ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Aspetti epidemiologici

In Europa

Il quadro sulla diffusione europea dell’antibiotico-resistenza viene fornito annualmente dall’ECDC: basandosi sui dati riportati e alla rete europea di sorveglianza della resistenza antimicrobica (EARS-Net) e alla rete Central Asian and European Surveillance of Antimicrobial Resistance (CAESAR)

 

L’ultimo rapporto disponibile, “Summary of 2020 data on antimicrobial resistance in the European Region”, è stato pubblicato a novembre 2021 e fornisce i dati per l’anno 2020.

 

Queste reti di sorveglianza raccolgono i dati di antibiotico-resistenza in Europa relativi a un selezionato gruppo di patogeni (Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis e Enterococcus faecium, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter spp.), isolati da infezioni invasive (batteriemie e meningiti) che rappresentano sia infezioni acquisite in ambito comunitario che associate all’assistenza sanitaria. I dati italiani provengono dalla sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza AR-ISS.

 

Considerando solo i Paesi e le aree che hanno presentato dati al CAESAR sia nel 2019 che nel 2020, il numero di isolati segnalati era inferiore nel 2020 rispetto al 2019 come risultato di un numero inferiore di E. coli, P. aeruginosa, Staphylococcus aureus e Streptococcus pneumoniae. Numeri più alti sono stati riportati per Acinetobacter spp. e Enterococcus faecium. Nel 2020, E. coli (38,4%), S. aureus (17,3%) e K. pneumoniae (14,9%) hanno rappresentato la maggioranza (70,6%) degli isolati.

 

In Europa, la resistenza agli antibiotici mostra grandi differenze in base alla specie batterica, alla classe di antibiotici e alla Regione geografica. Come è stato osservato in precedenti rapporti regionali, c'è un gradiente di resistenza da Nord a Sud e da Ovest a Est, con tassi più elevati osservati nella parte meridionale e orientale della regione in particolare per E. coli resistente a fluorochinoloni, K. pneumoniae resistente a cefalosporina di terza generazione e carbapenemi e Acinetobacter resistente ai carbapenemi.

 

Nel complesso per l’UE/SEE (Unione europea/Spazio economico europeo, in inglese European Economic Area, EEA), la maggior parte delle combinazioni di specie batteriche e antimicrobici hanno mostrato una tendenza significativamente decrescente o nessuna tendenza significativa nella percentuale media di AMR per la popolazione durante il 2016-2020.

 

Nel 2020, più della metà degli isolati di E. coli riportati a EARS-Net e più di un terzo degli isolati di K. pneumoniae erano resistenti ad almeno un antimicrobico sotto sorveglianza, ed è stata osservata un’elevata frequenza di resistenza combinata a più classi di antibiotici. In generale, le percentuali di resistenza erano più alte in K. Pneumoniae che in E. coli. infatti la resistenza di E.Coli ai carbapenemi, rimane rara, mentre in K. Pneumoniae continua ad essere elevata (superiore al 10%).

 

In molti Paesi europei anche P. aeruginosa ed Acinetobacter spp., mostrano elevate percentuali di resistenza ai carbapenemi, con percentuali medie più alte, rispetto a quelle riscontrate in K. pneumoniae; in particolare, le percentuali di Acinetobacter spp. resistente ai carbapenemi variano ampiamente: da meno dell’1% in tre dei 38 Paesi che riportano dati su questo microrganismo a pari o superiore al 50% in 21 Paesi, soprattutto nell'Europa meridionale e orientale.

 

Il numero complessivo di isolati segnalati a livello di UE/SEE è aumentato nel 2020 rispetto al 2019 per tutte le specie batteriche tranne S. pneumoniae: c’è stata una grande diminuzione del numero complessivo di S. pneumoniae tra il 2019 e il 2020 e questo può essere il risultato della minore circolazione di patogeni respiratori nella comunità durante le chiusure e l'applicazione delle misure di controllo della diffusione di SARS-CoV-2. Grandi differenze sono state osservate in tutta Europa nella percentuale di S. pneumoniae resistente alla penicillina. Tre dei 35 Paesi che riportano dati su questo microrganismo avevano percentuali inferiori al 5% nel 2020, mentre percentuali uguali o superiori al 25% sono state trovate in nove Paesi.

 

In S. aureus resistente alla meticillina (MRSA), la percentuale di resistenza a livello UE/SEE mostra un trend in diminuzione nel periodo 2016-2020; tuttavia, MRSA rimane una priorità di sanità pubblica poiché nel 2020, nove dei 40 Paesi riportano percentuali S. aureus resistente alla meticillina sotto il 5%, mentre percentuali di MRSA pari o superiori al 25% sono state trovate in 10 dei 40 Paesi.

 

Infine, di particolare interesse e motivo di preoccupazione in Europa è il continuo aumento della percentuale di resistenza alla vancomicina in E. faecium, passata dall'11,6% nel 2016 al 16,8% nel 2020. Questo aumento evidenzia la necessità di un attento monitoraggio al fine di comprendere meglio l'epidemiologia, la diversità clonale e i fattori di rischio associati alle infezioni dovute a questo patogeno.

 

La resistenza alla vancomicina in E. faecium varia sostanzialmente tra i Paesi della Regione. Nel 2020, resistenze inferiori all'1% sono state riportate da sette dei 38 Paesi che riportano dati su questo microrganismo, mentre percentuali uguali o superiori al 25% sono state trovate in 13 Paesi, quattro dei quali hanno riportato percentuali di resistenza uguali o superiori al 50%.

 

Tabella riassuntiva dell’epidemiologia dell’AMR nei Paesi EU/SEE nel 2020

Microrganismo isolato

Classe di antibiotici

% di resistenza

N. di Paesi in cui è stata osservata resistenza

E. coli

Fluorochinoloni

< 10%
≥ 25%
≥50%

1
20
3

E. coli

Cefalosporine III generazione

5-10%
≥50%

10
5

E. coli

Carbapenemi

≥1%

6

K. pneumoniae

Cefalosporine III generazione

<10%
≥50%

6
18

K. pneumoniae

Carbapenemi

<1%
≥25%

16

12

P. aeruginosa

Carbapenemi

<5%

≥50%

4

6

Acinetobacter spp.

Carbapenemi

<1%

≥50%

3

21

S. aureus

Meticillina

<5%
≥25%

9

10

S. pneumoniae

Penicillina

<5%
≥25%

3

9

E. faecium

Vancomcina

<1%
≥25%

7

13

 

Questi risultati mostrano come l'AMR sia molto diffusa in Europa.

 

Le alte percentuali di resistenza alle cefalosporine di terza generazione e ai carbapenemi in K. pneumoniae, e di Acinetobacter spp. sono preoccupanti e suggeriscono la diffusione di cloni resistenti in ambienti sanitari, limitando sostanzialmente le opzioni di trattamento. Mentre il gradiente da Ovest a Est in percentuali di AMR è evidente per i batteri gram-negativi (E.coli, K. pneumoniae, Acinetobacter spp.), è meno evidente per i batteri gram-positivi (S. aureus, S.pneumoniae, E. faecium). Sottolineando la necessità di un'azione per combattere l'AMR in tutta Europa.

 

Dall'adozione del piano d'azione strategico europeo sulla resistenza agli antibiotici nel 2011 e la pubblicazione del Piano d'azione globale sulla resistenza antimicrobica (GAP-AMR) nel 2015, la maggior parte degli Stati membri ha intensificato gli sforzi per affrontare l'AMR, anche se il 20% dei Paesi ha riferito di non avere ancora alcuna capacità di generare dati di sorveglianza della resistenza antimicrobica o di raccogliere dati con un approccio standardizzato. Manca ancora un impegno ad alto livello e importanti programmi e interventi sulla prevenzione e il controllo delle infezioni (IPC), la stewardship antimicrobica e la sorveglianza.

 

Consumo di antibiotici: i dati Esac-Net

Ogni anno, l’ECDC pubblica anche i dati sul consumo di antibiotici. Per il 2020 sono disponibili informazioni da 29 Paesi dell’Unione europea e 2 (Islanda e Norvegia) dell’SEE. Il rapporto “Summary of 2020 data on antimicrobial consumption in EU-EEA” contiene i dati per gli antimicrobici (antibiotici, antimicotici e antivirali) a uso sistemico e sono presentati separatamente per l’ambito territoriale e ospedaliero.

 

Nel 2020, il consumo medio totale (comunità e settore ospedaliero) di antibiotici per uso sistemico è stato di 16,4 DDD/1000 abitanti al giorno (Dose Definita Giornaliera) un dato che mostra un calo del 17,6% rispetto al 2019 (19,9 DDD/1000 abitanti al giorno). Tuttavia, trend in diminuzione statisticamente significativi sono stati osservati per 8 Paesi, mentre trend in aumento statisticamente significativi sono stati osservati per 2 Paesi.

 

In ambito ospedaliero, il consumo medio per uso sistemico è stato di 1,57 DDD/1000 abitanti al giorno, in calo del 4,5% rispetto al 2019 (1,64). Durante il periodo 2011-2020, nel complesso non sono state osservate variazioni statisticamente significative. Tuttavia, trend in diminuzione statisticamente significativi sono stati osservati per l’utilizzo di chinoloni, mentre trend in aumento statisticamente significativi sono stati osservati per l’utilizzo di beta-lattamici e sulfamidici.

 

Nessuna tendenza significativa tendenze UE/SEE sono state rilevate per il consumo di tetracicline penicilline o macrolidi, lincosamidi e streptogramine.

 

In comunità, il consumo medio UE/SEE di antibatterici per uso sistemico risulta di 15,0 DDD/1000 abitanti al giorno. Durante il periodo 2011-2020, una diminuzione statisticamente significativa è stata osservata per l'UE/SEE nel suo complesso, così come per 11 singoli Paesi.  Una tendenza all'aumento statisticamente significativa è stata osservata per un paese. Tra il 2011 e il 2020, ci sono state diminuzioni statisticamente significative nella media UE/SEE per il consumo di alcuni sottogruppi di antibatterici nella comunità. Questo vale per le tetracicline, cefalosporine e altri antibatterici beta-lattamici, macrolidi, lincosamidi, streptogramine e chinoloni. Nessuna tendenza significativa UE/SEE è stata rilevata per le penicilline, sulfamidici o trimetoprim. Il rapporto medio del consumo di penicilline ad ampio spettro, cefalosporine, macrolidi (tranne eritromicina) e fluorochinoloni rispetto al consumo di penicilline a spettro stretto, cefalosporine e macrolidi (ad esempio l'eritromicina) nella comunità era di 3.5. Durante il periodo 2011-2020, è stata osservata una tendenza all'aumento statisticamente significativa per l'UE/SEE nel suo complesso e per nove singoli Paesi. Tendenze decrescenti statisticamente significative sono state osservate per otto Paesi.

 

A livello nazionale, la maggioranza dei Paesi ha riportato una diminuzione sostanziale tra il 2019 e il 2020 soprattutto per il settore comunitario, ma anche per quello ospedaliero. Sette Paesi (Estonia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Malta, Portogallo) hanno riportato una diminuzione in comunità, ma un aumento nel settore ospedaliero. Solo un paese (Bulgaria) ha riportato un aumento sia in comunità che nel settore ospedaliero.

 

Data di ultimo aggiornamento: 18 novembre 2021

Data di pubblicazione della pagina: 22 luglio 2021

Testo scritto da: Giulia Fadda, Stefania Bellino, Simone Iacchini, Monica Monaco, Maria Del Grosso, Fortunato “Paolo” D’Ancona, Romina Camilli, Giulia Errico, Maria Giufré, Sauro Sisi, Annalisa Pantosti, Patrizio Pezzotti – Dipartimento Malattie infettive, ISS