nel suo impianto teorico, o in chi lo ripete, probabilmente nelle modalità con cui viene ripetuto.

 

Questi grandi valori sono contenuti in tutta l’attività che gli uomini di scienza hanno fatto in tutti i secoli. Secondo molti la scienza nasce nel Mediterraneo circa 2300 anni fa in epoca ellenistica. Ma come nasce? Anche questo è straordinariamente importante, quando gli antichi Greci come Platone, Aristotele, che avevano elaborato un pensiero filosofico molto importante, grazie alle vicende militari e politiche di Alessandro Magno che aveva esteso i confini dell’impero, entrarono in contatto con il pensiero pragmatico che caratterizzava la scienza degli egiziani, dei Persiani e tutto il mondo del Medioriente, persino degli Indiani. Da questa contaminazione fra strutture diverse, tra persone che fino ad allora si erano parlate relativamente poco e che improvvisamente si misero a lavorare insieme, nacque la scienza moderna.

 

La Storia quindi ci consegna una grande lezione. I migranti oggi vengono in Italia, ma nella storia gli italiani sono stati a studiare in Africa e andavano a studiare ad Alessandria d’Egitto, nel luogo che per 700 anni pensate è stata la capitale Mondiale della scienza. Ad Alessandria d’Egitto arrivavano persone come Archimede che, anche se abitava a Siracusa, come Euclide e altri che venivano dalla Grecia e da altre parti del Mediterraneo si spostavano ad Alessandria.

 

Poi la storia procede. Quando Alessandria decadde, in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna per molti secoli di scienza non si fece più nulla. Anche i romani che partirono da questa città, Roma, conquistarono un impero, ma di scienza ne masticavano davvero pochissimo Un aneddoto racconta che l’unico contributo significativo che i romani hanno dato alla matematica è stato dato da Cicerone che vistò la tomba di Archimede e vedendo che era malmessa, ordinò ai soldati che fosse dato onore alle sue spoglie.

 

La scienza fu ripresa in maniera molto ma molto importante dagli arabi che a loro volta intorno al VII secolo cominciarono ad espandersi sia nel nord dell’Africa sia in medio oriente arrivando in India e oltre. Gli arabi ripresero tutta la scienza ellenistica nata nel Mediterraneo, la svilupparono, entrarono a contatto con gli Indiani, e proposero cose estremamente originali. Le operazioni che noi facciamo con i numeri rappresentano un’eredità che ci viene dall’India che è stata recuperata dagli arabi. I numeri sono arrivati in Italia e in Europa nel 1200, mezzo millennio più tardi rispetto agli indiani che 500 anni prima avevano elaborato questa matematica posizionale, fatta con questi numeri, grazie a un matematico italiano che si chiamava Leonardo Fibonacci il quale aveva studiato e si era preparato in una città dell’Algeria e si era confrontato a Costantinopoli nell’attuale Istanbul e a Baghdad con i suoi colleghi scienziati. Fibonacci per il quale la contaminazione culturale ha funzionato in maniera straordinaria.

 

Intorno al XIII/XIV secolo gli europei hanno capito che gli Arabi avevano una cultura scientifica decisamente superiore e hanno perciò cominciato a tradurre dall’arabo tutti gli scritti, i libri che i Greci che gli ellenisti avevano realizzato un millennio e mezzo prima. La prima traduzione in latino del teorema di Euclide, la lingua comune europea di allora, è stata fatta nell’anno 1120 secondo il calendario Cristiano, cioè 1500 anni dopo che Euclide un egiziano l’aveva scritto. Oggi noi studiamo ancora la geometria di allora.

 

Ebbene la geometria di Euclide è giunta in Europa 1500 anni dopo che lui l’ha definita, più tardi di quanto l’abbiano conosciuta gli arabi ma anche gli indiani, e persino i cinesi. Euclide, in pratica, era sconosciuto solo agli europei. Questa è la grande lezione della scienza: la cultura scientifica si è trasmessa in tutti e tre i continenti connessi: Europa, Asia e Africa. In tutti questi tre continenti la scienza è nata e si è sviluppata grazie alle contaminazioni culturali e alla possibilità di migrare.

 

La scienza si è poi sviluppata attraverso un nuovo salto intorno al 1600 a partire dall’Italia e poi nel resto l’Europa ma questo salto è stato possibile grazie alle traduzioni questa volta direttamente dal greco di tutti i libri, di tutti i manoscritti, di tutte le conoscenze che avevano i greci ellenisti, anzi dei Mediterranei Ellenisti. Il salto delle conoscenze, quindi, ancora una volta, è stato frutto della contaminazione. Gli europei hanno recepito un patrimonio di conoscenze venuto dall’esterno.

 

Ma la cosa importante è che da ciò è nata da una Repubblica Autonoma della Scienza, in Europa cioè una comunità europea in cui non c’era distinzione tra italiani, francesi, inglesi, tedeschi, ma la comunità scientifica non conosceva confini, erano persone che si scambiavano le loro conoscenze in maniera assolutamente trasparente e quindi hanno potuto sviluppare.

 

Oggi ci troviamo in un’altra situazione molto molto particolare e ci riporta un po’ in epoca ellenistica l’epoca del Seicento in Europa perché adesso finalmente la scienza sta diventando un fenomeno davvero globale.

 

Nell’Ottocento, nella prima parte del Novecento, la scienza è stata sviluppata soprattutto in Europa e in Nord America, ma adesso ci sono circa 10 milioni di scienziati in tutto il mondo, la gran parte dei nostri scienziati sono asiatici. Oggi il Paese che ha il maggior numero di scienziati è la Cina, seguita dagli Stati Uniti e dall’Europa tutta che ha meno scienziati della Cina. Le cose procederanno così, la comunità scientifica sta progredendo in numero e in capacità di interagire e anche in Africa ci sono paesi che stanno sviluppando molto anche grazie alla scienza. La scienza è il motore dello sviluppo in tutto il mondo.

 

Ma c’è di più: non solo la scienza è diventato un fenomeno finalmente globale, quell’universalismo di cui abbiamo parlato prima sta davvero assumendo corpo e carne. Tutto sta concorrendo a fare scienza ma anche sempre più a costruire il futuro. Sta nascendo di nuovo quella comunità transnazionale che va oltre i confini delle Nazioni, tipica del ‘600, tipica dell’epoca ellenistica.

 

Oggi la gran parte delle attività scientifiche viene fatta in gruppi, e questi gruppi sono sempre più internazionali: italiani, americani, cinesi, egiziani ma sempre più si tratta di lavorare insieme favoriti dalle possibilità offerte dalla rete che ci consentono di lavorare a distanza e di far crescere la comunità scientifica internazionale.

 

Quasi la metà di tutta l’attività scientifica che si fa nel mondo è ormai realizzata a livello internazionale; tutti i più grandi centri di ricerca, sono dei centri assolutamente internazionali. A Ginevra il CERN, nel grande centro di fisica sperimentale lavorano insieme persone che vengono da oltre 100 paesi in tutto il mondo quasi tutto il mondo.

 

Vorrei chiudere con un messaggio che ci viene dalla Giordania: l’apertura di un centro di fisica, SESAME, in cui lavorano insieme per un progetto comune scienziati israeliani, iraniani, palestinesi e scienziati provenienti da tutto il Medio Oriente e dal nord Africa. Questo progetto ci dice che la scienza non solo è un grande strumento per aumentare la ricchezza delle nazioni, ma se lo sappiamo utilizzare può diventare anche un grande strumento di pace. Con la Scienza è possibile lavorare tutti insieme per un progetto comune e quale sia fondamentale il progetto comune di fondo della Scienza ce lo diceva all’inizio Francis Bacon, un filosofo inglese, fautore della “nuova scienza” che diceva che la scienza non deve essere a vantaggio di nessuno in particolare ma dell’umanità intera. Questa è, in effetti, la vera missione della scienza, ed è questo quindi il pensiero che intorno ad essa deve crescere e che tutti insieme dobbiamo contribuire ad alimentare.

 

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