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L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

SARS-CoV-2 e popolazione migrante

L’attuale pandemia da SARS-CoV-2 rappresenta un fattore di rischio per la salute delle popolazioni migranti in Europa, non solo rispetto alla possibilità di entrare a contatto con il virus ma, anche, per i possibili esiti di salute negativi legati alle barriere nell’accesso ai servizi sanitari.

 

Un rischio particolarmente alto riguarda tutti coloro che vivono in condizioni di affollamento, con difficoltà ad auto-isolarsi e a mantenere il distanziamento sociale (ad esempio nei Centri di accoglienza), o in condizioni di scarsa igiene e con ridotto accesso all’acqua pulita (ad esempio negli insediamenti informali). Inoltre, i gruppi di migranti e le minoranze differiscono tra loro per ciò che riguarda l’accesso a conoscenze e informazioni sul COVID-19 e alcuni potrebbero non avere i mezzi socioeconomici o tecnici (come l’accesso a internet) per prendersi cura di loro stessi e delle loro famiglie durante l’isolamento.

 

Di seguito sono riportati alcuni documenti di internazionali per la prevenzione e il controllo dell’epidemia da COVID-19 nella popolazione migrante.

 

”Interim guidance for refugee and migrant health in relation to COVID-19 in the WHO European Region” è un documento dell’Ufficio dell’OMS per l’Europa per le autorità sanitarie e contiene indicazioni specifiche sull’assistenza a rifugiati e migranti durante la pandemia da coronavirus (COVID-19). L’Interim guidance raccomanda ai Paesi membri di sviluppare messaggi specifici per migranti e rifugiati contenenti informazioni che contribuiscano alla promozione di comportamenti volti al contenimento della pandemia. Raccomanda, inoltre, di:

  • permettere a tutti i migranti di accedere alle iniziative sanitarie nazionali
  • garantire ai migranti e ai rifugiati le misure preventive raccomandate dall’OMS senza imporre test e quarantene, laddove non necessarie
  • includerli nelle strategie e nei piani nazionali su prevenzione, diagnosi e controllo delle infezioni, in modo da comprendere tutti i gruppi, anche quelli più difficili
  • tradurre i materiali informativi nelle lingue parlate dai migranti
  • identificare i mezzi di comunicazione più appropriati per informarli
  • garantire che la paura dell’identificazione per alcuni gruppi di migranti e rifugiati non impedisca loro di cercare assistenza sanitaria

informare tutti i migranti in arrivo nel Paese ospitante sulle raccomandazioni in vigore per la prevenzione dell’infezione, dar loro le indicazioni sull’accesso ai servizi sanitari e raccogliere le dichiarazioni sanitarie e i dettagli sui contatti avuti.

 

Le stesse raccomandazioni sono riprese da Kluge et al. in un commento pubblicato sulla rivista The Lancet in cui sottolineano che, nelle azioni di preparedness, è necessario considerare i migranti, i rifugiati e i loro bisogni. Riportano inoltre le evidenze che mostrano come questa popolazione vulnerabile abbia un minor rischio di trasmettere malattie infettive alla popolazione ospitante, ma, allo stesso tempo, sia a maggior rischio di contrarre una patologia, compreso il COVID-19. Per questo, gli autori raccomandano di effettuare una valutazione specifica del rischio epidemiologico in modo da avere una risposta rapida all’epidemia. Nonostante le misure restrittive di controllo messe in atto per rispondere alla pandemia, Kluge et al. raccomandano di permettere l’accesso ai servizi sanitari e alle informazioni. Suggeriscono inoltre di non effettuare rimpatri forzati e respingimenti sulla base di timori o sospetti di trasmissione del virus, considerando soprattutto il basso rischio di trasmissione delle malattie infettive da parte delle popolazioni di rifugiati e migranti alla popolazione ospitante.

 

Infine, il 24 marzo 2020, il gruppo di Migrant and Ethnic Minority Health Section dell’European Public Health Association (EUPHA) ha pubblicato una call for action per ridurre l’impatto della pandemia da COVID-19 su migranti e minoranze etniche.

 

In particolare, analogamente all’OMS, l’EUPHA sottolinea l’urgenza di mettere in atto:

  • misure di protezione per i migranti o minoranze ospitate nei campi, nelle strutture di accoglienza o nei centri di detenzione, che ne garantiscano l’inclusione nei piani e nelle misure nazionali incoraggiando le autorità ad aderire all’Interim Guidance dell’OMS)
  • l’inclusione di migranti e minoranze etniche nelle misure di protezione della popolazione, nelle campagne d’informazione e nell’assistenza sanitaria, sospendendo temporaneamente qualsiasi politica che potrebbe escluderli dall’accesso ai servizi
  • una comunicazione sulla promozione della salute e sull’educazione sanitaria focalizzata sulle misure di protezione per sé stessi e per gli altri. Le indicazioni ufficiali devono essere tradotte in tutte le lingue rilevanti e appropriatamente diffuse (utilizzando canali quali la società civile, le ONG e le istituzioni per migranti). Deve essere garantita un’assistenza culturalmente competente e sensibile.

Inoltre, l’EUPHA ricorda la necessità di avere:

  • collaborazione tra gli stakeholder, attraverso la creazione di reti nazionali, per garantire che le misure adottate per la popolazione generale (come la distribuzione di materiali protettivi e di beni di prima necessità) raggiungano anche i gruppi svantaggiati
  • misure di advocacy che permettano una risposta inclusiva dell’Unione europea all’emergenza COVID-19 e assicurino fondi da destinare al miglioramento dell’alfabetizzazione sanitaria e dell’accesso ai servizi sanitari per i gruppi svantaggiati.
Risorse utili

 

Data di pubblicazione: 17 aprile 2020

Autrici: Francesca Marchetti, Francesca Zambri, Angela Giusti (Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute); Giulia Marchetti, Maria Grazia Dente; Maria Elena Tosti, Silvia Declich (Centro Nazionale per la Salute Globale)