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a cura dell'Istituto superiore di sanità

Antibiotico-resistenza

AR-ISS: Rapporto N.1 - I dati 2018

Streptococcus pneumoniae

 

In Italia, negli ultimi anni si è osservata una tendenza alla diminuzione nella percentuale di isolati di S. pneumoniae resistenti alla penicillina (dal 5,6% nel 2012 al 2,8% nel 2018) e all’eritromicina (dal 32,2% nel 2012 al 20,3% nel 2018) (Grafico).

 

 

Relativamente ai batteri Gram-positivi (tabella) le percentuali di resistenza più alte si osservano per S. pneumoniae a eritromicina (20,3%).

 

Tabella - Batteri gram-positivi: profilo di antibiotico-resistenza per Streptococcus pneumoniae, Italia 2018

Classe di antibiotici Antibiotico Isolati (n) R (%) 95% IC R (%)
Penicilline Penicillina 930 2,8 1,8-4,1
Cefalosporine III generazione Ceftriaxone 806 0,4 0,1-1,1
Cefotaxime 923 0,4 0,1-1,1
Macrolidi Eritromicina 1.099 20,3 17,9-22,8
Tetracicline Tetraciclina 800 17,2 14,7-20,0
Sulfamidici Cotrimossazolo 348 7,2 4,7-10,4

R=resistenza; IC=intervallo di confidenza

 

S. pneumoniae (o pneumococco) è il più frequente agente eziologico delle infezioni respiratorie batteriche a livello comunitario, soprattutto in bambini, anziani e pazienti immunocompromessi. Si trasmette attraverso le secrezioni respiratorie e può causare gravi patologie, come la polmonite, la meningite e la sepsi, ma anche epiglottide, osteomielite, endocardite, artrite settica. L’Italia, come la maggior parte dei Paesi europei, ha implementato un programma di vaccinazione sia per i bambini, con vaccini coniugati polivalenti (PCV), che per gli adulti ad alto rischio (come anziani e immunocompromessi) cui è raccomandata una schedula sequenziale (vaccino PCV seguito da vaccino polisaccaridico). La diffusione della resistenza alla penicillina (e ai beta-lattamici in generale) nei ceppi di pneumococco rappresenta un aspetto particolarmente temibile, con ripercussioni sulle terapie (soprattutto della meningite). Inoltre, anche la resistenza ad altre classi di antibiotici è un fenomeno da controllare, soprattutto i macrolidi molto utilizzati anche in maniera inappropriata nella terapia delle infezioni del tratto respiratorio.

 

Una più elevata copertura vaccinale, una migliore copertura sierotipica e una maggiore efficacia dei vaccini coniugati hanno, probabilmente, avuto un impatto anche sull'epidemiologia dei ceppi di S. pneumoniae non sensibili agli antibiotici. Il monitoraggio a lungo termine della non sensibilità antimicrobica sarà fondamentale per rilevare la comparsa di sierotipi non vaccinali e non sensibili.

 

Data di creazione della pagina: 14 novembre 2019

Revisione a cura di: Stefania Bellino, Fortunato "Paolo" D'Ancona, Simone Iacchini, Monica Monaco, Annalisa Pantosti e Patrizio Pezzotti - Dipartimento malattie infettive ISS; Stefania Iannazzo - ministero della Salute

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