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a cura dell'Istituto superiore di sanità

Antibiotico-resistenza

Aspetti epidemiologici

In Europa

 

Il 18 novembre 2019, in occasione della giornata europea degli antibiotici, l’Ecdc ha pubblicato il rapporto “Surveillance of antimicrobial resistance in Europe 2018” con i dati forniti da Ears-Net (European Antimicrobial Resistance Surveillance Network), la rete europea di sorveglianza dell’antibiotico-resistenza coordinata dall’Ecdc. Questa sorveglianza raccoglie i dati di antibiotico-resistenza in Europa relativi ad un selezionato gruppo di patogeni (Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis e Enterococcus faecium, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter spp.), isolati da infezioni invasive (batteriemie e meningiti) che rappresentano sia infezioni acquisite in ambito comunitario che associate all’assistenza sanitaria. I dati italiani provengono dalla sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza Ar-Iss.

 

I dati Ears-Net descrivono le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici, clinicamente rilevanti nelle specie sotto sorveglianza per il 2018 e forniscono un quadro sugli andamenti osservati tra il 2015 e il 2018 in 30 Paesi dell’Unione europea (UE) e dell’Area economica europea (EEA).

 

In Europa, la resistenza agli antibiotici mostra grandi differenze in base alla specie batterica, alla classe di antibiotici e alla regione geografica. Per molte combinazioni specie batterica/classe di antibiotici è evidente un gradiente Nord-Sud ed Est-Ovest: in generale nei Paesi del Nord Europa sono riportate percentuali di resistenza più basse mentre nei Paesi del Sud ed Est Europa si registrano percentuali più alte.

 

Per le specie batteriche gram-negative, il rapporto Ears-Net descrive come la resistenza continua a mantenersi a livelli elevati, con variazioni moderate tra il 2015 ed il 2018.

 

Nel 2018, oltre la metà degli isolati di E. coli e oltre un terzo degli isolati di K. pneumoniae era resistente ad almeno una classe di antibiotici sotto sorveglianza ed è stata osservata un’elevata frequenza di resistenza combinata a più classi di antibiotici. In generale, le percentuali di resistenza erano più alte in K. pneumoniae che in E. coli. Per la classe dei carbapenemi, mentre in E. coli la resistenza rimane rara, in K. pneumoniae per alcuni Paesi (Italia, Grecia e Romania) continua ad essere elevata, superiore al 10%. In particolare, l’Italia, che continua a essere uno tra i Paesi con la più alta percentuale di resistenza, ha mostrato negli ultimi tre anni una diminuzione costante della percentuale di resistenza ai carbapenemi, passando dal 33,9% nel 2016 al 29,7% nel 2017 al 26,8% nel 2018.

 

In molti Paesi europei anche P. aeruginosa ed Acinetobacter spp., mostrano elevate percentuali di resistenza ai carbapenemi, con percentuali medie più alte, rispetto a quelle riscontrate in K. pneumoniae; in particolare, Acinetobacter spp., mostra, in molti Paesi, valori di resistenza superiori al 50%.

 

Gli andamenti relativi alle specie batteriche gram-positive mostrano che per S. pneumoniae la resistenza alla penicillina e ai macrolidi sembra stabile rispetto agli anni precedenti con ampie variazioni tra i diversi Paesi. In S. aureus resistente alla meticillina (MRSA), la percentuale di resistenza a livello UE/EEA mostra un trend in diminuzione, passando dal 19% nel 2015 al 16,4% nel 2018; tuttavia, MRSA rimane una priorità di sanità pubblica poichè 8 Paesi su 30 hanno riportato percentuali di resistenza superiori al 25% (Croazia, Slovacchia, Italia, Malta, Grecia, Portogallo, Cipro e Romania).

 

Infine, di particolare interesse e motivo di preoccupazione in Europa è il continuo aumento della percentuale di resistenza alla vancomicina in E. faecium, passata dal 10,5% nel 2015 al 17,3% nel 2018. Questo aumento evidenzia la necessità di un attento monitoraggio al fine di comprendere meglio l'epidemiologia, la diversità clonale e i fattori di rischio associati alle infezioni dovute a questo patogeno.

 

Il rapporto Ears-net per il 2018 mostra che la resistenza agli antibiotici si mantiene ad elevati livelli per molte combinazioni specie batterica/classe di antibiotici, e rappresenta una grande sfida per i Paesi dell’UE/EEA. Nonostante l’antibiotico-resistenza sia diventata una priorità a livello globale e la politica abbia messo in atto diverse strategie per contrastare questo fenomeno, le azioni messe in campo a tutt’oggi non sembrano essere ancora sufficienti a combatterlo efficacemente.

 

Consumo di antibiotici: i dati Esac-Net

Ogni anno, Ecdc pubblica attraverso il rapporto Esac-Net i dati sul consumo di antibimicrobici nei 26 Paesi dell’Unione europea, e 2 (Islanda e Norvegia) dell’EEA. I dati sono disponibili per gli antimicrobici (antibiotici, antimicotici e antivirali) a uso sistemico e sono presentati separatamente per l’ambito territoriale e ospedaliero. Nel 2018, il consumo medio di antibiotici per uso sistemico sul territorio è stato di 18,4 DDD/1000 abitanti al giorno (Dose Definita Giornaliera) un dato che non mostra variazioni significative durante il periodo 2009-18. Tuttavia, trend in diminuzione statisticamente significativi sono stati osservati per 9 Paesi (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia) mentre trend in aumento statisticamente significativi sono stati osservati per quattro Paesi (Bulgaria, Irlanda, Lettonia, Polonia). In ambito ospedaliero, il consumo medio per uso sistemico è stato di 1,8 DDD/1000 abitanti al giorno. Durante il periodo 2009-18, nel complesso non sono state osservate variazioni statisticamente significative. Tuttavia, trend in diminuzione statisticamente significativi sono stati osservati per cinque Paesi (Belgio, Finlandia, Lettonia, Lussemburgo, Norvegia) mentre trend in aumento statisticamente significativi sono stati osservati per sei Paesi (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Irlanda, Malta, Svezia).

 

Personale sanitario e antibiotici

In occasione della Giornata europea degli antibiotici l’ECDC ha diffuso anche i risultati di un sondaggio condotto tra il personale sanitario. Il documento, dal titolo “Survey of healthcare workers’ knowledge, attitudes and behaviours on antibiotics, antibiotic use and antibiotic resistance in the EU/EEA”, evidenzia come la maggior parte degli intervistati sia consapevole che gli antibiotici non hanno effetti sulle forme virali di influenza (97%) ma, al contrario, non è preparata sui rischi legati alle infezioni antibiotico-resistenti (75%) e sulla possibilità che persone sane possano essere portatori di specie batteriche resistenti agli antibiotici (88%).

 

Data di ultimo aggiornamento: 21 novembre 2019

Revisione a cura di: Monica Monaco, Paolo D’Ancona, Patrizio Pezzotti, Annalisa Pantosti (ISS).

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