ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Aspetti epidemiologici

In Europa

Il quadro sulla diffusione europea dell’antibiotico-resistenza viene fornito annualmente dall’ECDC con il rapporto “Surveillance of antimicrobial resistance in Europe” contenente i dati forniti dalla rete EARS-Net (European Antimicrobial Resistance Surveillance Network). Questa sorveglianza raccoglie i dati di antibiotico-resistenza in Europa relativi a un selezionato gruppo di patogeni (Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis e Enterococcus faecium, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter spp.), isolati da infezioni invasive (batteriemie e meningiti) che rappresentano sia infezioni acquisite in ambito comunitario che associate all’assistenza sanitaria. I dati italiani provengono dalla sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza AR-ISS.

 

L’ultimo rapporto disponibile, “Antimicrobial resistance in the EU/EEA (EARS-Net) - Annual Epidemiological Report for 2019”, è stato pubblicato a novembre 2020 e fornisce i dati per l’anno 2019.

 

I dati EARS-Net descrivono le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici, clinicamente rilevanti nelle specie sotto sorveglianza per il 2019 e forniscono un quadro sugli andamenti osservati tra il 2015 e il 2019 in 30 Paesi dell’Unione europea (UE) e dell’Area economica europea (EEA).

 

In Europa, la resistenza agli antibiotici mostra grandi differenze in base alla specie batterica, alla classe di antibiotici e alla Regione geografica. Per molte combinazioni specie batterica/classe di antibiotici è evidente un gradiente Nord-Sud ed Est-Ovest: in generale nei Paesi del Nord Europa sono riportate percentuali di resistenza più basse mentre nei Paesi del Sud ed Est Europa si registrano percentuali più alte.

 

Per le specie batteriche gram-negative, il rapporto EARS-Net descrive come la resistenza continua a mantenersi a livelli elevati, con variazioni moderate tra il 2015 ed il 2019.

 

Nel 2019, oltre la metà degli isolati di E. coli e oltre un terzo degli isolati di K. pneumoniae era resistente ad almeno una classe di antibiotici sotto sorveglianza ed è stata osservata un’elevata frequenza di resistenza combinata a più classi di antibiotici. In generale, le percentuali di resistenza erano più alte in K. pneumoniae che in E. coli. Per la classe dei carbapenemi, mentre in E. coli la resistenza rimane rara, in K. pneumoniae per alcuni Paesi (Italia, Grecia e Romania) continua ad essere elevata, superiore al 10%. Per maggiori informazioni sull’Italia consulta la pagina dedicata.

 

In molti Paesi europei anche P. aeruginosa ed Acinetobacter spp., mostrano elevate percentuali di resistenza ai carbapenemi, con percentuali medie più alte, rispetto a quelle riscontrate in K. pneumoniae; in particolare, Acinetobacter spp., mostra, in molti Paesi, valori di resistenza superiori al 50%.

 

Gli andamenti relativi alle specie batteriche gram-positive mostrano che per S. pneumoniae la resistenza alla penicillina e ai macrolidi sembra stabile rispetto agli anni precedenti con ampie variazioni tra i diversi Paesi. La Grecia è l’unico Paese a non aver fornito dati su S. pneumoniae. In S. aureus resistente alla meticillina (MRSA), la percentuale di resistenza a livello UE/EEA mostra un trend in diminuzione, passando dal 19% nel 2015 al 15,5% nel 2019; tuttavia, MRSA rimane una priorità di sanità pubblica poichè 6 Paesi su 30 hanno riportato percentuali di resistenza superiori al 25%, tra cui anche l’Italia.

 

Infine, di particolare interesse e motivo di preoccupazione in Europa è il continuo aumento della percentuale di resistenza alla vancomicina in E. faecium, passata dal 10,5% nel 2015 al 18,3% nel 2019. Questo aumento evidenzia la necessità di un attento monitoraggio al fine di comprendere meglio l'epidemiologia, la diversità clonale e i fattori di rischio associati alle infezioni dovute a questo patogeno.

 

Consumo di antibiotici: i dati Esac-Net

Ogni anno, l’ECDC pubblica anche i dati sul consumo di antibiotici. Per il 2019 sono disponibili informazioni da 28 Paesi dell’Unione europea e 2 (Islanda e Norvegia) dell’EEA. Il rapporto “Antimicrobial consumption - Annual Epidemiological Report for 2019” contiene i dati per gli antimicrobici (antibiotici, antimicotici e antivirali) a uso sistemico e sono presentati separatamente per l’ambito territoriale e ospedaliero. Nel 2019, il consumo medio di antibiotici per uso sistemico sul territorio è stato di 18 DDD/1000 abitanti al giorno (Dose Definita Giornaliera) un dato che non mostra variazioni significative durante il periodo 2009-19. Tuttavia, trend in diminuzione statisticamente significativi sono stati osservati per 12 Paesi (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia, Spagna e Svezia) mentre trend in aumento statisticamente significativi sono stati osservati per 6 Paesi (Bulgaria, Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia e Polonia). In ambito ospedaliero, il consumo medio per uso sistemico è stato di 1,8 DDD/1000 abitanti al giorno. Durante il periodo 2009-19, nel complesso non sono state osservate variazioni statisticamente significative. Tuttavia, trend in diminuzione statisticamente significativi sono stati osservati per 7 Paesi (Belgio, Finlandia, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Spagna) mentre trend in aumento statisticamente significativi sono stati osservati per 6 Paesi (Bulgaria, Croazia, Irlanda, Lituania, Malta e Regno Unito).

 

Risorse utili

 

Data di ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2021

Revisione a cura di: Monica Monaco, Paolo D’Ancona, Patrizio Pezzotti, Annalisa Pantosti (ISS).