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a cura dell'Istituto superiore di sanità

Epatite virale

Aspetti epidemiologici

Nel mondo

 

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), le epatiti virali rappresentano ancora oggi uno dei principali problemi di sanità pubblica a livello mondiale. I dati OMS riferiscono infatti che nel 2020, 325 milioni di persone nel mondo vivono con un’infezione cronica da epatite B o C e 1.300 mila persone muoiono ogni anno a causa delle complicazioni a livello epatico causate dalle infezioni.

 

Ad oggi sono noti 5 tipi principali di epatite virale determinati dai cosiddetti virus epatitici maggiori: A, B, C, D ed E.

 

Epatite A

Nel 2016 il virus dell’epatite A (HAV) ha causato 7134 mila decessi a livello mondiale. La vaccinazione anti-HAV (insieme a buone condizioni igienico-sanitarie e un’attenzione alla sicurezza alimentare) rappresenta la più efficace misura preventiva.

 

Tradizionalmente vengono descritte 3 categorie geografiche di endemicità correlate alla prevalenza di HAV:

  • le aree ad alta endemicità (Paesi a basso e medio reddito), che presentano scarse condizioni igienico-sanitarie e nelle quali la maggior parte delle infezioni si hanno nei bambini sotto i 10 anni e sono spesso asintomatiche. In queste zone solitamente l’infezione non si presenta in forma epidemica, poiché gli adolescenti e gli adulti risultano immuni e costituiscono una barriera alla diffusione dell’infezione
  • le aree ad endemicità intermedia, che includono i Paesi a medio reddito con condizioni igienico-sanitarie variabili. In queste zone l’infezione si manifesta soprattutto negli adulti e si possono verificare anche importanti epidemie
  • le aree a bassa endemicità, che comprendono i Paesi industrializzati con buone condizioni igienico-sanitarie. In questi Paesi l’infezione colpisce maggiormente gli adolescenti e gli adulti. I principali fattori di rischio sono rappresentati dai viaggi in zone endemiche e da consumo di alimenti (soprattutto frutti di mare) o acqua contaminati. Alcuni focolai epidemici si sono sviluppati, negli ultimi anni, tra soggetti appartenenti a gruppi a rischio, come chi fa uso di droghe per via endovenosa e omosessuali (“man who have sex with men” – MSM).

Epatite B

Nel mondo, sono circa 257 milioni i portatori cronici che hanno un’infezione da epatite B (HBV), di questi si stima che solo il 10% sia consapevole del proprio stato di portatore. L’OMS stima inoltre che nel 2015 circa 887 mila persone sono morte a causa delle conseguenze dell’epatite B. Il vaccino rappresenta la più efficace misura preventiva. Il virus può essere trasmesso da madre a figlio durante la nascita e il parto, nonché attraverso il contatto con sangue o altri fluidi corporei, inclusi rapporti sessuali con un partner infetto, l'uso di droghe per iniezione che comporta la condivisione di aghi, siringhe o attrezzature per la preparazione e aghi o esposizioni a strumenti appuntiti.

 

L’80-90% circa dei bambini che contraggono l’infezione nel primo anno di vita cronicizzano, mentre più del 90% dei soggetti che contraggono l’infezione in età adulta guariscono entro sei mesi dall’insorgenza dei sintomi.

 

La più alta incidenza di infezioni croniche viene segnalata nei Paesi della Regione OMS del Pacifico occidentale e in quella africana con, rispettivamente, il 6,2% e il 6,1% di adulti infetti. Nella Regione del Mediterraneo orientale, in quella dell’Asia sud-orientale e in quella europea si stimano invece percentuali di soggetti con infezioni croniche pari rispettivamente al 3,3%, 2,0% e 1,6%. Nella Regione delle Americhe la popolazione infetta è lo 0,7%.

 

Epatite C

Secondo l’OMS, a livello mondiale, circa 71 milioni di soggetti sono portatori cronici del virus dell’epatite C (HCV). L’OMS stima che nel 2016 siano morte 399 mila persone per malattie epatiche correlate a questo virus. Per l’epatite C non c’è al momento un vaccino che possa prevenire l’infezione.

 

Il virus dell'epatite C è un virus a trasmissione ematica: i modi più comuni di infezione sono attraverso l'uso di droghe per iniezione, esposizione a procedure diagnostiche o terapeutiche non sicure, trasfusioni di sangue e prodotti ematici non screenati, pratiche sessuali che portano all'esposizione al sangue. È possibile una trasmissione per via sessuale o verticale (da madre infetta a figlio) ma sono vie meno comuni.

 

L’infezione da HCV è diffusa a livello mondiale. Le zone con i tassi maggiori di infezione sono la Regione OMS del Mediterraneo orientale e quella europea OMS (rispettivamente con il 2,3% e l’1,5%). I tassi più alti di infezione cronica si trovano in alcuni gruppi a rischio, come le persone che fanno uso di droghe per via endovenosa.

 

Epatite D

Uno studio pubblicato nel 2020 sul Journal of Hepatology stima che l’epatite D (o Delta) colpisca circa il 5% delle persone che hanno un’infezione da epatite B. Lo studio evidenzia alte prevalenze di epatite D in alcune località, tra queste la Mongolia, la Moldova e alcuni Paesi dell’Africa medio orientale. A livello mondiale, il numero complessivo di infezione da HDV è comunque diminuito fortemente dagli anni '80. Le vie di trasmissione sono analoghe a quelle dell’epatite B. La coinfezione da HDV-HBV è considerata la forma più grave di epatite virale cronica a causa della più rapida progressione verso un danno epatico grave, con la comparsa di cirrosi ed epatocarcinoma.

 

Poiché il virus Delta può infettare solamente soggetti portatori di HBV, la maniera più efficace per prevenire l’infezione è costituita dalla vaccinazione contro il virus dell’epatite B.

 

Epatite E

Secondo l’OMS ogni anno, nel mondo, circa 20 milioni di persone contraggono l’infezione del virus dell’epatite E (HEV) e, nel 2015, circa 44 mila persone sono morte per epatite fulminante correlata a questo virus. Per l’epatite E esiste un vaccino, brevettato in Cina, che ha però dei limiti attribuibili soprattutto al fatto che è stato sperimentato in una zona in cui è endemico il genotipo 4 dell’HEV e non se ne conosce l’efficacia nell’impedire l’infezione da altri genotipi; per questo motivo il vaccino non è ancora disponibile in tutto il mondo.

 

L’epatite E è un’infezione solitamente autolimitante, casi di cronicità sono riportati solamente in pazienti immunocompromessi, tuttavia può evolvere in forme cliniche fulminanti soprattutto nelle donne incinte, negli anziani e nei pazienti con epatopatie preesistenti. Come per l’epatite A, la trasmissione avviene per via oro-fecale, soprattutto attraverso l’ingestione di acqua contaminata.

 

È presente in tutto il mondo, tuttavia sono stati osservati due diversi scenari in base alle condizioni igieniche locali e, in particolare, alla disponibilità di acqua potabile sicura. Nelle zone povere di risorse la malattia è frequente e si presenta sia con focolai epidemici che con casi sporadici. I focolai epidemici di solito seguono periodi in cui si è verificata una contaminazione fecale delle forniture di acqua potabile e possono interessare da diverse centinaia a diverse migliaia di persone. Alcuni di queste epidemie si sono verificate in aree di conflitto e di emergenze umanitarie in cui la sanificazione e l'approvvigionamento idrico sicuro costituiscono sfide particolari. Si ritiene inoltre che i casi sporadici siano anch’essi correlati alla contaminazione dell'acqua o del cibo, anche se in proporzioni minori.

 

Nelle aree con forniture di acqua potabile sicura, l'epatite E si presenta in forma sporadica, anche se nei Paesi sviluppati risulta essere in aumento il numero delle infezioni autoctone. La maggior parte di questi casi sono causati dal virus del genotipo 3 e sono generalmente associati al consumo di carne poco cotta proveniente da animali infetti, soprattutto maiali, cinghiali e selvaggina. In queste aree l’infezione non è generalmente correlata alla contaminazione dell'acqua.

 

Data di ultimo aggiornamento: 30 luglio 2020

Revisione a cura di: Maria Elena Tosti - Seieva, ISS

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