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L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Epidemiologia - dati SEIEVA

Dati epidemiologici al 31 dicembre 2020

 

I risultati del Sistema epidemiologico integrato delle epatiti virali acute-SEIEVA, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), al fine di descrivere l’epidemiologia dell’epatite acuta in Italia, vengono analizzati e presentati due volte all’anno:

  • a primavera sono presentati i dati completi e definitivi dell’anno precedente comprensivi dei trend storici delle incidenze per tipo di epatite dall’avvio della sorveglianza nel 1985 (i dati sono presentati sia con il bollettino in versione pdf sia nella versione on line interattiva)
  • in autunno viene fornita un’analisi provvisoria dei principali dati sui casi segnalati nel primo semestre dell’anno in corso (solo in versione pdf).

 

 

 

Le serie storiche dell’andamento dell’incidenza dei casi segnalati di epatite virale A, B e C dal 1985 (anno di avvio dalla sorveglianza SEIEVA) vengono presentate annualmente sia in versione on line interattiva sia in versione pdf (pdf 1 Mb) ed offrono una lettura della dinamica del fenomeno nel lungo periodo. Inoltre, annualmente, vengono presentati i tassi di incidenza per fascia di età dal 2009 e, per tutti i tipi di epatite, le caratteristiche dei casi segnalati e i principali fattori di rischio.

 

Sono disponibili e consultabili i dati completi e definitivi fino al 31 dicembre 2020.

 

Consulta il bollettino 8 - Aggiornamento 2020, marzo 2021 (pdf 988 kb) e l’archivio dei bollettini.

 

Risorse utili

 

Pandemia e altre infezioni virali: primi segnali di impatto?

Nel corso del 2020 il SEIEVA ha registrato un numero di notifiche di epatite acuta nettamente inferiore a quanto registrato negli anni precedenti. Sicuramente le misure di contenimento adottate per la pandemia da SARS-CoV-2 hanno contribuito a diminuire anche il rischio di contrarre altre malattie infettive, tra cui l’epatite. Non si può però escludere la possibilità che l’interesse massimo concentrato sulla pandemia possa aver ridotto l’attenzione su altre patologie, anche per ciò che riguarda la diagnostica e la conseguente notifica. I dati presentati in questo bollettino possono risentire di questa problematica.

 

Epatite A
  • Nel 2020 il numero di casi di epatite A notificati al SEIEVA si è ridotto rispetto all’anno precedente, con un’incidenza di 0,2 casi per 100.000 abitanti (l’incidenza era stata 0,8 casi per 100.000 abitanti nel 2019). Nello specifico sono stati segnalati 97 casi, soprattutto da Regioni del centro-nord quali Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte.

 

  • I casi pediatrici (0-14 anni) diminuiscono notevolmente rispetto al 2019 e non sono più il gruppo di popolazione più colpito come era avvenuto invece nei 2 anni precedenti. Nel 2020, le fasce di età più rappresentate tra i casi sono quelle adulte: 35-54 anni (28 casi) e ≥55 anni (35 casi). C’è invece un sostanziale equilibrio nella distribuzione per sesso dei casi.

 

  • Il contagio più frequente si osserva in seguito al consumo di molluschi crudi o poco cotti contaminati dal virus (39,8%), a viaggi in zone endemiche (17,4%) e a contatti con un caso di epatite A (7,1%), fattore che negli anni precedenti aveva causato cluster di infezioni.
  • Nel corso del 2020, è stato osservato 1 decesso in una donna di 71 anni, la cui causa primaria di morte è stata però l’infezione da SARS-CoV-2. Non sono stati notificati casi di epatite A fulminanti o con encefalopatia.

 

Epatite B

 

  • Nel 2020 in Italia sono stati segnalati 106 nuovi casi di epatite B acuta, con un’incidenza diminuita rispetto al 2019 e che risulta essere pari a 0,2 per 100.000 abitanti. Le Regioni che hanno segnalato la maggior parte dei casi sono: Emilia-Romagna, Toscana, Veneto e Lombardia.

 

  • I soggetti più colpiti restano quelli di età compresa fra i 35 e i 54 anni, fascia di età in cui l’incidenza di malattia nel 2020 raggiunge un valore di 0,3 per 100.000, e la fascia ≥55 anni. Come negli anni passati si osserva una maggior percentuale di casi di sesso maschile (72,6%).

 

  • Il fattore di rischio più frequentemente riportato è l’esposizione a trattamenti di bellezza quali manicure, piercing e tatuaggi (28% dei casi) e i comportamenti sessuali a rischio (17%), mentre l’esposizione nosocomiale (ospedalizzazione, intervento chirurgico, emodialisi o trasfusione di sangue) è riportata dal 16% dei casi.

  • Nel corso del 2020, sono stati segnalati 5 decessi in soggetti tra i 22 e gli 87 anni: 1 donna di 78 anni è deceduta per neoplasia al pancreas, mentre gli altri casi non presentavano comorbidità note.

*≥ 16 anni

 

Epatite C
  • Nel 2020 sono stati segnalati 19 nuovi casi di epatite C acuta, con un’incidenza di 0,04 casi per 100.000 abitanti, in diminuzione rispetto a quella del 2019. Il maggior numero di casi è stato segnalato dalla Lombardia e Veneto, seguite da Emilia Romagna e Lazio.

 

  • Quattordici dei 19 casi (73,7%) hanno una età maggiore di 35 anni e circa due terzi dei casi sono maschi. Tre casi avevano una età > 75 anni.

 

  • L’esposizione nosocomiale rappresenta il principale fattore di rischio (42,1%), riportato, tra gli altri, dai 3 soggetti ultrasettantacinquenni. Il secondo fattore per frequenza di casi è il ricorso a trattamenti estetici (come manicure, piercing e tatuaggi) (42,1%) seguito dall’assunzione di droghe per via parenterale (riportato dal 23,5% dei casi). Il 21,4% dei casi ha un convivente HCV positivo; in calo la percentuale di casi che riporta una esposizione sessuale, intesa come partner sessuali multipli o mancato uso del profilattico in corso di rapporti occasionali (5,6% dei casi rispetto ai 30,6% dell’anno precedente).

*≥ 16 anni

 

 

Epatite E

 

  • Riguardo ai casi di epatite E, negli anni 2007-2019 si è assistito ad un trend in continuo aumento che ha riguardato esclusivamente i casi autoctoni; nel corso del 2019 si è raggiunto un vero e proprio picco con un numero di casi raddoppiato rispetto all’anno precedente (102 casi rispetto ai 49 nel 2018). L’incremento osservato nel 2019 sembra attribuibile soprattutto a focolai epidemici che si sono verificati nelle Regioni Marche, Lazio e Abruzzo. Nel corso del 2020 sono stati segnalati 24 casi, la diminuzione è in linea con quanto visto per gli altri tipi di epatite e probabilmente correlata con lo stato pandemico.

 

  • I 24 casi segnalati al SEIEVA sono diagnosticati per la maggior parte in 4 Regioni (Abruzzo, Toscana, Marche, e Lazio), con l’Abruzzo che ha notificato un terzo dei casi.

 

  • Tutte le infezioni sono state contratte plausibilmente in Italia, dal momento che nessuno dei 24 casi riportava di aver fatto un viaggio in area endemica. L’età mediana dei casi è 62,5 anni (range 26-91) e l’83,3% sono uomini.

 

  • Riguardo ai fattori di rischio, quello riportato più di frequente è il consumo di carne di maiale cruda o poco cotta, fattore riportato dal 68,2% dei casi. La percentuale di casi che invece riportano consumo di carne di cinghiale cruda o poco cotta è del 18,2%, ma sale al 30% se si prendono in considerazione le sole Regioni Lazio e Abruzzo dove la fauna dei cinghiali è molto estesa e la caccia risulta molto praticata.

 

 

Altre segnalazioni
  • 1 caso di epatite acuta negativa alla ricerca dei virus epatotropi maggiori, per i quali non è stata eseguita la ricerca delle IgM anti-HEV. Una recente Linea Guida, pubblicata a giugno 2018 dall’Associazione europea per lo studio del fegato (EASL, European Association for the Study of Liver), raccomanda di testare per epatite E tutti i pazienti che presentano sintomatologia di epatite acuta, indipendentemente da storia di viaggi (accedi al documento).

  • 16 segnalazioni non classificabili a causa della mancanza di informazioni complete sui test sierologici.

 

 

  • La partecipazione al SEIEVA è volontaria. Attualmente aderiscono interamente al SEIEVA 14 Regioni e Province Autonome, mentre 6 Regioni solo parzialmente, la copertura complessiva di circa l’83% della popolazione italiana. Il Molise è l’unica Regione che non aderisce alla sorveglianza
  • Le Asl/Regioni che attualmente non partecipano al SEIEVA possono aderire contattando il gruppo di coordinamento presso l’ISS.

 

La banca dati SEIEVA può essere utilizzata all’occorrenza da chiunque dei referenti locali voglia usufruirne per scopi di ricerca e di sanità pubblica. Il gruppo di coordinamento è aperto a considerare tutte le proposte di studio o di progetto, incentrate sulla sorveglianza.

 

L’elaborazione dei dati e la realizzazione del presente rapporto sono a cura di: Maria Elena Tosti, Luigina Ferrigno, Annamaria Mele, Valeria Alfonsi, Giuseppina Iantosca, Simonetta Crateri, Franca D’Angelo, Silvia Andreozzi e grazie al prezioso contributo dei referenti presso le Regioni e Asl.

 

Data di ultimo aggiornamento: 1 aprile 2021

Data di creazione della pagina: 22 dicembre 2017

Revisione a cura di: Maria Elena Tosti – SEIEVA, ISS