ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

I numeri



In Italia

 

Gli immigrati regolari e gli sbarchi

Secondo quanto riportato nel “Rapporto statistico immigrazione 2020”, pubblicato a ottobre 2020, non si sono verificate significative espansioni della popolazione straniera residente in Italia, che al 31 dicembre 2019 ha visto un aumento dello 0,9% rispetto al 2018, arrivando così a 5,3 milioni di residenti, pari all’8,8% degli abitanti. All’aumento delle presenze rispetto all’anno precedente hanno contribuito anche quasi 63mila bambini nati nel corso del 2019 da coppie straniere già presenti in Italia, circa il 15% del totale dei nati.

 

Nel 2019 si è anche assistito a una ulteriore diminuzione del numero dei migranti forzati sbarcati nel nostro Paese (11.471, in calo del- 50% rispetto al 2018 e -90,4% rispetto al 2017) e un calo di presenze nei centri di accoglienza, in cui  i migranti sono passati da circa 183.700 nel 2017 a poco più di 84.400 a fine giugno 2020: quasi 100.000 persone fuoriuscite in appena 2 anni e mezzo, moltissime delle quali si sono disperse sul territorio, andando spesso a ingrossare le fila degli irregolari.

 

Caratteristiche della popolazione straniera

Il rapporto tra i generi è sostanzialmente equilibrato, con un leggero sbilanciamento a favore delle donne (51,8%), anche se la percentuale varia molto in funzione della cittadinanza di origine: ad esempio le donne rappresentano l’81,2% della popolazione russa in Italia, mentre costituiscono il 26,4% dei residenti senegalesi.

 

L’età media della popolazione straniera residente in Italia è di circa 35 anni (rispetto agli italiani che hanno una età media di circa 46 anni), con forti differenze in base alla cittadinanza: romeni, albanesi, marocchini e cinesi sono in linea con la media generale o leggermente al di sotto di essa; filippini, georgiani e ucraini hanno un’età media più elevata; all’opposto, si stima un’età inferiore alla media per i cittadini dell’Africa centrosettentrionale e dell’Asia centro-meridionale.

 

Caratteristiche queste che riflettono i diversi modelli migratori: i cittadini ucraini sono in grandissima parte donne in età adulta, immigrate in Italia alla ricerca di un lavoro meglio retribuito, con il quale contribuire al sostentamento dei propri figli e familiari rimasti nel Paese di origine. Un modello applicabile anche ad altre collettività provenienti da Paesi dell’est Europa (come la Georgia, la Federazione Russa o la Moldavia). Al contrario, i cittadini provenienti dai Paesi dell’Africa centro-settentrionale o dell’Asia centro-meridionale sono soprattutto giovani su cui le famiglie di origine fanno un vero e proprio investimento per cui emigrano solo quelli con le migliori possibilità di farcela.

 

Zone di origine

Dei 5,3 milioni di cittadini stranieri residenti in Italia, oltre 2,6 milioni (poco meno del 50%) sono europei (di cui 1,6 milioni proviene da Paesi appartenenti all’UE), 1,2 milioni provengono dagli Stati africani (21,8%, soprattutto dai Paesi dell’Africa settentrionale e occidentale) e 1,1 milioni (21,2%) dall’Asia. Il continente americano conta circa 391mila residenti in Italia (7,4%), provenienti in prevalenza dal Centro-Sud America (7%).

 

La distribuzione in Italia

La presenza straniera è maggiormente concentrata nelle Regioni del Centro-Nord (83,1%), e in particolare nel Nord-Ovest (33,8%). La Lombardia è la Regione che conta le maggiori presenze in valore assoluto (1 milione e 206mila stranieri residenti, il 22,7% del totale), seguita dal Lazio (683mila, 12,9%), dall’Emilia-Romagna (560mila, 10,5%), dal Veneto (506mila, 9,5%) e dal Piemonte (429mila, 8,1%). L’Emilia-Romagna è anche la Regione in cui si riscontra l’incidenza più elevata di cittadini stranieri sulla popolazione (oltre 12 ogni 100 abitanti).

 

Le diverse collettività residenti

Il quadro delle collettività presenti in Italia è composito, ma solamente 14 contano un numero di residenti superiore a 100mila residenti. La collettività romena è quella più numerosa con 1,2 milioni di cittadini residenti (il 23% del totale) che nel 2019 è aumentata dello 0,1%. Seguono i cittadini albanesi (441mila, l’8,3% del totale), i marocchini (423mila, l’8,1%), cinesi (305mila, il 5,7%) e ucraini (240mila, il 4,5%). Nello scorso decennio le collettività marocchina e albanese sono cresciute, ma a partire dal 2015 hanno iniziato a ridursi di numero. Non si arresta invece la crescita dei cittadini cinesi residenti in Italia: alla fine del 2019 le presenze si sono più che quadruplicate rispetto al 2002 (+1,8% rispetto al 2018).

 

L’emersione dell’immigrazione ucraina nel nostro Paese è un fenomeno abbastanza recente e la parte più consistente è legata alla sanatoria per le collaboratrici domestiche e familiari del 2002 (Legge 189 del 30 luglio 2002 “Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo”, la cosiddetta “Legge Bossi-Fini”) che ha portato questa collettività ad aumentare di circa 20 volte (+0,4% rispetto al 2018).

 

Per le altre collettività maggiormente rappresentate, si è registrato un incremento dei cittadini egiziani (+7,4%, 136mila), bangladesi (+5,7%, 148mila), pakistani (+3,9%, 127mila) e srilankesi (+3,5%, 115mila).

 

Alcune collettività africane, che nel 2018 avevano fatto registrare una forte crescita (Guinea, Gambia, Mali, Camerun, Costa d’Avorio, con incrementi tra il 20% e il 6%), nel 2019 mostrano, all’opposto, variazioni negative.

 

Risorse utili

Data di ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2020

Data di creazione della pagina: 19 novembre 2015

Revisione a cura di: Giulia Marchetti e Silvia Declich, Centro Nazionale per la Salute Globale