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Istituto Superiore di Sanità
EpiCentro - L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità - EpiCentro

Aspetti epidemiologici

Nel mondo

 

Epatiti B e C

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le epatiti virali rappresentano ancora oggi uno dei principali problemi di sanità pubblica a livello mondiale. In particolare, i dati OMS riportati nel “Global hepatitis report 2026”, pubblicato ad aprile 2026, riferiscono infatti che nel 2024, 287 milioni di persone nel mondo (3% della popolazione globale) vivevano con un’infezione cronica da epatite B (HBV) o C (HCV) queste due infezioni sono state causa di 1,3 milioni di decessi a livello globale, principalmente per cirrosi epatica e cancro. Nonostante l’epatite B sia prevenibile attraverso un vaccino efficace ed entrambe le infezioni siano trattabili, insieme raggiungono il 95% della mortalità dovuta a epatiti virali.

 

Nelle aree ad alta endemia, la maggior parte delle infezioni croniche da HBV colpisce i bambini con meno di 5 anni di età, sia attraverso la trasmissione materno-fetale alla nascita, sia attraverso la trasmissione orizzontale durante l'infanzia in seguito a contatto diretto tra persone in presenza di ferite aperte o lesioni cutanee. L'infezione da HBV può avvenire anche attraverso l'esposizione a sangue infetto in seguito a ferite da ago (per esempio tatuaggi, piercing), rapporti sessuali e condivisione di aghi o strumenti taglienti contaminati in contesti sanitari e comunitari o tra persone che fanno uso di droghe per via endovenosa.

 

Le vie di trasmissione più comuni dell'HCV comprendono iniezioni e procedure mediche non sicure, trasfusioni di sangue non sottoposto a screening e la condivisione di aghi e siringhe tra le persone che fanno uso di droghe per via endovenosa.

 

Tra le persone che convivono con un’infezione cronica da HBV, il 70% si trova nella Regione dell’OMS del Pacifico occidentale o nella Regione africana; mentre il 25% di coloro che hanno un’infezione cronica da HCV vive nella Regione del Mediterraneo orientale.

 

Andamento del carico globale dell'epatite virale (HBV e HCV)

La prevalenza globale dell’infezione cronica da HBV nei bambini di età inferiore ai 5 anni è scesa dallo 0,8% del 2015 allo 0,6% del 2024. Negli stessi anni, il numero complessivo di persone affette da infezione cronica da HBV è diminuito del 7,4%; i progressi sono stati più lenti nelle zone ad alto carico di malattia che presentano difficoltà strutturali e di programmazione sanitaria. In generale, 85 Paesi hanno superato il target fissato al 2030 di riduzione della prevalenza dell’infezione da HBV nei bambini con meno di 5 anni di età allo 0,1%.

 

Tra il 2015 e il 2024 il numero di persone affette da infezione da HCV è diminuito del 20%, principalmente grazie all’adozione diffusa di trattamenti curativi, in particolare a seguito dell'introduzione di un breve ciclo di 12 settimane di farmaci antivirali ad azione diretta (DAA, Direct Acting Antivirals) nel 2015.

 

Riguardo alle nuove infezioni di HBV e HCV, l’OMS riferisce che nel 2024 sono state 1,8 milioni a livello mondiale di cui rispettivamente 0,9 HBV e 0,9 HCV.

 

Su 1,3 milioni di decessi dovuti nel 2024 a epatite B e C 1,1 milioni riguardano la prima infezione e 240 mila la seconda. Inoltre, 10 Paesi registrano il 69% delle morti totali per infezione cronica da HBV e 10 nazioni il 58% delle morti per HCV, evidenziando notevoli lacune nella prevenzione e nell'assistenza.

 

Copertura vaccinale

Nel 2024 i dati OMS mettono in evidenza che a livello globale l’84% delle persone target ha ricevuto la terza dose di vaccino anti-HBV, ma solo il 45% ha ricevuto la 1° dose alla nascita. Nella Regione africana dell’OMS – dove c’è il burden più pesante di infezioni – si è raggiunto invece il 17% di vaccini alla nascita.

 

Copertura e trattamento

Degli oltre 240 milioni di persone che vivono con infezione da HBV solo il 27% è stato diagnosticato e, di questi, meno del 5% è in trattamento. Invece per i 68 milioni idonei al trattamento per l'HCV dal 2015, solo il 20% sono stati realmente trattati, di conseguenza nel 2024 11 milioni di persone a cui è stata diagnosticata un'infezione da HCV sono rimaste senza cure.

 

Le priorità d’azione globale

Sempre secondo l’OMS, per raggiungere gli obiettivi globali di eliminazione dell’epatite virale entro il 2030, vi sono cinque priorità principali per l’azione a livello globale e regionale:

  1. ampliare l’accesso alle cure per le persone con infezione cronica da HBV, soprattutto nelle Regioni dell’Africa e del Pacifico occidentale dell’OMS
  2. ampliare l’accesso alle cure per le persone con infezione da HCV, soprattutto nella Regione del Mediterraneo orientale dell’OMS
  3. migliorare la copertura vaccinale con la dose alla nascita contro l’epatite B, soprattutto nella Regione africana dell’OMS;
  4. migliorare la copertura della profilassi antivirale per la prevenzione della trasmissione materno-fetale dell'infezione da HBV, in particolare nella Regione africana dell'OMS
  5. migliorare la sicurezza delle iniezioni non mediche, in particolare attraverso servizi di riduzione del danno per le persone che fanno uso di droghe per via endovenosa.

Nonostante la disponibilità di strumenti diagnostici e farmaci efficaci, l’accesso alle cure rimane estremamente limitato in molti contesti ad alto carico di malattia. Sulla base delle tendenze attuali, l’obiettivo globale di una riduzione del 65% dei decessi correlati all’epatite entro il 2030, rispetto al 2015, non potrà essere raggiunto senza un rapido potenziamento dei test e delle cure. Inoltre, l'obiettivo per il 2030 di una riduzione del 95% delle nuove infezioni da epatite B richiede un massiccio miglioramento della copertura della vaccinazione contro l'epatite B alla nascita nella regione africana e una maggiore copertura della profilassi antivirale per la prevenzione della trasmissione da madre a figlio; dato l’alto tasso di cronicità del virus quando l’infezione è acquisita in età pediatrica, una più ampia copertura vaccinale alla nascita favorirebbe anche una forte diminuzione della prevalenza di infezioni croniche. Con un impegno politico costante, investimenti adeguati e un accesso equo a interventi di comprovata efficacia, l'eliminazione dell'epatite virale come minaccia per la salute pubblica entro il 2030 rimane un obiettivo raggiungibile.

 

Epatite A

Nel 2023 il virus dell’epatite A (HAV) ha causato 35 569 mila decessi a livello mondiale, rappresentando il 2,6% della mortalità dovuta all'epatite virale. La vaccinazione anti-HAV (insieme a buone condizioni igienico-sanitarie e un’attenzione alla sicurezza alimentare) rappresenta la più efficace misura preventiva.

 

Tradizionalmente vengono descritte 3 categorie geografiche di endemicità correlate alla prevalenza di HAV:

  • le aree ad alta endemicità (Paesi a basso e medio reddito), che presentano scarse condizioni igienico-sanitarie e nelle quali la maggior parte delle infezioni si hanno nei bambini sotto i 10 anni e sono spesso asintomatiche. In queste zone solitamente l’infezione non si presenta in forma epidemica, poiché gli adolescenti e gli adulti risultano immuni e costituiscono una barriera alla diffusione dell’infezione
  • le aree ad endemicità intermedia, che includono i Paesi a medio reddito con condizioni igienico-sanitarie variabili. In queste zone l’infezione si manifesta soprattutto negli adulti e si possono verificare anche importanti epidemie
  • le aree a bassa endemicità, che comprendono i Paesi industrializzati con buone condizioni igienico-sanitarie. In questi Paesi l’infezione colpisce maggiormente gli adolescenti e gli adulti. I principali fattori di rischio sono rappresentati dai viaggi in zone endemiche e da consumo di alimenti (soprattutto frutti di mare) o acqua contaminati. Alcuni focolai epidemici si sono sviluppati, negli ultimi anni, tra soggetti appartenenti a gruppi a rischio, come chi fa uso di droghe per via endovenosa e omosessuali (“man who have sex with men” – MSM).

Epatite D

Uno studio pubblicato nel 2020 sul Journal of Hepatology stima che l’epatite D (o Delta) colpisca circa il 5% delle persone che hanno un’infezione da epatite B.. Nei dati globali sull'epatite raccolti dall'OMS nel 2025, si è evidenziata una notevole eterogeneità nella coinfezione HDV-HBV con livelli molto alti in Mongolia e Chad (tra il 14% e il 34%), mentre valori intermedi (7-8%) sono riportati in alcuni Paesi europei, tra i quali Spagna e Francia. A livello mondiale, il numero complessivo di infezione da HDV è comunque diminuito fortemente dagli anni '80. Le vie di trasmissione sono analoghe a quelle dell’epatite B. La coinfezione da HDV-HBV è considerata la forma più grave di epatite virale cronica a causa della più rapida progressione verso un danno epatico grave, con la comparsa di cirrosi ed epatocarcinoma.

 

Poiché il virus Delta può infettare solamente soggetti portatori di HBV, la maniera più efficace per prevenire l’infezione è costituita dalla vaccinazione contro il virus dell’epatite B.

 

Epatite E

Secondo l’OMS ogni anno, nel mondo, circa 19,5 milioni di persone contraggono l’infezione del virus dell’epatite E (HEV) e, nel 2021, circa 3450 persone sono morte per epatite fulminante correlata a questo virus. Per l’epatite E esiste un vaccino, brevettato in Cina dal 2011. Nel marzo 2022 il vaccino per l’epatite E è stato utilizzato con successo in una campagna di vaccinazione di massa in Sud Sudan per mitigare le conseguenze di un'epidemia da HEV. L'OMS sta attualmente collaborando con esperti e partner internazionali per rendere disponibili i vaccini come misura di risposta all'epidemia.

 

L’epatite E è un’infezione solitamente autolimitante, casi di cronicità sono riportati solamente in pazienti immunocompromessi, tuttavia può evolvere in forme cliniche fulminanti soprattutto nelle donne incinte, negli anziani e nei pazienti con epatopatie preesistenti. Come per l’epatite A, la trasmissione avviene per via oro-fecale, soprattutto attraverso l’ingestione di acqua contaminata.

 

È presente in tutto il mondo, tuttavia sono stati osservati due diversi scenari in base alle condizioni igieniche locali e, in particolare, alla disponibilità di acqua potabile sicura. Nelle zone povere di risorse la malattia è frequente e si presenta sia con focolai epidemici che con casi sporadici. I focolai epidemici di solito seguono periodi in cui si è verificata una contaminazione fecale delle forniture di acqua potabile e possono interessare da diverse centinaia a diverse migliaia di persone. Alcuni di queste epidemie si sono verificate in aree di conflitto e di emergenze umanitarie in cui la sanificazione e l'approvvigionamento idrico sicuro costituiscono sfide particolari. Si ritiene inoltre che i casi sporadici siano anch’essi correlati alla contaminazione dell'acqua o del cibo, anche se in proporzioni minori.

 

Nelle aree con forniture di acqua potabile sicura, l'epatite E si presenta in forma sporadica, anche se nei Paesi sviluppati risulta essere in aumento il numero delle infezioni autoctone. La maggior parte di questi casi sono causati dal virus del genotipo 3 e sono generalmente associati al consumo di carne poco cotta proveniente da animali infetti, soprattutto maiali, cinghiali e selvaggina. In queste aree l’infezione non è generalmente correlata alla contaminazione dell'acqua.

 

Risorse utili

 

Data di ultimo aggiornamento: 11 giugno 2026

Revisione a cura di: Maria Elena Tosti - Seieva, ISS