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L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Alcol e COVID: cosa sta cambiando con la pandemia?

L’Alcol Prevention Day 2021 (14 maggio) è l’occasione per focalizzare l’attenzione sui dati raccolti dalle Sorveglianze di popolazione PASSI (18-64enni) e PASSI d’Argento (ultra 65enni) nel periodo marzo-dicembre 2020 rispetto ai consumi di bevande alcoliche.

 

Popolazione adulta

Nel periodo pandemico, il 57% degli adulti di età 18-64 anni ha dichiarato di aver consumato alcol nei 30 giorni precedenti l’intervista. Complessivamente il 17% degli intervistati ha fatto un consumo di alcol a maggior rischio per la salute, per quantità e modalità di assunzione: il 3% ne ha fatto un consumo abituale elevato superando le soglie di consumo medio giornaliero indicate dalle linee guida internazionali, l’8% risulta un binge drinker e un altro 9% ha consumato prevalentemente alcol fuori pasto. Il consumo di alcol a rischio resta una prerogativa delle classi socialmente più avvantaggiate, per reddito o per istruzione, residenti nel Nord Italia ed è maggiore fra gli uomini. Nel corso di dieci anni, a partire dal 2008, si è osservato un lento ma continuo aumento del consumo di alcol a maggior rischio, da attribuire prevalentemente al binge drinking e al consumo prevalentemente/esclusivamente fuori pasto. Dal 2018 si inizia a intravedere un’inversione di tendenza che viene confermata anche dai dati nel periodo pandemico: la quota di binge drinkers scende dal 9,5% del 2019 all’8,2% del 2020, e la quota di consumo prevalentemente fuori pasto scende dal 9,4% all’8,6%. Si tratta di variazioni modeste ma significative (anche correggendo per le variabili socio-demografiche associate).

 

Popolazione anziana

I dati PASSI d’Argento raccolti durante il periodo pandemico mostrano che il 45% degli ultra 65enni consuma abitualmente alcol, il 24% ne riferisce un consumo moderato, sotto la soglia indicata dalle linee guida, il 21% ne fa un consumo “a rischio” per la salute (2 o più Unità Alcoliche giornaliere, la definizione di UA viene riportata più avanti nel testo), e il 55% dichiara di non consumare abitualmente bevande alcoliche. Il consumo di alcol, come per il resto della popolazione adulta, resta prerogativa delle classi socialmente più avvantaggiate, per reddito o per istruzione, oltre che degli uomini e dei residenti nel Nord Italia.

 

Tra marzo e dicembre 2020, nella popolazione ultra 65enne si è registrato un incremento del 6% della quota complessiva di persone che riferisce di consumare alcol (39% a marzo-dicembre 2019 e 45% a mar-dic 2020). Questo aumento è totalmente attribuibile all’ aumento del consumo moderato nelle donne, passato dal 17% del 2019 al 25% del 2020 (dal 20% al 30% delle donne con alto livello di istruzione; dal 15% al 21% fra le donne con basso livello di istruzione). Mentre non si registra alcun cambiamento nel consumo di alcol a rischio nelle donne, né nel consumo di alcol fra gli uomini.

 

Metodologia di raccolta dei dati

Attraverso domande sul consumo di bevande alcoliche nei 30 giorni precedenti l’intervista, PASSI stima:

  • il consumo medio giornaliero di bevande alcoliche tramite domande riguardanti la frequenza dell’assunzione (espressa in giorni/mese) e il numero di unità alcoliche (UA) assunte in media, nei giorni di consumo
  • il consumo alcolico riguardante l’assunzione in una singola occasione di quantità di alcol superiori alle soglie sopra riportate
  • la modalità di consumo rispetto ai pasti.

Una UA corrisponde a 12 grammi di etanolo, quantità approssimativamente contenuta in una lattina di birra (330 mL), un bicchiere di vino (125 mL) o un bicchierino di liquore (40 mL), alle gradazioni tipiche di queste bevande. L’indicatore composito definito “consumo alcolico a maggior rischio” include una o più fra queste tre modalità di consumo alcolico (consumo abituale elevato, consumo episodico eccessivo, consumo fuori pasto) e consente di valutare la quota cumulativa di popolazione con un consumo alcolico non moderato, a rischio per la salute, ovvero la quota di persone che riferiscono, negli ultimi 30 giorni, un “consumo abituale elevato” (>2 UA medie giornaliere per gli uomini; >1 UA per le donne) oppure almeno un episodio di 24 “binge drinking” (>4 UA per gli uomini; >3 UA per le donne) oppure un “consumo (esclusivamente o prevalentemente) fuori pasto”. 

 

Le linee guida dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), in accordo con le indicazioni dell’OMS, consigliano agli ultra 65enni di non superare il limite di 12g di alcol al giorno, sia per uomini che per donne. Questa fascia di popolazione infatti è particolarmente vulnerabile all’alcol. Con l’età, la sensibilità agli effetti dell’alcol aumenta in conseguenza del mutamento fisiologico e metabolico dell’organismo; a partire dai 50 anni circa la quantità d’acqua presente nell’organismo diminuisce e l’alcol viene dunque diluito in una quantità minore di liquido. Questo significa che, a parità di alcol ingerito, il tasso alcolemico in età più avanzate risulta più elevato e gli effetti sono più marcati. Per questa ragione, fra gli ultra 65enni il consumo di alcol a rischio individua le persone, uomini o donne, che bevono più di 1 UA al giorno.

 

Data di pubblicazione della pagina: 13 maggio 2021

Testo scritto da: Benedetta Contoli, Susanna Lana, Maria Masocco, Valentina Minardi e Valentina Possenti - Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (CNAPPS), ISS