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L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

World Hepatitis Day 2022

 

La Giornata mondiale dell’epatite, che ricorre ogni anno il 28 luglio, è l’occasione per fare il punto sul lavoro nazionale e internazionale di contrasto alle epatiti. Da mesi, in diversi Paesi europei (tra cui l’Italia) e negli stati Uniti è in corso un incremento dei casi di epatite acuta grave a eziologia sconosciuta in bambini di età inferiore ai 16 anni, precedentemente sani. Un focolaio che ha puntato i riflettori sulle migliaia di infezioni acute da epatite virale che si verificano ogni anno tra bambini, adolescenti e adulti. Infatti, sebbene la maggior parte delle infezioni da virus epatitici sia responsabile dell’insorgenza di malattie lievi o asintomatiche, in alcuni casi possono verificarsi complicazioni, anche fatali. Solo nel 2019, si stima che nel mondo si siano verificati 78 mila decessi a causa delle complicazioni delle infezioni da epatite A-E.

 

In occasione della Giornata mondiale dell'epatite 2022, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha scelto lo slogan “Bringing hepatitis care closer to you” per sottolineare la necessità di avvicinare le cure per l’epatite alle strutture sanitarie primarie e alle comunità, in modo da migliorare l’accesso ai trattamenti e alle cure, indipendentemente dal tipo di epatite contratta.

 

Programma di screening per l’epatite C

L'epatite C è un importante problema di salute pubblica – si stimano 58 milioni di portatori cronici in tutto il mondo – che si diffonde come un'epidemia silenziosa. Da quando nel 2015 sono disponibili gli antivirali ad azione diretta (DAA, Direct Acting Antivirals), una vita senza virus dell’epatite C (HCV) è un obiettivo raggiungibile. L'eliminazione dell'epatite virale rientra tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU e l'OMS ha redatto una Strategia Globale per l'Epatite Virale, adottata nel 2016 da tutti gli Stati membri. Questa Strategia comporta obiettivi ambiziosi e ogni Paese è chiamato a definire un Piano Nazionale Epatite che includa tabelle di marcia specifiche per raggiungere gli obiettivi di eliminazione dell'OMS entro l'anno 2030.

 

In linea con gli obiettivi per l’eliminazione dell’epatite C, la 75sima Assemblea Mondiale della Salute ha approvato il 18 luglio una strategia globale 2022-2030 per HIV, epatite e malattie sessualmente trasmesse, che ribadisce come target 2030 per l’epatite C una riduzione dell’80% delle nuove infezioni, una riduzione del 65% della mortalità correlata, il 90% delle infezioni diagnosticate e, di queste, l’80% curate.

 

Questi traguardi sono raggiungibili attraverso 3 punti di intervento: diagnosticare tutte le infezioni presenti, trattare tutti i pazienti diagnosticati, curare i pazienti diagnosticati.

 

Il Italia dal 2017 l’accesso universale ai nuovi farmaci DAA, che hanno mostrato una efficacia superiore al 95%, ha permesso di raggiungere gli obiettivi OMS legati al trattamento delle infezioni croniche.

 

Tuttavia rimane ancora rilevante il problema delle infezioni non diagnosticate. Attualmente, infatti, il limite della terapia dell'HCV non è più l'efficacia o l'aderenza al trattamento, ma l'identificazione dei pazienti disponibili da trattare, che potrebbe essere possibile solo con uno screening attivo.

 

L'Italia, nel 2018, era un Paese sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di eliminazione. Tuttavia, si stima che il pool di pazienti diagnosticati si esaurirà prima del 2025, lasciando un elevato numero di pazienti infetti non diagnosticati e curati (si stima siano intorno ai 300.000 individui). La diminuzione del tasso di trattamento nel 2019 e l'interruzione del trattamento durante la pandemia di COVID-19 sono fonte di grande preoccupazione. Si stima, infatti, che il nostro Paese non sia più sulla strada per raggiungere gli obiettivi di eliminazione dell'OMS.

 

I risultati di uno studio del gruppo PITER (Piattaforma Italiana per lo studio della Terapia delle Epatiti viRali), in collaborazione con il Centro di Studi Economici e Internazionali dell'Università di Tor Vergata, hanno dimostrato che il trattamento dell'HCV nel periodo 2015-2019 avrebbe portato importanti benefici sanitari ed economici a medio e lungo termine per il sistema sanitario italiano.

 

Inoltre, è stato valutato il rapporto costo-efficacia di diverse strategie di screening, individuando come più conveniente uno scenario graduale che inizia con lo screening della coorte 1969-1989 e delle popolazioni chiave, a più alto rischio di trasmissione dell'infezione, per proseguire con lo screening della coorte 1948-1968 nella quale l’obiettivo è quello di evitare la progressione della malattia epatica.

 

Queste evidenze sono state recepite dai politici italiani e nel 2020 è stata approvata un'importante azione politica. Un emendamento al Decreto Milleproroghe (art. 25 series 28/02/ 2020) ha stanziato 71,5 milioni di euro per gli anni 2020-2021, come progetto sperimentale per introdurre un programma di screening gratuito per la popolazione, con l'obiettivo di identificare i soggetti non diagnosticati con infezione cronica da HCV. Il target di questa azione di screening sono popolazioni chiave: attuali consumatori di droghe per via endovenosa seguiti nei servizi pubblici per le dipendenze (SerD), persone detenute in carcere e coorti di popolazione generale nate tra gli anni 1969-1989 con l’obbiettivo primario di ridurre la trasmissione dell’infezione. L’identificazione di persone apparentemente sane infette da HCV consente un trattamento precoce, e la prevenzione di nuove infezioni. Tuttavia l’obbiettivo di eliminazione dell’infezione da epatite C in Italia richiede l’implementazione dello screening in tutte le Regioni nonché l’ampliamento della popolazione target anche per i nati tra 1948-1968 risultata una strategia costo-efficace in Italia ai fini di eliminazione dell’epatite C entro l’anno 2030.

 

Risorse utili

 

Data di pubblicazione della pagina: 28 luglio 2022

Testo scritto da: Maria Elena Tosti, Loreta Kondili - Centro Nazionale Salute Globale, ISS