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Eclampsia: uno studio su BJOG coordinato da ItOSS



Sono online su BJOG (An International Journal of Obstetrics & Gynaecology) i risultati dello studio multinazionale: “Eclampsia incidence, management, and outcomes across multi-country surveillance cohorts: individual participant data meta-analysis” (marzo 2026), coordinato da ItOSS (Italian Obstetric Surveillance System) e condotto in sei Paesi ad alto reddito (Belgio, Francia, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Slovacchia) e in un Paese a reddito medio-alto (Suriname). Il progetto è stato realizzato nell’ambito dell’International Network of Obstetric Survey System (INOSS), di cui ItOSS ha la presidenza per il triennio 2024-2026. Il network internazionale è stato istituito nel 2010 con il proposito di promuovere studi multicentrici sulle complicanze gravi e rare della gravidanza e del parto attraverso gli Enhanced Obstetric Surveillance Systems (EOSS) dei Paesi partecipanti.

 

L’eclampsia, caratterizzata da convulsioni improvvise e generalizzate, è una grave complicanza della gravidanza che interessa lo 0,8% delle donne con disturbi ipertensivi in gravidanza (Hypertensive Disorders of Pregnancy, HDP) ed è spesso prevenibile con un’adeguata assistenza. I dati del Global Burden of Disease mostrano una diminuzione del carico complessivo degli HDP, ma mancano stime specifiche per l’eclampsia.

 

Obiettivo dello studio

  • sintetizzare i dati di popolazione provenienti da Paesi ad alto reddito (HIC) dell’INOSS e da un Paese a reddito medio-alto (UMIC) per stimare l’incidenza dell’eclampsia, caratterizzare i profili materni e perinatali, analizzare le caratteristiche cliniche della patologia, descrivere la gestione della condizione e la modalità del parto, documentare gli esiti materni e perinatali e valutare le differenze tra i Paesi al fine di migliorare l’assistenza materna e perinatale.

La meta-analisi, basata su dati individuali relativi a 2,6 milioni di donne che hanno partorito tra il 2012 e il 2019, ha preso in esame 615 casi di eclampsia, pari a un’incidenza di 2,2 per 10.000 parti nei Paesi ad alto reddito (IC 95% 1,5–3,5) e di 36,6 per 10.000 in Suriname. L’Italia si distingue con il tasso più basso di eclampsia, pari a 1,5 casi ogni 10.000 parti, anche grazie ai recenti programmi di formazione focalizzati sui HDP che hanno contribuito a ridurre il rapporto di mortalità materna specifico per HDP da 1,06 per 100.000 nati vivi nel periodo 2006-2012 a 0,62 nel periodo 2014-2018.

 

Le analisi hanno permesso di evidenziare che meno della metà delle donne aveva una precedente diagnosi di preeclampsia, un terzo delle crisi eclamptiche si è verificato nel periodo post partum e una donna su dieci non ha ricevuto solfato di magnesio. In più del 70% dei casi è stato eseguito un taglio cesareo e più della metà dei neonati è nato pretermine, con una mortalità materna e neonatale molto bassa. La significativa variabilità rilevata tra Paesi, sia nei tempi tra la prima crisi e il parto, sia nella sua modalità di espletamento, riflette differenze nei percorsi assistenziali.

 

I risultati di questo studio sottolineano la necessità di una rinnovata attenzione all’eclampsia. Il calo dell’incidenza nei Paesi ad alto reddito può ridurre la consapevolezza clinica della condizione, mentre nei Paesi a basso-medio reddito l’eclampsia continua a rappresentare una sfida rilevante. Un consenso internazionale sulle migliori pratiche e il rafforzamento dei sistemi di sorveglianza e delle collaborazioni multinazionali come INOSS sono fondamentali per migliorare la prevenzione, la gestione e gli esiti a livello globale.

 

Risorse utili

 

Data di pubblicazione della pagina: 16 aprile 2026

Testo scritto da: Serena Donati e Donatella Mandolini - Reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, CNaPPS (ISS)