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ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Napoli, 24-25 settembre 2009

25 settembre 2009

 

Ore 11.30 – 13.00

 

 

Il consumo di alcol è associato a numerose malattie: cirrosi del fegato, diabete mellito, malattie neuropsichiatriche, problemi di salute materno-infantile, malattie cardiovascolari e tumori. I livelli di consumo considerati modesti e non pericolosi sono in continuo ribasso a seguito dell’avanzare delle ricerche sull’argomento (per esempio, nel caso del tumore alla mammella il rischio risulta aumentato anche per quantità minime di alcol consumate).

 

Il consumo di alcol, inoltre, facilita comportamenti rischiosi per se stessi e per gli altri (incidenti stradali, comportamenti sessuali a rischio, infortuni sul lavoro, violenza). A livello globale si stima (Lancet, 2009) che circa un quarto dei decessi attribuibili all’alcol sia dovuto a incidenti, in gran parte di tipo stradale.

 

Tuttavia l’obiettivo della sanità pubblica in questo campo non è l’astinenza degli individui ma la riduzione delle quantità di alcol consumate e l’eliminazione del consumo in determinate situazioni o condizioni (guida, lavoro, gravidanza, età minorile, ecc).

 

La sessione ha il fine di: enfatizzare l’importanza del problema alcol (spesso sottostimato anche da parte degli operatori sanitari) a livello di sanità pubblica; comunicare l’esigenza di affrontare il problema con interventi intersettoriali volti più a modificare il contesto per rendere facili le scelte salutari che a colpevolizzare l’individuo; illustrare alcuni iniziative promettenti sia di intervento che di monitoraggio del fenomeno che abbiano come scopo la valutazione dell’efficacia.

 

Nella sessione vengono quindi esposti i dati di monitoraggio del fenomeno sia sui comportamenti a rischio legati al consumo di alcol, sia sulle attività di prevenzione e promozione della salute (consigli dei medici, controlli delle Forze dell’Ordine). Sono inoltre presentati alcuni interventi di prevenzione e i sistemi di monitoraggio più specifici degli incidenti stradali presenti in alcune realtà italiane.

 

 

Moderatori: Emanuele Scafato, Luigi Salizzato

Commento

Il consumo di alcol è associato a numerose malattie: cirrosi del fegato, diabete mellito, malattie neuropsichiatriche, problemi di salute materno-infantile, malattie cardiovascolari e tumori. Il livello di consumo considerato non pericoloso è stato progressivamente ribassato a seguito dell’avanzare delle ricerche sull’argomento (per esempio, nel caso del tumore alla mammella il rischio risulta aumentato anche per quantità minime di alcol consumate). Inoltre il consumo di alcol facilita comportamenti a rischio per se stessi e per gli altri (incidenti stradali, comportamenti sessuali a rischio, infortuni sul lavoro, violenza). A livello globale si stima (Lancet, 2009) che circa un quarto dei morti attribuibili all’alcol sia dovuto a incidenti, in larga parte di tipo stradale.

 

Tuttavia l’obiettivo di sanità pubblica in questo campo non è l’astinenza ma la riduzione delle quantità di alcol consumate e l’eliminazione del consumo in determinate situazioni o condizioni (guida, lavoro, gravidanza, età minorile, ecc).

 

L’obiettivo della sessione era quello di:

  • enfatizzare l’importanza di sanità pubblica del problema alcol che spesso viene sottostimato anche da parte degli operatori sanitari
  • comunicare l’esigenza di affrontare il problema con interventi intersettoriali volti più a modificare il contesto per rendere facili le scelte salutari che a colpevolizzare l’individuo
  • illustrare alcuni interventi promettenti sia di interventi che di monitoraggio del fenomeno finalizzato a valutare l’efficacia degli interventi.

Nella sessione sono stati quindi esposti i dati del fenomeno raccolti dal monitoraggio Passi, sia sui comportamenti a rischio legati al consumo di alcol (il consumo ad alto rischio, la guida sotto l’effetto dell’alcol), che sulle attività di prevenzione e promozione della salute (consigli dei medici, controlli delle Forze dell’Ordine). Da questi dati emerge che poco meno di due terzi della popolazione tra 18 e 69 anni del pool delle Asl che partecipano al sistema di sorveglianza Passi consumano abitualmente alcolici e che circa un quinto può essere considerato bevitore ad alto rischio. I risultati dell’indagine evidenziano inoltre la scarsa attenzione degli operatori sanitari, che solo raramente si informano sulle abitudini dei loro pazienti in relazione al consumo di alcol e di rado suggeriscono di moderarne l’uso. Il consiglio degli operatori sanitari si è invece rivelato efficace nel ridurre alcuni fattori di rischio comportamentale relativi agli stili di vita.

 

I controlli sistematici con etilotest in tutte le classi di età costituiscono uno strumento di provata efficacia nella riduzione della mortalità per incidenti stradali. Dai dati della sorveglianza Passi, però, risultano ancora poco diffusi e sembrano indirizzati maggiormente verso i giovani. C’è quindi un ampio margine di miglioramento, grazie a una maggiore diffusione di pratiche di prevenzione e contrasto già avviate nel nostro Paese.

 

Gli interventi programmati hanno illustrato un’attività originale e significativa da parte dei servizi di prevenzione, anche se con un evidente divario tra aree geografiche. Nel Piemonte e in Veneto, per esempio, la programmazione è di ambito regionale, risponde ai criteri della promozione della salute, è basata sulle buone pratiche (e quindi contempla anche la valutazione) e particolare attenzione viene data alla integrazione professionale e sociale.

 

Nella discussione si è approfondito soprattutto l’argomento della collaborazione con le Forze dell’Ordine per il contrasto dell’abuso di alcol e sostanze pericolose alla guida: particolarmente utile è stato il contributo del comandante provinciale della Polizia stradale di Napoli, intervenuto all’iniziativa.

 

In conclusione si è sottolineata la necessità di continuare ad approfondire la conoscenza delle buone pratiche svolte dai servizi di prevenzione e sanità pubblica, oltre ai risultati dei sistemi di sorveglianza, anche per consentire a chi intende sviluppare nuove azioni di tener conto delle migliori esperienze disponibili.

 

 

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